<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sugarpulp.it &#187; New York</title>
	<atom:link href="http://sugarpulp.it/tag/new-york/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://sugarpulp.it</link>
	<description>&#34;Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale&#34;</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 May 2012 15:12:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Il filo che brucia</title>
		<link>http://sugarpulp.it/critica/il-filo-che-brucia</link>
		<comments>http://sugarpulp.it/critica/il-filo-che-brucia#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Porazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[SugarBooks]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sugarpulp.it/?p=4107</guid>
		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/new-york" rel="tag">New York</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/thriller" rel="tag">thriller</a></p>Lincoln Rhyme, il riuscito protagonista ideato da Deaver, ritorna con una nuova indagine. Questa volta la minaccia arriva dalla corrente elettrica. <table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/il-filo-che-brucia' title='Il filo che brucia'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://img2.webster.it/BIT/076/9788817040761g.jpg" alt="" width="120" height="196" />Lincoln Rhyme, il riuscito protagonista ideato da <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Deaver+Jeffery-shelf_BIT-Deaver+Jeffery-p_1.html?a=312017">Deaver</a>, ritorna con una nuova indagine. <strong>Questa volta la minaccia arriva dalla corrente elettrica. </strong>Un’arma tanto insolita e originale quanto letale. E la sua pericolosità è amplificata dal fatto che l’elettricità è presente in ogni singolo edificio moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Se pensiamo a tutte le applicazioni dell’energia elettrica possiamo renderci facilmente conto di quanto sia indispensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">New York viene sconvolta da una serie di attentati compiuti utilizzando proprio l’energia elettrica, guidata in modo da colpire edifici ed esseri umani. Ma qual è lo scopo dell’attentatore? E di chi si tratta? <span id="more-4107"></span><strong>Lincoln Rhyme sembra arrivare facilmente a rispondere a queste domande, forse troppo, accorgendosi ben presto che non tutto è come sembra.</strong> Nel frattempo, il criminologo è impegnato anche come consulente della polizia messicana, che sta cercando di arrestare un suo vecchio e letale avversario, conosciuto come “l’orologiaio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il mezzo passo falso de “La strada delle croci”, <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Deaver+Jeffery-shelf_BIT-Deaver+Jeffery-p_1.html">Deaver</a> torna con un altro thriller, questa volta senza deludere le attese. Come ogni romanzo dello scrittore americano, anche qui si resta incollati alle pagine, mentre la tensione cresce a poco a poco, fino ad arrivare alla pirotecnica conclusione, in cui ogni tassello dell’enigma andrà al suo posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono meno colpi di scena che in altri romanzi, ma sono tutti costruiti perfettamente da Deaver, il quale, come un ottimo prestigiatore, riesce a ingannare il lettore fino all’ultima pagina. <strong>Ma “Il filo che brucia” costituisce anche un capitolo importante per la storia personale di Lincoln Rhyme, che sarà chiamato a prendere una decisione fondamentale per la sua esistenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Terminata la lettura, oltre all’emozione per aver letto un ottimo thriller, non potrete fare a meno di guardare in modo diverso le prese di corrente di casa vostra, con un’espressione leggermente più inquieta di prima.</p>
<hr />
<ul>
<li>Titolo: <a href="http://www.webster.it/libri-galveston_pizzolato_nick_mondadori-9788804597971.htm?a=312017">Il filo che brucia</a></li>
<li>Autore: <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Deaver+Jeffery-shelf_BIT-Deaver+Jeffery-p_1.html?a=312017">Jeffery Deaver</a></li>
<li>Numero di pagine: 531</li>
<li>Editore: Rizzoli</li>
<li>Prezzo: Euro 19.50</li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-filo_brucia_deaver_jeffery_rizzoli-9788817040761.htm?a=312017">Acquista  il libro su Webster.it</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sugarpulp.it/critica/il-filo-che-brucia/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La città del terrore</title>
