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	<title>Sugarpulp.it &#187; Luca Conti</title>
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	<description>&#34;Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale&#34;</description>
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		<title>Il prezzo della vergogna</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Strukul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/clete-purcell" rel="tag">Clete Purcell</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/dave-robicheaux" rel="tag">Dave Robicheaux</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/hard-boiled" rel="tag">Hard boiled</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/il-prezzo-della-vergogna" rel="tag">Il prezzo della vergogna</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/james-lee-burke" rel="tag">James Lee Burke</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-strukul" rel="tag">Matteo Strukul</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a></p>Nuovo romanzo per il ciclo dedicato da James Lee Burke al detective Dave Robicheaux aka Streak. “Il prezzo della vergogna” è la seconda opera del maestro del Sud degli Sates pubblicato per i colori di Fanucci dopo il passaggio di consegne alla casa romana da parte della patavina Meridiano Zero. Va detto anzitutto che questo [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/il-prezzo-della-vergogna' title='Il prezzo della vergogna'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2820" title="ilprezzodellavergogna" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/10/ilprezzodellavergogna.jpeg" alt="ilprezzodellavergogna" width="200" height="306" />Nuovo romanzo per il ciclo dedicato da <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Burke+James+L-shelf_BIT-Burke+James+L-p_1.html?a=312017">James Lee Burke </a>al detective Dave Robicheaux aka Streak. <a href="http://www.webster.it/libri-prezzo_vergogna_burke_james_fanucci-9788834715178.htm?a=312017">“Il prezzo della vergogna”</a> è la seconda opera del maestro del Sud degli Sates pubblicato per i colori di Fanucci dopo il passaggio di consegne alla casa romana da parte della patavina Meridiano Zero. Va detto anzitutto che questo romanzo segna una serie di prime volte. La prima volta di Robicheaux e Purcell in Montana ad esempio, dunque lontani da New Iberia, Louisiana, e anche la prima volta che Luca Conti si misura con il Burke del ciclo dedicato a Robicheaux. Due novità che non guastano affatto, anzi.<span id="more-2819"></span> La traduzione di Conti rende oltremodo giustizia al testo, caratterizzato da una prosa tersa, fluida, ricca quanto efficace. Il passaggio dalla Louisiana al Montana cambia il paesaggio, la cornice, ma non il ruolo della natura e del territorio nel romanzo &#8211; ancora una volta, come sempre nella letteratura di Burke &#8211; autentici protagonisti della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, altra novità, per la prima volta il romanzo è quasi completamente incentrato sulla figura di Clete Purcell. E tutto questo, a dirla fino in fondo, segna una nuova giovinezza, per una serie ormai arrivata al diciassettesimo episodio.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, ci sono sempre i personaggi, le dinamiche, i meccanismi che hanno reso la saga del detective del bayou una fra le più riuscite e affascinanti dell’intero panorama dell’hard boiled americano. Ma gli aspetti appena segnalati, oltre a dare una bella freschezza alle pagine, aprono anche stuzzicanti opportunità narrative e prospettive nuove. L’analisi del personaggio di Clete, ad esempio, è fra le più complesse, toccanti e profonde degli ultimi dieci anni di crime statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">Le descrizioni dell’ambiente, sempre liriche e abbacinanti negli spicchi di ruscello che tornano spesso in questo volume, non solo lasciano a bocca aperta ma disegnano un ideale paradiso terrestre che rende attraverso la carta i colori e le scaglie di luce che avevano soggiogato tutti gli estimatori del film di Robert Redford: “In mezzo scorre il fiume”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una serie di magie insomma, ad opera di uno scrittore mai così in forma in tempi recenti.<br />
Un romanzo corale, con un gran numero di personaggi, tutti splendidamente caratterizzati, una trama nient’affatto prevedibile e il consueto ritmo maestoso, epico di un narratore straordinario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed allora la storia vede Dave, con la moglie Mary, e Clete in vacanza in Montana. Ma mentre quest’ultimo è a pesca si ritrova marcato stretto da un paio di sgherri di una famiglia di petrolieri texani, i Wellstone, per aver sconfinato nel territorio di loro proprietà. Contemporaneamente, una coppia di studenti finisce massacrata sulle colline sopra la città di Missoula e un galeotto fuggito da un carcere sulle Van Horn Mountains in Texas evade e si rifugia dopo una fuga rocambolesca presso la casa dell’ospite amico di Clete e Dave.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che Jimmy Dale Greenwood, l’evaso, è inseguito a distanza da Troyce Nix guardia carceraria omosessuale e violenta che è stato da lui pestato a morte e, sempe Greenwood, ha un passato da chitarrista country-blues le cui radici si saldano a quelle della storia dei Wellstone.</p>
<p style="text-align: justify;">
Un romanzo formidabile dunque, con un intreccio tanto complesso quanto avvincente, che incrocia almeno quattro grandi storie fra loro, andando un po’ alla volta ad annodare i fili di fatti e tragedie apparentemente indipendenti e slegati che arrivano via via a formare un nodo gordiano che Dave e Clete dovranno a tutti i costi sciogliere se vorranno restare in piedi fino alla fine.</p>
<p style="text-align: justify;">
Fra predicatori senza scrupoli, lesboagenti del Federal Bureau of Investigation, cantanti country, pazzi maniaci pronti a bruciare le proprie vittime, tirapiedi da quattro soldi e secondini sanguinari, si consuma un appassionante, vivido, coraggioso affresco in noir. E ricordate: qui il noir viene usato come colore per descrivere le tinte della storia perché mai come per Burke vale il concetto per cui la sua è letteratura d’alto lignaggio: da mettere a fianco a Steinbeck, Caldwell, Faulkner, Hemingway.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr />
