Sugarpulp Festival 2012: Linwood Barclay

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Oggi vi presentiamo Linwood Barclay:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Per prima cosa mi aspetto di mangiare dell’ottimo cibo. L’anno scorso sono stato ad un festival a Piacenza e ho mangiato il miglior cibo della mia vita. Ma oltre a ciò mi aspetto di ritrovare gli amici di quel viaggio e conoscere altri miei lettori italiani. È strano da credere, dal lontano Canada, che laggiù ci siano persone che leggono e a cui piacciono i miei libri. E la cosa mi piace.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

È importante ma meno di quello che potreste pensare. Il territorio è una chiave per molti scrittori, mi vengono in mente due scrittori di gialli canadesi come Louise Penny and Giles Blunt, ma sono sempre stato più concentrato sui personaggi e le relazioni che si creano tra di loro. Quelle tensioni che esistono tra gli uomini sono così universali che possono aver luogo quasi ovunque.

Secondo te si pubblica troppo?

È possibile? E’ come chiedere se c’è troppa musica o troppa arte. Credo che il problema attuale sia che oggi gli editori devono affrontare troppe difficoltà dal punto di vista economico. E’ vero che internet fa si che vengano pubblicati i libri di molti autori anche senza un editore tradizionale e che molti di questi libri avrebbero potuto beneficiare di un buon editor, ma se questo crea un danno lo fa solo nei confronti del lettore che deve impiegare più tempo a cercare i libri che si merita

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Questo si lega alla precedente domanda. È un momento di cambiamenti rivoluzionari non solo nel modo in cui si presentano i libri ai lettori ma anche nella musica, nei film e nei quotidiani e in ogni forma di informazione e intrattenimento. Non credo che sappiamo come si svilupperà  nei prossimi 3, 5 o 10 anni perché le cose cambiano velocemente. La cosa positiva per gli scrittori, a prescindere dalla forma dei libri, è che c’è bisogno di contenuti. Le pubblicazioni digitali permetto di raggiungere un maggior numero di pubblico, quello che mi rende triste è quello che sta succedendo alle librerie. Preferisco ancora andare di persona in libreria, prendere un libro in mano, sfogliarne le pagine e ammirarne la copertina piuttosto di ordinare un libro su internet e averlo sul mio ipad. Ma temo di far parte di una minoranza.

Il podio dei tuoi film preferiti.

“Vertigo”, “La finestra sul cortile”, “Il Padrino parte II”, “2001: Odissea nello spazio”, “L’uomo dei sogni”. Questi sono i miei 5 preferiti di oggi

Meglio Twitter o Facebook?

Assolutamente Twitter. Mi piace perché è conciso. Facebook è ormai diventato una bacheca per aforismi presumibilmente spiritosi o sinceri messi in scatole colorate con font sgargianti che le persone che non hanno mai avuto dei pensieri nella loro vita ripostano con l’efficienza di un virus. e come i gatti. penso che i gatti siano meravigliosi ma non sento la necessità di vedere le loro foto.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

David Hewson.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Libera, con dialoghi che indirizzano (sono 4 parole?), piena di suspence, incantevole, sorprendente.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

Ho sempre collezionato le colonne sonore dei film. Da piccolo mi comperavo la collona sonora di James Bond quando tutti si comperavano I Beatles. Lalo Schifrin and Jerry Goldsmith sono di gran lunga i miei preferiti. Sono sicuro che qualche loro canzone mi suona sempre in testa quando scrivo.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autrice.

“The Chill” di Ross Macdonald, “Praise the Human Season” di Don Robertson e “Il maratoneta” di William Goldman. Per oggi sono questi tre…

Il libro che non sei mai riuscita a finire di leggere.

Il Codice Da Vinci.

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