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	<title>Sugarpulp.it &#187; Marilù Oliva</title>
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	<description>SUGARPULP: il Nordest, la Bassa, la grande Pianura Padana non sono più - da oggi - un Paese per vecchi.</description>
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		<title>Spartaco il gladiatore</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 10:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/mauro-marcialis" rel="tag">mauro marcialis</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/recensioni" rel="tag">recensioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/spartaco" rel="tag">spartaco</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarbooks" rel="tag">SugarBooks</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Cosa resta di un  mito, quando il mito è consumato? Cosa resta di un sogno di libertà, quando si infrange contro la ragion di stato e contro un’economia che si basa proprio sulla negazione di quella libertà? È immenso, Spartaco, lo &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/critica/spartaco-il-glaidatore">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/spartaco-il-glaidatore' title='Spartaco il gladiatore'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://img2.webster.it/BIT/524/9788804595243g.jpg" alt="" width="140" height="216" /><strong>Cosa resta di un   mito, quando il mito è consumato? </strong>Cosa resta di un sogno di libertà,  quando si infrange contro la ragion di stato e contro un’economia  che si basa proprio sulla negazione di <em>quella libertà</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">È immenso, Spartaco,  lo schiavo trace a capo della rivolta servile che nel 73 a.C. scoppia  nella scuola gladiatoria di Capua, diretta dal lanista Lentulo Batiato.  Nessuno sfugge al suo fascino, alla robustezza del suo corpo che si  imprime negli occhi dell’osservatore. Poderoso ed elegante, il corpo  è segnato da una mappa di cicatrici, Spartaco non parla mai e sembra  avere la completa padronanza delle proprie emozioni. La fatica non lo  assilla, il grande contegno lo rende carismatico.</p>
<p style="text-align: justify;">La ribellione che  porta avanti ha un successo inaspettato, le vittorie si sommano,  l’utopia  sta per concretizzarsi nonostante l’incalzare delle legioni romane.  E la <em>Res Publica</em> viene quasi minacciata. <span id="more-4004"></span>Il fatto passa di bocca  in bocca, gli eventi sono camaleonti in mano alla Fama: «La rivolta  stessa appare ambigua e il confine tra onore e infamia, tra giustizia  e imbroglio, è confuso».</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro al simbolo  della rivolta incarnato nel trace, si staglia un sottobosco di umanità  – quella dei compagni di disavventura, gli altri schiavi – cui Marcialis   dà una precisa giustificazione storica. <strong>Gli schiavi sono cose,  nient’altro  che <em>res</em></strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">«Sono le fondamenta dell’economia romana: pastori  e contadini, soprattutto. Sono i pilastri dell’amministrazione pubblica,   serbatoi di manodopera per gli appaltatori edili. Sono uomini  sacrificabili  negli spettacoli gladiatori o come mangime per le belve. Sono amanti  accondiscendenti e potenti, <em>per forza</em>.<br />
Schiavi: Roma ne è  colma. Se il padrone non applica loro il collare o non marchia la loro  pelle coi puntelli roventi, è difficile distinguerli dai plebei. <strong>Non  hanno alcun diritto, come gli animali. </strong>La loro sopravvivenza è  strettamente  legata all’obbedienza e all’efficienza che dimostrano. Lo sono per  discendenza diretta, per deportazione. Lo diventano per i crimini  commessi  o per estinguere i debiti di famiglia. Si è schiavi per molti motivi:  lo sono bambini indesiderati, prigionieri di guerra, debitori  insolventi,  incendiari».</p>
<p style="text-align: justify;">“Spartaco il  gladiatore”  è uno dei sei capitoli previsti dal progetto editoriale denominato  “Il romanzo di Roma” sponsorizzato da Valerio Massimo Manfredi.  <strong>La struttura prevede quattro diversi piani narrativi</strong>: sono presenti  un <em>flash-forward</em> (afferente i ludi in un Circo Massimo adattato  ad anfiteatro) e tre parti che scortano, alternandosi, le vicende dei  personaggi Floro (un valoroso legionario romano che combatterà la sua  battaglia più ardua a livello interiore, mettendo in discussione i  valori dogmatici della cultura romana), Claudia (una ragazza bellissima  che s’innamorerà di un giovane schiavo della sua domus e che sarà  costretta ad assistere suo malgrado al crollo di tutte le sue  aspettative)  e Decio (un ex legionario ingiustamente ridotto a schiavo e destinato  alla scuola gladiatoria di Batiato, il quale abbraccerà la causa  dell’uomo  che alla fine chiamerà fratello, Spartaco appunto).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marcialis è  uno scrittore puro. </strong>Uno di quelli che scrivono per seguire un istinto  primordiale e non per vanità. E lo fa seriamente, nonostante l’altro  lavoro in Guardia di Finanza, nonostante gli impegni e il tempo ridotto.   Lo fa con cognizione di causa, trasmutando nelle pagine la vita quale  essa è. E poco importa che sia una vita consumata tra illusioni  televisive  contemporanee (mi riferisco a “Io &amp; Davide”, Piemme 2008) o  un’esistenza vissuta 2000 anni fa. La documentazione è certosina,  l’acribia con cui affronta un passato non sempre chiaro e l’<em>inventio</em> cui ricorre laddove la licenza lo consente sono mirabili. Così  ricostruisce  uno stato antico con i suoi valori: <em>auctoritas, decorum, sobrietas,  fides, sacralitas, pietas</em>. Così le ambientazioni sono fotografate  sia che si tratti di scorci cittadini sia di accampamenti militari.  Gli usi e i costumi sono disvelati anche nei dettagli, dalle tuniche  alle parrucche ai trucchi cui le donne ricorrevano per impreziosire  la loro bellezza:</p>
