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	<title>Sugarpulp.it &#187; Isbn Edizioni</title>
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	<description>&#34;Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale&#34;</description>
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		<title>La legge di Fonzi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/isbn-edizioni" rel="tag">Isbn Edizioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/la-legge-di-fonzi" rel="tag">la legge di fonzi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/michele-fiano" rel="tag">Michele Fiano</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/omar-di-monopoli" rel="tag">Omar Di Monopoli</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/puglia" rel="tag">Puglia</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/salento" rel="tag">Salento</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/western" rel="tag">western</a></p>Capitolo conclusivo della trilogia western-pugliese, La legge di Fonzi non poteva che svolgersi nel tacco dello stivale, uno stivalaccio da cowboy consunto e polveroso, come quello che campeggia sulla copertina della prima edizione italiana di Meridiano di sangue.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/la-legge-di-fonzi' title='La legge di Fonzi'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3943" href="http://sugarpulp.it/critica/la-legge-di-fonzi/attachment/esec_copertina-indd"><img class="alignright size-full wp-image-3943" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="ESEC_COPERTINA.indd" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2010/06/copertina-fonzi.jpg" alt="" width="155" height="233" /></a>Capitolo conclusivo della <strong>trilogia western-pugliese</strong>, <em>La legge di Fonzi</em> non poteva che svolgersi nel tacco dello stivale, uno stivalaccio da cowboy consunto e polveroso, come quello che campeggia sulla copertina della prima edizione italiana di Meridiano di sangue. <strong>Ed è una terra altrettanto affascinante e vessata quella che ancora una volta l’autore ci descrive col suo disusato e suggestivo vocabolario.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella fittizia Monte Svevo, situata tra lo Ionio e l’Adriatico, lo scirocco quando imperversa punge il volto e quando latita lascia il posto ad un’afa intollerabile. E simile a quello del vento sembra essere il trattamento che la malavita locale riserva al martoriato territorio. Non a caso la momentanea assenza di elementi di spicco della Sacra Corona Unita, dovuta ad un pesante colpo inflitto dalle istituzioni, lascia il passo ad un’altrettanto infida camarilla, formata da esponenti del clero, della politica e da novelli lestofanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3942"></span>In paese c’è agitazione per l’imminente appuntamento annuale con la Giostra Medioevale, pianificata minuziosamente dal sindaco Santilli e dalla sua cricca. In occasione del saliente evento, egli inviterà nientemeno che Ron Moss, il Ridge tanto caro alle casalinghe, alle borghesi e alle elettrici tutte. <strong>Ma a preoccupare i poteri forti del posto non è il buon esito della fiera, bensì il ritorno dei fratelli Pentecoste: Nando Manicomio e Giovanni Fonzi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è riapparso con mire vendicative che sfoceranno in un finale degno delle migliori scene di suspense allestite da <strong>Sergio Leone</strong> nella trilogia del dollaro; il minore, Fonzi, è invece reduce da un lungo viaggio ed è diventato una sorta di barbone con fidatissimo spinone al seguito. Ma la statura del suo personaggio, che <strong>ricorda quella dello Chigurh mccarthyano</strong>, fa sì che incuta timore e rispetto in chiunque incontri: i nuovi fuorilegge si tengono a debita distanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Monopoli, dopo aver denunciato attraverso i suoi precedenti lavori alcune delle piaghe che annichiliscono la sua regione, tratta questa volta del problema dei <strong>rifiuti tossici</strong>, non meno presente in Puglia che in regioni attigue quali Calabria e Campania. <strong>Lo stile aulico e baroccheggiante cui ci ha abituati contrasta con la modestia e la pochezza di alcuni dei suoi personaggi: squallidi fascisti, loschi ricettatori, clericali bacati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uso del </strong><strong>dialetto, sempre adoperato con metodo e padronanza, rappresenta un altro