Sotto un cielo cremisi

sotto-un-cielo-cremisi-lansdaleIl grande Joe R. Lansdale mette a tacere tutti i suoi detrattori da quattro soldi e piazza un colpo come soltanto lui sa fare. Ebbene sì, sto parlando dell’ultima avventura dei mitici Hap Collins e Leonard Pine, la strepitosa coppia di personaggi creati dalla penna dell’autore texano, i quali tornano finalmente in libreria con una storia travolgente e a dir poco tumultuosa. In barba a chi sostiene che Lansdale scrive sempre “la stessa storia” e che abbia da tempo esaurito la sua vena creativa, con Vanilla Ride (titolo in italiano: “Sotto un cielo cremisi”, ma io continuerò a chiamarlo con il suo nome originale) Champion Joe dimostra esattamente il contrario. E cioè che probabilmente ci troviamo di fronte al romanzo più bello, completo e maturo tra tutti quelli della saga dei due investigatori. Più bello perfino di Mucho Mojo. La trama: Hap e Leonard vengono chiamati da Marvin Hanson, un vecchio amico il quale chiede loro un grosso favore: sua nipote Gadget infatti si è innamorata di un tipo losco e molto violento che vive come un redneck in una roulotte e si guadagna da vivere spacciando droga. Continue reading



Intervista a Joe R. Lansdale

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Ospiti di quello straordinario festival blues che è “Dal Mississippi al Po”, curato e organizzato in modo splendido dalla cooperativa Fedro ci ritroviamo in Piazza Cavalli, al Caffè Ranuccio con Joe R. Lansdale a un tiro di schioppo. “Champion” Joe sta per partecipoare ad una tavola rotonda su Woody Guthrie, forse il più importante songwriter americano, specie per ciò che riguarda la folk music. Con lui c’è un parterre di scrittori e musicisti da far accapponare la pelle. Snoccioliamo qualche nome tanto per dare un’idea: Jeffrey Deaver (sì quello de “Il collezionista di ossa” e di mille altri thriller di successo), Tim Willocks, un grandissimo, autore dello spettacolare “Bad City Blues” che arriverà presto sulle pagine di Sugarpulp, e poi James Grady (do you remember “I tre giorni del condor”, con Robert Redford, film tratto dal suo primo libro, un vero successo planetario?), vabbè fermiamoci qua perché l’elenco potrebbe andare avanti con Joe Cottonwood, Ronald Everett Capps, Jesse Fulmer… Continue reading



Una stagione selvaggia

Ok, lo sappiamo, Lansdale è una forza della natura e questa recensione sembrerà, a tutti i suoi lettori, a dir poco tardiva. Ciò non toglie che valga la pena tornare su quella che è la prima avventura della più squinternata e delirante coppia di detective della crime fiction, inventata dallo scrittore texano.

Parliamo di Hap Collins e Leonard Pine. Ma parliamo anche di una storia che mette in luce uno stile costruito su eleganti descrizioni, capaci di tratteggiare in modo vivido ed efficace un Texas sporco e ghiacciato, abitato da una razza umana bastarda per natura. E poi un intreccio apparentemente semplice e prevedibile va ad esplodere in un finale che è un’escalation di violenza e tradimenti.

Mescolando il sogno americano andato in frantumi con gli spettri degli anni ’60 – il pacifismo, le rivoluzioni studentesche, i movimenti radicali, il folk, il power flower – e patinando di idealismo da supermarket una caccia al tesoro che prevede il recupero di un milione di dollari nel letto di un fiume ghiacciato; Lansdale dà libero sfogo al proprio selvaggio talento narrativo, combinando uno humour corrosivo con caratterizzazioni di personaggi originali ed indovinati e dialoghi che sembrano uscire da un film di Sam Peckimpah.

Spietato, pulp, con un tiro micidiale, una trama che è un crocevia fra un lento blues sotterraneo e una sfida all’ok Corrall, Una stagione selvaggia è un romanzo manifesto, il punto di partenza ideale per spararsi in vena tutta la saga piena di zanne e artigli di Hap e Leonard.

Troppa grazia.


  • Titolo: Una stagione selvaggia
  • Autore: Joe R. Lansdale
  • Numero di pagine: 192
  • Editore: Einaudi
  • Prezzo: Euro 11,00