<p style="text-align: justify;">«Il suo viso è stato sbiancato con radici di melone  e bulbi di narciso. Le schiave le hanno applicato l’inchiostro di  seppia intorno agli occhi e le labbra sono state colorate con il rosso  acceso del cinabro». Non mancano i giochi terribili cui migliaia di  spettatori assistevano avidi ed esultanti. Al Circo la plebe veniva  distratta dai veri pensieri, come prevedevano i grandi burattinai del  potere:<em> </em>«Lo spettacolo non concede pause. È una delle  caratteristiche  della rassegna: intrattenere, sempre, non lasciare il vuoto, mai, perché   il vuoto potrebbe essere invaso dai dubbi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è un  libro storicamente notevole e letterariamente eccellente. </strong>Perché, oltre  a una narrazione che rapisce il lettore, l’autore ha ricostruito senza  orpelli onori e miserie di quella Roma repubblicana realmente esistita,  così caotica, così contraddittoria, così grande. Nonostante gli enigmi  e gli agguati, Marcialis si è innamorato della città eterna, non ci  sono dubbi. Basta aprire il libro e leggere anche solo una breve  citazione  che lo scrittore le dedica:</p>
<p style="text-align: justify;">«Roma è gloria  artefatta.  È onore manipolabile. Roma è un’impresa illecita. È affabulazione  e ipocrisia.<br />
Roma con le sue gambe  possenti, le colonne di travertino del Foro e le sue braccia  accoglienti,  coi templi degli dèi, per compatirsi e giustificare la propria natura  corrotta».</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr />
<ul>
<li>Titolo: <a href="http://www.webster.it/libri-spartaco_gladiatore_romanzo_roma_marcialis-9788804595243.htm?a=312017">Spartaco, il gladiatore. Romanzo di Roma.</a></li>
<li>Autore: <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Marcialis+Mauro-shelf_BIT-Marcialis+Mauro-p_1.html?a=312017">Mauro Marcialis</a></li>
<li>Numero di pagine: 375</li>
<li>Editore: Mondadori</li>
<li>Prezzo: Euro 19.00</li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-spartaco_gladiatore_romanzo_roma_marcialis-9788804595243.htm?a=312017">Acquista     il libro su Webster.it</a></li>
</ul>
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		<title>“Ti voglio credere”: intervista a Elisabetta Bucciarelli</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 14:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste" title="View all posts in Interviste" rel="category tag">Interviste</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/elisabetta-bucciarelli" rel="tag">Elisabetta Bucciarelli</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/giallo" rel="tag">giallo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/thriller" rel="tag">thriller</a></p>Vincitrice del premio Fedeli, finalista allo Scerbanenco, scrittrice, sceneggiatrice, conduttrice di frizzanti (e interessanti) interviste per la web-emittente Booksweb nonché docente di scrittura, Elisabetta Bucciarelli ha appena pubblicato per Kowalski il suo quinto romanzo, “Ti voglio credere”. Protagonista è il &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/interviste/ti-voglio-credere%e2%80%9d-intervista-a-elisabetta-bucciarelli">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/ti-voglio-credere%e2%80%9d-intervista-a-elisabetta-bucciarelli' title='“Ti voglio credere”: intervista a Elisabetta Bucciarelli'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3876" title="IMG_0329.JPG" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2010/05/IMG_0329.JPG-142x214.jpg" alt="" width="142" height="214" />Vincitrice del premio Fedeli, finalista allo Scerbanenco, scrittrice, sceneggiatrice, conduttrice di frizzanti (e interessanti) interviste per la web-emittente Booksweb nonché docente di scrittura, <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Bucciarelli+Elisabetta-shelf_BIT-Bucciarelli+Elisabetta-p_1.html?a=312017"><strong>Elisabetta Bucciarelli</strong></a> ha appena pubblicato per Kowalski il suo quinto romanzo, “<a href="http://www.webster.it/libri-ti_voglio_credere_bucciarelli_elisabetta-9788874966776.htm?a=312017">Ti voglio credere”</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Protagonista è il suo personaggio letterario, <strong>ispettore Maria Dolores Vergani</strong>, questa volta alle prese con un doppio isolamento, costretto e volontario. Da un lato è infatti agli arresti domiciliari in casa dei genitori, dall’altro è ingabbiata nei controsensi di un’etica indotta a misurarsi con le leggi umane e con una realtà sempre meno palpabile.E gli altri, volenti o nolenti, ne sono i tasselli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accusa per gli arresti è grave: <strong>omicidio volontario</strong>. Ma quando si confronta coi suoi ricordi, la Vergani si smarrisce nella nebbia e le certezze della memoria sono pochissime: il luogo, <strong>un bosco della Val d’Aosta</strong>. Davanti ai suoi occhi c’era un uomo col fucile puntato contro di lei, alle spalle una donna colpevole di abuso sui minori. E poi? Qualche passaggio, il coltello contro la donna, dopo il buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono i tasselli mancanti, ma è soprattutto la sua esigenza di verità che la spingono ad avvalersi della facoltà di non rispondere. <strong>Eppure basterebbe così poco, una menzogna per sfuggire alla galera e a tanti altri problemi&#8230; </strong>Non ci sta, l’ispettore. Nel frattempo collabora “clandestinamente” e con discrezione alle indagini della questura di Milano, nonostante il divieto di agire imposto dalla legge. Colpa del fidato Funi, della sua mania di andarla a trovare, farle rapporto e cercare nelle sue intuizioni la strada giusta. Ma sentiamo un po’ cosa risponde l’autrice alle nostre domande curiose…</p>