<ul style="text-align: justify;">
<li><em><strong>Titolo</strong>: Il prezzo della vergogna (trad. di Luca Conti)<br />
</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: James Lee Burke<br />
</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>:492</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Fanucci<br />
</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 18,50 euro</em></li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-prezzo_vergogna_burke_james_fanucci-9788834715178.htm?a=312017"><strong>Acquista il volume su Webster.it</strong></a><em><br />
</em></li>
</ul>
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		<title>Caldi come l&#8217;inferno!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di spugna]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/colpo-di-spugna" rel="tag">Colpo di spugna</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/fabrizio-fulio-bragoni" rel="tag">Fabrizio Fulio Bragoni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/il-prezzo-della-vergogna" rel="tag">Il prezzo della vergogna</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/james-lee-burke" rel="tag">James Lee Burke</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/jim-thompson" rel="tag">Jim Thompson</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-strukul" rel="tag">Matteo Strukul</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/terrore-ad-harlem" rel="tag">Terrore ad Harlem</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/umberto-lenzi" rel="tag">Umberto LEnzi</a></p>Ciao belli, eccoci qua, caldi come l&#8217;inferno a tirar fuori lacrime e sangue per portarvi il meglio del noir e del pulp e di tutto il resto. Mentre impazza il dibattito, serratissimo, sul post noir, la crew di Sugarpulp recensisce con la penna di Matteo Strukul la nuova cavalcata di James Lee Burke &#8220;Il prezzo [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/caldi-come-linferno' title='Caldi come l'inferno!'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ciao belli,</p>
<p style="text-align: justify;">eccoci qua, caldi come l&#8217;inferno a tirar fuori lacrime e sangue per portarvi il meglio del noir e del pulp e di tutto il resto. Mentre impazza il dibattito, serratissimo, sul post noir, la crew di <strong>Sugarpulp</strong> recensisce con la penna di <strong>Matteo Strukul</strong> la nuova cavalcata di <strong>James Lee Burke </strong><a href="http://sugarpulp.it/critica/il-prezzo-della-vergogna-di-james-lee-burke"><em>&#8220;Il prezzo della vergogna&#8221;</em></a>, cinquecento pagine da sbavo tradotte da <strong>Luca &#8220;The Wizard&#8221; Conti </strong>e un classico di un genio del pulp noir americano: <a href="http://sugarpulp.it/critica/colpo-di-spugna-di-jim-thompson"><em>&#8220;Colpo di spugna&#8221;</em></a> di <strong>Jim Thompson</strong>. La nostra <strong>Gaia Conventi</strong> ha<a href="http://sugarpulp.it/category/interviste"> intervistato <strong>Eraldo Baldini</strong> e <strong>Barbara Baraldi</strong></a> a tema <em>&#8220;Halloween&#8221;</em> e <strong>Fabrizio Fulio Bragoni</strong> chiude il conto con il suo ineccepibile savoir faire e un bellissimo pezzo sull&#8217;ottimo <a href="http://sugarpulp.it/critica/terrore-ad-harlem-di-umberto-lenzi"><em>&#8220;Terrore ad Harlem&#8221;</em></a> di <strong>Umberto Lenzi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatevi sotto allora, guyz e state in campana,</p>
<p style="text-align: justify;">Sugarpulp lo fate voi</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2840" title="JimThompson" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/10/JimThompson.jpg" alt="JimThompson" width="650" height="428" /></p>
<p style="text-align: center;">JIM THOMPSON</p>
<p style="text-align: center;"><img class="noframe aligncenter" title="Matteo Righetto e Matteo Strukul" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2008/12/firme.jpg" alt="Matteo Righetto e Matteo Strukul" width="472" height="55" /></p>
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		<title>Un sudario non ha tasche</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 17:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Pelfini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/horace-mccoy" rel="tag">Horace McCoy</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/terre-di-mezzo" rel="tag">Terre di Mezzo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/un-sudario-non-ha-tasche" rel="tag">Un sudario non ha tasche</a></p>A quanto pare non sai molto di quel che succede, in questo tuo grande regno della libertà” [pag.153] dice, verso la fine del romanzo, Myra, la segretaria del protagonista Mike Dolan, un idealista giornalista d’assalto. In effetti sono gli interi Stati Uniti d’America ad uscirne a pezzi dallo strepitoso romanzo di Horace McCoy del 1937, [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/un-sudario-non-ha-tasche' title='Un sudario non ha tasche'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2485" title="Horace McCoy" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/09/Horace-McCoy1-143x214.jpg" alt="Horace McCoy" width="143" height="214" /></p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare non sai molto di quel che succede, in questo tuo grande regno della libertà” [pag.153] dice, verso la fine del romanzo, Myra, la segretaria del protagonista Mike Dolan, un idealista giornalista d’assalto.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti sono gli interi Stati Uniti d’America ad uscirne a pezzi dallo strepitoso romanzo di Horace McCoy del 1937, “Un sudario non ha tasche”. Parliamoci chiaro: tutto il mondo è paese e da nessuna parte il potente di turno, il prepotente panzone, che sia un sindaco oppure un geometra arrembante, ama che si parli troppo di lui e, a maggior ragione, che si vada a scoperchiare il vaso di Pandora che nasconde sotto il tappeto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non ci stupiamo troppo del nostro Paese o di qualche “democrazia” sudamericana, tendiamo troppo spesso a idealizzare quel “grande regno della libertà” che ci pare essere l’America. Già, l’America.