valore aggiunto alla dimensione testuale</strong>; nel vernacolo dei personaggi risiede forse la vera forza di tutto il romanzo, nella rassegnazione della gente del posto a subire angarie inumane: per via di sciagurati e misteriosi lavori che stanno sconvolgendo l’equilibrio idrogeologico del sottosuolo, una signora si ritrova addirittura ad avere per casa frequenti esondazioni scatologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli accostamenti ai già citati McCarthy e Leone risultano indeclinabili anche se l’autore sembra vantare un debito maggiore con schemi e strutture simili a quelle usate da <strong>James Lee Burke</strong>. Insomma una scrittura di genere ma con influenze varie. P<strong>otremmo quasi definire il nostro un Camilleri pugliese, non solo per l’uso delle varietà linguistiche autoctone, ma anche per l’amaro sarcasmo che aromatizza il testo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Trecento pagine di letteratura infiorettata da termini vetusti ma azzeccati e da un dialetto di una musicalità suggestiva e desolante al contempo, che non appesantiscono mai la lettura, icastica e ricca di perle, come questa:</p>
<p><em>“Vagno’, lo richiamò la donna mentre riprendeva la via della porta.<br />
Cosa? Si girò a domandare ancora il ragazzo.<br />
No’ ti fa’ fottere!<br />
Da chi?<br />
Da questo posto. Sennò la stessa fine nostra fai: aspettando all’infinito che qualcheduno si decide a darci indietro quello che forse noi stessi per primi abbiamo voluto farci arrùbbare…”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non aspettate anche voi all’infinito, qualcuno si è deciso a darvi dritte su ciò che vi spetta di diritto:<strong> letture appassionanti ed emozionanti come La legge di Fonzi.</strong> Potevamo fare a meno di segnalarvi questa storia così vicina al nostro manifesto?</p>
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		<title>Italian Fiction</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Busatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
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		<category><![CDATA[Guido Combutta]]></category>
		<category><![CDATA[Isbn Edizioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Vigasio]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/guido-combutta" rel="tag">Guido Combutta</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/isbn-edizioni" rel="tag">Isbn Edizioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/italian-fiction" rel="tag">Italian Fiction</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-warrior" rel="tag">Luca Warrior</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marco-busatta" rel="tag">Marco Busatta</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/michele-vaccari" rel="tag">Michele Vaccari</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/morigero-combutta" rel="tag">Morigero Combutta</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/vigasio" rel="tag">Vigasio</a></p>Il romanzo inietta il lettore direttamente a Vigasio. E dove cacchio è? Si tratta di un piccolo centro posto 14 km a sud di Verona, in piena campagna. E&#8217; domenica mattina e il paese è in gran subbuglio per i festeggiamenti del Carnevale locale. Grande evento per tutti e massimo evento per il padre di [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/italian-fiction' title='Italian Fiction'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2671" title="italian fiction" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/10/italian-fiction-138x214.jpg" alt="italian fiction" width="138" height="214" />Il romanzo inietta il lettore direttamente a Vigasio. E dove cacchio è? Si tratta di un piccolo centro posto 14 km a sud di Verona, in piena campagna. E&#8217; domenica mattina e il paese è in gran subbuglio per i festeggiamenti del Carnevale locale. Grande evento per tutti e massimo evento per il padre di Elena, che rischia l&#8217;infarto quando quest&#8217;ultima diserta il ruolo di cosplay nella manifestazione vigasiana, causa maltempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo due sventratissimi personaggi, Guido Warrior e Luca Warrior sono reduci da una nottata da urlo in discoteca (il Number One, Brescia) a base di stupefacenti vari più annessi e sconnessi.<span id="more-2662"></span> I due pensano bene, prima di rientrare a casa, di capitare casualmente a Vigasio dove, per diletto, prendono a calci alcune auto in sosta mentre nei paraggi passa Elena che fa jogging&#8230; Ne nascerà un rapimento improvvisato con una rocambolesca fuga verso nord, fin oltre il confine italiano. E qui l&#8217;azione del romanzo decolla: famiglia di Elena all&#8217;inseguimento dei due rovinati e dietro, in pieno delirio, il padre di Guido, tale Morigero Combutta, tra colpi di scena, peripezie automobilistiche, furti di autobus e un pulmino di cristiani estremisti. L&#8217;approdo finale del rocambolesco viaggio è “Appearence, la capitale della finzione, la città dove sembrare è essere&#8230;” , e qui un&#8217;ulteriore svolta narrativa: la vicenda prende forme e contenuti diversi fino a sfiorare il patafisico.</p>
