
Filosofia: “Meglio mettersi con una puttana intenzionata a smettere, che con una santa con segrete ambizioni da zoccola”. [pg. 195]
Humour: “Certo! Ho fatto una zoomata degna di Kubrick!” Non so chi cazzo sia ‘sto Rubicc. Ah! Forse quello del cubo, ma non capisco che cazzo c’entri con la telecamera”.
Diritto: “Due condanne inevitabili. Non posso permettere che si pesti un ispettore di polizia senza una motivazione seria. L’irruenza è un male da estirpare. Il Mammola se ne farà una ragione, conosce le regole. E il Ricottaro paga i suoi errori, semplice applicazione della legge. Ognuno è re in un solo territorio. Nessuna concessione. La giusta severità dà sempre forza alle regole. A ciascun condannato corrisponde una diminuzione di futuri colpevoli. Ho compiuto ciò che era giusto”. [pg. 267]
Amoralità: “E’ questo l’aspetto più interessante di certe macchine, lasciano aperta una speranza: la vittima diventa aguzzino di se stesso. Si illude sempre di poter rinviare a tempo indeterminato la morte e dilata l’agonia. Nella vana speranza che sopraggiunga una via d’uscita, una salvezza inaspettata.” [pg. 297]
Tutto ciò è “Diario pulp”, mirabolante opera prima edita dalla frizzante Edizioni XII e scritta dall’ignoto Strumm, pseudonimo sotto le cui mentite spoglie si vocifera esserci un noto parlamentare della Prima Repubblica con un torbido passato da piduista massonico e agganci inquietanti con nientepopodimenoche la CIA. Continue reading