		<link>http://sugarpulp.it/critica/la-citta-del-terrore</link>
		<comments>http://sugarpulp.it/critica/la-citta-del-terrore#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Strukul</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[SugarBooks]]></category>
		<category><![CDATA[Alafair Burke]]></category>
		<category><![CDATA[David FIncher]]></category>
		<category><![CDATA[Ellie Hatcher]]></category>
		<category><![CDATA[J.J. Rogan]]></category>
		<category><![CDATA[James Lee Burke]]></category>
		<category><![CDATA[La città del terrore]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[poliziotto]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sugarpulp.it/?p=2635</guid>
		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/alafair-burke" rel="tag">Alafair Burke</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/david-fincher" rel="tag">David FIncher</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/ellie-hatcher" rel="tag">Ellie Hatcher</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/j-j-rogan" rel="tag">J.J. Rogan</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/james-lee-burke" rel="tag">James Lee Burke</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/la-citta-del-terrore" rel="tag">La città del terrore</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/new-york" rel="tag">New York</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/poliziotto" rel="tag">poliziotto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/thriller" rel="tag">thriller</a></p>Oltre cinquecentomila copie “bruciate” fino ad ora, primo posto nella classifica americana e inglese dei libri più venduti: basterebbe questo per dire che Alafair Burke, figlia di James Lee Burke &#8211; uno degli autori più amati, qui a Sugarpulp &#8211; non è un bluff. Ma poiché non è costume di questa nostra oasi narrativa misurare [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/la-citta-del-terrore' title='La città del terrore'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2636" title="Lacittàdelterrore" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/10/Lacittàdelterrore.jpeg" alt="Lacittàdelterrore" width="200" height="300" />Oltre cinquecentomila copie “bruciate” fino ad ora, primo posto nella classifica americana e inglese dei libri più venduti: basterebbe questo per dire che Alafair Burke, figlia di James Lee Burke &#8211; uno degli autori più amati, qui a Sugarpulp &#8211; non è un bluff.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poiché non è costume di questa nostra oasi narrativa misurare il valore di una storia in base agli indici del mainstream, diremo allora che ben altri e ben di più sono gli elementi che ci fanno dichiarare che “<a href="http://www.webster.it/libri-citta_terrore_burke_alafair_newton-9788854115620.htm?a=312017">La città del terrore</a>” è un libro da leggere, assolutamente.<span id="more-2635"></span><br />
Cominciamo allora con il dire che il romanzo ha una storia avvincente, costruita con intelligenza e fantasia da parte dell’autrice, dove fantasia non rappresenta un modo elegante per definire improbabili le vicende narrate ma semplicemente la ferma volontà di sottolineare come l’autrice non si preoccupi solamente di creare una trama complessa e ricca di colpi di scena ma si diverta invece a suggerire una serie davvero infinita di false piste, vicoli ciechi e soluzioni apparentemente corrette e ineccepibili che celano invece ben altre implicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che ci fa aggiungere sic et simpliciter che quello di Alafair Burke è un thriller magistrale che porta alla ribalta una coppia di detective che non mancherà di conquistarsi le simpatie dei lettori. Ellie Hatcher: bianca, bionda e mozzafiato da una parte e J. J. Rogan &#8211; nero, intelligente e duro senza strafare – dall’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Saranno loro a cercare di arrestare un serial killer che sta facendo a pezzi le studentesse americane che indugiano fino a tardi nei locali della Bowery di New York City, complicandosi la vita con alcool, droga e dialoghi sboccati con le persone sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un’atmosfera plumbea e lugubre che ricorda per certi aspetti quella del bel film di David Fincher “Zodiac”, Alafair Burke srotola con consumato talento un’indagine contro il tempo che infila una galleria di personaggi tutti ugualmente ben tratteggiati: dal procuratore capo Simon Knight, allo yuppie Jake Myers, dal burbero tenente di polizia Dan Eckels fino a Jaime Rodriguez e Leon Symanski, spazzatura umana che gravita attorno ai locali del sottobosco urbano di una città che pare non risparmiare nessuno, nemmeno la vita dolce e leggera di Chelsea Hart, finita strangolata in un capannone abbandonato con il volto sfregiato e i capelli letteralmente strappati dal cranio a mani nude.</p>
