Killshot

"Killshot" di Elmore LeonardCome ha giustamente osservato qualcuno, Elmore Leonard non è sempre stato all’altezza della sua fama. D’altra parte, la sua smisurata produzione narrativa ha riservato quasi sempre ai lettori romanzi di buon livello, cui vanno ad aggiungersi alcuni capolavori e qualche passo falso. Ebbene, giusto per fugare subito i dubbi, con “Killshot” stiamo esplorando il forziere dei suoi tesori più preziosi. Continue reading



Mucho Mojo

"Mucho mojo" di Joe R. LansdaleNotti d’inferno per gli spacciatori dell’east side, il misero quartiere nero della cittadina di La Borde, Texas: da quando il vecchio Chester Pine, agguerrito ma anziano abitante della zona, ha tirato le cuoia, lasciando in eredità la sua casa al manesco e irascibile nipote Leonard, sembra che pusher e clienti saranno costretti a trasferirsi. Per fortuna (degli spacciatori s’intende), a distogliere l’attenzione del nuovo vicino e del suo inseparabile amico Hap Collins dai loschi traffici del vicinato ci si mette un mistero coi fiocchi Continue reading



Vedi di non morire

vedi-di-non-morire

Pagina 104: “E vi fate qualche domanda: «Sarei disposto, io, a pulire le camere a gas pur di restare in vita ancora per un mese? Potrei spingerla io, la gente, nei forni?» E vi sentite di merda”.

Per restare in vita in un campo di concentramento, magari anche solo per un giorno in più, cosa sareste disposti a fare? Siamo tutti eroi, siamo tutti in grado di offrire il petto alle baionette o, come il Robin Hood interpretato da Kevin Costner, a tenere fermi da soli il polso sul ceppo aspettando che il boia ce lo amputi, oppure, sotto sotto, la spintarella verso la camera a gas la daremmo pure noi, la tessera di partito – perché no? – la prenderemmo col sorriso sulle labbra e chi se ne frega di quel giornalista scomparso, ammazzato o zittito – che sono poi la stessa cosa -, tanto non era altro che un gran rompiballe?

Continue reading



La strada

cormac-mccarthy-la-stradaAffezionati estimatori della letteratura dalla polpa zuccherina, è giunto il momento, dopo aver abbondantemente promulgato il verbo di uno dei nostri numi tutelari – Joe R. Lansdale – di sottoporvi nuovamente i temi trattati dall’altro nostro grande ispiratore: Cormac McCarthy. La polpa è comunque assicurata, e della più pregiata qualità!

Ma il grado saccarometrico è prossimo allo zero, preparatevi quindi ad una lettura ricca di amara e sana inquietudine.

Ne “La Strada” infatti non c’è spazio per battute al fulmicotone alla Hap e Leonard, e i protagonisti di questa storia – un padre e un figlio – hanno poco su cui scherzare, trovandosi a dover affrontare un lungo e spossante viaggio verso il sud e l’oceano, alla ricerca di un tepore e di un sole che sono ormai uno sbiadito e lontano ricordo.

La terra è stata infatti devastata da un misterioso cataclisma (nel testo si accenna appena a delle tempeste di fuoco), che ha reso il territorio una landa grigia e usta, immersa in uno strato di cenere che violenti fenomeni atmosferici perennemente disperdono nell’aria, impedendo il filtrare della luce e del calore; i pochi alberi rimasti crollano carbonizzati sotto le folate di “lugubri venti terreni”, il suolo cauterizzato e sterile non offre niente di commestibile, il tutto shakerato da occasionali terremoti.

L’uomo e il bambino, muniti di malridotte mascherine e di un altrettanto precario carrello da supermercato, nel quale trasportano i loro pochi averi, si accampano durante la loro odissea ai margini di strade deformi, cercando cibo in scatola dove ve n’è rimasto e sfuggendo agli accanimenti di una natura che seppur caduca, tartassa i due come e più che in altri testi di McCarthy.