<p><strong><span id="more-3875"></span>“Ti voglio credere”. Un titolo in prima persona, come nel precedente romanzo. In questo caso con una forte connotazione intenzionale e l’accento posto su un verbo che implica fiducia. La fiducia, imbrogliata, solida o interrotta è il pilastro su cui si basano le grandi tematiche che affronterai. Ti chiedo innanzitutto di parlarci del titolo, dal punto di vista strutturale. Come lo hai scelto? È stato un’intuizione o una soluzione studiata a lungo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webster.it/libri-ti_voglio_credere_bucciarelli_elisabetta-9788874966776.htm?a=312017">&#8220;Ti voglio credere”</a> è nato in casa editrice dopo la lettura del romanzo, l’ho accolto subito perché annuncia più di un senso. E’ una dichiarazione che prevede un atto di fiducia estremo ma allo stesso tempo una resa, non posso fare a meno, non ho alternative. Credere è un atto individuale che merita riflessioni, come il perdono, appunto. E costringe al confronto continuo con le nostre piccole menzogne quotidiane, gli opportunismi alla ricerca del quieto vivere. L’accoglienza della mediocrità scambiata per eccellenza. Menzogne che sono nelle nostre coppie, nelle famiglie, nelle relazioni professionali quotidiane e che poi ritroviamo anche nella politica e nel vivere sociale. Se accettiamo le prime e soprattutto le frequentiamo, non possiamo indignarci per le seconde. Quindi l’unica via perseguibile può erroneamente sembrarci quella di credere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La memoria individuale e la sua alterazione. Come Maria Dolores Vergani la conserva, quanto la memoria è dubbio, quanto certezza, quanto frammento contaminato dal presente?</strong></p>
<div id="attachment_3878" class="wp-caption alignright" style="width: 216px"><a rel="attachment wp-att-3878" href="http://sugarpulp.it/interviste/ti-voglio-credere%e2%80%9d-intervista-a-elisabetta-bucciarelli/attachment/_mg_1572b-2"><img class="size-large wp-image-3878" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="_MG_1572b" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2010/05/MG_1572b1-1024x725.jpg" alt="" width="206" height="146" /></a><p class="wp-caption-text">Foto © Marina Magri</p></div>
<p style="text-align: justify;">La memoria è quasi sempre parziale. Legata a troppe variabili e alle contingenze. Come in Rashomon del grande Kurosawa, uno stesso fatto può essere raccontato in molti modi differenti, senza per forza tradirne del tutto l’autenticità. Per questo esiste la necessità di tramandare a più voci alcune memorie importanti e necessarie, la Shoah o la Resistenza ma anche il periodo della lotta armata o le stragi di mafia, e il dovere civile di non smettere mai di farlo. Nella mia epica quotidiana ho cercato di mostrare come sia facile mentire anche a se stessi, con l’aiuto del nostro cervello imperfetto e della nostra preponderante inclinazione emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tipi umani descritti nei tuoi romanzi &#8211; Max Nagel detto Il Chiodo, Pietro Corsari, Anna, Chiara, Giulia -  sembrano frutto di un’acuta osservazione della realtà, opportunamente rivisitata in chiave letteraria. Che tipo di osservatrice sei?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A volte sono maniacale. Mi fisso su alcune tipologie umane e non le mollo per tanto tempo. Finché non riesco a trasformarle in personaggi di una storia. Non ho distanze terapeutiche tra me e gli altri, e devo controllare in continuazione la mia permeabilità all’inquinamento umano. Chi mi colpisce, nel bene e nel male, diventa un fantasma e mi gira intorno, non c’è modo di allontanarlo se non metabolizzandone i caratteri e, con un atto creativo, costruendo protagonisti e comparse.<br />
Altre volte invento di sana pianta, terrorizzata dall’idea che un tipo umano così possa esistere, quasi per esorcismo. E poi vengo regolarmente smentita dalla realtà. Inevitabilmente lo incontro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Vergani è tormentata dalla sua posizione di indagata, dalle incertezze, dalla voglia di tornare ad investigare e dall’impotenza in cui è relegata. Può l’impotenza in qualche modo diventare potenza?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una lezione sull’impotenza che non dimentico, l’ho ricevuta da Gaetano Sansone, drammaturgo e insegnante alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Era sulle “gabbie”. Tanto più sono strette tanto maggiore è la libertà che puoi trovare. Per Maria Dolores Vergani la gabbia è il silenzio, i confini delle mura domestiche, gli arresti domiciliari, ma soprattutto la sua rigidità mentale. Una forma di resistenza ideologica a tutto ciò che può sembrare differente dalle proprie aspettative. Lei, in fondo, ha una mentalità antagonista rivestita da un benessere che la confonde. Sembra alla ricerca di certezze assolute, nelle relazioni amorose, nelle amicizie, nel lavoro, nella vita in generale. Chiede coerenza, candore, impegno, dedizione incondizionata. Ma cosa è disposta a dare in cambio? Come tante persone che vedo intorno a me, è più facile esprimere giudizi, relegare nei ghetti, sentirsi presuntuosamente migliori, gli eletti, che verificare la propria fallibilità partendo da cose piccole. Un uomo che picchia una donna, una madre che mente al proprio figlio, un complimento fatto per opportunismo che nasconde invece, indifferenza o peggio autentico disprezzo. Forse ci vuole coraggio anche a essere degli ipocriti, alla Vergani sembrerà di intuire anche questo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Vergani ascolta Massive Attack, Portishead, David Bowie e Bob Dylan. E la Bucciarelli cosa ascolta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più o meno le stesse cose, tutti i Rocker americani e molta musica classica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://img2.webster.it/BIT/677/9788874966776g.jpg" alt="" width="200" height="305" />A pagina 67 affronti una questione scottante per il nostro diritto: «&#8230;un assassino può mentire per difendersi. E se viene smascherato non avrà una punizione speciale per aver mentito. Verrà condannato per il reato che ha commesso, magari senza attenuanti, ma anche senza pene aggiuntive». In qualità di scrittrice, ti limiti a rilevare un nonsense o aggiungi a questo una protesta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certi insight li metti a fuoco quando ti costringi a ragionarci sopra. Chi scrive sperimenta la vita e ne fa esperienza attraverso le parole, il suo corpo e le proprie risorse mentali. Ognuno lo fa a suo modo, io ho molte rabbie e cerco di affrontarle raccontando ciò che mi pare di aver visto o intuito. Come avrai notato la questione mi appassiona e occupa parte dei dialoghi e delle riflessioni, ma accanto a queste c’è inesorabile la realtà, che dimostra la fondatezza di alcune regole del nostro diritto. Prendo atto. E poi mi ribello come posso e con i mezzi che ho a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scrittore ha dei doveri etici o deve semplicemente limitarsi a rispondere della sua arte? Se