<span id="more-2481"></span> Ma lo sbaglio è nostro e solo nostro, perché ci ostiniamo a declinare al singolare un qualcosa che invece è per definizione plurale, variabile, polimorfo. Cos’è l’America? È il primo emendamento alla Costituzione, quello che prevede che “Il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d’inoltrare petizioni al governo per la riparazione di ingiustizie” oppure è quella descritta da Horace McCoy, quella degli William Randolph Hearst, il magnate della carta stampata che nel 1898 gioca un ruolo fondamentale nello scoppio della guerra tra Usa e Spagna per Cuba, quello che sotterrando ogni parvenza di neutralità afferma perentorio: «Fornitemi le fotografie e io vi fornirò la guerra».</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Usa sono entrambe le cose, una enorme ed eterna contraddizione, sono contemporaneamente la patria del liberalismo più compiuto e l’ultima grande nazione schiavista, l’esportatore di libertà e di democrazia che, però, ancora negli anni ’60 ha posti riservati ai neri sui bus. È questa seconda America, potremmo definirla “the dark side of America”, ad essere raccontata in questo piccolo e misconosciuto gioiello di McCoy, in questo racconto che oscilla continuamente tra fiction e autobiografia, ma che come pochi ci racconta la Storia, quella fatta nelle strade e nella monotona e feroce quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Dolan è un perdente e le sue battaglie sono senza speranza, perché “sono tutte cose di dominio pubblico […], ogni città ha la stessa dose di problemi da affrontare. Fa parte del sistema, e tutti lo sanno. Se intendi soltanto sfiorare queste faccende vuol dire che hai proprio perso la testa” [pag. 49]. Sguazziamo nella merda e ci va bene così, è più comodo così e così fan tutti, “quel che succede a Colton capita in ogni città degli Stati Uniti. Le tangenti, la corruzione, l’ipocrisia, il patriottismo fasullo, è roba che si trova dovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Colton è un tipico esempio, un simbolo di questo marciume. Mettiamo che tu riesca a fermare questa faccenda del Klan o dei Crociati, quel che è. Mettiamo che tu riesca a farla finire proprio qui a Colton […], mettiamo che tu riesca a stroncare la loro attività qui a Colton. E il resto del Paese? Fin quando non riesci ad arrivare al cuore del problema, non servirà proprio a niente. Va bene, la fermi qui, quella gente. E tempo un mese rispunta fuori da qualche altra parte” [pag. 160].</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è speranza nell’autore di “They Shoot Horses, Don’t They?” (Non si uccidono così anche i cavalli? Ed. Terre di Mezzo), non c’è l’happy ending o “e alla fine arrivano i nostri”, bensì rimaniamo lì, fermi immobili, attoniti, forse increduli e sconfitti, con la nostra pala in mano, troppo piccola per spalare quel mare di immondizia che ci circonda. Il romanzo, come già accennato, è del 1937, settantadue anni sono trascorsi, ma siamo poi così sicuri che siano realmente passati?</p>
<hr />
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: Un sudario non ha tasche</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>:Horace McCoy</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>:219</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Terre di Mezzo (Trad. Luca Conti)</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 14,00 euro</em></li>
</ul>
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		<title>Il caso sbagliato</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 13:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Pelfini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
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		<category><![CDATA[Einaudi Stile Libero]]></category>
		<category><![CDATA[James Crumley]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Conti]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/einaudi-stile-libero" rel="tag">Einaudi Stile Libero</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/james-crumley" rel="tag">James Crumley</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a></p>Troppo spesso qualche sedicente fine intellettuale nel momento in cui apprende la nostra passione per il noir, il pulp e l’hard boiled storce il naso e inizia a guardarci come dei minus habens. Cosa ci può essere di interessante in ammazzamenti vari, furtarelli e sparatorie? Cosa si può dire dell’Uomo, della natura umana, della società o di chissà cos’altro con questo genere di letteratura che altro non è, secondo loro, che mero intrattenimento da terza fascia? Sicuramente queste persone, questi sciuri professoroni, non conosco James Crumley. In ogni libro da me recensito cerco di mettere in evidenza il non scritto, il messaggio, più o meno velato, che lo scrittore ha cercato di trasmettere con la sua opera. Ho scritto e riscrivo: SCRITTORE. Chi pratica il noir non è semplicemente un narratore, un povero alcolizzato che per sbarcare il lunario butta già duecento pagine di cazzate varie ed eventuali. Per chi non se ne fosse ancora accorto siamo andati molto al di là di Agatha Christie e dell’inevitabile maggiordomo assassino. Il noir, lungo la sua secolare storia, si è trasformato da semplice racconto del mistero capace di stimolare la curiosità e la fantasia di chi legge attraverso intrighi e indovinelli, una sorta di gioco di furbizia tra scrittore e lettore, in pretesto per raccontare la società che ci circonda – si veda, tanto per fare un paio di esempi, “Un sudario non ha tasche” di Horace McCoy del 1937 e “Corri, uomo, corri!” di Chester Himes del 1966 – oppure per cercare di sviscerare gli incubi, le inquietudini, le navigazioni di profondità dell’animo umano.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/il-caso-sbagliato' title='Il caso sbagliato'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2407" title="wrong-case" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/08/wrong-case.jpg" alt="wrong-case" width="225" height="350" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Troppo spesso qualche sedicente fine intellettuale nel momento in cui apprende la nostra passione per il noir, il pulp e l’hard boiled storce il naso e inizia a guardarci come dei minus habens.