<p style="text-align: justify;">Comincia da qui la caccia di Ellie Hatcher e J.J. Rogan, nel tentativo di fermare quello che si rivelerà sempre più un predatore spietato e attentissimo a non commettere errori. Eppure ora dopo ora, fra presentimenti e imbeccate, indizi e colpi di fortuna, la pista da seguire verrà un po’ alla volta illuminandosi conducendo a un’indagine di alcuni anni prima, svolta da un poliziotto poi trovato morto.</p>
<p style="text-align: justify;">Una storia intensa, che scorre via agile e rapida tanto è ben congegnata, merito di Alafair Burke, naturalmente, di quella sua scrittura fluida e ricca, della capacità non comune di ritrarre il volto marcio di un mondo che il suo lavoro di pubblico ministero a Portland deve certamente averle fatto conoscere da vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Lontana mille miglia dal solito thriller magari ben scritto ma tutto sommato accuratamente noioso, “La città del terrore” colpisce veramente duro, e, a differenza di tanti altri colleghi spesso incensati a sproposito, Alafair Burke dimostra di avere stoffa a sufficienza per proporsi in modo credibile come una delle rivelazioni assolute del genere thriller degli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Aspettiamo fiduciosi e con una punta di impazienza la sua prossima prova.</p>
<hr />
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: <a href="http://www.webster.it/libri-citta_terrore_burke_alafair_newton-9788854115620.htm?a=312017">La città del terrore</a><br />
</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: Alafair Burke<br />
</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>:320</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Newton Compton Editori<br />
</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 14,90 euro</em></li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-citta_terrore_burke_alafair_newton-9788854115620.htm?a=312017"><strong>Acquista il volume su Webster.it</strong></a><em><br />
</em></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sugarpulp.it/critica/la-citta-del-terrore/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corri uomo corri</title>
		<link>http://sugarpulp.it/critica/corri-uomo-corri</link>
		<comments>http://sugarpulp.it/critica/corri-uomo-corri#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 11:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Romano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[SugarBooks]]></category>
		<category><![CDATA[Chester Himes]]></category>
		<category><![CDATA[Corri uomo corri]]></category>
		<category><![CDATA[Harlem]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy Johnson]]></category>
		<category><![CDATA[Matt Walker]]></category>
		<category><![CDATA[Meridiano Zero]]></category>
		<category><![CDATA[Nero. bianco]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sugarpulp.it/?p=1884</guid>
		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/chester-himes" rel="tag">Chester Himes</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/corri-uomo-corri" rel="tag">Corri uomo corri</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/harlem" rel="tag">Harlem</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/jimmy-johnson" rel="tag">Jimmy Johnson</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matt-walker" rel="tag">Matt Walker</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/meridiano-zero" rel="tag">Meridiano Zero</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/nero-bianco" rel="tag">Nero. bianco</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/neve" rel="tag">neve</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/new-york" rel="tag">New York</a></p>Corri, uomo, corri, noir del '66 di Chester Himes, il “Chandler nero”, l'”Hammett di Harlem”, è sicuramente un classico coi fiocchi.
