Sugarpulp Festival 2012: Matteo Strukul

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Concludiamo la nostra carrellata con Matteo Strukul:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Una grande festa per la narrativa una tre giorni di incontri e confronti e dunque stimoli, suggestioni, sinergie. Un festival intelligente per liberarci di quel provincialismo intellettuale che a volte ci caratterizza come italiani.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Sono fondamentali. Anche i miei prossimi due romanzi – come già La ballata di Mila – saranno inscindibilmente legati al Veneto e a Padova. Questo è il territorio in cui sono nato ed è un territorio allagato di storie e canzoni, molte delle quali nemmeno conosciamo. Negli States autori strepitosi come Faulkner e Caldwell sono stati definiti cantori del Sud, ecco spero un giorno di poter essere considerato un cantore – pop – del Nordest. Nessun paragone con giganti del genere ma cercherò di far mia quella lezione e quell’attitudine.

Secondo te si pubblica troppo?

Credo che ci sia sempre minor selezione. In questo i sedicenti autori hanno una bella fetta di responsabilità. Piuttosto che portare a maturazione un percorso molti, non tutti, si lanciano nel self-publishing o nell’editoria a pagamento. Quello che non si capisce è che il libro è frutto di un lavoro collettivo che prevede i contributi imprescindibili di professionisti come il direttore editoriale, l’editor, il redattore, l’ufficio stampa, il cover artist, il grafico, un’intera catena di figure professionali che rendono quel romanzo davvero unico e ben fatto.

Ma per capire questo l’autore dovrebbe svestirsi della propria autoreferenzialità e del proprio egocentrismo. Sono maledettamente fiero che “La ballata di Mila” sia uscito per i colori di E/O. Un editore che ho imparato ad adorare tanti anni fa come lettore “divorando” scrittori come Massimo Carlotto, Pedro Juan Gutierrez, Jean Claude Izzo, Veit Heinichen, Christa Wolf, Amara Lakhous, Alice Sebold e tantissimi altri. Ecco, credo che per uno scrittore venire pubblicato da un editore prestigioso sia motivo di vanto. E se arriva il rifiuto bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare duro per migliorare. Un avvocato e un medico studiano e lavorano a lungo per diventare professionisti apprezzati, invece molte persone che si definiscono autori sono convinte che basti verniciare tutto con la parola arte. Ma basta grattare la superficie e…

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Ebook: è il futuro. Selfpublishing: tutto il male possibile.

Il podio dei tuoi film preferiti.

“Aguirre furore di Dio” di Werner Herzog. “Voglio la testa di Garcia” di Sam Peckinpah. “Barry Lindon” di Stanley Kubrick.

Meglio Twitter o Facebook?

Facebook.

Chi ti piacerebbe invitare al festival 2013?

Ci sto provando da due anni: Don Winslow. Spero di riuscirci al terzo giro.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Rapida, adrenalinica, pop, cinematografica, policroma.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

Led Zeppelin, Aerosmith, Tom Waits, Rod Stewart, Ozzy Osbourne, Simone Piva & i Viola Velluto, Crucified Barbara, The Black Crowes, Whitesnake, Turisas, Pretty Reckless.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore.

“Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr Hyde” di Robert Louis Stevenson. “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas. “Le tigri di Mompracem” di Emilio Salgari.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

“Infinite Jest” di David Foster Wallace.

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