E morì a occhi aperti

Fu trovato dietro i cespugli di fronte alla Casa del Divin Verbo in Albatross Road, nel West 5. Era la sera del 30 di marzo, all’ora di punta. Faceva un freddo terribile, e un impiegato che stava tornando a casa, appartatosi per un improvviso bisogno, era inciampato sul corpo“.

Così si apre “E Morì A Occhi Aperti”, romanzo di Derek Raymond originariamente uscito nel 1984. Lui, Raymond, non ha bisogno di presentazioni. Uno stile asciutto, rapido, diretto e privo di astratte seghe mentali, che tuttavia riesce ad andare in profondità nella vicenda che ritrae, quasi si trattasse di un viaggio mentale nella vita della vittima.

Charles Staniland, un uomo solo, con un passato oscuro, una famiglia spezzata alle spalle e la vita piegata dall’alcolismo, è il cadavere orrendamente sfigurato e macilento attorno al quale si concentrano le indagini del nostro eroe, il Sergente. Altro, di questo ironico e diretto anti-paladino, non lo sappiamo. Soprattutto, Raymond non ne rivela mai il nome.

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Nella casa del diavolo

"Nella casa del diavolo" di Alec Covin

Salutato in patria come “l’erede di Stephen King”, Alec Covin è, a dispetto della giovane età, uno dei più quotati nuovi talenti del thriller francese.

“Nella Casa del Diavolo”, che segue  “la Setta dei Lupi Sanguinari” per quanto concerne le traduzioni in italiano, è un continuo intrecciarsi di situazioni al limite del paranormale, follia, paranoia ed un opprimente senso di angoscia così vivo da colpirvi tremendamente allo stomaco, quasi si trattasse di immagini vivide, cinematografiche. Continue reading



Palude

"Palude" di Enrico Astolfi

Personalmente, sono sempre stato attratto da luoghi come Ferrara.

Una città piccola, con un centro storico schietto e facilmente attraversabile a piedi o in bicicletta, eppure abbagliata dalle luci dell’enorme polo chimico a così breve distanza dall’abitato. Una facciata che nasconde in realtà un lato nascosto, dunque.

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Oltre il confine

Iniziamo dalle considerazioni finali, per una volta: “Oltre il confine”è annoverabile tra le “Top Stories” di Cormac McCarthy, all’interno di una produzione già di suo fenomenale.

Il romanzo si colloca idealmente come seconda parte della “Trilogia della frontiera”, costituita, oltre ad esso, dal precedente “Cavalli Selvaggi” e dal successivo “Città della pianura”, quest’ultimo vero e proprio anello di raccordo tra i suoi predecessori, presentandone entrambi i protagonisti, John Grady Cole e, arriviamo al dunque, Billy Parham. Continue reading