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	<title>Sugarpulp.it &#187; intervista</title>
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	<description>SUGARPULP: il Nordest, la Bassa, la grande Pianura Padana non sono più - da oggi - un Paese per vecchi.</description>
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		<title>Non aprite la porta accanto: intervista a Jack Ketchum.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste" title="View all posts in Interviste" rel="category tag">Interviste</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/horror" rel="tag">Horror</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/intervista" rel="tag">intervista</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/jack-ketchum" rel="tag">jack ketchum</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/la-ragazza-della-porta-accanto" rel="tag">la ragazza della porta accanto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/stephen-king" rel="tag">Stephen King</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Dallas Mayr ha scelto lo pseudonimo di Jack Ketchum per firmare i suoi libri. Un nome che suona duro, d’impatto come i fatti che narra. Nelle sue molteplici vite – è un ex figlio dei fiori che ha svolto diverse professioni tra cui quella di operaio stagionale, attore, cantante, insegnante, agente letterario e barista, commesso in un negozio di mobili vecchi – ha probabilmente incontrato umanità disparate e disperate anche se, lui racconta, l’idea di scrivere horror gli venne dopo una brutta azione di cui si macchiò in prima persona. <a href="http://sugarpulp.it/interviste/non-aprite-la-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/non-aprite-la-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum' title='Non aprite la porta accanto: intervista a Jack Ketchum.'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.datlow.com/gallery/events/kgbread11/jack_ketchum_2.jpg" alt="" width="291" height="359" />Dallas Mayr ha scelto lo pseudonimo di <a href="http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&amp;q=jack+ketchum&amp;submit=?a=312017">Jack Ketchum per firmare i suoi libri</a>. Un nome che suona duro, d’impatto come i fatti che narra. Nelle sue molteplici vite – è un ex figlio dei fiori che ha svolto diverse professioni tra cui quella di operaio stagionale, attore, cantante, insegnante, agente letterario e barista, commesso in un negozio di mobili vecchi – ha probabilmente incontrato umanità disparate e disperate anche se, lui racconta, <strong>l’idea di scrivere horror gli venne dopo una brutta azione di cui si macchiò in prima persona</strong>. Un giorno di pioggia, una di quelle giornate terribili in cui va tutto storto, tentava di trovare disperatamente un taxi. Quando gliene si accostò uno, lui vide un’anziana signora dall’altra parte del veicolo che stava tentando di salire. Neanche un secondo per pensarci, il gesto fu repentino: cacciò indietro la vecchia con una spinta e salì ma, arrivato a casa, ebbe dei ripensamenti, si chiese che persona fosse mai diventata e da questi dubbi scaturirono le prime pagine di Ketchum scrittore.<br />
<span id="more-3629"></span>Oltre agli aneddoti, il dato importante è che questo artista classe 1946 scrive opere i cui riscontri di gradimento sono evidenti: tra queste, cito il racconto breve “The Box” vince il Bram Stoker Award del 1994 riconosciutogli dall’HWA (Horror Writer Association), il racconto “Gone” lo vince di nuovo nel 2000, così come si aggiudicano gli Stokers le antologie “Peaceable Kingdom”, nel 2002, e “Closing Time”, nel 2007. Per quattro delle sue opere è stato girato un film: “The Lost”, “Red” e “Offspring” e <strong>“The Girl Next Door” (“La ragazza della porta accanto”), tratto dal romanzo omonimo che nel 1989 sconvolse l’America, scritto a partire da un evento di cronaca</strong>. Proprio su quest’ultimo titolo verte la nostra intervista, in occasione di un evento degno di rilievo: Jack Ketchum, diversi anni dopo il libro <a href="http://www.webster.it/libri-viaggio_assassino_ketchum_jack_sperling-9788878248885.htm?a=312017">“In viaggio con l’assassino”</a> (Sperling &amp; Kupfer), è finalmente tornato in Italia grazie al fiuto della Gargoyle Books, che ha da poco pubblicato <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017"><img class="alignleft" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://img2.webster.it/BIT/137/9788889541371g.