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Sugarpulp Festival 2012: Fulvio Ervas

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Ecco a voi Fulvio Ervas:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Una bella sarabanda creativa, che ne abbiamo bisogno per mettere un tappo in quel posto alla crisi!

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Fondamentali: considero lo scempio del Veneto (la geologia ci ha regalato delle meraviglie che stiamo dilapidando) il maggior crimine dell’ultimo mezzo secolo. Utilizzare il poliziesco per far vedere i luoghi belli che ancora rimangono, contrappuntati da discariche, capannoni, distese di mais ed altri capolavori dell’edilizia moderna, lo ritengo un obbligo civile. E scriverci sopra un piacere, naturalmente.

Secondo te si pubblica troppo?

Poche cose interessanti. Moltissima minestra riscaldata.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Adoro le librerie indipendenti: non mi interessa incassare i diritti d’autore sapendo che al posto di una libreria potrebbe arrivare un negozio di detersivi.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Dipende dalle fasi. Rivisti da poco e ripiaciuti: “Big Fish”, “La valle di Elah”. Mi ha molto stupito “This must be the place”.

Meglio Twitter o Facebook?

Uso solo, e malamente, Facebook. Non sono entusiasta di questi mezzi. Ma sono un ortolano, sarà colpa mia.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

Paolo Nori. Abbocco quando legge.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Ironica, antistupida (non oso dire intelligente), moderatamente scientifica e interdisciplinare. Un quinto aggettivo ci sarà, ma non mi viene.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

“A perfect day” di Lou Reed, “Hurt” di J. Cash, “Crossroad” di Calvin Russel.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore.

Per alcune mie tappe emotive importanti: “I ragazzi della via Pal”, “La luna e i falò”, “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. Molto altro lo hanno fatto un certo numero di saggi scientifici perché mi ostino a cercare di comprendere faccende intricate.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

“I promessi sposi”. Nonostante la pressione degli insegnanti.

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