non ha dei doveri, c’è comunque qualcosa da cui dovrebbe astenersi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non so risponderti ma ci provo. Io vorrei poter dire le cose che sento e che penso con onestà ed eleganza, anche quelle peggiori. Perché il modo in cui dici le cose fa la differenza. Osservando i brandelli della realtà, la pochezza di certa realtà, mi sono accorta che i contenuti se li appiccicano addosso un po’ tutti, per fare scena o per compiacere. Per cavalcare le contingenze o crearsi delle alleanze. E’ necessario guardare il privato delle persone per capire davvero chi sono. Quante volte si lavano, come lasciano il bagno, che rispetto hanno per le loro compagne o compagni, per le idee e la fede che professano. Non serve raccontare queste cose ma è necessario saperle. Così, forse puoi anche permetterti, da autore, di forare il reale e preconizzare, anticipare, azzardare un’epica nuova. Se è vero, come disse Pessoa, che il poeta è un fingitore, allora è altrettanto vero che uno scrittore è libero di fare e dire qualsiasi cosa. Ma ti accorgi sempre più facilmente se chi scrive fantasy o fantascienza si sa allacciare le scarpe oppure no. Astenersi dal fare per voler diventare, ma solo se ci sono delle necessità forti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oltre al tuo lavoro di sceneggiatrice e oltre alla tua attività docente presso un laboratorio di scrittura, sei <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Bucciarelli+Elisabetta-shelf_BIT-Bucciarelli+Elisabetta-p_1.html?a=312017">al tuo quinto romanzo</a> e sei una grande conoscitrice del panorama editoriale. È vero che un italiano medio su cinque ha un romanzo inedito nel cassetto? Secondo te a cosa dovuto questo sovraffollamento di aspiranti-scrittori? È nocivo o utile alla letteratura e al mondo dei lettori?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La scrittura è democratica, ognuno può farne quello che vuole. Non so se siano vere o meno le statistiche. E sinceramente non mi interessa neanche. Quello che manca sono le bussole. I percorsi e le indicazioni chiare, il rispetto per i lettori e anche per chi ha scelto la scrittura come professione. Alla letteratura nuocciono i brutti libri e le parole a vanvera.</p>
<p><strong>Progetti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sto imparando a vivere nel presente. E’ in libreria “Ti voglio credere”, e anche una bella antologia per Piemme, “Seven”,  dove è inserito un mio racconto, “Culo di piombo”, sulla fragilità degli adolescenti. (A cui sono molto legata perché proprio lì è nato uno dei protagonisti di Ti voglio credere). Quindi seguirò le mie storie e studierò per il mio libro futuro.</p>
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		<title>Non aprite la porta accanto: intervista a Jack Ketchum.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste" title="View all posts in Interviste" rel="category tag">Interviste</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/horror" rel="tag">Horror</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/intervista" rel="tag">intervista</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/jack-ketchum" rel="tag">jack ketchum</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/la-ragazza-della-porta-accanto" rel="tag">la ragazza della porta accanto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/stephen-king" rel="tag">Stephen King</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Dallas Mayr ha scelto lo pseudonimo di Jack Ketchum per firmare i suoi libri. Un nome che suona duro, d’impatto come i fatti che narra. Nelle sue molteplici vite – è un ex figlio dei fiori che ha svolto diverse professioni tra cui quella di operaio stagionale, attore, cantante, insegnante, agente letterario e barista, commesso in un negozio di mobili vecchi – ha probabilmente incontrato umanità disparate e disperate anche se, lui racconta, l’idea di scrivere horror gli venne dopo una brutta azione di cui si macchiò in prima persona. <a href="http://sugarpulp.it/interviste/non-aprite-la-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/interviste/non-aprite-la-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum' title='Non aprite la porta accanto: intervista a Jack Ketchum.'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.datlow.com/gallery/events/kgbread11/jack_ketchum_2.jpg" alt="" width="291" height="359" />Dallas Mayr ha scelto lo pseudonimo di <a href="http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&amp;q=jack+ketchum&amp;submit=?a=312017">Jack Ketchum per firmare i suoi libri</a>. Un nome che suona duro, d’impatto come i fatti che narra. Nelle sue molteplici vite – è un ex figlio dei fiori che ha svolto diverse professioni tra cui quella di operaio stagionale, attore, cantante, insegnante, agente letterario e barista, commesso in un negozio di mobili vecchi – ha probabilmente incontrato umanità disparate e disperate anche se, lui racconta, <strong>l’idea di scrivere horror gli venne dopo una brutta azione di cui si macchiò in prima persona</strong>. Un giorno di pioggia, una di quelle giornate terribili in cui va tutto storto, tentava di trovare disperatamente un taxi. Quando gliene si accostò uno, lui vide un’anziana signora dall’altra parte del veicolo che stava tentando di salire. Neanche un secondo per pensarci, il gesto fu repentino: cacciò indietro la vecchia con una spinta e salì ma, arrivato a casa, ebbe dei ripensamenti, si chiese che persona fosse mai diventata e da questi dubbi scaturirono le prime pagine di Ketchum scrittore.<br />