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Cosa ci può essere di interessante in ammazzamenti vari, furtarelli e sparatorie? Cosa si può dire dell’Uomo, della natura umana, della società o di chissà cos’altro con questo genere di letteratura che altro non è, secondo loro, che mero intrattenimento da terza fascia?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Sicuramente queste persone, questi sciuri professoroni, non conosco James Crumley.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span id="more-2403"></span>In ogni recensione cerco di mettere in evidenza il non scritto, il messaggio, più o meno velato, che lo scrittore ha cercato di trasmettere con la sua opera. Ho scritto e riscrivo: SCRITTORE. Chi pratica il noir non è semplicemente un narratore, un povero alcolizzato che per sbarcare il lunario butta già duecento pagine di cazzate varie ed eventuali. Per chi non se ne fosse ancora accorto siamo andati molto al di là di Agatha Christie e dell’inevitabile maggiordomo assassino.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Il noir, lungo la sua secolare storia, si è trasformato da semplice racconto del mistero capace di stimolare la curiosità e la fantasia di chi legge attraverso intrighi e indovinelli, una sorta di gioco di furbizia tra scrittore e lettore, in pretesto per raccontare la società che ci circonda – si veda, tanto per fare un paio di esempi, “Un sudario non ha tasche” di Horace McCoy del 1937 e “Corri, uomo, corri!” di Chester Himes del 1966 – oppure per cercare di sviscerare gli incubi, le inquietudini, le navigazioni di profondità dell’animo umano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">È in quest’ultimo insieme che, ad esempio, si colloca uno dei migliori romanzi della prima metà del 2009, quel “Vedi di non morire” di Josh Bazell di cui potete leggere la recensione pubblicata su Sugarpulp. Bazell, però, non è figlio di sé stesso, bensì ha alle spalle illustri predecessori tra i quali spicca James Crumley. Crumley, con il suo secondo romanzo – “Il caso sbagliato” – ma primo della sua fortunata carriera di romanziere noir, cambia le carte in tavola, il mistero nudo e crudo rimane nell’ordito della trama, ma ciò che acquista sempre maggiore rilevanza è il personaggio stesso, il protagonista, che non si limita più ad essere un superdetective da far invidia al Ris di Parma o ai minchioni di CSI, ma parla di sé stesso, delle sue paure, della sua solitudine, del suo sconforto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Tutto ciò, inoltre, continua poi a muoversi su uno sfondo sociale in costante mutamento: qui, ad esempio, il protagonista Milton Chester Milodragovitch terzo, deve affrontare gli anni Settanta che negli Stati Uniti d’America vedono le strade invase dall’eroina, una piaga che inizierà a mietere vittime senza troppo badare alla loro estrazione sociale. “Il caso sbagliato”, non a caso, è stato scritto in piena bufera. Era il 1975. La trama è a suo modo semplice e senza grosse impennate: una bonazza dai capelli rossi entra nello studio del nostro detective chiedendogli di ritrovare il suo fratellino.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Milo non ne capisce un cazzo di queste cose, ha passato la sua carriera a correre dietro ad adultere e casalinghe in calore, ma questa rossa è proprio bona e lui non ci mette molto a capire che ne potrebbe venire fuori una bella scopata. E accetta l’incarico. Le oltre 300 pagine scorrono lineari tra sbronze e dialoghi urticanti, lo spazio riservato al mistero e all’hard boiled vero è proprio è ridotto al minimo, quello che sembra aver interessato maggiormente</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Crumley è stata la narrazione di un’epoca, del mondo devastato dalla microcriminalità e dall’eroina di una media cittadina americana, l’immaginaria Meriwether. E poi lo scorrere senza senso della vita di Milodragovitch, un loser perennemente ubriaco e detective fallito. “Il caso sbagliato” non è probabilmente il miglior romanzo di Crumley, così come difficilmente lo possono essere delle opere prime, dimostrando tra le righe i segni tanto di una ingenua immaturità – per quel che riguarda la scrittura di un genere come l’hard boiled -, quanto, però, quelli di potenzialità insuperabili in grado di far scolpire il suo nome nell’Olimpo degli immortali di questo genere e, a dispetto dei fini intellettuali di cui dicevamo sopra, della letteratura.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Non a caso tre anni dopo, nel 1978, verrà pubblicato “L’ultimo vero bacio”, da tutti riconosciuto come il suo autentico capolavoro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">
<hr />
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: Il caso sbagliato</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>:James Crumley</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>:363</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Einaudi Stile Libero-Noir (Trad. Luca Conti)</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 17,50 euro</em></li>
</ul>
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		<title>Vedi di non morire</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 17:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Pelfini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[SugarBooks]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Josh Bazell]]></category>
		<category><![CDATA[Locano]]></category>
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		<category><![CDATA[Peter Brown]]></category>
		<category><![CDATA[Vedi di non morire]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/einaudi" rel="tag">Einaudi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/josh-bazell" rel="tag">Josh Bazell</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/locano" rel="tag">Locano</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/peter-brown" rel="tag">Peter Brown</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/vedi-di-non-morire" rel="tag">Vedi di non morire</a></p>agina 104: “E vi fate qualche domanda: «Sarei disposto, io, a pulire le camere a gas pur di restare in vita ancora per un mese? Potrei spingerla io, la gente, nei forni?» E vi sentite di merda”. 