<p style="text-align: justify;">
Potremmo dire che <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Vaccari+Michele-shelf_BIT-Vaccari+Michele-p_1.html?a=312017">Vaccari</a> mette in scena delle realtà afferenti al quotidiano muovendo una critica feroce alla società contemporanea rea di basarsi esclusivamente sull&#8217;apparenza. Potremmo dirlo, certo, e senza grossi timori di smentite, ma&#8230; ma c&#8217;è qualcosa di più interessante, in Italian Fiction.</p>
<p style="text-align: justify;">Vaccari infatti riesce a creare un pacchetto narrativo solido basato su uno stile che esula dal banale,  per ricercare sempre un&#8217;originalità profonda, (uno stile basato anche su scelte lessicali di estremo realismo) molto spesso riuscendoci e rendendo così la narrazione a tratti addirittura epifanica. Il tema del viaggio, vero filo conduttore e spina dorsale della storia, viene utilizzato in maniera sapiente, tessendo un intreccio narrativo che attribuisce velocità e ritmo al racconto.</p>
<p style="text-align: justify;">
Italian Fiction, insomma è un gran bel trip, dal colore pulp allucinato.</p>
<hr />
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: <a href="http://www.webster.it/libri-italian_fiction_vaccari_michele_isbn-9788876380709.htm?a=312017">Italian Fiction</a><br />
</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Vaccari+Michele-shelf_BIT-Vaccari+Michele-p_1.html?a=312017">Michele Vaccari</a><br />
</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>:213</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Isbn Edizioni<br />
</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 13,00 euro</em></li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-italian_fiction_vaccari_michele_isbn-9788876380709.htm?a=312017"><strong>Acquista il volume su Webster.it</strong></a><em><br />
</em></li>
</ul>
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		<title>Intervista a Omar di Monopoli</title>
		<link>http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-omar-di-monopoli</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 12:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Righetto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[western pugliese]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/ferro-e-fuoco" rel="tag">Ferro e Fuoco</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/isbn-edizioni" rel="tag">Isbn Edizioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-righetto" rel="tag">Matteo Righetto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/omar-di-monopoli" rel="tag">Omar Di Monopoli</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/uomini-e-cani" rel="tag">Uomini e Cani</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/western-pugliese" rel="tag">western pugliese</a></p>Omar Di Monopoli (1971) vive e lavora in Puglia, a Manduria. Ha firmato la sceneggiatura di La caccia prodotto da Edoardo Winspeare. Vincitore nel 2008 del Premio Kihlgren Opera Prima &#8211; Città di Milano. Ha pubblicato per Isbn Uomini e Cani (2007) e Ferro e Fuoco (2008) primi due romanzi di una trilogia western-pugliese. Scrittore, [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-omar-di-monopoli' title='Intervista a Omar di Monopoli'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Di+Monopoli+Omar-shelf_BIT-Di+Monopoli+Omar-p_1.htmlt?a=312017"></a><a rel="attachment wp-att-6457" href="http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-omar-di-monopoli/attachment/schermata-2011-01-24-a-09-43-10"><img class="alignright size-full wp-image-6457" title="omar di monopoli 01" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/Schermata-2011-01-24-a-09.43.10.png" alt="" width="183" height="276" /></a>Omar Di Monopoli (1971) vive e lavora in Puglia, a Manduria. Ha firmato la sceneggiatura di La caccia prodotto da Edoardo Winspeare. Vincitore nel 2008 del Premio Kihlgren Opera Prima &#8211; Città di Milano. Ha pubblicato per Isbn Uomini e Cani (2007) e Ferro e Fuoco (2008) primi due romanzi di una trilogia western-pugliese.<br />