In una rigida New York City di fine anno, durante una notte gelida e folle, un poliziotto di quella che un tempo si definiva “Buon Costume”, Matt Walker, uccide accidentalmente, come ne "Lo staniero" di Camus, un inserviente nero in una tavola calda.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/corri-uomo-corri' title='Corri uomo corri'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1885" title="himes" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/06/himes-149x214.jpg" alt="himes" width="149" height="214" />Corri, uomo, corri, (trad. Luca Conti, Meridiano Zero Editore), noir del &#8217;66 di Chester Himes, il “Chandler nero”, l&#8217;”Hammett di Harlem”, è sicuramente un classico coi fiocchi.</p>
<p style="text-align: justify;">In una rigida New York City di fine anno, durante una notte gelida e folle, un poliziotto di quella che un tempo si definiva “Buon Costume”, Matt Walker, uccide accidentalmente, come ne &#8220;Lo staniero&#8221; di Camus, un inserviente nero in una tavola calda. È solo l&#8217;inizio, arrembante e cinematografico, per l&#8217;asciuttezza e la velocità delle scene, di questo ottimo romanzo.<span id="more-1884"></span><br />
Se ne ricorderà forse William Friedkin per i suoi polizieschi secchi e nevrotici come &#8220;Il braccio violento della legge&#8221; e &#8220;Vivere e morire a Los Angeles&#8221;. E si vive e si muore con molta facilità nella Grande Mela descritta da Himes, nero e reietto come molti suoi personaggi, il quale confeziona un plot che verte tutto sullo scambio di identità, apparente, fra vittima e carnefice: il testimone oculare, sopravvissuto alla mattanza di Walker, Jimmy Johnson, sarà costretto per tutto il libro a guardarsi da questo losco figuro che a lui sembra essere sempre “alto tre metri”.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure lo stereotipo del villain è lontano anni luce dalla disincantata ed esistenziale poesia di Himes. La potremmo definire così, senza tema: personaggi che rimangono impressi nella memoria con un semplice schizzo descrittivo, per l&#8217;atmosfera, dolente e ferina, che si portano addosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno è realmente innocente nella Babele metropolitana dello scrittore: né uomini né donne, né bianchi né neri. Ognuno ha il suo fardello di colpa, anche se lo schema giustizialista compie il suo dovere, alla fine. Ma è ben altro ciò che interessa ad Himes: in tempi ancora bui, descrive con spietatezza, senza mezzi termini, la giungla cittadina, coacervo di razze e di cattive intenzioni, dove gli esseri umani sono come bestie (splendida la descrizione del night club come una stalla), dove l&#8217;unica legge è quella del taglione, in cui pochi cenni possono bastare per dare il &#8220;la&#8221; a una tremenda vendetta o una conturbante e animalesca goduria dei sensi. E lo fa tenendo conto delle tempistiche, calibrate a dovere, dei dialoghi; con un&#8217;accorta regia delle scene, che distinguono ogni capitolo come fosse una ripresa a sé stante; e con una sottolineata cura per le certosine perlustrazioni degli atteggiamenti, delle sfumature, dei tranche de vie che riesce, in poche righe, a tratteggiare, senza scadere mai nel bozzetto né nella sensazionalità enfatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Complice una scrittura diretta, che prende a prestito dal parlato molta della sua spontaneità, senza però forzare la mano, Himes conduce il lettore a stretto contatto con i suoi personaggi. Li segue passo passo, li fa sbronzare, ci balla assieme, assiste ai loro coiti (sempre in disparte), carezza le loro ferite, si prende le loro pallottole, ascolta la musica che si sussurra fra le pieghe contratte di palazzi oscuri, fumosi bar di periferia e ristoranti stipati di gente e di leccornie pesantissime e gustose.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo aspettando che l&#8217;anno termini, squassato e stralunato dai contorni avulsi e convulsi di una città sommersa di neve, ma il cui cuore è gonfio di passione, di sangue, e di odio. L&#8217;odio di chi disprezza chi è diverso da sé, e, anche se non lo vuole ammettere, ha come unico obiettivo la sua distruzione, il suo annientamento, e la propria, presunta, salvezza.</p>
<p style="text-align: justify;">_______________________________________</p>
<ul>
<li><em><strong>Titolo</strong>: Corri uomo corri<br />
</em></li>
<li><em><strong>Autore</strong>: Chester Himes<br />
</em></li>
<li><em><strong>Numero di pagine</strong>: 224</em></li>
<li><em><strong>Editore</strong>: Meridiano Zero<br />
</em></li>
