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	<title>Sugarpulp.it &#187; racconto</title>
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	<description>SUGARPULP: il Nordest, la Bassa, la grande Pianura Padana non sono più - da oggi - un Paese per vecchi.</description>
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		<title>La prospettiva estetica</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 13:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Treu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nord Est]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/nord-est" rel="tag">Nord Est</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/parco-del-cormor" rel="tag">parco del cormor</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconto" rel="tag">racconto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/udine" rel="tag">Udine</a></p>Quella notte una donna moriva dissanguata mentre un ragazzo abusava del suo corpo. Da dietro un cespuglio il prof guardava e bisbigliava. <a href="http://sugarpulp.it/sugartales/la-prospettiva-estetica">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/la-prospettiva-estetica' title='La prospettiva estetica'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>«</em><em></em><em>Nicolas Poussin, Lamento di Venere su Adone. Adone si abbandona al sonno della morte come un attore che lascia la scena, mentre la dea ne segue il decorso con dignità e compostezza. La natura è sublime, immersa nel tepore del tramonto. Fino all’ultimo respiro esalato dall’eroe, il senso si conserva. Osservate questo volto. Il suo pallore emana una scintilla crepuscolare, poco prima di spegnersi. Vita e morte non sono altro che espressioni estetiche. È tutto. A domani»</em>.<br />
Sgattaiolò dall’aula. Uno straccio. Le tempie pulsavano come onde elettromagnetiche. La bocca impastata, la schiena una scarica di brividi freddi. Fuori, brandelli di sole sbucavano dalla matassa di nuvole nere. Una fitta coltre di umidità ricopriva la stessa Udine di sempre. Raggiunse l’auto e si buttò dentro a peso morto. Il cellulare gli bruciava tra le mani.</p>
<p><em>«Mandi».</em><br />
<em> «Mandi».</em><br />
<em> «Male?»</em><br />
<em> «Malissimo».</em><br />
<em> «Da me alle otto».</em><br />
<em> «Ti voglio bene».</em><br />
<em> «Maman».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dante faceva l’erborista, ma aveva una storia di lunga data con l’acido lisergico. Negli anni Settanta contribuì a divulgare la psichedelia nella bassa friulana.</strong> I mal di testa del professore li curava lui, con il nettare del retrobottega, il suo metodo naturale. Quando il prof andava a trovarlo, tirava fuori il meglio dalla teca delle meraviglie. Spesso consumavano insieme, fino a tarda notte, e si prendevano la &#8220;febbre del pellegrino&#8221;. Sotto l’effetto delle sostanze, la realtà era un globo compatto e indistinto, il regno di ciò che appare per come è, la traccia lasciata dal pennello sulla tela.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seduto a gambe penzoloni sul tavolo della cucina, il prof sgranocchiava una barbabietola al buio. Aveva appena assunto la sua prima dose serale di emozioni. </strong>Sulla superficie della teiera di metallo c’era un riflesso opaco, il profilo di sua madre a braccia conserte che diceva puar frut, povero bambino. La teiera aveva la guance rosse e grinzose della mamma. Ebbe un sussulto, ruttò. Poi iniziò a elencare a memoria nomi di artisti con la E. Ensor, El Greco, Elmes. Elacroix. No, Elacroix no. Ripeté la lista come una filastrocca finché alla fine si accasciò e fu buio, buio pesto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nudo sul letto prese a sfogliare <a href="http://sugarpulp.it/racconti/lo-strabismo-di-ivano/">Lo strabismo di Ivano</a>, ma contò le lettere invece di leggerle.</strong> Scattò giù e sentì che i suoi arti rispondevano puntuali. Si lavò, si vestì e uscì di casa diretto al parco del Cormor, un luogo che la notte regala pace, silenzio e sospensione. La cornice perfetta per ripassare la lezione e godersi i nuovi effetti dell’acido ancora in circolo. Fuori era un deserto. Ronzava la luce ocra dei lampioni ed il camion della nettezza urbana mandava il suo pigro cigolio di ferraglia. Saltò in macchina e guidò senza accorgersene fino al parco, dove l’aroma pungente dei pini gli regalò lo stordimento. Macerie di pensieri vagavano in cerca della strada maestra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bagliore lontano andava e veniva ad intermittenza. Se ne era accorto, il prof, e aveva allungato il passo. Pensava a La morte di Seneca mentre l’erba danzava al passaggio del vento.<br />