Scrittore, grafico e sceneggiatore. Da anni lavora nel mondo della piccola e grande editoria.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caro Omar, anzitutto quando e com’è nata questa tua grande passione per il western?</strong><br />
Credo che nell’innamoramento per il genere western, col suo prodigioso apparato di cappellacci, pistole e stivali di cuoio, risieda una tappa più o meno dovuta del percorso di crescita della maggior parte degli adolescenti maschi di questa parte di mondo. La mia personale passione si è alimentata davanti alle dozzine di pellicole «spaghetti» &#8211; anche quelle più becere &#8211; che le nascenti emittenti Tv locali dispensavano senza requie negli anni Ottanta. Poi però su quella visione «passiva» è andato innestandosi un gusto letterario per il genere, che è passato attraverso il mio amore per il fumetto, la narrativa gotica e tutt’un miscuglio pop che immagino sia il retaggio di chiunque oggi si cimenti a qualsiasi livello in campo artistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E l&#8217;idea generale di adattare questo genere alla tua terra in chiave contemporanea?</strong><br />
Quello fa parte di un percorso probabilmente più intimo. Suppongo sia maturato cogli anni e che rientri in un discorso di ricerca d’una propria «voce». A parte una serie d’influenze letterarie e cinematografiche molto pregnanti (che vanno dal Faulkner più sanguigno e sudista giù sino al Sam Peckimpah più truculento) c’è tutta una serie d’elementi che mi hanno spinto in questa direzione. Primo fra tutti sicuramente il fatto di essere cresciuto in una terra, la Puglia &#8211; quella più marginale e «di frontiera» &#8211; che è per sua natura isolata, crepata dal sole, sublime e ingovernabile proprio come quelle che Sergio Leone usava come scenario dei suoi film. E non è un caso che lo sceriffo cui il personaggio di Tuco fa saltare il cappello in Il Buono, il Brutto e il Cattivo fosse un figurante originario del mio paese. Già il Maestro aveva infatti capito che per rendere credibili i suoi cowboys e suoi pistoleri doveva scendere al Meridione, a scovarli tra le facce da peones che molto spesso ci ritroviamo noi «terroni».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-6459" href="http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-omar-di-monopoli/attachment/schermata-2011-01-24-a-09-43-18"><img class="alignleft size-full wp-image-6459" title="omar di monopoli 02" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/Schermata-2011-01-24-a-09.43.18.png" alt="" width="253" height="259" /></a>Nei tuoi libri la componente “visuale” è indiscutibilmente forte. Immagino pertanto che, oltre al cinema di Sergio Leone e gli spaghetti-western in generale, le tue influenze siano anche altre, o mi sbaglio?</strong><br />
Io penso di essere uno scrittore molto «visuale», mi porto appresso l’imprinting del grafico e dell’illustratore che ero in epoca universitaria, quando assieme a una truppa di altri aspiranti scrittori divulgavamo in fotocopie i nostri fumettacci underground &#8211; abbastanza risibili, a dirla tutta! – e sono comunque un grande appassionato di cinema (ho anche lavorato con Edoardo Winspeare, il regista pugliese cui si deve parecchia della riscoperta del Tacco d’Italia come sublime location di frontiera nell’ultimo decennio). E poi, al solito, ci sono i riferimenti letterari: non amo gli scrittori ossessionati dalla descrizione della psicologia dei personaggi, preferisco che essa venga a galla attraverso i loro comportamenti, i loro gesti, e facendo ciò adotto un procedimento che è eminentemente cinematografico (Leone ad esempio utilizzava di continuo i tic dei suoi personaggi per farci capire quanto fossero spregevoli e pericolosi). Elmore Leonard è uno di quegli scrittori davvero insuperabili nello scansare l’overflow da «flusso di coscienza», che pure tanti capolavori ha generato ma per il quale io personalmente non impazzisco (oppure, se vogliamo, più semplicemente non so gestire al meglio).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sono nati concretamente i romanzi Uomini e Cani e Ferro e Fuoco? Avevi già delle idee precise, sei partito da una storia vera, da un personaggio?</strong><br />
