Hulk Rosso spacca (e di brutto anche!)

Se siete degli intenditori di fumetti d’autore interrompete qui la lettura. Se adorate leggere i graphic novel (a me verrebbe da dire le graphic novel ma quelli bravi usano il maschile) chiudete questa pagina. Sapete che vi dico? Fanculo le graphic novel. Qui si parla di giornaletti.

Si è chiusa da poco la saga dell’Hulk Rosso, uno dei cicli narrativi marvel più divertenti che mi sia passato tra le mani in questi ultimi anni. Rhulk, com’è subito stata ribattezzata questa variante cattiva e spietata di Hulk, è comparso per la prima volta nel gennaio del 2008 e per un paio d’anni ha letteralmente sconquassato il Marvel Universe a suon di brentoni sui denti a tutti conditi da humor nero a chili.

Tanti critici hanno storto il naso di fronte ad una saga che proponeva più o meno “soltanto” bestioni ipertrofici causa muscolature inverosimili, storie veloci a base di cartoni sul muso a tutti (indimenticabile la tega che ha rimediato l’Osservatore, uno dei personaggi più pallosi della storia Marvel) e villains strampalati e dai tratti oscenamente retrò in puro stile anni ’70. Sarà, per me è stata una goduria allo stato puro!

Questo ciclo di storie sempre e comunque sopra le righe infatti è stata una vera e propria boccata d’ossigeno nel mondo Marvel, riportando in primo piano la dimensione ludica e spensierata in un mondo oppresso dal bisogno a tutti i costi di firme d’autore, di spessore psicologico, di storie impegnate, di tavole dai segni rivoluzionari che ti devono sorprendere a tutti i costi. E questo soprattutto in una serie come Hulk che da anni è colpita da quella che io chiamo la maledizione di Peter David, ovvero: come si fa a mettere mano ad un personaggio che per anni è stato scritto in maniera assolutamente geniale da uno dei più grandi autori viventi della storia dei comics? E’ un po’ come andare ad allenare l’Inter dopo che l’ha allenata Mourinho per capirci, con la differenza che Peter David è un genio e Mourinho un gradasso da osteria (perdonate questa divagazione calcistica a un vecchio tifoso sempre più disilluso…).

La saga di Rhulk comunque è stata puro divertimento al 100%: i disegni erano quelli che ti aspettavi per un ciclo del genere, vale a dire muscoli sproporzionati oltre ogni misura, dinamismo che attraversa le pagine e spacca ogni singola tavola riuscendo però a mantenersi sempre su schemi “tradizionali”. E poi la storia, una storia fatta seguendo logiche e meccanismi molto semplici ma sempre funzionali, che sono riusciti in pieno ad avvincere e divertire proprio per la loro mancanza di pretese. It’s enterteinment baby, non c’è che dire, fatto nel migliore dei modi e reso ancora più coinvolgente da una sana dose di cattiveria che ha contraddistinto da subito il terribile Red Hulk.

Splendidi poi i ripescaggi di alcuni cattivi decisamente minori e bizzari dell’Universo Marvel, naturalmente riuniti nella società segreta di turno che vuole conquistare il mondo come in ogni giornaletto degno di questo nome. Una serie di storie che profumava maledettamente di sixties, abbiamo detto, e che ripescato i lati pacchiani dei tanti personaggi nati in quell’epoca spensierata in cui su un giornaletto potevi leggere davvero di tutto.

Qeulla dell’Hulk rosso come dicevo è stata una saga lunga, che si è trasformata in Fall of the Hulks prima e in World War Hulks poi, che si è incrociata con i tanti fili aperti nelle precedenti gestioni di Hulk e che ha creato nuovi spin off e nuovi personaggi. Una saga che non è ancora finita dato che tanti scenari sono rimasti aperti, come sempre in casa Marvel.