Per restare in vita in un campo di concentramento, magari anche solo per un giorno in più, cosa sareste disposti a fare? Siamo tutti eroi, siamo tutti in grado di offrire il petto alle baionette o, come il Robin Hood interpretato da Kevin Costner, a tenere fermi da soli il polso sul ceppo aspettando che il boia ce lo amputi, oppure, sotto sotto, la spintarella verso la camera a gas la daremmo pure noi, la tessera di partito – perché no? – la prenderemmo col sorriso sulle labbra e chi se ne frega di quel giornalista scomparso, ammazzato o zittito – che sono poi la stessa cosa -, tanto non era altro che un gran rompiballe? Credo che sia molto difficile rispondere a queste domande, anche se la storia, le statistiche demoscopiche e Totò ci dicono che i caporali sono in numero largamente superiore rispetto agli uomini. <table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/vedi-di-non-morire' title='Vedi di non morire'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2102" title="vedi-di-non-morire" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/07/vedi-di-non-morire.jpg" alt="vedi-di-non-morire" width="200" height="311" /></p>
<p style="text-align: justify;">Pagina 104: “E vi fate qualche domanda: «Sarei disposto, io, a pulire le camere a gas pur di restare in vita ancora per un mese? Potrei spingerla io, la gente, nei forni?» E vi sentite di merda”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per restare in vita in un campo di concentramento, magari anche solo per un giorno in più, cosa sareste disposti a fare? Siamo tutti eroi, siamo tutti in grado di offrire il petto alle baionette o, come il Robin Hood interpretato da Kevin Costner, a tenere fermi da soli il polso sul ceppo aspettando che il boia ce lo amputi, oppure, sotto sotto, la spintarella verso la camera a gas la daremmo pure noi, la tessera di partito – perché no? – la prenderemmo col sorriso sulle labbra e chi se ne frega di quel giornalista scomparso, ammazzato o zittito – che sono poi la stessa cosa -, tanto non era altro che un gran rompiballe?</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2097"></span>Credo che sia molto difficile rispondere a queste domande, anche se la storia, le statistiche demoscopiche e Totò ci dicono che i caporali sono in numero largamente superiore rispetto agli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Josh Bazell con il suo romanzo d’esordio, “Vedi di non morire” (ed. Einaudi, traduzione di Luca Conti), cerca, attraverso le avventure/disavventure del protagonista, il medico Peter Brown, ex Pietro Brwna già killer della mafia per la famiglia Locano, di rispondere alla domanda intorno a cui ruota l’intero romanzo: cosa saresti disposto a fare pur di sopravvivere?</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto dolore sei disposto a infliggere e a sopportare? Per farlo il medico scrittore utilizza uno stile e un racconto costantemente borderline, un po’ pulp e un po’ commedia, un po’ storia di mafia vecchio stampo e un po’ non si capisce bene cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrazione scorre su un doppio binario. Da una parte c’è l’attualità: il dottor Brown, come tutte le mattine, si reca verso il proprio fottuto lavoro nel peggior ospedale della contea pronto alla routine quotidiana che poi, così routine e così quotidiana, proprio non sarà, visto che si ritrova come paziente un vecchio mafioso che proprio, credetegli, non deve morire. Dall’altra c’è un continuo flashback a raccontare la formazione etico professionale del vecchio killer Brwna, dai suoi esordi come assassino degli assassini dei nonni, all’affiliazione con la famiglia mafiosa dei Locano e, infine, ai motivi che lo porteranno a diventare un collaboratore di giustizia e a diventare il dottor Brown.</p>
<p style="text-align: justify;">In mezzo ci stanno tante di quelle invenzioni letterarie, di quelle trovate pulp che un po’ vi faranno sbellicare dalle risate e un po’ vi faranno distogliere gli occhi dal libro con una smorfia di autentico disgusto. Non solo qui non siamo nel campo della realtà, ma neanche della possibilità, come lo stesso Bazell ci avverte alla fine del libro. Ma a noi che importa? Questa è fiction, è arte, è letteratura e quello che dobbiamo fare è cercare di trovare una risposta individuale alla domanda collettiva con cui ho aperto questa recensione e senza la quale l’intera opera narrativa di Bazell perderebbe gran parte del proprio senso.</p>
<p style="text-align: justify;">
Ad esempio: se voi foste all’interno di una cella frigorifera, nudi e in attesa che un gruppo di mafiosi incazzati venga ad ammazzarvi, cosa sareste disposti a fare pur di uscirne vivi o, quantomeno, per cercare di armarvi e rendere la vita dei mafiosacci un po’ più difficile?  Leggetevi “Vedi di non morire” e quello che escogita Bazell/Peter Brown, a ragione un Ogm ottenuto dall’incrocio di Dr. House e Vincent Vega (alias John Travolta) di “Pulp fiction”. Se riuscite ad architettare una trovata migliore e più pulp per fottere la Grande Mietitrice, beh, fatecelo sapere.</p>
<hr />
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: Vedi di non morire</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: Josh Bazell (trad. Luca Conti)</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>: 322</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Einaudi</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 18,50</em></li>
</ul>
