Sugarpulp Festival 2012: Sacha Naspini

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Spazio a Sacha Naspini:

Cosa ti aspetti dallo Sugarpulp Festival?

Di capire bene che tipo di fermento c’è da quelle parti.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Ci sono storie in cui il territorio ricopre un aspetto cruciale. Altre in cui invece si tratta di semplice palco. Insomma, dipende tutto da dove voglio andare partendo dalla suggestione primordiale.

Secondo te si pubblica troppo?

Si pubblica a cazzo di cane, che è diverso. Esclusi i furbetti dei vari livelli, in Italia (ma potrei dire in occidente, in generale) si butta alle stampe ciò che il pubblico si aspetta di leggere. Questa, per me, è la parte più pericolosa e svilente della faccenda.

Editoria digitale (dall’e-book al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Sono le nuove opportunità, non ho nessuna reticenza, anzi. Ti dirò di più: diffido di chi diffida. Gli ultimi venti, trenta titoli che ho preso sono degli ePub. Invece la domanda che mi pongono più spesso riguarda appunto il fatto che chiunque, tramite le nuove tecnologie, potrà pubblicare istantaneamente un proprio scritto. Insomma, si teme l’invasione dei barbari fai-da-te. Ma anche qui abbiamo un esempio recente: la musica. Voglio dire: esaurita la tua cerchia di amici, i tuoi parenti, la tua ragazza e i vari amanti della tua ragazza, se un libro si merita di camminare lo fa, altrimenti muore nel niente. Pubblicare bene è un’altra cosa: c’è un editor, un lavoro di redazione eccetera. Senza considerare il talento, la voce, che stanno alla base di tutto. Non so, da un certo punto di vista mi sembra quasi che in certi ambienti si tema lo scontro diretto, più della dispersione.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Domanda impossibile – sono uno che macina film a tutto gas, almeno tre al giorno. La risposta tra l’altro cambierebbe di continuo, a seconda dello spirito. Te ne dico tre un po’ a caso. Per esempio Il labirinto del fauno è un film in cui d’inverno mi rifugio spesso. Mi sarebbe piaciuto scrivere una storia sospesa di quel tipo. Oggi ho riguardato Mediterraneo, per la centesima volta. Con il caldo le cose migliori di Salvatores mi vanno giù che è una bellezza. Tra gli ultimi usciti mi sono divertito un casino con In time. L’idea di base la trovo fortissima. Non rileggerò questa risposta, perché tra cinque minuti sarebbe già diversa.

Meglio Twitter o Facebook?

Facebook. Twitter ce l’ho, ma è lì abbandonato come tutti gli altri social network che sperimento per curiosità e che poi mi annoiano. Magari un giorno mi ricrederò.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

Italiano? Provate Vanni Santoni. O Giampaolo Simi.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Onesta. Ripetuto cinque volte.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

Questa, ma anche questa e questa. Potrei continuare per ore.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore.

Seconda domanda impossibile. Allo stesso modo, te ne sparo tre senza pensarci tanto: Le città invisibili, Knockemstiff, Full of life.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

Tra gli altri, Guerra e pace.

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