
E’ il momento dei vampiri. Non c’è niente da fare. E quello del diavolo, dei fantasmi, delle streghe, dei morti viventi. Insomma dell’horror, del gotico e dell’occulto. Entrare nelle librerie peggio che avere stampato sul soffitto della propria camera da letto la faccia di Calderoli e di La Russa o ascoltare la canzone del Principe (stasera sono pigro e mi sa che l’ho già sfruttata). Un brivido ci corre lungo la schiena passando tra file di copertine con ali di pipistrello, artigli sanguinanti, teschi paurosi, volti mefistofelici armati di corna. Un ritorno all’infanzia, all’uomo nero (c’è anche questo) che mi teneva un anno intero e per me era già lunga la settimana da passare con la Befana (brrrrr!!!). Ricordi dolorosi quando da imberbe ragazzetto dovevo passare lungo il corridoio buio che portava al gabinetto, di corsa come un centometrista con la pelle d’oca, ma gonfiata davvero, mica per modo di dire, e la pisciarella pronta a schizzar fuori extra water se non beccavo il pisello al momento giusto. Che palpitazioni! E che pisciate…

