Sugarpulp Festival 2012: Marina Marazza

marina-marazza

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Oggi vi presentiamo Marina Marazza:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Se posso citare il manifesto di SugarPulp, di uscirne metaforicamente “candita di zucchero di barbabietola”. Scherzi a parte, ho passato anni a spiegare a chi mi domandava come funzionava il mio processo creativo che quel che finiva sulle mie pagine mi girava prima nel cervello come un film autoprodotto. Perché la scrittura è un modo di suggerire immagini. Quindi da un consesso di gente che condivide questa visione mi aspetto stimoli, spunti, nuovi punti di vista. Mi aspetto di uscirne con il prurito ai polpastrelli pronti a tappettare nuove storie sul keyboard. Di capire che cosa posso migliorare e fin dove mi posso spingere in questo modo nuovo di approcciare la verità storica a fini narrativi.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Senza Milano il mio ultimo libro non esisterebbe. Soprattutto per chi scrive storie ambientate nel passato, il territorio e la sua trasformazione nel tempo sono fondamentali, considerando il significato della parola nella sua accezione più vasta e non solo geografica. Non esiste un personaggio dentro un’asettica stanza vuota, senza tempo e senza background. La sua vicenda personale è frutto delle sue radici e le sue radici affondano nel territorio. Nel caso del mio romanzo Miserere, poi, il territorio lombardo è uno dei protagonisti più importanti. Alcune cose non sarebbero potute avvenire altrove.

Secondo te si pubblica troppo?

Probabilmente si pubblica troppo per leggere troppo poco. Parliamo di circa 60.000 titoli l’anno in Italia. Senza contare il self-publishing e tutti i remainders e l’usato. E’ un mercato disordinato che manda al macero più del 30% di quel che produce. E se intervisti gli italiani, meno del 50% dichiara di aver letto un libro nell’ultimo anno.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Tutto il bene possibile se aggiungerà qualcosa al famoso cinquanta per cento scarso di lettori di cui sopra. Il selfpublishing è una nuova frontiera. Io personalmente, all’infuori dell’aggiornamento tecnico e settoriale, continuo a concedermi il feticismo della carta stampata, il piacere del segnalibro, l’odore di colla e il piacere di un font invece di un altro. Giustificatemi: è il ricordo delle notti di gioventù passate in tipografia da redattore tuttofare, quando ancora c’erano le linotype col piombo fuso, a passare le pagine tradotte e corrette per uscire in fretta con i primi instant books e a far finta di non vedere che il tipografo, invece che sorseggiare il latte tanto raccomandato contro il saturnismo, si attaccava al collo di bottiglie di whisky di sottomarca nascoste nell’armadietto basso e poi lavorava benissimo, neanche un refuso.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Occupo i tre gradini con tre registi: Dreyer, Bergman e Monicelli. E una menzione d’onore al Griffith di “Intolerance”.

Meglio Twitter o Facebook?

L’importante è avere qualcosa di davvero interessante e che valga la pena di condividere, poi queste sono modalità.

Consigliaci un autore da invitare al Festival 2013.

Friedrich Schiller per un’intervista impossibile. Avrebbe un sacco di cose da dirci. E un punto di vista da Scorpione della seconda decade, il che ha un suo fascino… Più seriamente, un nome giusto potrebbe essere Charlie Huston. E’ un californiano fortissimo, penna eclettica, romanziere e anche grande script writer per Marvel. Perfino Stephen King ha un debole per lui. C’è da fidarsi di King, sono stata tra i suoi primi editor sul mercato italiano e non è di facile contentatura.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Partiamo dal presupposto che se rispetti il tuo lettore cerchi di dargli qualcosa che valga la pena. Quindi: molto densa. E che permetta di immaginare la scena, come tanti fotogrammi di un film, quindi: visuale, evocativa. La vita è breve, arriviamo al punto: serrata. E descriviamo le cose come stanno, senza censure. Soprattutto nel discorso storico, siamo abituati a descrizioni all’acqua di rose. Ma conosciamo i fatti e sappiamo come sono accaduti. Non abbiamo alcun diritto di attenuare la verità, quindi per certi aspetti direi: impudica, sfacciata, diretta. Il narratore deve avere un po’ di coraggio. E usare molto il discorso diretto e il dialogo.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

Frescobaldi e Monteverdi, senz’altro. Frescobaldi aveva cominciato a suonare organo e clavicembalo da ragazzo. In fondo a uno spartito difficilissimo aveva annotato: non senza fatica si giunge al fin. Mi vedo la faccia del clavicembalista sconvolto dopo cento tentativi che vede riconosciuta la difficoltà. Monteverdi invece è quello che ha intuito le possibilità del melodramma, un rivoluzionario per quei tempi. Il suo Ballo delle Ingrate è divertentissimo. Altri tempi, eh: il destino li ha accomunati nell’anno di morte, il 1643.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autrice.

Leggo molta più saggistica che narrativa e Bertrand Russell è stato un maestro di gioventù. La sua teoria della teiera cosmica mi ha aperto un mondo quando facevo la quarta ginnasio. Per il resto, tutto Hugo, Poe e Wilde.

Il libro che non sei mai riuscita a finire di leggere.

Ah, ben più d’uno! Non è che mi sforzi molto, se un libro non mi prende lo mollo. La lettura è un piacere e un’emozione, ed è sempre più difficile trovare qualcosa che davvero solleciti la tua anima stanca. Come capita col cibo, si diventa sempre più esigenti e il palato letterario diventa sempre più fine. Capita spesso di saltabeccare qua e là per dovere sociale, perché certi libri li “devi” aver letti. Be’, anche questi must se non ti prendono hai il sacrosanto diritto di abbandonarli. Diverso il discorso di testi che devi acquisire per lavoro, ovviamente. Ma non stavamo parlando di questo, vero?

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2016 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account