"Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale"
Isaac Bashevis Singer

Tutta colpa della diossina

Tutta colpa della diossina

Jan 26, 2009

Terrorizzato però non capì niente di niente e si affrettò a rifugiarsi dietro la scrivania del vecchio suocero per poi accasciarsi in posizione fetale appoggiato alla parete. Lì rimase al buio, immobile e silenzioso, nonostante il fiato grosso lo costringesse a respirare affannosamente. Poi piano piano si calmò e provò a mantenere la calma. A un certo punto udì uno strano rumore che proveniva dalla parete sopra di lui, in alto, proprio sopra la sua testa. Lì per lì però non ci fece caso e si concentrò sui rumori che provenivano da sotto.
Le pattuglie erano tre e i loro uomini fecero irruzione armati e determinati. Rinvenuti i cinque uomini morti e stesi a terra, alcuni carabinieri rimasero giù a cercare freneticamente eventuali altre persone coinvolte o altri cadaveri, mentre due di loro notarono subito per terra delle grosse orme insanguinate che attraversavano tutto lo stabile e proseguivano sù per le scale fino al piano superiore, poi fino agli uffici dell’amministrazione, poi fino agli uffici commerciali e infine, davanti all’ufficio di Ernesto Zuin. Dove i carabinieri si fermarono. «Arrenditi. Non hai alcuna speranza di scappare!» gli urlarono più volte. Ma Eugenio non rispose. I carabinieri allora, pronti al segnale silenzioso di uno dei due, sfondarono la porta e in un istante irruppero nella stanza provocando un tale fracasso che tremarono tutte le pareti in cartongesso.

Subito non videro nessuno. Guardarono meglio: dietro la porta, dentro gli armadi dell’ufficio, sotto il divano. In alto, sulla parete dietro il tavolo principale notarono una strana chiazza chiara, come se qualcuno avesse da poco tolto un grande quadro. Ma nient’altro che quello. Niente.

Uno dei due carabinieri allora si guardò ancora intorno, quindi si avvicinò alla scrivania, vi sbirciò oltre e finalmente trovò qualcosa di interessante. Chiamò subito a sè il suo collega e gli indicò l’uomo steso a terra. Gli tastarono il polso, ma non ci fu niente da fare, era morto sul colpo. Con il cranio fracassato sotto una gigantesca testa di porco imbalsamata.

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7 comments

  1. Elena Girardin /

    Grande Matteo!

  2. Bel racconto Matteo. Mi è venuta una gran voglia di farmi una bella bisteccazza di maiale… Per il cotechino invece passo, non vorrei mai trovarci dentro qualcosa di indigesto.

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