<li><em><strong>Prezzo</strong>: 14,00</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sugarpulp.it/critica/corri-uomo-corri/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Patrick Quinlan</title>
		<link>http://sugarpulp.it/sugarbooks/intervista-a-patrick-quinlan</link>
		<comments>http://sugarpulp.it/sugarbooks/intervista-a-patrick-quinlan#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 23:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Strukul</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
		<category><![CDATA[SugarBooks]]></category>
		<category><![CDATA[arti marziali]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Cruz]]></category>
		<category><![CDATA[Irlandesi]]></category>
		<category><![CDATA[irriverente]]></category>
		<category><![CDATA[Le ragazze ti spaccano il culo]]></category>
		<category><![CDATA[Lola Bell]]></category>
		<category><![CDATA[Moss]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Patrick Quinlan]]></category>
		<category><![CDATA[Smoke Dugan]]></category>
		<category><![CDATA[SugarMovies]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sugarpulp.it/live/?p=393</guid>
		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/arti-marziali" rel="tag">arti marziali</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/bombe" rel="tag">bombe</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/cruz" rel="tag">Cruz</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/irlandesi" rel="tag">Irlandesi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/irriverente" rel="tag">irriverente</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/le-ragazze-ti-spaccano-il-culo" rel="tag">Le ragazze ti spaccano il culo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/lola-bell" rel="tag">Lola Bell</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/moss" rel="tag">Moss</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/new-york" rel="tag">New York</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/patrick-quinlan" rel="tag">Patrick Quinlan</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/smoke-dugan" rel="tag">Smoke Dugan</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarmovies" rel="tag">SugarMovies</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/televisione" rel="tag">televisione</a></p>Patrick Quinlan vive a New York, ed è uno scrittore che ha debuttato in Italia con “Il costruttore di bombe”, un romanzo uscito l’anno scorso per Newton Compton che unisce un ritmo mozzafiato a una storia al cardiopalma, in cui personaggi che sembrano sputati fuori da un b-movie americano danno vita ad un incrocio di inseguimenti, sparatorie, vendette e pestaggi da far impallidire i migliori autori del genere.
Tutto suona fresco, irriverente e dannatamente irresistibile...<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugarbooks/intervista-a-patrick-quinlan' title='Intervista a Patrick Quinlan'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/01/patrick-quinlan2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-422" title="Patrick Quinlan" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/01/patrick-quinlan.jpg" alt="Patrick Quinlan" width="227" height="178" /></a>Patrick Quinlan vive a New York, ed è uno scrittore che ha debuttato in Italia con “Il costruttore di bombe”, un romanzo uscito l’anno scorso per Newton Compton che unisce un ritmo mozzafiato a una storia al cardiopalma, in cui personaggi che sembrano sputati fuori da un b-movie americano danno vita ad un incrocio di inseguimenti, sparatorie, vendette e pestaggi da far impallidire i migliori autori del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto suona fresco, irriverente, veloce e dannatamente irresistibile<span id="more-393"></span> e quando poi scopri da dove gli escono personaggi e storie resti ancora più a bocca aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Quinlan è un autore di grande successo negli Stati Uniti e in Inghilterra grazie, a una “tripla” di romanzi come “Smoked” (“Il costruttore di bombe” NdA), “The Takedown” e “The Drop-Off”.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi di Sugarpulp crediamo che un’intervista ad un autore sia un fatto prezioso per un motivo molto semplice: consente di far capire il perché delle scelte, di un certo stile, di quello che c’è dietro all’invenzione dei protagonisti di un romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Patrick Quinlan ha vuotato il sacco e per questo, oltre che per il suo talento sorprendente, gli siamo davvero grati.</p>
