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Sulla via lattea segna il grande ritorno di Emir Kusturica

Sulla via lattea segna il grande ritorno di Emir Kusturica

Sulla via lattea segna il grande ritorno di Emir Kusturica. Uno dei film più belli di questa strepitosa Venezia73

Non ha vinto Emir Kusturica possiamo dirlo, ora che i giochi a Venezia73 sono fatti. A prescindere dai risultati e dei premi assegnati, però, il suo Sulla via lattea o On the Milky Road resta a mio giudizio uno dei tre film più incredibili di questa stupenda edizione della Mostra Internazionale del Cinema, insieme a Nocturnal Animals di Tom Ford – che si è almeno portato a casa il Leone d’Argento premio speciale della Giuria – e a Brimstone di Michael Koolhoven che, com’era prevedibile, è rimasto a bocca asciutta per quel suo essere un film ai limiti dell’eversione e talmente coraggioso da essere massacrato da una fetta importante della critica.

E chissenefrega.

Chissenefrega perché, tornando a Emir Kusturica, Sulla via lattea si rivela da subito per quello che è: una favola moderna struggente e folle, una gemma di pura poesia randagia, firmata in modo magistrale dal maestro jugoslavo naturalizzato serbo.

Fin dalla sequenza iniziale con un falco pellegrino a riempire lo schermo, si capisce che assisteremo a una magia da illusionista zingaro dell’immagine, anche perché le oche che si tuffano nella vasca colma di sangue o il serpente che beve il latte sulla strada di pietra segnano come non mai un ruolo centrale degli animali e della natura in questo stupendo film che ha richiesto tre anni di lavorazione e che consacra la Serbia a tesoro mondiale della bellezza. Una terra che, pur sbranata dalla guerra dei Balcani, come racconta il film, si riscopre nella grazia dei boschi e delle gole di roccia, dei canneti e delle cascate, di colori magnificenti a segnare le stagioni di mezzo.

Una terra, però, che regala anche sentimenti infiniti e che viene eletta a culla dell’amore improbabile, gentile, commovente fra un pianista – che, con lo scoppio del conflitto diviene una staffetta che porta, a dorso di mulo, il latte ai soldati, rischiando ogni giorno la vita fra pallottole e bombe – e un’italiana, sposa promessa a un eroe di guerra. Un amore che non dovrebbe nascere, insomma, anche perché Zaga, il futuro marito di lei è una belva e la sorella di lui, innamorata persa per Kosta – il lattaio – è ancora peggio: una pazza e sensualissima campionessa di ginnastica ritmica che, alla bisogna, spara e ammazza peggio di una killer, quindi meglio non farla arrabbiare.

Sarà proprio lei, Milena – interpretata da una fantastica e bellissima Sloboda Mihailovic – a tentare di governare un incrocio di passioni che rischia di perdere tutti, quasi come avviene ne Le affinità elettive di Wolfgang Goethe. Ma il problema è la sposa – che ha il volto di Monica Bellucci – non solo per quel suo ispirare amori proibiti ma anche perché è oggetto di una caccia spietata da parte del suo precedente amante che non esiterà a scatenare una guerra per riaverla, anche quando la guerra, quella vera, quella dei Balcani, sarà finita.

Un film folle e magnifico, quello di Emir Kusturica, una pellicola che canta l’amore e che mescola i sentimenti più dolci e profondi a lampi di violenza sanguinaria e a trovate brillanti da commedia sgangherata e picaresca come solo Kusturica sa fare, al punto che questo è forse il suo film più stylish ma anche più bello e tranquillamente paragonabile ai due suoi capolavori: Underground e Gatto nero e gatto bianco, per capirci.

Monica Bellucci è davvero brava nel ruolo della sposa: recita in serbo per tutto il film e interpreta con tutta la grazia e l’equilibrio di cui è capace il ruolo di una donna dolce, che dalla vita ormai non si aspetta più nulla perché ha già perduto tutto e che invece scopre un amore che non credeva le sarebbe più stato concesso. Colpiscono, di Kusturica, la gentilezza, le mille attenzioni, le sfumature e i piccoli passi che compongono una storia d’amore quasi fosse un minuetto, contrappuntato da una colonna sonora fantastica con musiche evocative e folk che sono l’ennesimo centro per un film colmo di magia ancestrale e di selvaggia bellezza.

na pellicola che speriamo possa andare forte al nostro botteghino e che, confidiamo, saprà avere lunga vita, affermandosi come un classico moderno.

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