Io, non io, neanche lui

Undici godibilissimi cortometraggi legati tra loro da un filo conduttore, brevi racconti ai limiti del surreale, cui protagonista è la parola, guidata naturalmente dalla fantasia sconsiderata di Pinketts. Ho comprato “Io, non io, neanche lui” l’altra sera, per necessità che definirei fisica.

Avevo bisogno di leggere ancora quest’incredibile funambolo della parola così amato dalla Pivano. Di leggere quello scrittore che nei primissimi anni ‘90 fondò la scuola dei duri, chiaro atto d’amore nei riguardi del più bullo dei duri italiani.

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La Fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna

Facendo un giro in rete si possono scorgere vere e proprie recensioni killer su questo libro, ma come il miglior San Tommaso, bisogna vedere per credere, anzi leggere. “La Fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna”, a dispetto del chilometrico titolo, è un’opera abbastanza breve, edita da “Il Filo”, casa editrice che non ha una buona fama tra gli scrittori esordienti, specie per via della sua politica di editoria a pagamento, ma che, debbo essere onesto, almeno con uno scrittore affermato come Pinketts, a livello di editing ha fatto un lavoro strepitoso.
Il libro, materialmente parlando, è fantastico, illustrato con fotografie di Mariasole Brivio Sforza che donano un effetto sorprendente all’occhio del lettore che può degustare l’opera attraverso foto di autore. Ma il pezzo forte, come ovvio che sia, è l’opera in se, una fiaba per adulti che risveglia nel lettore un senso di infanzia per età adulta, vissuta con gli occhi di un adulto che non vuole abbandonare il se stesso bambino, e che cerca tra le righe di quest’opera una sorta di infanzia bis, fatta di magie e paradossi che oltrepassano il limite della genialità.

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