<em>«Seneca abbandona il regno degli uomini, il suo è il congedo di un santo. Osservate come accompagna un corpo placido, le membra distese, al rassegnato oblio. È sereno. Fa pace col mondo».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il lampo di luce divampò più forte, saettò da un punto ad un altro. Come riemerso dall’apnea, si lanciò su quella scia. Percorse in lungo e in largo il parco, sopportando il peso delle visioni: le guance della madre; la campanella che suona; la forma della barbabietola; il mercato del pesce di piazza san Giacomo; un libro mai pubblicato; una moglie in fuga. Gettò le braccia in aria e tentò di abbracciarsi, la luce si faceva più vicina, rivelando due figure. Si inginocchiò e stette in silenzio, adorante.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla sua prospettiva vide una donna. Era giovane, di media statura, la bocca spalancata in una smorfia di terrore. Correva verso di lui, un’ombra la inseguiva. Man mano che la donna si avvicinava, il professore scopriva nuovi dettagli: una camicetta strappata che mostrava i seni nudi coperti di sangue. Sangue sulla faccia, intorno al naso, e sui denti, e lungo il collo. Un occhio gonfio e viola come una melanzana. L’altra ombra era quella di un uomo che stava guadagnando terreno. Stringeva una pistola dalla parte del calcio. Barba incolta, sorriso sprezzante, avrà avuto sì e no vent’anni.<strong> Quando fu raggiunta, a pochi passi dal nascondiglio del prof, la donna prese a strillare come un maiale e a divincolarsi, mentre l’altro la prendeva per i capelli e la scaraventava a terra con un pugno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ora ti strapperò gli occhi».</em><br />
Un urlo stridulo da cinghiale.<br />
<em>«Sono così belli che mi appartengono».</em><br />
La donna graffiò e si dimenò.<br />
<em>«Brillano come zaffiri sotto le mie dita».</em><br />
L’uomo affondò le dita nella sua faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il parco del Cormor si estende per una lunghezza di quasi trenta ettari nell’immediata periferia di Udine. È frequentato tutti i giorni dagli amanti del verde. Lo si percorre attraversando o costeggiando a piedi il grande prato centrale. L’acqua della fontana è potabile. Con la bella stagione iniziano i festival.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella notte una donna moriva dissanguata mentre un ragazzo abusava del suo corpo. Da dietro un cespuglio il prof guardava e bisbigliava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Osservate, ragazzi, gli accostamenti di colori. Niente è messo lì a caso. Osservate. Ora il pittore mescola il rosa con il rosso. È un rosso acceso, duro, scarlatto, il rosso del sangue. Con quel rosso disegnerà il cielo che si apre al tramonto. Il rosa servirà a dare forma all’esile figura di Venere che piange Adone morente».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il killer sigillò in una busta di plastica gli occhi della donna, rimise in tasca la pistola e si alzò. Sudava, era provato dalla fatica. Stette un po’ a guardare il corpo buttato a terra come un sacco di patate. Dai fori oculari secchi non usciva più liquido.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento si accorse di essere spiato. Si mosse lentamente verso il cespuglio.<br />
<em>«Bisogna vedere le cose dal loro lato estetico, perché se noi le vediamo dal lato estetico esse avranno sempre un aspetto familiare».</em><br />
Seguì la voce.<br />
<em>«Il mio amico Dante non crede nel male. È stato lui ad illuminarmi. Un giorno lo inviterò in classe».</em><br />
Ora distava solo qualche passo.<br />
<em>«Che cos’è il male di fronte alle passioni?».</em><br />
Estrasse la pistola e la puntò verso quella voce.<br />
<em>«E di fronte alla bellezza?».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sparo generò una lunga eco che si propagò nell’aria, rimbalzò su pini e aiuole, svegliò i grilli. Infine dileguò, sotto il suono del vento, nel fruscio del cespuglio.</p>
