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Le Sultane, la recensione

Le Sultane di Marilù Oliva è una fantasmagoria, un grande romanzo popolare che mescola i generi per raccontare la storia e la vita di questi giorni.

Le Sultane, la recensioneTitolo: Le sultane
Autore: Marilù Oliva
Editore: Elliot
PP: 238
Prezzo: 16.00 euro

Il nuovo romanzo di Marilù Oliva, Le Sultane (Elliot Edizioni), arriva dopo tre avventure tre della Guerrera, al secolo Elisa Guerra, personaggio vincente scaturito dalla penna dell’autrice bolognese che è oggi fra le più importanti scrittrici noir, thriller, hard boiled del panorama italiano.

Lo dico perché, onestamente, con un personaggio tanto amato ed efficace, sarebbe stato facile per Marilù sparare fuori una quarta cartuccia, firmata Guerrera, per fare incetta di copie vendute e fan.

Ma siccome Marilù è di un metallo prezioso e particolare, forgiato a coerenza e coraggio, lei non ci ha pensato nemmeno un istante a un’idea del genere e, dopo aver curato con grande amore, dedizione ed energia una formidabile antologia dedicata al femminicidio – Nessuna più sempre per Elliot Edizioni – ha deciso di sparigliare le carte e gettarsi ventre a terra su una nuova avventura narrativa che, senza rinunciare a quel suo stile corsaro ma raffinato e dai guizzi repentini, cambia per molti aspetti la prospettiva e evidenzia riflessioni ancor più universali e affascinanti.

Prendete allora tre signore un po’ agée, diciamo over 70, chiamatele Wilma, Nunzia e Mafalda, infilatele in un condominio in via Damasco, a Bologna, riempitele di ossessioni e rimpianti, e aggiungeteci una trama gialla. Che cosa ottenete?

Non certo il libro di Marilù! Eh sì mi dispiace, cari miei, qua c’è molto più di questo. C’è molto più di una perfetta trama a orologeria, a incastri meravigliosi che sfrutta i meccanismi della commedia nera proprio come avrebbe fatto un Alex De la Iglesia in stato di grazia, magari proprio quello de La Comunidad. Così come troverete chicche alla Delicatessen senza per questo naufragare nel solo pulp d’autore. E se le tre vecchie streghe vi ricordano l’attacco di Macbeth del divino bardo, be’ probabilmente siete sulla strada giusta, ma ancora non avete fatto centro.

Perché Marilù ci consegna una storia viva e vibrante, materiale magmatico che sfugge a qualsiasi classificazione e che è alla fine semplicemente – si fa per dire – straordinaria letteratura popolare, in cui i c. d. generi si mescolano e vengono messi al servizio di una dimensione ben più ampia che travalica i bordi della trama, dei personaggi, delle dinamiche pur godibilissime che nascono da un equilibrio che si spezza.

Ecco, forse in questo c’è del vero, c’è un equilibrio che si spezza ne Le Sultane, c’è un tessuto sociale che non tiene più e rompe gli argini delle convenzioni sociali, c’è il j’accuse importante di una grande autrice che sbatte in faccia a questo Paese il perché della crisi che è morale, culturale, sociale e storica ancor prima che economica.

Perché l’Italia ha perso la memoria, ammesso che l’abbia mai avuta, e in quel dimenticare s’è smarrita e lo ha fatto, tanto per cominciare, mettendo al bando quelle persone anziane e sagge, i nostri vecchi, che hanno la colpa – perché nemmeno loro sono in tutto giustificati – di aver perduto autorevolezza e non aver avuto il fegato di custodire e difendere i ricordi.

Ma tutto questo, e molto altro, attenzione, Marilù lo tratta con l’elegante ironia e lo stregante sarcasmo di un’autrice che incanta con i codici di una storia che è godibilissima, divertente, grottesca e, in una parola, irresistibile.

Escono allora dalla pagina pennellate favolose in cui leggerete di Mafalda che è la donna più spilorcia della terra. Per lei la tirchieria non si limita a condizione esistenziale: slitta a vocazione intimissima e sport agonistico; e ancora di Melania, la figlia di Wilma che appartiene alla setta satanica dei Soldati Luciferi e che ha una faccia sfatta di un pallore malato, i capelli raddensati dal sudiciume, le labbra screpolate, e chissà se ha perso l’abitudine di lavarsi i denti tre volte al giorno… o ancora di Bubi, l’amante di Carmela: pelle scura, compiaciuto dei pantaloni fascianti e della maglietta viola di una taglia in meno, che mette in risalto i pettorali scolpiti.

Insomma, Le Sultane è un caleidoscopio impazzito di personaggi e situazioni che si avvitano su una trama giusto a metà fra un film di Almodovar e un romanzo di Saramago e che racconta in modo lucido e spietato i rimpianti della vecchiaia e le colpe della gioventù, in un fantasmagorico almanacco generazionale che affida la luce della speranza alle solide radici dell’educazione, del rispetto e della cultura.

Sono forse queste le tre lanterne che in un carnevale buio e delirante di piccoli soprusi quotidiani e violenze d’accatto possono mostrarci la via: a portarle sono le più improbabili e commoventi protagoniste che Marilù avrebbe potuto pescare nel calderone della sua immaginazione: Wilma, Mafalda e Nunzia. Proprio per questo, però, ci stupiscono e sorprendono, legandoci a una storia fulminante e tragicamente divertente che ha l’intelligenza di farci pensare oltre che divertire come avrebbe fatto il miglior Rodari.

Come dicevamo prima: grande letteratura popolare. Chapeau!

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