<span id="more-3629"></span>Oltre agli aneddoti, il dato importante è che questo artista classe 1946 scrive opere i cui riscontri di gradimento sono evidenti: tra queste, cito il racconto breve “The Box” vince il Bram Stoker Award del 1994 riconosciutogli dall’HWA (Horror Writer Association), il racconto “Gone” lo vince di nuovo nel 2000, così come si aggiudicano gli Stokers le antologie “Peaceable Kingdom”, nel 2002, e “Closing Time”, nel 2007. Per quattro delle sue opere è stato girato un film: “The Lost”, “Red” e “Offspring” e <strong>“The Girl Next Door” (“La ragazza della porta accanto”), tratto dal romanzo omonimo che nel 1989 sconvolse l’America, scritto a partire da un evento di cronaca</strong>. Proprio su quest’ultimo titolo verte la nostra intervista, in occasione di un evento degno di rilievo: Jack Ketchum, diversi anni dopo il libro <a href="http://www.webster.it/libri-viaggio_assassino_ketchum_jack_sperling-9788878248885.htm?a=312017">“In viaggio con l’assassino”</a> (Sperling &amp; Kupfer), è finalmente tornato in Italia grazie al fiuto della Gargoyle Books, che ha da poco pubblicato <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017"><img class="alignleft" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://img2.webster.it/BIT/137/9788889541371g.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>La storia de <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a> (ed. orig. The Girl Next Door, 1989) è tratta da un fatto di cronaca avvenuto nell’Indiana ventiquattro anni prima che tu ne scrivessi: Sylvia Likens, una ragazza di 15 anni, fu torturata e uccisa dalla donna cui era stata affidata, Gertrude Baniszewski e dai suoi figli. La mia prima domanda riguarda il passaggio dalla cronaca al romanzo. Oltre all’orrore che scosse la nazione e che certo allora ti investì, quanto e come un evento si deve sedimentare nel plasma creativo di uno scrittore?<br />
</strong> Non c’è una regola precisa. L’importante è che l’autore si senta coinvolto al punto giusto da ciò di cui intende scrivere, quando l’argomento trae spunto dalla realtà. Tuttavia non c’è un limite di tempo perché lo faccia, nel senso che può anche scriverne molto tempo dopo. Ho scritto sulla guerra del Vietnam in “Cover” tra il 1987 e il 1988, quando la guerra era finita da 12 anni. Anche per quanto riguarda la stesura de <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a>, il vero crimine che è dietro la storia che racconto è maturato dentro di me per parecchio tempo, sebbene non così a lungo come per “Cover”. Al contrario, “Red” l’ho scritto quasi di getto, subito dopo aver appreso dell’incidente che ha ispirato il romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel passaggio dalla cronaca alla finzione narrativa hai cambiato alcuni particolari (ad esempio i genitori di Meg sono morti, mentre i genitori di Sylvia lavorano al circo e sono quasi obbligati ad affidarla alla Baniszewski). Seguendo quali criteri ti sei avvicinato o allontanato dal fatto reale?<br />
</strong> Non conosco né la gente del circo né lo Stato dell’Indiana, dove il crimine ha avuto luogo nella realtà, e io voglio e cerco realismo. Per questo motivo ho ambientato la storia in un tempo e in un luogo che conoscevo, ossia la mia città d’origine dove sono cresciuto. Penso che un assassinio come quello di Sylvia Likens possa purtroppo avvenire ovunque. Come Joe Jackson ha scritto una volta: «Dietro ogni casa da sogno, c’è un incubo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La porta accanto come simbolo delle cose terribili che possono nascondersi ovunque, che sembrano non toccarci e invece sono vicinissime. Il male nascosto è impersonato anche da Ruth, figura amata dai ragazzini all’inizio del libro e lentamente contaminata da un male nascosto dentro di lei. Ruth rappresenta la latitanza della follia che esplode quando si presenta l’occasione?<br />
</strong> Ruth è un individuo molto disturbato sin dall’inizio. È una donna profondamente delusa dalla vita, sente che le sta scorrendo davanti, ed è piena di odio per se stessa. Detesta il fatto di essere una donna, ma, finché è circondata da soli ragazzini, riesce a tenere a bada questa avversione per il suo stesso sesso. Le cose cambiano quando le due giovani sorelle Loughlin entrano a far parte della sua esistenza, è allora che tale odio si manifesta. Ruth vede se stessa nelle due ragazze, particolarmente in Meg, la maggiore. Da ciò desumiamo che un tempo è stata una ragazza alquanto carina. Meg e Susan spezzano la corda di questo equilibrio ingannevole e Ruth comincia a distruggersi attraverso di loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei uno scrittore che tratta il male senza edulcorazioni. Pensi che in questo ci possa essere una qualche utilità etica nei confronti del lettore? Il lettore, venendo a conoscenza del male, acquisisce un livello maggiore di consapevolezza?<br />
</strong> Lo spero. Il male è tutto intorno a noi. Penso possa giovare affrontarlo dalla prospettiva di sana distanza offerta da un libro o da un film, e avere idea di come appare e a cosa somigli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il coinvolgimento del lettore è stato fondamentale per il successo del libro. Credi che in questo, oltre alla storia, abbia concorso anche la costruzione del punto di vista, incentrato su un ragazzino che narra in prima persona le vicende capitate a Meg, vera grande protagonista del romanzo?<br />
</strong> Ho ritenuto che la storia dovesse essere raccontata in prima persona, dalla prospettiva di un vicino, e gli unici vicini cui Ruth consentiva l’accesso nel suo mondo erano ragazzini. In tal modo, ho permesso al lettore di avvicinarsi a Meg, questo perché David, la voce narrante, è profondamente innamorato di lei, a dispetto della sua irresolutezza e della sua inerzia. Per me, il ricorso alla prima persona è una sorta di espediente, perché quando tu leggi – se la scrittura è un minimo buona – è come se sentissi la tua stessa voce nella testa. Così è come se anche tu stessi dentro alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright" style="margin: 5px; border: 1px solid black;" src="http://www.fearzone.com/content/images/large/large-323.jpg" alt="" width="205" height="288" />Il martirio di Meg le consente di salvare sua sorella e permette che i Chandler vengano incriminati. Si può paradossalmente parlare di rivincita finale?<br />
</strong> Sì, persino morendo, Meg vince, è lei l’eroina della storia. Riesce a salvare la sorella, e riesce, addirittura, nel lungo periodo, a salvare l’anima di David.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tuo paese sei un autore di successo, sei tradotto non solo in Italia, ma in tutto il mondo (Cina inclusa). Noti una differenza di esigenze e gusti tra i lettori statunitensi e quelli italiani?<br />