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>La storia de <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a> (ed. orig. The Girl Next Door, 1989) è tratta da un fatto di cronaca avvenuto nell’Indiana ventiquattro anni prima che tu ne scrivessi: Sylvia Likens, una ragazza di 15 anni, fu torturata e uccisa dalla donna cui era stata affidata, Gertrude Baniszewski e dai suoi figli. La mia prima domanda riguarda il passaggio dalla cronaca al romanzo. Oltre all’orrore che scosse la nazione e che certo allora ti investì, quanto e come un evento si deve sedimentare nel plasma creativo di uno scrittore?<br />
</strong> Non c’è una regola precisa. L’importante è che l’autore si senta coinvolto al punto giusto da ciò di cui intende scrivere, quando l’argomento trae spunto dalla realtà. Tuttavia non c’è un limite di tempo perché lo faccia, nel senso che può anche scriverne molto tempo dopo. Ho scritto sulla guerra del Vietnam in “Cover” tra il 1987 e il 1988, quando la guerra era finita da 12 anni. Anche per quanto riguarda la stesura de <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a>, il vero crimine che è dietro la storia che racconto è maturato dentro di me per parecchio tempo, sebbene non così a lungo come per “Cover”. Al contrario, “Red” l’ho scritto quasi di getto, subito dopo aver appreso dell’incidente che ha ispirato il romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel passaggio dalla cronaca alla finzione narrativa hai cambiato alcuni particolari (ad esempio i genitori di Meg sono morti, mentre i genitori di Sylvia lavorano al circo e sono quasi obbligati ad affidarla alla Baniszewski). Seguendo quali criteri ti sei avvicinato o allontanato dal fatto reale?<br />
</strong> Non conosco né la gente del circo né lo Stato dell’Indiana, dove il crimine ha avuto luogo nella realtà, e io voglio e cerco realismo. Per questo motivo ho ambientato la storia in un tempo e in un luogo che conoscevo, ossia la mia città d’origine dove sono cresciuto. Penso che un assassinio come quello di Sylvia Likens possa purtroppo avvenire ovunque. Come Joe Jackson ha scritto una volta: «Dietro ogni casa da sogno, c’è un incubo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La porta accanto come simbolo delle cose terribili che possono nascondersi ovunque, che sembrano non toccarci e invece sono vicinissime. Il male nascosto è impersonato anche da Ruth, figura amata dai ragazzini all’inizio del libro e lentamente contaminata da un male nascosto dentro di lei. Ruth rappresenta la latitanza della follia che esplode quando si presenta l’occasione?<br />
</strong> Ruth è un individuo molto disturbato sin dall’inizio. È una donna profondamente delusa dalla vita, sente che le sta scorrendo davanti, ed è piena di odio per se stessa. Detesta il fatto di essere una donna, ma, finché è circondata da soli ragazzini, riesce a tenere a bada questa avversione per il suo stesso sesso. Le cose cambiano quando le due giovani sorelle Loughlin entrano a far parte della sua esistenza, è allora che tale odio si manifesta. Ruth vede se stessa nelle due ragazze, particolarmente in Meg, la maggiore. Da ciò desumiamo che un tempo è stata una ragazza alquanto carina. Meg e Susan spezzano la corda di questo equilibrio ingannevole e Ruth comincia a distruggersi attraverso di loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei uno scrittore che tratta il male senza edulcorazioni. Pensi che in questo ci possa essere una qualche utilità etica nei confronti del lettore? Il lettore, venendo a conoscenza del male, acquisisce un livello maggiore di consapevolezza?<br />
</strong> Lo spero. Il male è tutto intorno a noi. Penso possa giovare affrontarlo dalla prospettiva di sana distanza offerta da un libro o da un film, e avere idea di come appare e a cosa somigli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il coinvolgimento del lettore è stato fondamentale per il successo del libro. Credi che in questo, oltre alla storia, abbia concorso anche la costruzione del punto di vista, incentrato su un ragazzino che narra in prima persona le vicende capitate a Meg, vera grande protagonista del romanzo?<br />