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		<title>Intervista a Luca Conti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 14:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste" title="View all posts in Interviste" rel="category tag">Interviste</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/charles-willeford" rel="tag">Charles Willeford</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/einaudi" rel="tag">Einaudi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/elmore-leonard" rel="tag">Elmore Leonard</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/fanucci" rel="tag">Fanucci</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/james-lee-burke" rel="tag">James Lee Burke</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/james-sallis" rel="tag">James Sallis</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/joe-r-lansdale" rel="tag">Joe R. Lansdale</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/traduzione-letteraria" rel="tag">Traduzione Letteraria</a></p>Dopo tanti autori americani ci pareva giusto intervistare un guru italiano del noir come Luca Conti, perché dietro a tante traduzioni di romanzi di Elmore Leonard, James Crumley, James Sallis, Joe R. Lansdale, James Lee Burke, Charles Willeford, Chester Himes c’è la sua mano. E poi come amiamo ripetere, la figura del traduttore nel mercato editoriale è fondamentale. A lui si devono le versioni in lingua italiana di tanti maestri del genere che amiamo...<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/intervista-a-luca-conti' title='Intervista a Luca Conti'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1704" title="luca-conti" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/05/luca-conti-160x106.jpg" alt="luca-conti" width="160" height="106" /><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><span>Dopo tanti autori americani ci pareva giusto intervistare un guru italiano del noir come Luca Conti, perché dietro a tante traduzioni di romanzi di Elmore Leonard, James Crumley, James Sallis, Joe R. Lansdale, James Lee Burke, Charles Willeford, Chester Himes c’è la sua mano. E poi come amiamo ripetere, la figura del traduttore nel mercato editoriale è fondamentale.<span id="more-1703"></span> A lui si devono le versioni in lingua italiana di tanti maestri del genere che amiamo, perciò avere un parere di Luca e conoscere le impressioni che ha maturato dopo tanti anni di lavoro in questo mondo sono elementi imprescindibili per capire e carpire molte cose, fra queste alcune peculiarità degli stili degli scrittori e succose anticipazioni su quello che arriverà sulle “nostre tavole”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Siamo davvero felici che Luca abbia accettato questa nostra intervista preparata a quattro mani, perciò ora bando alle ciance e dateci dentro, besos…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>L’INTERVISTA</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Come hai iniziato questa attività? Quali studi hai fatto, come ti sei proposto agli editori, quali sono stati i tuoi esordi nel campo della traduzione letteraria?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Sono evidentemente nato con una misteriosa passione per la parola scritta. Ho imparato a leggere e scrivere molto presto, a tre anni, ossessionato dalle lezioni televisive del maestro Manzi. E parallelamente all&#8217;italiano ho imparato anche l&#8217;inglese, grazie a un corso di lingue acquistato da mio padre ma da lui inutilizzato e che era del tutto privo di figure, basandosi invece su pagine e pagine di testo in italiano con la traduzione a fronte. Quindi, nel mio caso, si tratta proprio di <em>imprinting</em></span><span>. Penso e scrivo indifferentemente in due lingue fin dall&#8217;infanzia, e mi resta del tutto naturale. Poi ci sono stati normalissimi studi superiori e universitari, ma la passione per il tradurre è rimasta la stessa di 44 anni fa. In realtà, poi, fino al 2000 ho fatto tutt&#8217;altre cose; solo nel 2000, parlando con Luigi Bernardi &#8211; che all&#8217;epoca dirigeva Stile Libero Noir &#8211; è saltato fuori che Einaudi aveva acquistato i diritti di &#8220;Run&#8221; di Douglas Winter, romanzo che avevo letto in originale mesi addietro trovandolo fantastico. Allora, in maniera del tutto sconsiderata, gli ho chiesto se potevo provare a tradurlo io, e lui ha detto di sì. L&#8217;ho tradotto, è piaciuto, è stato pubblicato e da allora non ho più smesso. Bernardi ha tanti meriti, non ultimo quello di essere un grande talent-scout.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Quali sono le difficoltà maggiori che incontri nel tuo mestiere?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Il mal di schiena.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Prima di iniziare un lavoro di traduzione, ritieni che sia importante conoscere personalmente l&#8217;autore e parlare direttamente con lui? A tale proposito, ci puoi raccontare un aneddoto su un incontro in particolare?</strong></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: justify;">
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">No, non necessariamente. Ho conosciuto di persona quasi tutti gli autori che traduco ma, salvo rari casi, li conoscevo benissimo già prima, attraverso i loro romanzi. Chi mi è dispiaciuto non aver mai incontrato è Charles Willeford, che però è morto nel 1988 e io, all&#8217;epoca, facevo un altro mestiere.<img class="alignright size-medium wp-image-1705" title="hot-kid" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/05/hot-kid-140x214.jpg" alt="hot-kid" width="140" height="214" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Dicci chi, tra gli autori da te tradotti, è più “facile” degli altri e chi più “difficile.”</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Il più difficile di tutti, in assoluto, è Elmore Leonard, ma anche James Sallis non scherza. Leonard, in realtà, non è difficile tanto da tradurre quanto da &#8220;far funzionare bene&#8221; in italiano. Certe volte siamo al limite dell&#8217;intraducibilità. Chi mi rimane più facile è James Crumley, ma perché ormai mi sono immedesimato a tal punto nel suo modo di scrivere che so sempre in anticipo dove andrà a parare.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Come ti rapporti di fronte ad un uso massiccio dello slang?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Così bene che spesso mi dispiace quando non c&#8217;è&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Quanto guadagna un traduttore?</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Di sicuro assai meno di quanto dovrebbe, visti l&#8217;impegno e la fatica. Io non mi lamento, ma è anche vero che per raggiungere un reddito decoroso si è costretti a lavorare come matti, dimenticandosi di orari e di fine settimana, di vacanze estive e quant&#8217;altro.<strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Quanto tempo impieghi, mediamente, per tradurre un romanzo di circa 250 pagine?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Circa un mese, ma so di essere un&#8217;eccezione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Qual è stata la tua prima traduzione ufficiale?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Un grosso volume sulla storia del jazz, per un editore che non mi ha mai pagato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Cosa ti piace della lingua di James Lee Burke?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>La sua capacità ipnotica.</span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Come si svolge un lavoro di traduzione in coppia o in equipe? Ci si divide il lavoro per numero di pagine? Ognuno si occupa di qualche aspetto in particolare (chi dei dialoghi, chi delle sequenze narrative, chi descrittive)? Oppure è un lavoro di brain storming collettivo?</strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Ho sperimentato tutte le possibili soluzioni. Tutte hanno vantaggi e svantaggi. Alla fine, però, torno sempre volentieri alle traduzioni «in solitaria».</p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1706" title="sotto-un-cielo-cremisi" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/05/sotto-un-cielo-cremisi-133x214.jpg" alt="sotto-un-cielo-cremisi" width="133" height="214" />Tu hai tradotto per Einaudi Stile Libero-Big una raccolta di racconti di Lansdale molto particolare, eterogenea e variegata, parliamo de “In un tempo freddo e oscuro”, e proprio per queste caratteristiche non crediamo sia stato un lavoro facile. Ce ne vuoi parlare? </strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">In realtà lo ricordo come un lavoro assai semplice, ma è pur vero che la lingua e lo stile di Lansdale mi restano molto congeniali. Devo anche dire che mi piace moltissimo tradurre racconti, ed è un peccato che l&#8217;editoria italiana li consideri un genere a rischio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Qual è il tuo approccio ad un romanzo da tradurre? Spiegaci il tuo metodo di lavoro.</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Il mio approccio è banalissimo. Traduco tutto il libro e lo rivedo solo al termine, senza tappe intermedie. Preferisco rileggerlo tutto intero, non man mano che vado avanti nella traduzione.<strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Qual è il tuo scrittore preferito e perché?</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Charles Willeford. Perché? Perché mi ha impedito di diventare uno scrittore. I romanzi che avrei voluto scrivere li aveva già scritti tutti lui.</p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Al di là delle storie e dei contenuti, qual è, secondo te, la “cifra” linguistica di Elmore Leonard, quella che lega “Tutti i racconti western”, “The Big Bounce” e “Hot Kid”?</strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Raccontare una storia come se l&#8217;autore non esistesse. Farla uscire tutta dal dialogo e dalle azioni dei personaggi. Da lettore, se c&#8217;è una cosa che mi infastidisce non poco è il continuo intervento di un autore nella storia. Non sopporto quei romanzi il cui autore deve sempre spiegare al lettore cosa sta succedendo, fin nei minimi dettagli.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Qual è il tuo personaggio preferito di Lansdale?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Bob il dinosauro, che quando torna da Disneyland comincia a farsi le canne.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Se tu fossi un personaggio di Leonard, quale saresti?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Jack Foley di “Out of Sight”<em> </em></span><span>e del nuovo “Road Dogs”, soprattutto perché non mi sarebbe dispiaciuto essere George Clooney&#8230;</span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Fra i molti autori importanti che hai tradotto ci piace ricordare James Sallis, uno scrittore a cui crediamo tu possa essere molto legato visto che per Giano hai tradotto sette suoi romanzi. Come definiresti Sallis: un innovatore o un reazionario del noir? Insomma secondo te ha apportato delle novità al genere o è invece assolutamente classico?</strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Sallis è un eversore del noir. E&#8217; un autore che conosce benissimo le regole del genere e, proprio per questo, non si fa alcuno scrupolo nel violarle tranquillamente.</p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Sempre a proposito di Sallis, colpisce di uno come lui la sua capacità di “frequentare” e “sperimentare” forme narrative diverse: dalla critica musicale alla scrittura di biografie, come quella dedicata a Chester Himes, e poi naturalmente i romanzi. Come “entrano” secondo te queste sue diverse cifre nelle sue storie?</strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Sallis è tutte queste cose e altre ancora, tutte assieme. Toglierne anche solo una impedisce di apprezzare le altre. L&#8217;arte di Sallis è data dalla somma di tutti questi fattori, e non c&#8217;è distinzione tra romanzi, racconti, poesie, critica musicale, biografie.</p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Qual è la differenza secondo te fra il Turner de “Il bosco morto” di Sallis e il Robicheaux di “Sunset Limited” o “Swan Peak” di Burke?<img class="alignright size-medium wp-image-1707" title="il-bosco-morto" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/05/il-bosco-morto-134x214.jpg" alt="il-bosco-morto" width="134" height="214" /><br />
</strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">La morale cattolica e, soprattutto, il senso di colpa, che in Burke è sempre determinante, nel bene e nel male.</p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Recentemente è mancato uno dei grandi del genere, parliamo di James Crumley, uno che ha influenzato intere generazioni di autori. Ci parli di due romanzi chiave come “La terra della menzogna” e “Il caso sbagliato” da te tradotti per Einaudi. Perché secondo te Crumley è stato così importante per il noir americano?</strong></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Perché ha portato Chandler alle estreme conseguenze e non ha avuto paura di riscriverne i romanzi, smitizzando la figura del detective senza macchia e senza paura.</p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>James Crumley diceva che “lo scrittore mediocre copia mentre quello bravo ruba”. Quanto conta leggere e studiare i classici del genere per acquisire gli strumenti per diventare un autore, insomma quanto conta il mestiere e quanto il talento?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Tutti gli autori di cui abbiamo parlato avevano (e hanno) uno smisurato talento, ma anche un mestiere acquisito con gli anni. Crumley ha pubblicato relativamente poco, ma ha scritto e gettato via almeno dieci volte tanto. Leonard è nato con uno straordinario talento di <em>storyteller</em></span><span>, ma l&#8217;ha affinato con un duro lavoro quotidiano che continua tutt&#8217;oggi, alla bella età di 84 anni.</span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="text-align: justify;"><strong>Victor Gischler, Patrick Quinlan, Duane Swierczynski, Charlie Huston: sono loro la new wave del noir americano?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Direi di sì, aggiungendo per esempio il Charlie Newton di “Calumet City”<em> </em></span><span>e il Will Beall di<em> </em></span><span>“L.A. Rex”, più molti altri che ancora devono dimostrare la tenuta sulla lunga distanza.<strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1708" title="il-caso-sbagliato" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/05/il-caso-sbagliato-139x214.jpg" alt="il-caso-sbagliato" width="139" height="214" />Quali sono le tue prossime traduzioni in uscita? Facci qualche anticipazione…</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">“Vedi di non morire” di Josh Bazell e “Killshot” di Elmore Leonard (entrambi per Stile Libero), “City Hall” di Robert Rotenberg (Giano) e “Swan Peak” di James Lee Burke (Fanucci). Poi, c&#8217;è molto altro in pentola, a cominciare dalla nuova edizione di “Corri uomo corri” di Chester Himes (Meridiano Zero).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>La <em>next big thing</em></strong></span><span><strong> in Italia per il noir secondo Luca Conti?</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli autori? Josh Bazell, senza alcun dubbio. Se il suo secondo romanzo sarà al livello del primo, credo che Bazell possa marchiare a fuoco i prossimi anni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Fra poco Joe Lansdale sarà in Italia per presentare il nuovo romanzo “Sotto un cielo cremisi” in uscita per Fanucci. Traduzione di Luca Conti, <em>of course</em></strong></span><span><strong>. Com’è questa nuova avventura di Hap e Leonard?</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="text-align: justify;">Secondo me &#8211; e qui parlo da lettore &#8211; una delle migliori. &#8220;Capitani oltraggiosi&#8221; mi aveva deluso un po&#8217;. Questa, invece, è scoppiettante.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><strong>Speriamo che Sugarpulp ti piaccia, che idea te ne sei fatto?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>La vedo come un&#8217;iniziativa importante, soprattutto se avrete la tenacia di resistere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><span> <img class="noframe aligncenter" title="Matteo Righetto e Matteo Strukul" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2008/12/firme.jpg" alt="Matteo Righetto e Matteo Strukul" width="472" height="55" /></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Enjoy Sugarpulp!</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 14:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/luca-conti" rel="tag">Luca Conti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-righetto" rel="tag">Matteo Righetto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-strukul" rel="tag">Matteo Strukul</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/savana-padana" rel="tag">Savana Padana</a></p>Cari Gringos, Eccoci di nuovo qui, mai stanchi di proporvi nuove e interessanti suggestioni letterarie sul pianeta di Sugarpulp. Dopo l&#8217;Evento #3 di venerdi scorso infatti, eccovi pronta -nella nostra pagina di Critica-  una recensione esplosiva di Savana Padana a firma di Matteo Strukul. Si arricchisce anche il nostro carnet relativo agli “incontri” con l&#8217;autore [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/enjoy-sugarpulp' title='Enjoy Sugarpulp!'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari Gringos,</p>
<p style="text-align: justify;">Eccoci di nuovo qui, mai stanchi di proporvi nuove e interessanti suggestioni letterarie sul pianeta di Sugarpulp. Dopo l&#8217;Evento #3 di venerdi scorso infatti, eccovi pronta -nella nostra pagina di Critica-  una recensione esplosiva di <strong>Savana Padana</strong> a firma di <strong>Matteo Strukul</strong>. Si arricchisce anche il nostro carnet relativo agli “incontri” con l&#8217;autore con un&#8217;intervista esclusiva al grande <strong>Luca Conti</strong>, traduttore in Italia nientemeno che di scrittori del calibro di Elmore Leonard, Joe R. Lansdale, James Lee Burke e molti altri autori di primissimo livello. Quindi, come potete vedere, Sugarpulp è sempre sulla cresta dell&#8217;onda!</p>
<p style="text-align: justify;">So stay with us, and enjoy Sugarpulp!</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1720" title="presentazione-savana-padana" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/05/presentazione-savana-padana1.jpg" alt="presentazione-savana-padana" width="604" height="453" /></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="noframe aligncenter" title="Matteo Righetto e Matteo Strukul" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2008/12/firme.jpg" alt="Matteo Righetto e Matteo Strukul" width="472" height="55" /></p>
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