Sugarpulp Festival 2012: Mauro Marcialis

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Diamo il benvenuto a Mauro Marcialis:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Una rassegna agile e brillante, con voci libere e non convenzionali.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Nella maggior parte dei miei lavori, i territori “fisici” hanno fino ad ora inciso in maniera marginale; quelli emotivi, interiori (illusioni e ossessioni, debolezze, passioni ed emozioni), molto di più.

Secondo te si pubblica troppo?

Sì, davvero troppo. In linea generale, i grandi gruppi sfornano il novanta percento dei titoli solo per riempire gli scaffali. I medio-piccoli al limite delle loro possibilità, per tentare di stare in qualche modo dentro il sistema. Si spara nel mucchio, spesso improvvisando, sperando in un effetto favorevole, un’incognita. Gli autori, quando non rappresentano un marchio, sono irrilevanti. E i loro testi, che presentano già prima dell’uscita una precisa data di scadenza (determinata dalla rapidissima rotazione in libreria) idem. Di contro, paradossalmente, questo eccesso di stampe rappresenta forse l’unico modo per rendere “vivi” alcuni gioielli narrativi che i grandi editori evitano per ragioni prettamente commerciali.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Ne penso bene nella misura in cui si possa concretamente ravvisare l’ipotesi di una maggiore “democratizzazione” e divulgazione delle opere, ma non ho abbastanza informazioni per potermi esprimere in maniera sensata.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Arancia Meccanica, Trainspotting, il Padrino.

Meglio Twitter o Facebook?

Non conosco Twitter e, se fossi meno debole, sparirei anche da Facebook lasciando in copertina la scritta “chiuso per brama di vita”. Tutta questa disperata urgenza di condividere solitudini. Tutte queste funzioni “vitali”. Tutta questa “realtà”, tutti questi “amici”. Tutti i nostri enoooormi successi, gli aforismi prêt-à-porter, i pixel deformati, la nostra coscienza civile per interposta velina… I social network sono eccezionali motori di “ricerca”. In ogni caso, escludendo gli aspetti più “teatrali”, perfino utili.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

Walter Siti, per un motivo banalissimo: oggi è l’autore italiano più importante (probabilmente anche il più bravo).

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Al netto dei due romanzi storici (“Spartaco il gladiatore” e “il sigillo dei Borgia”) per i quali sprecherei un solo aggettivo (onesta – ovvero una scrittura funzionale al genere e alla storia rappresentata), direi: ossessiva, delirante, soffocante, struggente.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

Massive Attack a rullo continuo.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore.

Non saprei proprio da dove iniziare, anche perché di solito tendo ad acquisire più convincimenti leggendo libri mediocri. Citerò tre romanzi che adoro e che invidio in modo febbrile ai rispettivi autori, anche se per motivi diversi: “American Psycho” di B.E. Ellis, “Il diavolo in corpo” di Radiguet, “Trilogia della città di K” della Kristof.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

Leggo le prime dieci, quindici pagine di centinaia di libri. Arrivo a fine corsa solo nel cinque percento dei casi. Il paradosso è che di molti non abbandono la lettura disapprovando linguaggi o plot, ma valutandone, di volta in volta, l’utilità (rispetto a personali e variabili intendimenti). Con uno, in particolare, sono inspiegabilmente in guerra da anni: Underworld di De Lillo, iniziato almeno dieci volte…

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