</strong> Ho ritenuto che la storia dovesse essere raccontata in prima persona, dalla prospettiva di un vicino, e gli unici vicini cui Ruth consentiva l’accesso nel suo mondo erano ragazzini. In tal modo, ho permesso al lettore di avvicinarsi a Meg, questo perché David, la voce narrante, è profondamente innamorato di lei, a dispetto della sua irresolutezza e della sua inerzia. Per me, il ricorso alla prima persona è una sorta di espediente, perché quando tu leggi – se la scrittura è un minimo buona – è come se sentissi la tua stessa voce nella testa. Così è come se anche tu stessi dentro alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.fearzone.com/content/images/large/large-323.jpg" alt="" width="205" height="288" />Il martirio di Meg le consente di salvare sua sorella e permette che i Chandler vengano incriminati. Si può paradossalmente parlare di rivincita finale?<br />
</strong> Sì, persino morendo, Meg vince, è lei l’eroina della storia. Riesce a salvare la sorella, e riesce, addirittura, nel lungo periodo, a salvare l’anima di David.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tuo paese sei un autore di successo, sei tradotto non solo in Italia, ma in tutto il mondo (Cina inclusa). Noti una differenza di esigenze e gusti tra i lettori statunitensi e quelli italiani?<br />
</strong> Onestamente no, almeno sinora. Per esempio, mi sembra di aver ottenuto successo con una storia come questa poiché essa contiene un genere di universalità che la rende comprensibile ovunque: tutti siamo stati innamorati e giovani, e tutti abbiamo fatto cose di cui ci siamo vergognati. È triste sottolinearlo, ma il tipo di odiosi avvenimenti di cui scrivo è quello che ognuno di noi legge abitualmente sui giornali di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’apprezzamento di Stephen King per il tuo lavoro è risaputo: «<em>Non esiste scrittore che, dopo aver letto Ketchum, possa evitare di restarne influenzato, così come non c’è lettore che possa facilmente dimenticarsene</em>». C’è qualcosa per cui anche tu sei stato influenzato da lui?<br />
</strong> Ogni buon libro ha avuto un’influenza su di me in un modo o nell’altro, e molti degli scritti di Stephen lo sono. Lui ha un modo meraviglioso di guardare l’infanzia, ad esempio, ti fa ricordare cosa significhi essere stato bambino. È capace di raccontare una formidabile storia in movimento, e ha uno spiccato senso dell’umorismo. Quindi, sì, certo che Stephen è stata un’influenza per me.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1981 “The Village Voice” aveva bollato il tuo primo romanzo, Off Season, come “violenta pornografia” ma la critica si è presto ricreduta tanto che hai ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Com’è oggi il tuo rapporto con la critica?<br />
</strong> La leggo raramente. Non ho nulla contro i critici, ma leggo poco di critica, in generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il complimento più bello che ti hanno fatto.<br />
</strong> Sui miei libri? Oh, beh, un bel po’ direi. In un paio di occasioni, qualcuno mi ha detto che non aveva mai letto un libro che non gli fosse stato assegnato a scuola o al college fin a quando un amico non lo aveva praticamente obbligato a leggere “Off Season”, e che è stato da allora che ha iniziato a leggere. Mi sembra che questo sia un buon risultato, penso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Progetti?<br />
</strong> Un romanzo intitolato “The Woman”, sul quale però preferisco ancora non dire nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visto che il tuo genere è l’horror, ti chiedo di svelarci una tua paura.<br />
</strong> I serpenti, senza ombra di dubbio, ci ho persino scritto una storia nella mia antologia “Peaceable Kingdom”, e la maggior parte delle cose che racconto è vera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ora ti chiedo di salutarci con una citazione da un tuo libro.<br />
</strong> La prima riga de <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a>: «Pensate di sapere cosa sia il dolore?»</p>
