Suits

Suits, un legal drama meno mainstream di Giudice Amy, più controculturalmete yuppie, quasi un legal hippie

Sarò sincero, solo due serie legal drama mi hanno appassionato così tanto, Ally McBeal (una Calista Flockhart al di sopra di ogni sospetto) e Boston Legal (James Spader e William “Kirk” Shatner), guarda caso espressioni di quel geniaccio di David E. Kelley.

Tutte le altre mi hanno procurato una noia come una puntata di Baywatch ma senza Pamela (in costume altrimenti non vale).

Qui lo showrunner non è Kelley ma il semisconosciuto Aaron Korsh, che per THR entra per direttissima nei Top 50 nel 2012 proprio con Suits.

SuitsCompleti da uomo (Suits) sempre perfetti, come s’addice al top degli avvocati di Manhattan, per Harvey Specter (Gabriel Macht) e Mike Ross (Patrick J. Adams). Ma non solo uomini dal vanesio atteggiarsi, donne particolarmente agguerrite succinte in vestiti “fatali”, Jessica Pearson (Gina Torres la Cas di Matrix, mica quisquilie), Rachel (Meghan Markle) e Donna (Sarah Rafferty) bucano lo schermo per la loro immorale bellezza.

Niente sessioni in aula, niente sessioni di bevute, solo vita da studio legale. Dimenticate quello che avete visto fin d’ora.

Harvey si occupa di extragiudiziale, due diligence e contratti. Gabriel Macht, che vorrei ricordaste ha interpretato il controverso Denny Colt in The Spirit, è sempre preciso, dall’intonazione agli sguardi a tutta una serie di ammiccamenti, insomma l’attore c’è e non si vede.

SuitsAnche il giovane Ross, scapestrato ma poi mica tanto, interpretato dal canadese Patrick J. Adams, alla sua prima prova da protagonista, dispensa battute con una sicurezza da veterano. Tutta la serie è costruita su dialoghi e, come da migliore tradizione di genere, proprio questi sono il motore infaticabile dei due anni di programmazione trascorsi.

La tensione generata rimane sempre alta, pur seguendo il classico schema della doppia trama, non si perde e la narrazione fila dritta lungo il filo delle parole. Tagliente, irriverente, spesso sopra le righe ma mai scadente.

La sceneggiatura non scade mai nell’ovvio, bravo Aaron. 

Storie d’amore, tradimenti e rivalità. La lotta per il più bravo è il condimento essenziale che rende il tutto un piatto prelibato. Scaramucce a colpi di cavillo tra uomini troppo eleganti, gentlemen mai senza colpe, avvocati con un cuore inaspettato.

Harvey e Mike una stra coppia da seguire.

Vi farò un piccola confessione, non volevo vederla questa serie, stavo per fare un grande errore. Grazie Ale per il tuo entusiasmo e per avermi convinto con queste parole “Meno mainstream di Giudice Amy, più controculturalmete yuppie, quasi un legal hippie

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