<h3>L&#8217;INTERVISTA</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>Patrick, per favore, potresti parlarmi di quella che è stata la tua educazione, letteraria e non?</strong><br />
Sono cresciuto a New York, l’ultimo di cinque figli. Mia madre era un’infermiera e mio padre un insegnante. Lui aveva terribili problemi di alcolismo e morì quando ero ancora giovane, un ragazzo. Vivevamo in un quartiere abitato per la maggior parte da immigrati irlandesi, anche se i miei genitori erano nati negli Stati Uniti. I miei nonni, che abitavano in una casa a pochi isolati dalla nostra erano invece originari dell’“Isola di Smeraldo”. Stavamo in una grande bifamiliare. Anche i nostri vicini erano irlandesi e avevano otto figli. Insomma fra loro otto e noi cinque c’erano davvero un sacco di ragazzini che correvano per la casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le mie influenze letterarie posso dire che molti autori sono stati per me fondamentali. Parlo di scrittori come Elmore Leonard, James Ellroy e Graham Greene. Ma magari aggiungerei anche Dean Koontz e il primo Stephen King, in particolare i suoi libri prima del 1985, romanzi che ho davvero amato molto. Più tardi al liceo mi sono fatto prendere da Hunter Thompson per un po’ e anche da Norman Mailer (in particolare “Tough Guys Don’t Dance” e “An American Dream”) e Ernest Hemingway. E poi ad esempio ho letto e riletto “Heart of Darkness” di Joseph Conrad e “The Great Gatsby” di F. Scott Fitzgerald.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando hai sentito che avevi passione e talento per la scrittura?</strong><br />
Da bambino mi piaceva disegnare cartoni animati e comporre fumetti di una ventina di pagine con storie e personaggi inventati da me. Credo di aver pensato che mi sarebbe piaciuto diventare un cartoonist ma ricordo di aver smesso quando alla scuola elementare il mio professore di educazione artistica mi disse più volte che non avevo alcun tipo di propensione o talento per una cosa del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piaceva anche raccontare storie alla gente. Gli altri ragazzini mi chiedevano spesso di narrare qualcuna delle mie favole quando ci stavamo annoiando, esattamente come succede al personaggio di “Stand By Me”, il romanzo di Stephen King.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho realmente cominciato a scrivere prima del liceo, probabilmente avevo diciannove anni, ma non ne avevo più di ventuno quando decisi che volevo guadagnarmi da vivere proprio attraverso la scrittura. Ho lavorato per anni scrivendo articoli per giornali e riviste, e anche come copywriter.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/01/cover_costruttore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-256" title="&quot;Il costruttore di bombe&quot; di Patrick Quinlan" src="http://sugarpulp.it/live/wp-content/uploads/2009/01/cover_costruttore-139x214.jpg" alt="&quot;Il costruttore di bombe&quot; di Patrick Quinlan" width="139" height="214" /></a>Potresti raccontare al pubblico italiano nello spazio di poche righe la storia de “Il costruttore di bombe”?</strong><br />
“Il costruttore di bombe” racconta la storia di Smoke Dugan, un ex criminale abbastanza avanti negli anni, specializzato nella costruzione di bombe per conto della mafia newyorchese. Ad un certo punto però a causa di un problema con il suo capo, lo deruba, e scappa con due milioni e mezzo di dollari. Si rifugia nel Maine, cambiando identità, e conosce una ragazza giovane di cui si innamora. Ma il passato ritorna e le vecchie conoscenze verranno a cercarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo per un attimo dei personaggi della storia. Cominciamo da Smoke Dugan…Come lo hai creato ed è possibile che in lui ci sia qualche aspetto di te, insomma un qualche accento autobiografico?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è qualcosa di me in Smoke Dugan. Quando scrissi il libro, vivevo nel Maine, dopo essere cresciuto a New York. Come Smoke, sono zoppo ad una gamba, che mi sono spezzato all’età di vent’anni. Una volta, ero solito camminare con un bastone. L’appartamento di Smoke è in tutto e per tutto ispirato a quello in cui ho vissuto per alcuni anni a New York, nel quartiere del Queens. Allora vivevo con mia moglie che era molto giovane e, malgrado io non fossi molto più vecchio di lei, lo sembravo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lola Bell è un personaggio femminile particolarmente interessante. È sexy ma è anche una guerriera. È stata violentata parecchi anni prima dei fatti del romanzo da uomini crudeli ed è questo il motivo per cui adesso non vuole più aver paura. Credo si tratti di un personaggio femminile abbastanza spiazzante perché quello che lei riesce ad offrire alla storia non è esattamente quello che ti aspetteresti da una donna…</p>