Ogni personaggio presente nei miei due romanzi (e nel prossimo in uscita il prossimo inverno) parte da un connotato reale, da un carattere che ho incontrato e conosciuto, probabilmente anche da pulsioni mie personali (il che non detiene a mio favore, visto il livello di truculenta efferatezza della quasi totalità dei personaggi che popolano il mio universo), però in linea di massima cerco di fondere caratteristiche disparate, frullo personalità combacianti finendo per ottenere ibridi che forniscano alla mia storia quel giusto apporto di esagerazione e verosimiglianza. Questo vale anche per i luoghi: le città di Languore o di Colle Capurzio sono scenari fittizi, ma sono in essi riconoscibilissime decine di città realmente esistenti nel Salento e nel Gargano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlaci del progetto della trilogia e soprattutto anticipaci qualcosa, se puoi farlo, del terzo romanzo.</strong><br />
Inquadrato il mio campo d’azione (un meridione iperbolico e sui generis attraverso il quale finisco per raccontare i reali problemi della mia terra) e considerando il buon successo di pubblico e critica del primo romanzo, ho facilmente intuito che col medesimo strumento potevo scandagliare zone meno note della Puglia. Ecco perché, dopo il Salento tutt’altro che scintillante e festoso di Uomini e cani sono passato al Gargano degli schiavi e delle pistolettate di Ferro e fuoco. Il terzo, ancora senza un titolo definitivo, è in fase d’ultimazione. Sarà ambientato stavolta nel Brindisino, che è una zona della mia regione ancora poco scandagliata dalla letteratura, tra faide di esponenti d’infimo livello della Sacra Corona Unita e, come spesso nei miei romanzi, cagnacci pronti a sguainare i denti. Ci saranno molte carcasse d’auto (e anche questa, direi, non è una novità).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-6460" href="http://sugarpulp.it/interviste/autori/intervista-a-omar-di-monopoli/attachment/schermata-2011-01-24-a-09-43-26"><img class="alignright size-full wp-image-6460" title="omar di monopoli 03" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/Schermata-2011-01-24-a-09.43.26.png" alt="" width="243" height="253" /></a>I temi trattati nei tuoi romanzi sono crudi e riguardano essenzialmente una realtà di emarginazione e violenza, eppure lo stile, la forma e la lingua da te usati (compresa la cura per le parlate dialettali) sono davvero meticolose. Penso ad esempio all&#8217;accostamento tra il dialetto e un italiano che a volte è davvero ricercato. Qual è il tuo approccio linguistico nei confronti delle storie che racconti?</strong><br />
Anzitutto c’è la necessità di rendere al meglio la parlata dei miei personaggi che sono spesso decisamente «borderline»: schiavisti, sciroccati, sfasciacarrozze e mafiosi d’accatto sono la fauna che popola i miei libri e naturalmente non posso fargli usare un linguaggio pulito e simmetrico, né troppo filmico. Al tempo stesso non ho alcuna intenzione di propormi come l’ennesimo epigono in salsa pugliese di un Camilleri o di un Niffoi, perciò mi sono semplicemente imposto di usare il dialetto in maniera copiosa ma cercando di renderlo fruibile in una maniera diversa dagli scrittori succitati (che contaminano il loro italiano con efficaci assonanze vernacolari). Io adotto l’escamotage di far dire una frase in dialetto stretto per poi farne ripetere il concetto in italiano più comprensibile dallo stesso personaggio che l’ha pronunciata o al suo interlocutore. È faticoso, talvolta un po’ macchinoso, ma contribuisce a definire uno stile che è tutto mio. Poi, certo, c’è la descrizione sontuosa e volutamente barocca della natura, quasi un contraltare aulico all’estrema violenza di certe situazioni. È uno stilema preso a prestito dai grandi della letteratura del Sud: non solo Faulkner ma anche l’irraggiungibile Flannery O’Connor, e poi McCarthy, Styron, Caldwell e via discorrendo (anche i nostri Fenoglio o Bonaviri era maestri in questo, e l’ultimo Vincenzo Pardini è a tal riguardo un vero must).&lt;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno degli aspetti secondo me più genuinamente affascinanti dei tuoi romanzi è la spietatezza, il cinismo che mi sembra tu provi nei confronti di tutti i tuoi personaggi. E&#8217; così o mi sbaglio?</strong><br />
