Apr 7, 2009
Si guardò intorno, vide Sally. Si fissarono per qualche secondo, riuscì a specchiarsi in quegli occhi enormi. L’iguana mosse la testa verso il ragazzo agonizzante.
Anche Maria Chiara Santin fissò Martin che ancora si contorceva dal dolore, la gamba insanguinata, l’espressione di terrore.
Attimi fugaci, il respiro affannato, bolle di saliva agli angoli della bocca.
Poi capì, capì tutto. Razionalizzò e prese una decisione.
Appoggiò, con grazia, il fucile sul divano. Indietreggio di qualche passo, estrasse dalla tasca un fazzoletto di seta.
Si mise di fianco al corpo inerme di Cairo. Guardò il giovane siciliano con occhi languidi, prese la pistola del calabrese e la puntò diritta su Martin.
“Non sono rumeno, sono siciliano” disse, mentre la pozza di sangue che lo avvolgeva si stava allargando.
Lei lo fissò, l’indice sul grilletto, il fazzoletto di seta che impediva di lasciare le sue impronta.
Poteva farlo, tanto erano in casa sua, erano armati, erano venuti per derubarla, per toglierle quello che era suo, della sua famiglia, e disse:
“Muori, terrone!”.
Anche il tonfo secco di quello sparo rimbalzò sino al paese. Nella piazza decine di pettorine verdi si erano radunate e stavano per avviarsi verso la villa Medoro.
Una volante a sirene spiegate sorpassò il Rettile e Zappa che ancora arrancavano nei pressi del ponte degli alpini.
Chiara Santin rimise la pistola nella mano del Cairo. Nessuno avrebbe capito.
Prese Sally e tornò nella sua stanza.
Posò il fucile sul letto, prese il cellulare e chiamò suo marito.
Poi si mise a letto e spense la luce.
Due occhi, due occhi enormi.
All’indomani, tutto sarebbe tornato al proprio posto.
Si sarebbe svegliata e sarebbe andata a cercare il punto più diretto al sole, dove rimanere tranquilla a sollazzarsi per ore.
Attimi fugaci, il respiro affannato, bolle di saliva agli angoli della bocca.
Poi capì, capì tutto. Razionalizzò e prese una decisione.
Appoggiò, con grazia, il fucile sul divano. Indietreggio di qualche passo, estrasse dalla tasca un fazzoletto di seta.
Si mise di fianco al corpo inerme di Cairo. Guardò il giovane siciliano con occhi languidi, prese la pistola del calabrese e la puntò diritta su Martin.
“Non sono rumeno, sono siciliano” disse, mentre la pozza di sangue che lo avvolgeva si stava allargando.
Lei lo fissò, l’indice sul grilletto, il fazzoletto di seta che impediva di lasciare le sue impronta.
Poteva farlo, tanto erano in casa sua, erano armati, erano venuti per derubarla, per toglierle quello che era suo, della sua famiglia, e disse:
“Muori, terrone!”.
Anche il tonfo secco di quello sparo rimbalzò sino al paese. Nella piazza decine di pettorine verdi si erano radunate e stavano per avviarsi verso la villa Medoro.
Una volante a sirene spiegate sorpassò il Rettile e Zappa che ancora arrancavano nei pressi del ponte degli alpini.
Chiara Santin rimise la pistola nella mano del Cairo. Nessuno avrebbe capito.
Prese Sally e tornò nella sua stanza.
Posò il fucile sul letto, prese il cellulare e chiamò suo marito.
Poi si mise a letto e spense la luce.
Due occhi, due occhi enormi.
All’indomani, tutto sarebbe tornato al proprio posto.
Si sarebbe svegliata e sarebbe andata a cercare il punto più diretto al sole, dove rimanere tranquilla a sollazzarsi per ore.
Diretto e non scontato, mi è piaciuto molto!
Bella storia!! Ti fa rimanere appicciato al racconto riga dopo riga per vedere come finisce. E in più mi ha riportato un po’ a casa, in quella Bassano che ormani non vedo da tempo…
bellissimo, complimenti. un mix di sangue bollente e pelle di ghiaccio.
Minuzioso nei particolari ma nn prolisso, rende l’idea della scena. Anche la trama è ricca nonostante sia breve. Mi piace! E dimanico, molto dinamico e ben si presterebbe per una sceneggiatura! Un corto sarebbe la sua massima espressione!!! Complimenti!