Ad ostacolare la loro dura peregrinazione, anche una parte dell’umanità superstite, costituita dai “cattivi”, che si rende protagonista di episodi raccapriccianti di cannibalismo a cui il bambino è costretto ad assistere. Nelle nottate il buio è assoluto e le poche ore di sonno che l’uomo – nonostante la spossatezza – si concede, sono popolate dagli spettri di un mondo che non esiste più e che il figlio non ha mai conosciuto, essendo nato dopo la catastrofe.

Un mondo che la sua donna anni addietro ha preferito lasciare, suicidandosi, forse per la paura di dover uccidere essa stessa il figlio nel sottrarlo all’atroce e peggiore fine che avrebbe comunque fatto nelle grinfie dei superstiti ridotti a cibarsi di sé stessi.

Ci troviamo di fronte ad una dimensione testuale che raramente ha raggiunto livelli così cupi nella scrittura dell’autore, forse solo in “Meridiano di Sangue”. E anche se il filone catastrofico/post nucleare è stato ampiamente sfruttato nella letteratura e nel cinema, gli scenari reali e tropologici che dipinge l’autore a colpi di pennellate delle varie tonalità del grigio, restano impressi nella mente, delineando una sorta di moderna Pompei a stelle e strisce, con i cadaveri imprigionati non nella lava, ma nell’asfalto disciolto.

“La Strada”, che costituisce la prima opera fantascientifica di McCarthy, è anche il percorso in senso quasi metafisico che compiono i due, dando vita ad un’appassionante e complicata rappresentazione di quello che è il rapporto tra padre e figlio.

L’uomo farà di tutto per difendere e far sopravvivere il bambino, e quest’ultimo cercherà di far rigare dritto il padre nei momenti in cui esplode la violenza in lui, ricordandogli che loro sono i “buoni”, quelli che “portano il fuoco”. Ma riusciranno a raggiungere gli altri “buoni”, e a scoprire se il mare a differenza di tutto il grigiore circostante è ancora azzurro? Leggetevi questo biblico capolavoro e lo scoprirete.

_____________________________________

  • Titolo: La Strada
  • Autore: Cormack McCarthy
  • Numero di pagine: 218
  • Editore: Einaudi
  • Prezzo: 18,00



Intervista a Luca Conti

luca-conti

Dopo tanti autori americani ci pareva giusto intervistare un guru italiano del noir come Luca Conti, perché dietro a tante traduzioni di romanzi di Elmore Leonard, James Crumley, James Sallis, Joe R. Lansdale, James Lee Burke, Charles Willeford, Chester Himes c’è la sua mano. E poi come amiamo ripetere, la figura del traduttore nel mercato editoriale è fondamentale. Continue reading



La notte del Drive-In

Mettiamola così, Lansdale è il dottor Frankenstein della narrativa. Mischiate indistintamente truculenza horror, complessità fantascientifica, un forte afflato per il macabro ed il grottesco ed una indistinta ambientazione semi-western (preferibilmente in Texas, grazie) ed avrete il micidiale cocktail del Nostro. Continue reading



Oltre il confine

Iniziamo dalle considerazioni finali, per una volta: “Oltre il confine”è annoverabile tra le “Top Stories” di Cormac McCarthy, all’interno di una produzione già di suo fenomenale.

Il romanzo si colloca idealmente come seconda parte della “Trilogia della frontiera”, costituita, oltre ad esso, dal precedente “Cavalli Selvaggi” e dal successivo “Città della pianura”, quest’ultimo vero e proprio anello di raccordo tra i suoi predecessori, presentandone entrambi i protagonisti, John Grady Cole e, arriviamo al dunque, Billy Parham. Continue reading



Il grande salto

Era il 1969 quando Elmore Leonard abbandonò il genere western per dedicarsi al noir, iniziando proprio con questo romanzo (Big Bounce), e divenendo successivamente uno dei massimi maestri del genere.

L’autore della Louisiana, padre di storie che spesso hanno avuto successo anche sul grande schermo (Jacky Brown, Out of Sight) ambienta questa avvincente e rocambolesca crime story in una location tutt’altro che urbana, precisamente nel Michigan, la regione dei grandi laghi del nord.

Continue reading