<p style="text-align: justify;">Lola ha almeno in parte le caratteristiche di mia moglie, quelle che perlomeno lei aveva quando scrissi il libro. Oggi siamo separati. Nella storia Lola è una bellissima donna di colore con un passato oscuro che ha deciso di frequentare moltissimi corsi di arti marziali. Nella vita reale, mia moglie era ed è una felice donna di colore che ama la ginnastica e l’aerobica.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi quando stavo scrivendo il libro c’era una vecchia automobile vicino a casa mia che aveva sul paraurti un adesivo con sopra scritto, “Le ragazze ti spaccano il culo”. Mi ricordo che uscivo di casa e vedevo sempre quella scritta sull’auto, e così fra mia moglie e quell’adesivo ho “trovato” il personaggio di Lola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tuo libro sviluppi anche la figura di un killer molto particolare come Cruz. Si tratta di un personaggio che personalmente ho amato molto. È pagato per uccidere ma non vuole più farlo, è stanco, disgustato e vive una serie di contraddizioni e conflitti interiori che lo rendono agli occhi del lettore profondamente umano… che ne pensi?</strong><br />
Alcuni anni fa, lavoravo per un’associazione che si occupava di assistenza ai bambini. Io ero responsabile del settore pubbliche relazioni. Seguivamo ragazzi, figli di genitori con problemi di droga, detenuti in prigione o, semplicemente, senzatetto. Incontravo molti di questi bimbi. Uno di loro aveva una delle due palpebre che rimaneva sempre chiusa perchè il suo patrigno aveva tentato di cavargli l’occhio con la lama di un coltello. Il bambino non aveva perso l’occhio ma i tessuti ed i muscoli attorno erano rimasti gravemente danneggiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre provato ad immaginare come sarebbe cresciuto uno di questi bambini e come sarebbe diventato. Cruz rappresenta la mia risposta a questa domanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questi ultimi anni un pugno di scrittori come te, Marcus Sakey, Victor Gischler, Duane Swierczynski sta cercando di sviluppare un nuovo concetto di letteratura noir. Qualcosa che combina in modo affascinante elementi del cinema, del fumetto e poi del pulp e del noir classico. Secondo te è corretto sostenere che una nuova generazione di autori sta sviluppando un diverso stile scrittura che prende le mosse dal lavoro di Elmore Leonard e Joe R. Lansdale?</strong><br />
Quello che posso dire è che io e Victor abbiamo avuto a lungo lo stesso agente, e che i suoi libri mi sono davvero piaciuti un casino. Probabilmente abbiamo uno stile per certi versi simile. Abbiamo grosso modo la stessa età. Credo che alla fin fine ciascuno di noi sia fortemente influenzato dal proprio ambiente. Quindi penso di poter dire che la mia è una generazione di scrittori che è stata inevitabilmente condizionata dalla televisione, per la semplice ragione che ne abbiamo vista molta fin da bambini, e non credo di essere sicuro che si tratti di una cosa positiva, ma tant’è. Elmore Leonard non ha avuto questo problema dal momento che la Tv non esisteva quando lui era ancora un bambino. Ciò non toglie che concordo in pieno circa il fatto che come autori siamo stati influenzati da ogni genere di media a cui abbiamo avuto accesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ok, volevo sapere se, rispetto al tuo stile, sei d’accordo che risente del linguaggio cinematografico e del fumetto…</strong><br />
Penso sia vero. Le storie nei film hanno continui salti temporali e vengono ambientate spesso in una serie di luoghi differenti e affascinanti ed è in effetti quello che cerco di fare io nei miei romanzi. E poi sia nei film che nei fumetti hai personaggi che sembrano sfuggire alle leggi fisiche e naturali, insomma sono un po’ dei supereroi. In “The Takedown”, il mio secondo libro, ho per protagonista un trafficante di droga che è anche un assassino che viene ucciso per ben due volte ma in un modo o nell’altro sopravvive. Lui è il cattivo ed è una specie di superuomo. Ne “Il costruttore di bombe”, i personaggi di Moss e Sticks sono per buona parte simili a quelli dei fumetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Potresti descrivermi il tuo processo creativo? Voglio dire: di solito di capita di avere un’idea forte che costituisce la base per la tua storia, che poi svilupperai pagina dopo pagina, oppure hai già una griglia, una struttura perfettamente preparata in modo che la storia è già decisa dalla a alla zeta?</strong><br />