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		<title>A ruota</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 13:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pasquale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[noir]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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		<category><![CDATA[veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconto" rel="tag">racconto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugartales" rel="tag">SugarTales</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/trhiller" rel="tag">trhiller</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a></p>Tracklist consigliata: Highway Star &#8211; Deep Purple Blind In Texas &#8211; W.A.S.P. Hit The Lights &#8211; Metallica SP 10 Padana Superiore. Notte. Capannoni e officine. 130 all&#8217;ora di automobile. «Cazzo cazzo cazzo! Maledetta puttana!» Supermercati e outlet. «Ma chi cazzo &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/sugartales/a-ruota">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/a-ruota' title='A ruota'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tracklist consigliata:</p>
<ul>
<li> <em><a href="http://itunes.apple.com/it/album/highway-star/id18439826?i=18439657">Highway Star &#8211; Deep Purple</a></em></li>
<li><em> <a href="http://itunes.apple.com/it/album/blind-in-texas/id430400666?i=430400708">Blind In Texas &#8211; W.A.S.P.</a></em></li>
<li><em> <a href="http://itunes.apple.com/it/album/hit-the-lights/id168322322?i=168322324">Hit The Lights &#8211; Metallica</a></em></li>
</ul>
<hr />
<p>SP 10 Padana Superiore.<br />
Notte.<br />
<strong>Capannoni e officine.</strong><br />
130 all&#8217;ora di automobile.<br />
<em>«Cazzo cazzo cazzo! Maledetta puttana!»</em><br />
<strong>Supermercati e outlet.</strong><br />
<em>«Ma chi cazzo me l&#8217;ha messo in testa di fare?»</em><br />
<em>«Ma io&#8230; »</em><br />
<em> «Taci zoccola!»</em><br />
<strong>Cartello blu Vicenza.</strong><br />
<strong> Cartello blu Verona.</strong><br />
<em>«Credi che me piacere prenderlo da tutti?»<br />
«Taci t&#8217;ho detto! Mica mi puoi mettere contro i tuoi protettori!»</em><br />
<em> «Io no soldi. Io pagare afitto. Io&#8230;»<br />
«Chiudi quella bocca di merda!»</em><br />
L&#8217;auto curva a 45°.<br />
Stridore di gomme.<br />
<strong><em>«Che situassion demmerda!»</em></strong><br />
Una seconda auto curva a 45°.<br />
<em>«Proiettili rimbalzano sulla portiera.»</em><br />
<em> «Pure ci sparano ora!»</em><br />
<em> «Loro no cattivi. Loro solo arabiati!»</em><br />
<em> «Arrabbiati?! Arrabbiati?! E che facciamo? Gli offriamo da bere? Gli raccontiamo una favola? La piccola fiammiferaia del cazzo dovevo tirarmi su!»</em><br />
Fari alti.<br />
Lampioni ovunque.<br />
<em>«Se mi salvo giuro non bestemmio più Dio, giuro non bestemmio più Dio&#8230; </em>– un proiettile sfascia il lunotto posteriore &#8211; <em>… porco!»</em><br />
<em><strong>«No bestemiare!»</strong><br />
«Taci troia!»</em></p>
<p>La seconda auto prende terreno.<br />
<em>«Checcazzo, arrivano!»<br />
«Gira qua tu!»<br />
«Mi dai ordini ora?»<br />
«Gira qua tu! Io dire io conosce strade io lavora qui!»<br />
«Si, come no: lavora&#8230;»</em><br />
L&#8217;auto svolta.<br />
La seconda auto svolta.<br />
<em>«Checcazzo hai mente negra?»<br />
«Tu va forte ora!»<br />
«Tutto quello che volevi è che andassi forte?!»</em><br />
Tace.</p>
<p>La velocità aumenta.<br />
140.<br />
150.<br />
160.<br />
<strong>Curva pericolosa.</strong><br />
<em>«Ma che&#8230;. oh!»</em><br />
Freno a mano.<br />
Derapata perfetta.<br />
L&#8217;auto riprende.<br />
Idem gli altri.</p>
<p><em><strong>«Devi ancora finire».</strong><br />
«Cosa?»<br />
«T&#8217;ho dato trenta euro cazzo! Finisci il lavoro di prima!»<br />
«Ora?»<br />
«Un pompino cazzo! Quanto ci vuole?»<br />
«Ma io&#8230;»<br />
«Ch&#8217;è? Ho fatto vedere l&#8217;uccello a quelli stronzi là dietro per niente? Già che è colpa tua, zoccola! Se fosse per me avrei già avuto il mio bocchino bell&#8217;e fatto!»<br />
«Sì, ma&#8230;»<br />
«Ora!»</em><br />
Cintura tolta.<br />
Pantaloni abbassati.<br />
Mani scure afferrano il pene.<br />
<em>«Ah&#8230;»</em><br />
Occhi chiusi.<br />
Riaperti.<br />
Mani nere aprono una scatola di condom.<br />
Estratto uno.<br />
Aperto.<br />
<em>«Cazzo fai?»</em><br />
Abbassa gli occhi.<br />
<em>«Preservativo&#8230;»</em><br />
Rialza.<br />
La guarda in faccia.<br />
<em> «Trenta euro e vuoi anche il preservativo?!»<br />
«Ma&#8230;»<br />
«Buttalo porca puttana!»</em><br />
S&#8217;apre il finestrino.<br />
Cade un preservativo.<br />
<em> «Dai cazzo ché faccio prima a farmelo fare da quegli stronzi là dietro cazzo!»</em><br />
Abbassa il capo.<br />
Apre la bocca.<br />
S&#8217;infila il pene in bocca.<br />
<em>«Ah, sì&#8230;»</em><br />
<strong>Rotonda stradale.</strong><br />
<em>«Porca troiaaaaa!»</em><br />
L&#8217;auto sulla sinistra.<br />
Rotonda passata.<br />
<em>«Ahi cazzo!»<br />
«Scusa».<br />
«Attenta con quei cazzo di denti!»</em><br />
Riprende a succhiare.</p>
<p>L&#8217;auto dietro aumenta la velocità.<br />
<strong>Autovelox.</strong><br />