</strong> Onestamente no, almeno sinora. Per esempio, mi sembra di aver ottenuto successo con una storia come questa poiché essa contiene un genere di universalità che la rende comprensibile ovunque: tutti siamo stati innamorati e giovani, e tutti abbiamo fatto cose di cui ci siamo vergognati. È triste sottolinearlo, ma il tipo di odiosi avvenimenti di cui scrivo è quello che ognuno di noi legge abitualmente sui giornali di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’apprezzamento di Stephen King per il tuo lavoro è risaputo: «<em>Non esiste scrittore che, dopo aver letto Ketchum, possa evitare di restarne influenzato, così come non c’è lettore che possa facilmente dimenticarsene</em>». C’è qualcosa per cui anche tu sei stato influenzato da lui?<br />
</strong> Ogni buon libro ha avuto un’influenza su di me in un modo o nell’altro, e molti degli scritti di Stephen lo sono. Lui ha un modo meraviglioso di guardare l’infanzia, ad esempio, ti fa ricordare cosa significhi essere stato bambino. È capace di raccontare una formidabile storia in movimento, e ha uno spiccato senso dell’umorismo. Quindi, sì, certo che Stephen è stata un’influenza per me.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1981 “The Village Voice” aveva bollato il tuo primo romanzo, Off Season, come “violenta pornografia” ma la critica si è presto ricreduta tanto che hai ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Com’è oggi il tuo rapporto con la critica?<br />
</strong> La leggo raramente. Non ho nulla contro i critici, ma leggo poco di critica, in generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il complimento più bello che ti hanno fatto.<br />
</strong> Sui miei libri? Oh, beh, un bel po’ direi. In un paio di occasioni, qualcuno mi ha detto che non aveva mai letto un libro che non gli fosse stato assegnato a scuola o al college fin a quando un amico non lo aveva praticamente obbligato a leggere “Off Season”, e che è stato da allora che ha iniziato a leggere. Mi sembra che questo sia un buon risultato, penso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Progetti?<br />
</strong> Un romanzo intitolato “The Woman”, sul quale però preferisco ancora non dire nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visto che il tuo genere è l’horror, ti chiedo di svelarci una tua paura.<br />
</strong> I serpenti, senza ombra di dubbio, ci ho persino scritto una storia nella mia antologia “Peaceable Kingdom”, e la maggior parte delle cose che racconto è vera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ora ti chiedo di salutarci con una citazione da un tuo libro.<br />
</strong> La prima riga de <a href="http://www.webster.it/libri-ragazza_porta_accanto_ketchum_jack-9788889541371.htm?a=312017">“La ragazza della porta accanto”</a>: «Pensate di sapere cosa sia il dolore?»</p>
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		<title>I Reality fanno male</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconto" rel="tag">racconto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Tracklist consigliata: Jesus and Mary Chain &#8211; Just Like Honey Sonic Youth &#8211; Silver Rocket Depeche Mode &#8211; Personal Jesus «Vai a fare film porno!» le grida Il Falco, placidamente seduto su uno sgabello. Vanessa lo guarda con occhi che &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/sugartales/i-reality-fanno-male">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/i-reality-fanno-male' title='I Reality fanno male'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tracklist consigliata:</em></p>
<ul>
<li><em>Jesus and Mary Chain &#8211; Just Like Honey</em></li>
<li><em>Sonic Youth &#8211; Silver Rocket</em></li>
<li><em>Depeche Mode &#8211; Personal Jesus</em></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: justify;">«Vai a fare film porno!» le grida Il Falco, placidamente seduto su uno sgabello.<br />
Vanessa lo guarda con occhi che schizzano rabbia.<br />
Quand’erano dentro la casa, appena una settimana prima, questo ragazzotto che ora la offende se l’era divorata di baci sotto le telecamere indefesse dal Grande Occhio. L’aveva spinta in ogni angolo buio, dentro l’armadio, sotto al tavolo, tra le coperte, per ottenere qualcosa di più di quei baci. Lei l’aveva assecondato, con quel suo sguardo un po’ trasognato e la sua bocca umida.<br />
Poi le era venuto il sospetto. Che lui avesse calcolato tutto, che usasse la loro intesa per aumentare l’audience: era finito in nomination, sbaciucchiarsi la pollastra del reality significava per lo meno suscitare curiosità. Così si era infuriata, era scoppiata una bella litigata dai toni esasperati. Lui le aveva dato uno spintone, lei aveva sbattuto contro la credenza e gli aveva gettato a mitraglia una scarica di mele lì adagiate su un vassoio. Una mela l’aveva colpito in testa. Ed ora eccoli qui, espulsi dal reality, seduti per un faccia a faccia alla trasmissione della domenica cui, come da contratto, hanno l’obbligo di partecipare. Lui col bernoccolo del colpo ricevuto, sulla parte destra della fronte, e i bicipiti esposti, lei coi lunghi capelli neri che le arrivano al sedere e una minigonna cortissima.<br />
«Tu sei un falso, un&#8230;»<br />
«E tu sei una troia, ti sei ripassata tutti i maschi della casa!»<br />
<span id="more-3497"></span> «Calma!» interviene la presentatrice. Selvaggia Orsi, cinquant’anni ma ne dimostra poco più della metà, caschetto alla maschiaccio, seduta su una poltrona con l’aria di chi sa il fatto suo. Si destreggia tra i litigi della domenica come un direttore d’orchestra all’ennesimo concerto: sguardo concentrato, espressione molto seria, allarga le braccia come se volesse mandar segnali.<br />
«Signorino, non mi piacciono queste parole nella mia trasmissione.»<br />
Lui sbuffa e la Orsi insiste:<br />
«E poi non è carino che tu ti rivolga a una donna con questi termini.»<br />
Vanessa interviene mugolando : «Non è carino neppure che mi abbia spinta contro un mobile quando eravamo nella casa! Mi ha usata!»<br />
«Non ti ho usata! Tu mi hai usato, sei tu quella che è andata con tutti, sei tu la&#8230;»<br />
Si trattiene, la presentatrice punta verso di lui la mano, un gesto magico per spingerlo a contenersi. Intanto la ragazza affonda il viso tra le mani, piagnucola alternando singhiozzi a gridolini isterici. Selvaggia Orsi le parla con voce carezzevole. Eccola premurosa, la Regina della domenica:<br />
