Sugarpulp Festival 2012: Paolo Zardi

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Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Oggi è il turno Paolo Zardi:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

La sensazione di essere in un luogo pieno di passione per la scrittura, come fu l’anno scorso.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Sono nato e cresciuto a Padova, città commerciale e industriale del Veneto: questo ambiente condiziona, nel bene e nel male, il mio modo di vedere, e quindi di raccontare, il mondo. Confesso un piccolo segreto: il mio romanzo “La felicità esiste” si svolge a Milano ma nella versione originale era ambientato a Padova.

Secondo te si pubblica troppo?

Troppo rispetto a quanto legge la gente, non troppo in generale. Un numero eccessivo di libri è un problema per l’editoria, che si trova a competere in un mercato saturo di proposte, ma non per i lettori, che possono godere di un’offerta molto più ampia ed eterogenea. Piuttosto, ritengo che si pubblichino troppi libri simili tra loro: sembra che tutte le case editrici siano alla ricerca del loro Stieg Larsson.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

L’editoria digitale è ancora al suo anno zero, e non è semplice prevedere le sue evoluzioni. La generazione che sta diventando adulta adesso ha molta più confidenza con i dispositivi elettronici che con i libri cartacei, e questo mi fa pensare che nel giro di un decennio ci sarà uno spostamento importante verso gli ebook; allo stesso tempo, però, ho il sospetto che i lettori forti, quelli che tengono in piedi il mercato dei libri, abbiano caratteristiche diverse dai fruitori di smartphone. In ogni caso, l’editoria digitale avrà un forte impatto soprattutto nel rapporto tra scrittore ed editore, ed editore e lettore, mentre lascerà intatto il legame tra chi scrive e chi legge.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Apocalaypse Now, di Coppola. Amadeus di Milos Forman. Il favoloso mondo di Amelie di Jean-Pierre Jeunet.

Meglio Twitter o Facebook?

Meglio il mondo dei blog, capace di produrre contenuti: Twitter e Facebook si limitano a proporre impulsi elettrici disorganizzati.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

Sogno: Martin Amis, che considero il più grande scrittore vivente. Se non risponde al telefono, Nicola Pezzoli, che sta pubblicando un romanzo meraviglioso per Neo Edizioni.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Domanda molto difficile, alla quale forse potrebbe rispondere meglio un lettore, ma ci provo: millimetrica (per la cura dei dettagli), empatica (per la vicinanza umana ai personaggi), urbanistica (per il legame sempre presente tra personaggi e città), adulta (per i temi “importanti” affrontati senza falsi pudori) e ironica (questo magari si nota meno, ma dietro ad ogni frase c’è lo sforzo di mostrare l’assurdità il mondo con un sorriso un po’ amaro)

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

L’album “Low” di David Bowie e Brian Eno.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore/autrice.

Pastorale americana di Philip Roth. Lolita di Vladimir Nabokov. Madame Bovary di Gustave Flaubert.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

Ce ne sono molti, ma il più eclatante è “Norwegian Wood” (conosciuto anche come “Tokyo Blues”) di Murakami: penso che la sua assenza di talento sia addirittura imbarazzante.

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