Sully, la recensione di Danilo Villani

Sully, la recensione di Danilo Villani per Sugarpulp MAGAZINE

Sully, la recensione di Danilo Villani del nuovo film di Clint Eastwood che a 86 anni dimostra per l’ennesima volta di essere un gigante del cinema.

Sully è il nuovo film di Clint Eastwood che, all’alba dei suoi 86 anni, dimostra di essere un innovatore e un vero gigante del cinema mondiale firmando l’ennesimo capolavoro.

Un passeggero di un qualsiasi aereo, di qualsiasi compagnia, non troverà mai all’interno del proprio IFE* un film, un documentario, un report dove sia presente un incidente aereo. Questo per motivi logici e oggettivi anche se riteniamo Sully assolutamente didattico sul tema e di valido aiuto per tutti coloro affetti dalla paura di volare. Il tema dominante del film è il fattore umano, componente che nessuna avionica, nessun database nessun algoritmo potrà mai eguagliare.

Il film

Ispirato ad un fatto realmente accaduto, l’ammaraggio sul fiume Hudson del volo US1549, e supportato dal libro autobiografico Higher Duty scritto dallo stesso comandante del volo, Chesley “Sully” Sullenberger, il film avvalendosi della tecnica del flashback racconta la mini odissea, in termini di tempo, dello stesso comandante e di altre 159 persone equipaggio incluso.

Subito dopo il decollo dall’aeroporto La Guardia, il velivolo incappa in un birdstrike, ovvero un impatto con uno stormo di uccelli. L’incidente mette fuori uso entrambi i motori e il comandante, unitamente al primo ufficiale, deve decidere in pochissimi secondi.

Eastwood, da regista navigato, trascina lo spettatore nella vicenda attraverso gli occhi del comandante, costretto dalle procedure a sottostare a umilianti interrogatori da parte delle autorità preposte ma al contempo eletto a eroe dai media. Etichetta, quella di eroe, che lui non approva anzi rifugge.

L’interpretazione di Tom Hanks in tal senso è esemplare. Riesce nell’impresa di comunicare tutte le sensazioni provate dopo un’esperienza terribile. Lontano dall’eroe “americano” ma semplicemente un uomo conscio di aver fatto il proprio dovere, fino in fondo.

Eastwood, con tocco geniale nonostante i suoi 86 anni, è stato il primo regista ad utilizzare integralmente il sistema IMAX per le riprese. Questo perché ha volutamente cercato di trascinare gli spettatori nel mezzo del drammatico evento. Peccato che tale tecnica sia fruibile, nel nostro paese, solo in 4 sale ma nonostante ciò la regia si sente e soprattutto si vive.

5 barbabietole su 5

 

*In Flight Entertainment

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