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		<title>Intervista a Valerio Evangelisti: Veracruz e la violenza della storia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 17:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/intervista" rel="tag">intervista</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir-pulp" rel="tag">noir pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/valerio-evangelisti" rel="tag">Valerio Evangelisti</a></p>Uno sguardo fermo sull’attualità e uno sguardo accorto sul passato: Valerio Evangelisti è studioso, storico, scrittore cimentatosi in più generi. Il suo nome è legato al ciclo di romanzi dell’inquisitore Nicolas Eymerich (per approfondimenti cliccate qui, qui oppure qui) alla trilogia “Magus - Il romanzo di Nostradamus” ma anche al suo lavoro di direttore editoriale. <a href="http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-valerio-evangelisti-veracruz-e-la-violenza-della-storia">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-valerio-evangelisti-veracruz-e-la-violenza-della-storia' title='Intervista a Valerio Evangelisti: Veracruz e la violenza della storia'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3374" title="evangelisti" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/12/evangelisti.jpg" alt="evangelisti" width="300" height="344" /></p>
<p style="text-align: justify;">Uno sguardo fermo sull’attualità e uno sguardo accorto sul passato: <a href="http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&amp;q=valerio+evangelisti&amp;submit=?a=312017">Valerio Evangelisti</a> è studioso, storico, scrittore cimentatosi in più generi. Il suo nome è legato al ciclo di romanzi <a href="http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&amp;q=eymerich&amp;submit=?a=312017">dell’inquisitore Nicolas Eymerich</a> (per approfondimenti cliccate <a href="http://www.eymerich.com/materiali/tesiVE.pdf">qui</a>, <a href="http://www.eymerich.com/materiali/Tesi_di_laurea_3.pdf">qui</a> oppure <a href="http://www.webster.it/libri-anima_inquisitore_opera_valerio_evangelisti-9788888859071.htm?a=312017">qui</a>) alla trilogia <a href="http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&amp;q=magus+nostradamus&amp;submit=?a=312017">“Magus &#8211; Il romanzo di Nostradamus”</a> ma anche al suo lavoro di direttore editoriale. Dopo essere stato per un decennio direttore della rivista “Progetto Memoria &#8211; Rivista di storia dell&#8217;antagonismo sociale” oggi dirige <a href="www.carmillaonline.com">Carmilla On line</a>, una pubblicazione di genere trasversale dedicata parimenti alla narrativa, alla critica politica e alla cultura di opposizione.<span id="more-3343"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Delle diverse opere di narrazione storica (molte delle quali tradotte in francese, spagnolo, tedesco e portoghese), ricordiamo il ciclo messicano <a href="http://www.webster.it/libri-collare_fuoco_evangelisti_valerio_mondadori-9788804564393.htm?a=312017">“Il collare di fuoco”</a> (Mondadori, 2005) e <a href="http://www.webster.it/libri-collare_spezzato_evangelisti_valerio_mondadori-9788804577782.htm?a=312017">“Il collare spezzato”</a> (Mondadori, 2006). In virtù di una scrittura capace di riportare gesta, pensieri, epoche, di esplorarle in senso diacronico e geografico, Evangelisti è considerato a buon diritto una delle figure più significative del panorama letterario italiano contemporaneo. Il Messico come luogo di osservazione e di creazione è fondamentale sia perché lo scrittore vi trascorre puntualmente alcuni mesi ogni anno, sia perché nei mari che lambiscono Messico e Caraibi è ambientata la parte più importante della saga dei pirati: <a href="http://www.webster.it/libri-tortuga_evangelisti_valerio_mondadori-9788804592907.htm?a=312017">“Tortuga”</a> (Mondadori, 2008) e <a href="http://www.webster.it/libri-veracruz_evangelisti_valerio_mondadori-9788804594802.htm?a=312017">“Veracruz”</a>, appena uscito per Mondadori, nella collana Strade blu. E proprio su quest’ultima opera e sui suoi presupposti storici abbiamo chiesto allo scrittore di rispondere alle nostre domande.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>É appena uscito per Mondadori (Strade blu) il secondo volume dei fratelli della Filibusta, <a href="http://www.webster.it/libri-veracruz_evangelisti_valerio_mondadori-9788804594802.htm?a=312017">“Veracruz”</a>, prequel del precedente <a href="http://www.webster.it/libri-tortuga_evangelisti_valerio_mondadori-9788804592907.htm?a=312017">“Tortuga”</a> (Mondadori, 2008). Veracruz, la città che i pirati puntano, è teatro di parte del romanzo. É ritenuta inespugnabile ai limiti della leggenda, così protetta da scoraggiare il minimo desiderio di conquista. É un’impresa?</strong><br />
