La storia viene separata dalla preistoria dall’invenzione della scrittura.
Grazie, e il papa è cattolico, direte voi. Prego, dico io, ma aspettate che vada avanti.
Il motivo di questa divisione è molto semplice: della preistoria non possiamo avere memoria scritta. Della storia sì. Come dire: gli scrittori, quei tizi che fumano e bevono troppo e che spesso sono parecchio strani, sono i depositari della nostra memoria.
Che fortuna, direte voi. Ci poteva andare peggio, dico io.
Massimiliano Santarossa, classe ’74, furlan di Villanova, è uno di quegli scrittori che ha vissuto le cose di cui scrive e La sua seconda opera “Gioventù d’asfalto” ha proprio a che fare con la memoria, sua e in parte nostra.
I racconti di “Gioventù d’asfalto” ruotano attorno ad un gruppo di giovani, un “branco” di periferia che diventa di volta in volta, di racconto in racconto, protagonista e osservatore. Protagonista di serate etiliche ed esagerate e osservatore di una nutrita schiera personaggi che si trovano a frequentare la vecchia osteria del paese all’inizio degli anni ’90, in un periodo di profondo cambiamento sociale per l’Italia.

