Sugarpulp Festival 2012: Tim Willocks

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Ecco a voi Tim Willocks:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Mi aspetto di trovare le stesse cose che ho trovato l’anno scorso: amici veri, una città di rara bellezza e una iniezione di pura ispirazione.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Il territorio, il mondo, è uno degli elementi più importanti nel determinare una storia perché il territorio descrive le sfide che i personaggi affrontano o hanno già affrontato. Come disse Raymond Chandler “L’eroe deve essere grande quanto il mondo in cui vive”. Quanto più complesso, estremo e straordinario è il paesaggio, tanto più grande è il personaggio, per lo meno se vuole sopravvivere. Il territorio deve convincere anche se si tratta di un mondo fantastico. Se non si crede nel territorio non si crede in nulla: il territorio deve avere sempre una dimensione universale, deve essere un microcosmo simbolico di un mondo più grande anche se il simbolismo è nascosto dalla superficie.

Secondo te si pubblica troppo?

Al contrario credo che vengano letti troppi pochi libri. Ciò è legato al fatto che troppe risorse, anzi la maggior parte delle risorse, dei settori marketing delle case editrici vengono spese per la promozione e la distribuzione di un esiguo numero di autori (e questo vale anche per la musica e per il cinema). I titolari delle aziende saranno contenti solo quando indosseremo tutti gli stessi vestiti, leggeremo gli stessi libri, guarderemo gli stessi film e mangeremo gli stessi panini, un processo che è già avviato. E con ciò si soffoca la creatività, la diversità e il libero pensiero. Perciò no: non c’é mai troppa arte.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Personalmente non mi piace leggere gli ebook ma sono contento che le persone leggano, in qualsiasi modo lo facciano. Per quanto riguarda l’auto pubblicazione appoggio tutti i mezzi che uno scrittore usa per far conoscere al mondo la sua opera: io uso Apple e Amazon anche se ho il sospetto che siano effettivamente un male.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Tutti i film di Sergio Leone, in particolare “C’era una volta il west”; quasi tutti i film di Sam Peckinpah, in particolare “Portami la testa di Alfredo Garcia”, quasi tutti i film con Burt Lancaster, in particolar modo “Il Gattopardo”.

Meglio Twitter o Facebook?

Non conosco Twitter. Sono entrato in facebook un annno fa e entrarci mi fa sentire male.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

Francesca Melandri. Non ho letto i suoi libri ma sono sicuro che sarebbe un’ospite eccezionale.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Estremo, sperimentale, vero, intransigente, mitico.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

I dodici figli di Parigi, la colonna sonora di Dove osano le aquile di Ron Goodwin, le colonne sonore dei film di Sergio Leone composte da Ennio Morricone e le musiche suonate da Paolo Pandolfo con la viola.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore.

“Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy , “Il Gattopardo” di Giuseppe Tommasi di Lampedusa, “Cuore di tenebra” di Conrad. In realtà sarebbero molti più di tre.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

Anna Karenina. L’ho iniziato 8 volte in tre traduzioni diverse ed è sul mio comodino da 30 anni. Ma è una mia mancanza, non di certo di Tolstoy.

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