Sì, è così, ed è una cosa che non va tanto giù ai miei conterranei, poiché in realtà da più di un decennio vi è un gruppo folto d’imprenditori e politici che stanno lavorando per espungere dall’immaginario collettivo l’idea di un Sud tutto Mala e disservizi, e io credo tra l’altro che questa gente (tra alti e bassi) stia facendo un lavoro esemplare, la Puglia da un pezzo è grande meta di turismo, anche culturale, e però io non ci sto a disegnarla solo come una terra esotica e satura di magia, il regno della pizzica e della taranta abilmente rappresentato dai depliant. Conosco l’inverno interminabile di quelle zone in cui nei mesi estivi sembra andare tutto a meraviglia, e tra la diossina dell’ILVA e quella di Cerano, l’abusivismo, la microcriminalità e la corruzione non c’è da stare gran che allegri. Certo, la Puglia e il Meridione in senso più generale sono evidentemente – e vivaddio! &#8211; anche altro, ma questo lo lascio raccontare alle Pro Loco locali e agli Enti turistici: loro sanno farlo meglio. Io sono uno scrittore di western neri come la pece, e quello che racconto è lo stupro nei confronti della natura, il decadimento morale ai danni dei più deboli e l’agonia inesorabile dei diritti civili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nato il tuo sodalizio con Isbn?</strong><br />
Nel più canonico dei modi: ho inviato loro Uomini e cani e gli è piaciuto molto. Qualche giorno dopo quel contatto mi hanno chiamato per un appuntamento e un solo mese più tardi stavamo già parlando di contratto e copertina. Loro sono davvero efficienti, tutti giovani e motivati, con un progetto editoriale ben delineato da portare avanti. Va anche detto che quel romanzo in particolare – sia chiaro, dopo un decennio di rifiuti con altre opere che evidentemente non erano ancora mature – colpì numerosi editori nazionali, e scegliere con chi pubblicare fu per me cosa non semplice. Devo però tutto a Massimo Coppola e a Giacomo Papi (allora editor di ISBN), poiché seppero guardare a me come uno scrittore di lungo raggio; hanno cioè saputo incanalare la mia energia in un percorso, non puntando esclusivamente (come fanno molti editori anche di grido) ad un romanzo da «una botta e via»…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Disco, libro, film preferito.</strong><br />
Naturalmente molti, difficile, quasi impossibile sceglierne uno solo per categoria. Dei western abbiamo già parlato, li amo tutti, sia americani che italici, anche quelli più scalcinati. Se dovessi fare una scelta originale (scartando cioè i Grandi Cineasti cui sarebbe ovvio guardare) direi che La casa del diavolo (the Devil’s Reject) di Rob Zombie è un horror che non mi stanco mai di rivedere, perché secondo me c’è tanto McCarthy sotterraneo, in quella pellicola. Come disco vado sul sicuro: la colonna sonora di L’assassinio di Jesse James, opera di Nick Cave e Warren Ellis assolutamente inarrivabile. Libro? Davvero arduo, sul serio. Direi che Luce d’Agosto, del buon vecchio William Faulkner occupa sicuramente il gradino più elevato della mia idea di letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa pensi del movimento Sugarpulp?</strong><br />
L’ho incontrato per caso in rete &#8211; via Luca Conti, il magico traduttore degli scrittori più cool americani &#8211; e mi è sembrato subito un’oasi refrigerante per uno cresciuto a pane e Joe R. Lansdale come il sottoscritto. Siete in postazione di riguardo nell’elenco dei preferiti del mio browser, e vi controllo di continuo, giuro…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grazie, Omar!</strong></p>
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		<title>Ferro e Fuoco</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 20:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Righetto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/ferro-e-fuoco" rel="tag">Ferro e Fuoco</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/isbn-edizioni" rel="tag">Isbn Edizioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/mahriela" rel="tag">Mahriela</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/omar-di-monopoli" rel="tag">Omar Di Monopoli</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pellicano" rel="tag">Pellicano</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/uomini-e-cani" rel="tag">Uomini e Cani</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/western-pugliese" rel="tag">western pugliese</a></p>mici della Barbabietola da Zucchero, se per caso non avete ancora letto nulla di Omar Di Monopoli, prendete carta e penna e segnatevi questo titolo: Ferro e Fuoco edito da Isbn, la casa editrice più pop dell'intero stivale.