É un semplice fatto storico. Una delle ultime azioni dei Fratelli della Costa fu la conquista dell’inaccessibile Veracruz, che io narro con una certa aderenza alla realtà degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vorrei partire da alcuni personaggi per ampliare il discorso. A capo dei Fratelli della Costa sta Michel De Grammont, indole guerriera e risolutiva, mentre ai suoi ordini troviamo il diligente Hubert Macary che, come ho scritto in una recensione, è «un onesto ammiraglio disertore degli eserciti di re Luigi, che dalla carriera militare ha conservato la disposizione alla subordinazione e all’obbedienza ottusa.» Come rapporti questa dissociazione tra ruoli che ritroviamo &#8211; oggi come nel 1683 &#8211; e questa gerarchizzazione rispetto alla società?</strong><br />
Ogni tipo di società ha distinzioni di ruoli e gerarchie, di fatto o di diritto. La piccola società dei pirati dei Caraibi non faceva eccezione, anche se in essa, in certa misura, l’elemento costrittivo era ridotto (cosa che infastidisce Macary, abituato a suddivisioni gerarchiche più rigide). Volevo mettere in evidenza che tra i pirati era marginale l’indole libertaria su cui certa saggistica ha molto favoleggiato.<br />
<strong><img class="alignleft size-full wp-image-3375" title="v.evangelisti" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/12/v.evangelisti.jpg" alt="v.evangelisti" width="250" height="321" /><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le donne in questo romanzo hanno, in alcuni capitoli, un ruolo comprimario nonostante tu abbia ambientato il romanzo in un’epoca, tranne rare e casuali eccezioni, maschiocratica. Da un lato Gabriela Junot-Vergara è un’intraprendente femme fatale, irresistibile tanto quanto consapevole del suo potere seduttivo, dall’altro Claire, sorella del cavaliere De Grammont, detenuta a Veracruz dall&#8217;Inquisizione come ugonotta, liberata ormai moribonda ma pur sempre simbolo di tenacia: ha resistito all’inverosimile, «cinque anni in condizioni di prigionia che avrebbero ucciso chiunque». Perché questa scelta di rappresentazione al femminile?</strong><br />
Amo rappresentare, in molti miei romanzi, figure femminili che all’inizio possono parere convenzionali, ma che in fin dei conti non lo sono affatto. In “Veracruz” sia Gabriela che Claire sembrano stereotipi (la seduzione, la sofferenza), ma entrambe resistono a modo loro al tentativo di sottometterle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ne pensi della rappresentazione del femminile in Italia oggi?</strong><br />
Desolante. Non c’è altro aggettivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inquadrando l’opera nei canoni del romanzo storico, come hai proceduto metodologicamente intersecando il presupposto documentativo a quello della narrazione? Hai dichiarato nella nota finale: «essendo il mio un romanzo e non un testo storico, all’occorrenza mi sono allontanato, a fini di drammatizzazione, dalla realtà degli avvenimenti.», hai delle linee guida quando t’imponi di rispettare il dato storico e quando scegli la via della libera ricostruzione/interpretazione? Ti chiedo qualche delucidazione in più su “all’occorrenza”!</strong><br />
Io cerco di riportare con un certo scrupolo i fatti conosciuti, desumendone in maniera coerente quelli sconosciuti. “All’occorrenza”, però, mi distacco da questo metodo. Ciò avviene quando trovo necessario uno sviluppo romanzesco che la realtà non offre. Si tratta però di piccoli strappi, tali da non incrinare la veridicità del quadro generale.</p>
<p><strong><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://lh4.ggpht.com/_tWhdkXCuSRU/SucmHc5rotI/AAAAAAAAABo/VJXthz6ngM0/veracruz.jpg" alt="" width="175" height="248" /><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tuo lavoro di storico (mi riferisco sia alla precedente produzione saggistica sia alle ricerche in funzione della narrativa) ti ha portato a una conclusione antropologica sull’indole dell’umana? L’uomo è sempre uguale a se stesso o muta col trascorrere dei secoli? Se invece cambia qualcosa, cosa?</strong><br />