Poi c’è chi legge i graphic novel, i fumetti d’autore e i romanzi a fumetti. Tutta roba molto bella, per carità. Sicuramente sono io che non sono abbastanza colto. Io mi accontento di un classico Hulk spacca! Si perché va bene l’Hulk Rosso che mena tutti a destra e a sinistra, ma alle fine le prende pure lui. E fisse anche. Provate un po’ ad indovinare da chi? Ecco qualche indizio: è un gigante con la pelle verde e i pantaloncini viola. Perché per chi non l’avesse ancora capito Hulk è il più forte che c’è. Tutto il resto ve lo lascio volentieri.



Benvenuti nel Bayou

Il principale problema di Frank Castle, alias The Punisher, è quel prurito alla nuca che gli prende quando qualcosa non va.

È tutta una questione di inconscio, di percezione subliminale, di quella parte fondamentale di contatto con il mondo circostante non mediata dalla nostra coscienza. È tutta una questione di esercizio e di abitudine ad avere un mare, anzi un oceano, di cazzi amari da risolvere, di maniaci e assassini, o maniaci-assassini, alle costole che vogliono farti fuori o che tu vuoi fare fuori.

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Punisher e Barracuda

Questa settimana proponiamo un doppio appuntamento con il fumetto, per parlare di due personaggi in uno: Punisher e Barracuda.

Prenderemo nello stesso mazzo un tris d’artisti con i controzebedei: una leggenda della sceneggiatura per comics come Garth Ennis, un nuovo cavallo di razza delle storie Marvel – Victor Gischler – e un disegnatore che riesce a trasformare in un miracolo pop-pulp le idee di due geni del fumetto crime d’azione come i succitati soggetti: parliamo di Goran Parlov.

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Con tanta benzina in vena

ellisMike McGill è un detective privato con le pezze al culo, assoldato da un’organizzazione di politici eroinomani per ritrovare la prima, vera Costituzione degli Stati Uniti d’America il cui unico originale venne smarrito da Richard Nixon in un bordello. In teoria, quindi, quella vigente è un falso. McGill si vede versare sull’unghia mezzo milione di dollari sul conto corrente per recuperarla. Comincia così per lui una corsa impazzita, una caccia al tesoro in acido e on the road lungo gli Stati Uniti d’America. Fortunatamente, con lui c’è Trix Holmes, lolita ninfomane affamata di sesso e emozioni, la quale sembra però aver perso la testa proprio per Mike e che si imbarca nell’impresa per vivere finalmente una vera avventura. E questo è lo strepitoso romanzo del britannico Warren Ellis: una grande, divertente, stupefacente avventura.

Sceneggiatore di comics come Thor, Ghost Rider, Wolverine, X Men, Wildcats, ma ancor più autore di fumetti culto per la DC come Helix e Transmetropolitan, Ellis dimostra come gli scrittori di fumetti e romanzi siano negli States qualcosa di più di una tendenza, ma costituiscano invece e ormai un’autentica tribù di moderni stregoni della parola. Tutto questo spiega in modo efficace il perché questo sia uno dei libri più pulp usciti negli ultimi due anni. Continue reading



Uccidere o essere uccisi

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Un action pulp velocissimo, crudele, gonfio di sangue pronto ad esplodere, con una trama che fa capire fin dall’inizio che Duane Swierczynski non scherza affatto e morde il freno per far girare le pagine al lettore. E ci riesce. Perché in “Uccidere o essere uccisi” – ancora una volta pubblicato da una Newton Compton che sta sfoderando alcune delle pubblicazioni più belle per gli amanti del genere pulp/noir degli ultimi cinque anni – c’è un capo d’azienda che convoca i dipendenti della ditta il sabato mattina, presso la sede di una società al trentaseiesimo piano di un grattacielo nella zona commerciale di Philadelphia, per annunciare loro che ha ricevuto istruzioni dall’alto di ammazzarli tutti: uno dopo l’altro.  Continue reading