Dopo Uomini e cani è infatti tornato, ancora più violento, cupo e incalzante, il western pugliese dell'originalissimo autore di Manduria. Con Ferro e Fuoco, il secondo romanzo di una trilogia western-pugliese, Omar Di Monopoli racconta il disastro morale di un’Italia impaurita, feroce e razzista. <table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/ferro-e-fuoco' title='Ferro e Fuoco'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2130" title="ferro-e-fuoco-di-monopoli" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/07/ferro-e-fuoco-di-monopoli.jpg" alt="ferro-e-fuoco-di-monopoli" width="210" height="326" />Amici della Barbabietola da Zucchero, se per caso non avete ancora letto nulla di Omar Di Monopoli, prendete carta e penna e segnatevi questo titolo: <em>Ferro e Fuoco</em> edito da Isbn, la casa editrice più pop dell&#8217;intero Stivale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo <em>Uomini e cani</em> è infatti tornato, ancora più violento, cupo e incalzante, il western pugliese dell&#8217;originalissimo autore di Manduria. Con <em>Ferro e Fuoco</em>, il secondo romanzo di una trilogia western-pugliese, Omar Di Monopoli racconta il disastro morale di un’Italia impaurita, feroce e razzista.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pieno di un’estate torrida e infernale, contrassegnata da terrificanti incendi dolosi, la riduzione in schiavitù degli immigrati di un campo di raccolta di pomidoro nelle campagne foggiane è scossa da un mistero: l&#8217;avvenente Mariehla, una  ragazza romena scelta come amante dal boss della zona chiamato “il Pellicano”, è stata massacrata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2125"></span>Ma chi può essere stato ad assassinarla? È stato forse Kazim, il turco, come tutti credono, o dietro questo omicidio si cela qualcosa di più torbido?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ferro e Fuoco</em> è il romanzo della fuga e della caccia, della vendetta e del tradimento, una storia che consacra Di Monopoli come grande autore di genere e senza dubbio come uno dei pochissimi scrittori capaci di proporre qualcosa di veramente originale nell&#8217;asfittico panorama editoriale nazionale. E non ho nessuna paura di dirlo ad alta voce. Finalmente uno scrittore vero, uno di quelli che hanno la narrazione nel sangue e che amano raccontare storie senza inutili ricami, senza fritti lirismi, patetiche contemplazioni dell&#8217;ombelico o solipsismi da quattro soldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui siamo di fronte ad un narratore dal talento puro e cristallino, che sa levarsi di torno quanto basta per lasciare spazio alla vera storia, nel solco della tradizione americana e dei suoi grandi narratori, da Faulkner a Lee Burke, passando per McCarthy e Crews, ai quali Di Monopoli spesso assomiglia davvero molto. Ma quando si leggono le storie di questo autore pugliese non possono non venire in mente anche le suggestioni strettamente legate al western, con riferimenti espliciti a Sam Peckimpah e soprattutto al nostro Sergio Leone, per non parlare di quei paradigmi di genere che rimandano a memoria il mito della conquista e della frontiera. E perché no, parallelismi con il crudo e rurale verismo di Verga, la cui incisività narrativa poggiava sull&#8217;impersonalità poetica dell&#8217;autore e sulla tragica ineluttabilità di un destino già segnato per i suoi personaggi (che in fondo, per dirla con Vicentini, è di per sé la cifra più intima del noir).</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, <em>Ferro e Fuoco</em> è esattamente così: una storia di violenza, di disperazione e di disperata sofferenza, un libro forte e crudo nel quale le vicende procedono in maniera serrata e coinvolgente, alternando l&#8217;italiano al dialetto locale (con dialoghi secchi e incisivi), con superbe descrizioni del territorio: tra le terre riarse del Gargano più selvaggio, più cupo, più spietato, dove i personaggi sono destinati inevitabilmente al fallimento, segnati da un destino certo e tragico, prede dei loro stessi primitivismi, della loro barbara violenza e della loro bieca ignoranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma va anche detto che si tratta di un libro fortemente connotato anche da aspetti iperbolici, votati all&#8217;esagerazione, alla gusto per la caricatura che spesso sfugge alla realtà, mostrandola deformata e mostruosa. E&#8217; chiaro che Di Monopoli, da grande cultore del western all&#8217;italiana, è in questo senso suggestionato dall&#8217;elemento grottesco, da quell&#8217;estetica del “brutto” e da quella cifra “pulp” che paradossalmente rende affascinanti ed epiche le sue storie, sempre dipinte a tinte pesanti, con profondi contrasti e chiaroscuri che dominano ogni scena.