L’uomo muta e molto rapidamente. Certi comportamenti diffusi due o tre secoli fa – per esempio le esecuzioni in pubblico, in presenza anche di bambini – oggi ci risultano incomprensibili e inaccettabili. Mutano anche le forme di pensiero, i valori condivisi. Ritengo però una costante una certa indole ferina di origini ancestrali, che la società umana, per potersi sviluppare, deve tenere a freno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sempre partendo da presupposti storici, sei giunto a tesi conclusive in merito al connubio storia-distruzione?</strong><br />
La storia, piaccia o no, ha per motore la violenza. C’è comunque chi si batte per fare dell’intelligenza il nuovo motore, con successi finora solo parziali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una domanda estesa, ma mi interessa molto conoscere il tuo parere in merito. Qual è la situazione dell’editoria italiana oggi? Cos’è cambiato in questo ventennio?</strong><br />
Mah, non sono abbastanza esperto per dare una risposta certa. Sul piano strutturale si è assistito a una maggiore concentrazione, legata anche ai canali distributivi, e a una lenta emarginazione del ruolo della critica letteraria. L’unica vera novità, sconvolgente, è stata rappresentata da Internet e dall’espansione dei soggetti in grado di produrre cultura. Preciso però che non credo nel futuro degli e-book: un diverso medium deve veicolare un messaggio a esso adeguato, non strappare un’identica comunicazione alle sue vecchie forme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Messico è stato (ed è) luogo significativo per la tua produzione, penso a <a href="http://www.webster.it/libri-collare_fuoco_evangelisti_valerio_mondadori-9788804564393.htm?a=312017">“Il collare spezzato”</a> (Mondadori, 2008),  <a href="http://www.webster.it/libri-collare_fuoco_evangelisti_valerio_mondadori-9788804564393.htm?a=312017">“Il collare di fuoco”</a> (Mondadori, 2007) ma non solo. Cosa possono aspettarsi i tuoi lettori, stai preparando un nuovo volume sulla saga dei fratelli della Filibusta?</strong><br />
No. Ho in mente per filo e per segno il capitolo conclusivo della saga dei pirati, però lettori ed editore reclamano a gran voce Eymerich. Li accontenterò, ma sarà l’ultimo Eymerich: il congedo forse definitivo dal personaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci saluti con uno slang messicano?</strong><br />
“Ooorale!”, con l’accento sulla prima o. É un’espressione solo messicana che può significare “ciao”, “grazie”, “d’accordo” o altro ancora, a seconda del contesto.</p>
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		<title>Intervista a Victor Gischler</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 07:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Strukul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/film" rel="tag">film</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/go-go-girls-of-apocalypse" rel="tag">Go go girls of apocalypse</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/gun-monkeys" rel="tag">Gun monkeys</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/intervista" rel="tag">intervista</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/la-gabbia-delle-scimmie" rel="tag">La gabbia delle scimmie</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/musica" rel="tag">Musica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pistol-poets" rel="tag">Pistol Poets</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/processo-creativo" rel="tag">processo creativo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/victor" rel="tag">Victor</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/victor-gischler" rel="tag">Victor Gischler</a></p>Victor Gischler è, senza ombra di dubbio, il maestro della <em>new wave</em> del noir americano. Oggi ha quarant'anni. Si è guadagnato un PhD in letteratura inglese alla Southern Mississippi University per poi diventare docente di scrittura creativa alla Rogers State University di Claremore, Oklahoma. Stabilitosi successivamente a Baton Rouge, (Louisiana) ha coltivato parallelamente alla carriera accademica il dono della scrittura. Il suo primo romanzo, <em>Gun Monkeys</em>, (tradotto in Italia da Meridiano Zero