Jun 23, 2009
Rassegnato, il Mosole acconsente con un cenno della testa. Un minuto più tardi sta aprendo la porta di casa. Giunto in salotto, accompagnato sempre dall’agente, trova la moglie distesa sul divano, una gamba penzoloni sul pavimento, russa sonoramente. Stringe ancora in mano la bottiglia di Sambuca ed un filo di bava le cola dalla bocca fino ad imbrattarle il colletto della vestaglia. Vestaglia che nel frattempo si è aperta e lascia intravedere che la donna non indossava alcun tipo di biancheria intima, né sopra, né tanto meno, fra le gambe. Il finanziere sgrana gli occhi, Mosole li chiude sospirando.
“Una troia di filia ed una moglie alcolizzata. Ma come è possibile?” mormora. “Ma cosa ho fatto di male?” Si avvicina alla moglie e le rifila due schiaffi, a mano aperta, in grado di stendere un cinghiale. La donna rinviene lentamente, come se invece di due ceffoni, avesse ricevuto due languide carezze. “Ma non eri a giocare a carte?” dice con una voce catarrosa.
“Ecco cosa fate voi quando io vado a giocare a carte! Tu ti attacchi alla bottiglia e tua figlia si attacca al cazzo del figlio del fornaio! Ma in che famiglia di merda mi ritrovo?” Si materializza in quel momento un altro finanziere.
“Signor Mosole, mi scusi, ma deve venire in caserma con noi. Quelli dell’Arpav hanno chiamato. Fra la Monselice Mare e la strada Romea ci sono concentrazioni di cianuro a livelli inverosimili. Deve venire con noi”. In quel momento suona il cellulare di un Mosè tutto ad un tratto invecchiato di almeno vent’anni. Il nome sul display è quello di suo figlio Denis.
“Fatemi almeno rispondere. Pronto? Denis, figlio mio, va tutto bene?
“Ciao papà. Sono alla stazione dei carabinieri di Monselice. Ci hanno fermato e hanno trovato della cocaina nella mia macchina. Ma ti posso spiegare tutto. Non era mia. Era di una puttana di una lap dance che avevo caricato in macchina e…”. Mosè chiude la comunicazione.
“Puttane, drogati, alcolizzate, quel deficiente di Romeo che si fa fermare gonfio di Fernet. Qua va tutto a remengo”.
L’agente, quasi con un moto di umana compassione, accompagna il Mosole verso l’uscita, dove lo attende una macchina con il lampeggiante acceso. Sua moglie, intanto, come se nulla fosse accaduto, si richiude la vestaglia e con un rutto cambia posizione sul divano.
Gli ingranaggi, al collasso, adesso si fermano del tutto ed il sipario cala mestamente a chiudere un’altra nera favola del ricco nordest.
Eccezionale e inaspettato, mi accodo alla folta schiera di coloro che aspettano il seguito!