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi trattati nel romanzo sono duri e forti (si pensi al neoschiavismo, alla sottomissione degli extracomunitari al sistema del caporalato, alla violenza connaturata alla cultura gretta e rurale della provincia pugliese, allo sfruttamento della prostituzione, all&#8217;ignoranza votata al crimine, et cetera), ma nonostante le problematiche sottese e portate a galla dalla sua prosa, Di Monopoli ha, a mio modo di vedere, il nobilissimo merito di non voler fare con le sue storie mera denuncia sociale, o perlomeno di non volerlo fare come suo scopo primario. Perché la sua vocazione di narratore puro è, come dicevo poc&#8217;anzi, semplicemente quella di “raccontare storie”.</p>
<p style="text-align: justify;">E infine, me lo si lasci dire: finalmente un autore meridionale che trova il coraggio di raccontare un “certo” sud senza la necessità di ricorrere alla nauseabonda piaggeria del “politically correct”, al vittimismo e alla disonestà intellettuale che dipingono sempre il Mezzogiorno con usati stereotipi buonisti e perbenisti fatti soltanto di fastidiosi e patetici cliché, di cui, francamente, non se ne può più. Davvero un bel libro, questo <em>Ferro e Fuoco</em>, un romanzo da leggere assolutamente, nell&#8217;attesa della terza opera di Omar Di Monopoli che concluderà questa trilogia western-pugliese.</p>
<hr />
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: Ferro e Fuoco</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: Omar Di Monopoli</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>:123</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>:Isbn</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 14.00</em></li>
</ul>
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		<title>Bang! Bang!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 20:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/christopher-moore" rel="tag">Christopher Moore</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/elliot-edizioni" rel="tag">Elliot Edizioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/ferro-e-fuoco" rel="tag">Ferro e Fuoco</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/isbn-edizioni" rel="tag">Isbn Edizioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-righetto" rel="tag">Matteo Righetto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-strukul" rel="tag">Matteo Strukul</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/omar-di-monopoli" rel="tag">Omar Di Monopoli</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/suck" rel="tag">Suck!</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/vampiri" rel="tag">vampiri</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/western" rel="tag">western</a></p>Hola gringos! Come potete notare, la Barbabietola è di nuovo tra voi per segnalarvi altri due libri recensiti direttamente da Matteo Righetto e Matteo Strukul, i quali ci parlano rispettivamente: di Omar Di Monopoli e del suo durissimo western pugliese Ferro e Fuoco edito da Isbn, e di Suck!, una pirotecnica e vampiresca black comedy [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/bang-bang' title='Bang! Bang! '>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Hola gringos!</p>
<p style="text-align: justify;">Come potete notare, la Barbabietola è di nuovo tra voi per segnalarvi altri due libri recensiti direttamente da <strong>Matteo Righetto</strong> e <strong>Matteo Strukul</strong>, i quali ci parlano rispettivamente: di <strong>Omar Di Monopoli</strong> e del suo durissimo western pugliese <em>Ferro e Fuoco</em> edito da Isbn, e di <em>Suck!</em>, una pirotecnica e vampiresca black comedy di <strong>Christopher Moore</strong> uscita per Elliot. Due romanzi molto diversi tra loro, ma entrambi da non perdere per nulla al mondo. Bang! Bang! Mettete questi due colpi nella lista della spesa, dunque e&#8230;godetevi Sugarpulp fino allo stremo!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2160" title="omar-di-monopoli" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/07/omar-di-monopoli.jpg" alt="omar-di-monopoli" width="567" height="378" />OMAR DI MONOPOLI</p>
<p style="text-align: center;"><img class="noframe aligncenter" title="Matteo Righetto e Matteo Strukul" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2008/12/firme.jpg" alt="Matteo Righetto e Matteo Strukul" width="472" height="55" /></p>
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