con il titolo <em>La gabbia della scimme</em>) lo ha portato direttamente alla finale del prestigioso Edgar Award per la miglior opera prima. Il successo di critica per Victor Gischler è via via divenuto di pubblico con i romanzi <em>Pistol Poets, Suicide Squeeze, Shotgun Opera</em> (finalista all'Anthony Award) e il recentissimo <em>Go Go Girls of the Apocalypse</em> per la Touchstone, divisione di Simon &#38; Schuster, che ha già collezionato entusiastiche recensioni di Publishers Weekly, Library Journal, Kirkus Reviews... <a href="http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-victor-gischler">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-victor-gischler' title='Intervista a Victor Gischler'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://victorgischler.blogspot.com" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-12" title="Victor Gischler" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2008/12/vgischler.jpg" alt="Victor Gischler" width="142" height="150" /></a>Victor Gischler è, senza ombra di dubbio, il maestro della <em>new wave</em> del noir americano. Oggi ha quarant&#8217;anni. Si è guadagnato un PhD in letteratura inglese alla Southern Mississippi University per poi diventare docente di scrittura creativa alla Rogers State University di Claremore, Oklahoma. Stabilitosi successivamente a Baton Rouge, (Louisiana) ha coltivato parallelamente alla carriera accademica il dono della scrittura. Il suo primo romanzo, <em>Gun Monkeys</em>, (tradotto in Italia da Meridiano Zero con il titolo <em>La gabbia della scimme</em>) lo ha portato direttamente alla finale del prestigioso Edgar Award per la miglior opera prima. Il successo di critica per Victor Gischler è via via divenuto di pubblico con i romanzi <em>Pistol Poets, Suicide Squeeze, Shotgun Opera</em> (finalista all&#8217;Anthony Award) e il recentissimo <em>Go Go Girls of the Apocalypse</em> per la Touchstone, divisione di Simon &amp; Schuster, che ha già collezionato entusiastiche recensioni di Publishers Weekly, Library Journal, Kirkus Reviews.<span id="more-40"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il suo stile mescola il noir con il pulp ed è assolutamente cinematografico, le sequenze narrative sono montate come brandelli sanguinanti strappati da un film di Rodriguez o Tarantino e <em>La gabbia delle scimmie</em> incrocia humour nero e azione da sparatutto, con un plot a orologeria che non mancherà di inchiodarvi alle pagine. Insomma, noi di Sugarpulp, un autore così non potevamo certo lasciarcelo scappare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi un po&#8217; di botta e risposta con Victor Gischler ci casca assolutamente a fagiolo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L&#8217;INTERVISTA</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per cominciare: quando hai cominciato a scrivere racconti e romanzi?</strong><br />
In prima elementare scrissi un racconto che aveva per protagonista un detective che trascinava una gang di nani in una foresta per rubare delle ciambelle. Finiva tutto in un bagno di sangue. Se un alunno di prima elementare scrivesse oggi una cosa del genere credo che i suoi maestri lo manderebbero dritto all&#8217;ospedale psichiatrico. Comunque, durante gli anni delle elementari, scrivevo storie per far divertire i miei amici. Ho sempre saputo dentro di me che avrei scritto storie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono gli auori che ti hanno maggiormente influenzato?</strong><br />
Jim Thompson, Mike Resnick, Kurt Vonnegut, John D. MacDonald, Carl Hiaasen, Elmore Leonard e Raymond Chandler.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parallelamente alla scrittura coltivi anche una carriera accademica che fra l&#8217;altro ti offre &#8220;materiale infiammabile&#8221; per le tue storie &#8211; penso al tuo secondo libro <em>Pistol Poets</em> &#8211; me ne parli un po&#8217;?</strong><br />
Ho un rapporto di odio-amore con l&#8217;università ed è proprio questo che porta, credo, ai passaggi più divertenti del mio secondo libro che è appunto <em>Pistol Poets</em>. Amo la libertà che può dare l&#8217;università ma quell&#8217;atmosfera autoreferenziale che spesso la caratterizza mi riesce piuttosto indigesta. Però amo insegnare ai ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A mio parere come per Joe Lansdale o Elmore Leonard anche per te è fondamentale mescolare gli elementi del noir e dell&#8217;hard boiled con lo humour da commedia nera e le atmosfere pulp. <em>La gabbia delle scimmie</em> mi sembra un caso emblematico in questo senso&#8230;</strong><br />