«Cosa c’è Vanessa, perché piangi?»<br />
Lei non risponde e Il Falco riattacca:<br />
«Piange perché le sto facendo fare una figura di merda davanti a tutta l’Italia.»<br />
Il pubblico fischia, Il Falco si infastidisce ancora di più. Selvaggia Orsi ride sotto i baffi, lo vede nervoso, molto nervoso, quanto piacciono questi match alla gente.<br />
Lui si alza dallo sgabello e ruota quasi a 360° rivolgendosi a tutte le scalinate che compongono la platea, indice puntato:<br />
«Voi, che cazzo fischiate? Sarò stato anche espulso, ma mi ritengo il vincitore morale del Grande Occhio 2009!»<br />
Salgono altri fischi. La ragazza stacca il viso dalle mani con violenza: occhi rossi, palpebre e occhiaie annerite dal trucco sciolto, la punta del naso sembra una ciliegia, tra le narici e il mento c’è un ammasso spalmato di muco e lei urla con voce impastata:<br />
«Vincitore morale un cazzo! Sei uno sfigato!»<br />
Selvaggia Orsi lancia un’occhiata d’intesa all’autore. Perfetto, questa impennata di aggressività terrà gli ascoltatori inchiodati allo schermo.<br />
«Io sfigato? Come ti permetti, puttanella!»<br />
Il Falco pare riempirsi d’aria, si sollevano i pettorali in un respirone.<br />
Suspense, sta per succedere qualcosa.<br />
La conduttrice ride sotto i baffi mentre segue la scena. Il ragazzo scatta dallo sgabello e si lancia contro Vanessa. La investe con una potente spallata e l’episodio salterà alle cronache della televisione.<br />
Quello che le due telecamere riprendono sarà visto e rivisto ripetutamente. Se si dovessero semplificare le cose, si direbbe che lui le si è buttato contro e lei è caduta sbattendo la testa. Ma sui monitor di televisioni, giornali e tribunali circoleranno sempre le stesse inquadrature in moviola: la spalla di lui, in primo piano, con il suo nome tatuato, Il Falco e, sotto, l’immagine di un volatile ad ali spiegate con un serpente nel becco. La spalla in primo piano. La spalla che si lancia. La spalla che colpisce lei nello sterno. La spalla che si ritrae. La ragazza che casca all’indietro, il suo viso stupito, ancora moccoloso per il pianto, la caduta a ralenty. Vanessa stramazzata a terra, gambe aperte e minigonna ascellare che scompare nel capitombolo.<br />
La ragazza pare tramortita, non si alza, mentre arriva un “uhhh!” inquieto dal pubblico.<br />
Selvaggia Orsi si alza, braccia in posa papale, sguardo così serio che spacca il video:<br />
«Fermi, fermi tutti! Dammi la camera!» ordina perentoria al cameraman. Nelle televisioni degli italiani appare il suo primo piano indignato: «Io, come persona e soprattutto come donna, mi dichiaro fermamente contraria a questi episodi di violenza. Chiedo al medico della trasmissione di intervenire subito!»<br />
Mormorio in studio televisivo.<br />
Il Falco assume il broncio mentre il medico si avvicina e cerca di rianimare la ragazza.<br />
Niente.<br />
Selvaggia Orsi ha un’espressione tesa mentre si rivolge al Falco:<br />
«Hai compiuto un gesto terribile. Vergognati.» poi richiede l’attenzione al cameraman, ed eccola di nuovo in primo piano, mentre chiude e riapre gli occhi: «Ora la porteremo dietro le quinte per farla rinvenire. Intanto mandiamo la pubblicità, non lasciateci, mi raccomando.» Schiocca un bacio sul palmo della mano e lo soffia verso la telecamera mentre la sua immagine viene tagliata dalla reclame.</p>
<p>Appena staccano la diretta diversi addetti ai lavori e qualche curioso del pubblico si affollano attorno al corpo di Vanessa. Si sentono voci, “Respira! Respira!”, Il Falco si attacca al cellulare. La presentatrice caccia un urlo per richiamarli all’ordine: «Via, sciò! La ragazza è svenuta, ora io e il dottore la portiamo nel mio camerino, gli altri stiano lontani, peggiorano le cose se si ammassano!»<br />
Il dottore obbedisce zelante, prende sotto le ascelle l’ex concorrente del Grande Occhio e la trascina via mentre la Orsi fa cenno al cameraman di seguirli e taccheggia verso i camerini.</p>
<p>Il silenzio è tombale, nella stanza. Vanessa è stesa sul letto, il tecnico riprende il medico mentre spiega alla presentatrice che la caduta ha causato una lesione all’osso del collo.<br />
La Orsi stende la mano verso il cameraman, palmo aperto, altezza mento, la abbassa lentamente, significa: «Spegni la telecamera.», poi spalanca gli occhi al dottore: «Ma è morta?»<br />
Quello continua a tastare il collo della ragazza «Non è morta, il collo non si è spezzato. Ma probabilmente resterà paralizzata.»<br />
«Oddio. Ma se si fosse spezzato il collo?»<br />
Il medico annuisce: «Allora sì, sarebbe stato un bel guaio.»<br />
«Ma siamo sicuri che non se lo sia spezzato?»<br />
«Signora, in medicina non esistono certezze.»<br />
La Regina della domenica ringrazia il dottore e lo invita a uscire per chiamare l’ambulanza. Con un colpo d’occhi indica la porta al cameraman: lui capisce che gli viene ordinato di chiuderla e obbedisce.<br />
La Orsi si dirige verso la ragazza esanime, le accarezza la guancia sussurrando un «Poverina&#8230;» e le impugna la testa come se volesse baciarla in fronte. Invece indugia, poi, con uno scatto repentino, sterza la testa all’indietro. Un crack osseo scorta il suo movimento.<br />
Ora sì che il collo si è spezzato. Ora sì che si potrà dare ai telespettatori ingordi una notizia intera, precisa, scioccante.<br />
Lei punta lo sguardo al cameraman: siglano una nuova, tacita alleanza, lui la conosce bene, hanno già stretto patti d’omertà in questi anni. Nessuno parlerà. L’audience salirà. Lei tornerà di là e annuncerà con sguardo contrito la brutta notizia, Il Falco verrà incolpato e il pubblico gongolerà in questo spezzatino morboso di baci, rabbia e morte. Ecco il giusto epilogo. E proprio in virtù della loro complicità, mentre lei si avvia all’uscio per tornare sul palco, il cameraman osa una richiesta:<br />
«Signora Selvaggia&#8230; posso&#8230;»<br />
Lei si ferma sulla soglia, è in trepidazione, i suoi occhi piccoli e freddi sono già pronti per gli applausi. Lui è un insicuro, ma non resiste a un tale bocconcino, ha gli occhi lascivi e un po’ di bava che prontamente deglutisce:<br />
«&#8230;posso approfittarne? L’ho seguita dall’inizio, Vanessa, mi piace&#8230;è ancora calda&#8230;»<br />
La presentatrice sorride, l’arco che disegna la mano è un invito: «Accomodati.»<br />