Direi che ho sempre un’idea per una storia o un personaggio, ma, come dire, non ne so molto. Comincio a buttare giù qualcosa che mi viene in mente ma ad essere sinceri per me scrivere è una sorta di processo attraverso il quale tiro fuori storie e personaggi dal mio subconscio e poi mi riscopro a dire “Oh! Non lo sapevo proprio”. Spesso sono assolutamente sorpreso da quello che riesco a far uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, quando comincio ad abbozzare un’idea, poi succede che le scene, le sequenze e i personaggi comincino ad arrivare in completa autonomia. A quel punto comincio a fare una lista di protagonisti, di scene, e ad ognuna di esse affianco un paio di frasi per descriverle, insomma in modo molto sintetico. Capita che vada avanti fino ad averne più di una cinquantina. Una volta che sono arrivato ad un numero del genere comincio a scriverle. A volte le tengo, a volte le butto via e, naturalmente, succede che quelle che mi sembrano buone ne producano poi delle altre e a quel punto vado avanti in questo modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le storie che scrivo devono avere un plot forte e ben strutturato ma anche sufficientemente flessibile. Voglio dire: non c’è niente di definitivo, specie se mi capita di trovare soluzioni e colpi di scena migliori di quelli che ho usato fino a quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come fai a catturare l’attenzione del lettore? Raccontami almeno un trucco…se ti va</strong><br />
Di solito cerco di cominciare con qualcosa di veramente eccitante o terrificante esattamente alla prima pagina. Poi tento di tenere alta la tensione per le successive trecento pagine lasciando al lettore solo qualche momento di apparente relax o sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credi sia possibile che “Il costruttore di bombe” possa diventare presto un film?</strong><br />
Be’ questo romanzo è stato interessante per l’industria cinematografica fin dal primo giorno in cui è finito sugli scaffali delle librerie. I diritti cinematografici sono stati opzionati già due volte e attualmente li detiene una compagnia di produzione di Londra. Ma quello del cinema è un mondo abbastanza strano e complicato, e al momento non ho alcuna certezza su quando il film verrà realizzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È possibile che la Newton Compton pubblichi in Italia anche il tuo secondo romanzo, il magnifico “The Takedown”?</strong><br />
Sarebbe meraviglioso se la Newton Compton pubblicasse tutti i miei libri in Italia. Loro hanno fatto un lavoro fantastico con “Il costruttore di bombe”. Penso che se ognuno uscisse a comprare copie del libro oltre che per sé anche per i suoi amici e per la propria famiglia e quindi il romanzo vendesse bene allora non dovremmo avere problemi a veder pubblicato presto “The Takedown” in italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A che progetto stai lavorando in questi giorni?</strong><br />
Ho appena terminato un romanzo per il mio editore inglese. Si intitola “The Hit”, e racconta la storia di due cacciatori di taglie di New York che si mettono sulle tracce di uno scienziato completamente fuori di testa. Lo scienziato è evaso da un carcere di massima sicurezza, ed è stato reclutato da una gang di psicopatici che vogliono scatenare un attacco batteriologico. Tutto questo ha come sfondo un pianeta in cui l’economia è al collasso e la società allo sbando. Il libro verrà pubblicato in Inghilterra e poi in molti altri Paesi a partire da luglio 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo editore americano vorrebbe farmi scrivere un saggio che dovrebbe avere come tema e titolo qualcosa del tipo “Come scrivere storie di successo”, e probabilmente comincerò presto a lavorarci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come descriveresti il tuo lavoro, i tuoi libri, a un nuovo lettore?</strong><br />
Racconto storie piene di violenza e di situazioni divertenti e assurde, scritte con un ritmo il più possibile veloce. Il motivo è far girare le pagine. Cerco in tutti i modi di scrivere romanzi che regalino intrattenimento, emozioni e risate ad un lettore che ha deciso di investirci il suo tempo e il suo denaro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sugarpulp.it/sugarbooks/intervista-a-patrick-quinlan/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

