Vedi di non morire

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Pagina 104: “E vi fate qualche domanda: «Sarei disposto, io, a pulire le camere a gas pur di restare in vita ancora per un mese? Potrei spingerla io, la gente, nei forni?» E vi sentite di merda”.

Per restare in vita in un campo di concentramento, magari anche solo per un giorno in più, cosa sareste disposti a fare? Siamo tutti eroi, siamo tutti in grado di offrire il petto alle baionette o, come il Robin Hood interpretato da Kevin Costner, a tenere fermi da soli il polso sul ceppo aspettando che il boia ce lo amputi, oppure, sotto sotto, la spintarella verso la camera a gas la daremmo pure noi, la tessera di partito – perché no? – la prenderemmo col sorriso sulle labbra e chi se ne frega di quel giornalista scomparso, ammazzato o zittito – che sono poi la stessa cosa -, tanto non era altro che un gran rompiballe?

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Intervista a Duane Swierczynski

duaneswierczynskiAbbiamo recensito qualche settimana fa quella meraviglia di romanzo che è “Uccidere o essere uccisi”, (Newton Compton Editori), un libro che esaspera tutto quello che qui a Sugarpulp ci manda in visibilio: azione, dialogo, ritmo, intreccio.

Insomma leggendo il romanzo di Duane Swierczynski, la sensazione, come ad esempio per Victor Gischler, è quella di stare su un auto che corre al massimo e potrebbe schiantarsi da un momento all’altro. Non è stato facile mettersi sulle tracce e avere un’intervista con Duane, letteralmente sommerso dalle deadline di consegna (oltre che romanziere è un richiestissimo sceneggiatore per le storie dei comics Marvel) ma lui, americano di Philadelphia, è stato alla fine così gentile da concederci un’intervista a dir poco corposa.

Roba da leccarsi i baffi: date un occhio qui sotto brothers…

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