In due secondi lui si slaccia i pantaloni e si avventa sulla ragazza senza vita, mentre la Regina della domenica si incammina sculettando e lanciandogli, da lontano, le ultime parole: «Ma fa’ presto, the show must go on!»<!-- PHP 5.x --></p>
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		<title>Repetita</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fiano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/lorenzo-cere" rel="tag">Lorenzo Cerè</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/malaspina" rel="tag">Malaspina</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/michele-fiano" rel="tag">Michele Fiano</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/perdisa-pop" rel="tag">Perdisa Pop</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/psicho-thriller" rel="tag">psicho-thriller</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/repetita" rel="tag">Repetita</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/serial-killer" rel="tag">Serial Killer</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/storia" rel="tag">Storia</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/walkie-talkie" rel="tag">Walkie Talkie</a></p>Nell&#8217; antequam di questo romanzo è contenuto un concetto mai abbastanza ribadito: le nefandezze raccontate nella fiction, letteraria o cinematografica che sia, raramente eguagliano gli efferati fatti di cronaca che si susseguono in ogni epoca. Del tussuto marcio dei vari &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/critica/repetita">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/repetita' title='Repetita'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2973" title="repetita" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/11/repetita.jpg" alt="repetita" width="180" height="257" />Nell&#8217; <em>antequam</em> di questo romanzo è contenuto un concetto mai abbastanza ribadito: le nefandezze raccontate nella fiction, letteraria o cinematografica che sia, raramente eguagliano gli efferati fatti di cronaca che si susseguono in ogni epoca. Del tussuto marcio dei vari contesti storici e sociali si nutre l&#8217;orrido umano che da esso dipende.<span id="more-2968"></span>Il &#8220;Repetita&#8221; del titolo è riferito appunto al male che si riperpetua nei secoli e le malvagità del passato vengono (se possibile in modo ancor più spietato) rivisitate dal protagonista di questa storia: Lorenzo Cerè, tipico serial killer dalle classiche tare psicologiche e fisiche; succube di una coprofobia estrema e di lancinanti emicranie che numerosi psichiatri non gli hanno saputo alleviare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma al tredicesimo tentativo, il Cerè incontra la dottoressa Malaspina che prende a cuore il suo problema offrendogli le attenzioni che non ha mai ricevuto, né dai familiari né dai precedenti medici. La psichiatra, nonostante la persistente ritrosia del paziente, riesce a far emergere un&#8217;esistenza che prescinde da qualsivoglia relazione sociale; le donne, con cui Cerè ha rapporti esclusivamente sessuali, vengono congedate in modo repentino ma non uccise, perché le vittime sono altre, non aggredite a scopo libidinoso. Il fine dello psicopatico è quello di ripulirsi delle meschinità subite, quello di liberarsi dalla tanto temuta merda che gli altri gli hanno gettato addosso.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi delitti vengono pianificati anche per anni e l&#8217;emulazione di macabri e illustri colleghi rappresenta una costante del suo modus operandi. Nel testo sono citati molti assassini seriali, quelli della cronaca recente come Jeffrey Dahmer e gli antichi predecessori come Gilles De Rais. La dottoressa Malaspina intuisce in Cerè la sentina da cui esalano i miasmi di un male ancestrale, un&#8217;estesa tristezza che probabilmente è la causa scatenante dei continui mal di testa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Oliva+Marilu-shelf_BIT-Oliva+Marilu-p_1.html?a=312017">Marilù Oliva</a> in quest&#8217;ottimo esordio narrativo profila un personaggio con una cultura storica degna di un accademico, un uomo dall&#8217;intelligenza al di sopra della media e una passione per la buona cucina; ma anche un essere capace di lordarsi di sordide torture, negato a qualsiasi empatia. Eppure Cerè non è rappresentato come un mostro, le sue azioni sono parzialmente amnistiate dal suo angoscioso passato. Nella psichiatria, nella Malaspina soprattutto, egli trova un appiglio per normalizzare la sua vita, magari intrattenendo una relazione non fulminea, provando un sentimento mai provato, mai ricevuto, magari con la dottoressa che lo sta finalmente curando. Per ottenere questa agognata liberazione dovrà però scoprire le sue insanguinate carte, rischiando di compromettere definitivamente un altro tipo di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Repetita&#8221; è soprattutto un thriller psicologico contenente un&#8217;esplorazione storica della malvagità e del suo infausto ripetersi, scritto in modo molto fruibile. Una conferma della bravura delle autrici nostrane (un altro esempio su tutti: &#8220;Io ti perdono&#8221; di Elisabetta Bucciarelli, se ve lo siete perso correte a recuperarlo) che lascia il segno nel panorama della narrazione a forti tinte, quelle dei nostri colori sociali, per intenderci.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ultima nota di merito va alla piacevole veste grafica, che contribuisce a fare di &#8220;Repetita&#8221; un altro bel colpo messo a segno quest&#8217;anno dai tipi della Perdisa Pop.</p>
<hr />
<ul style="text-align: justify;">
<li><em><strong>Titolo</strong>: <a href="http://www.webster.it/libri-repetita_oliva_marilu_perdisa_pop-9788883724725.htm?a=312017">Repetita</a><br />
</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: Marilù Oliva<br />
</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>: 170</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Perdisa Pop</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 14,00 euro</em></li>
<li><strong><a href="http://www.webster.it/libri-repetita_oliva_marilu_perdisa_pop-9788883724725.htm?a=312017">Acquista il volume su Webster.it</a></strong><em><br />
</em></li>
</ul>
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