Esatto. I personaggi non si rendono conto che quello che gli accade è divertente, anzi per loro è semplicemente terrificante. Resta il fatto che per il lettore entrare nel loro mondo è, spero, divertente in un modo che potrei definire non privo di una sua irriverenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;attacco de <em>La gabbia delle scimmie</em> &#8211; </strong></p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica. D&#8217;accordo la carretta era a nolo, ma non mi andava di lasciare in giro trofei per l&#8217;inevitabile safari della scientifica. Ora mi sarebbe toccato staccare il tappetino del bagagliaio, innaffiare il sangue di candeggina e sperare che l&#8217;Avis impiegasse un sacco di tempo ad accorgersene. Molto meglio se avessi perso un minuto a stenderci sotto un telo di plastica. Merda.</em> </strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>- è davvero una bomba. Quanto conta per un romanziere un attacco forte?</strong><br />
L&#8217;apertura serve a registrare i toni. I lettori tendono a dare una scorsa alle prime due pagine di un libro prima dell&#8217;acquisto, quindi l&#8217;attacco è fondamentale e poi, come si dice&#8230; se non riesci a scriverlo bene cerca almeno di scriverlo forte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2002 <em>Gun Monkeys</em>, (tradotto in Italia da Meridiano zero con il titolo <em>La gabbia della scimmie</em>, nda) ti ha portato direttamente alla finale del prestigioso Edgar Award (gli Oscar del noir, nda) per la miglior opera prima. Raccontami per favore di quell&#8217;esperienza.</strong><br />
Quello fu un momento formidabile. Ricordo che Tom Fassbender della UglyTown Press &#8211; la mia casa editrice di allora &#8211; mi chiamò per dirmi che avevo ricevuto la nomination e gli chiesi se fosse completamente ubriaco. Il premio per la mia categoria, quello per la miglior opera prima, veniva consegnato nella fase finale della cerimonia e questo mi mandava letteralmente fuori di testa. Quando diedero l&#8217;annuncio ero nervosissimo. Vinse qualcun altro. Pazienza, pensai. Avrei avuto più fortuna la volta successiva. Fu comunque una bella serata trascorsa a bere parecchi drink con gli altri scrittori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Recentemente hai scritto una storia per il fumetto Punisher MAX (Il Punitore della Marvel Comics nda) dal titolo <em>Little Black Book</em>. Quanto sono importanti i fumetti per la tua scrittura?</strong><br />
Mi ricordo che quando avevo dieci anni io e mio fratello spedivamo pacchi di storie e idee per nuovi personaggi alla Marvel. È incredibile pensare che oggi quel sogno d&#8217;infanzia sia divenuto realtà. Ho altri albi di Punisher &#8211; MAX in preparazione e finché la Marvel sarà soddisfatta del mio lavoro puoi star certo che continuerò a darci dentro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come descriveresti il tuo stile e il tuo processo creativo?</strong><br />
Mi piace mescolare nei miei romanzi l&#8217;energia del rock&#8217;n'roll con il dinamismo parossistico dei fumetti e l&#8217;approccio cinematografico. Il mio processo creativo somiglia molto da vicino ad una valanga. Le idee cominciano a rotolare, ruzzolare, prendere velocità e a quel punto è troppo tardi per poter pensare di fermarle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale musica preferisci ascoltare?</strong><br />
Warren Zevon, Abba, Neil Diamond, Johnny Cash, Frank Sinatra, Freakwater, The Rolling Stones, The Clash, una marea di cose diverse insomma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È possibile che qualcuno dei tuoi libri divenga in un prossimo futuro un film?</strong><br />
Direi che è altamente probabile. Di due dei miei romanzi ho già venduto i diritti cinematografici ma adesso come adesso non posso davvero dire di più o qualcuno verrà a spezzarmi le gambe&#8230;teniamo le dita incrociate.</p>
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