Due.<br />
Tre.<br />
Quattro flash.<br />
Viene.<br />
<em> «Ah&#8230;»</em><br />
Silenzio.</p>
<p>Sulla sinistra una via stretta.<br />
Rallenta.<br />
Svolta brusca.<br />
Svoltano gli altri.<br />
Passano.<br />
Escono su una strada.<br />
Riprendono.</p>
<p>La macchina ferma in un vicolo.<br />
<strong>Seminati.</strong><br />
Silenzio.<br />
Si rialza i pantaloni.<br />
S&#8217;accende una cicca.<br />
Aspira.<br />
Espira.<br />
Il fumo si propaga per l&#8217;abitacolo.<br />
La guarda.<br />
<strong><em>«Fatto alla cazzo, comunque.»</em></strong></p>
<p><em><em> </em></em><em><em> </em></em><em><em> </em></em><em><em> </em></em><em><em> </em></em><!-- PHP 5.x --></p>
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		<item>
		<title>La crisi non è un fattore da sottovalutare</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 08:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Tono</dc:creator>
				<category><![CDATA[SugarTales]]></category>
		<category><![CDATA[mesola]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>
		<category><![CDATA[porto viro]]></category>
		<category><![CDATA[pulp]]></category>
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		<category><![CDATA[sugarpulp]]></category>
		<category><![CDATA[thomas tono]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/mesola" rel="tag">mesola</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/porto-viro" rel="tag">porto viro</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconto" rel="tag">racconto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugartales" rel="tag">SugarTales</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/thomas-tono" rel="tag">thomas tono</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a></p>Tracklist consigliata: The Doors &#8211; The End The Doors &#8211; Break On Through (To The Othter Side) Sex Pistols &#8211; Anarchy in The UK C’è questo furgone Ford dell’87, bianco a chiazze marroni ruggine che viaggia veloce a fari accesi &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/sugartales/la-crisi-non-e-un-fattore-da-sottovalutare">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/la-crisi-non-e-un-fattore-da-sottovalutare' title='La crisi non è un fattore da sottovalutare'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tracklist consigliata:</p>
<ul>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/the-end/id218352809?i=218353209">The Doors &#8211; </a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/the-end/id218352809?i=218353209">The End</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/break-on-through-to-other/id218342647?i=218342659">The Doors &#8211; </a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/break-on-through-to-other/id218342647?i=218342659">Break On Through (To The Othter Side)</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/anarchy-in-the-u-k/id15824367?i=15824341">Sex Pistols &#8211; </a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/anarchy-in-the-u-k/id15824367?i=15824341">Anarchy in The UK</a></em></li>
</ul>
<hr /><span style="font-size: 13.3333px;">C’è questo furgone Ford dell’87, bianco a chiazze marroni ruggine che viaggia veloce a fari accesi sull’asfalto della Statale 309. Tratto tra Porto Viro e Mesola. Dietro, nel vano carico, un groviglio di strumenti musicali malamente stipati. Ruote sgonfie, un fanalino posteriore rotto, finestrini abbassati. Nel mangiacassette gira il nastro dei Doors.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla guida siede un tipo grassottello, capelli rosa fucsia, un paio di anelli al naso e un’altra dozzina sparsi tra le orecchie e il prepuzio. Sul posto del passeggero una tipa tutta ossa e tatuaggi tiene il tempo con la pianta dei piedi sul cruscotto. Capelli e vulva verde acido.<br />
<span id="more-3826"></span>«Non ti offendere… non è male, diciamo che ha ritmo ma, come dirti, è un po’ una palla, ecco. <strong>Non t’incazzare, saranno pure i precursori del rock moderno ma alla lunga spaccano un po’ i maroni, ecco</strong>».<br />
«Jessica, non capisci un cazzo di musica, credi a me…»<br />
«Fottiti stronzo».<br />
«No, fottiti tu troia».</p>
<p style="text-align: justify;">Il tipo grassottello le mena uno schiaffo sulla nuca verde.</p>
<p style="text-align: justify;">«Stronzo lasciami in pace…»<br />
«Troia».<br />
«Stronzo».</p>
<p style="text-align: justify;">La tipa tutta ossa gli fa vedere il dito medio di gusto.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ecco brava, ficcatelo nel culo».<br />
«Ti piacerebbe, eh…»<br />
«Sei una grandissima troia… quante volte te lo sei fatto sbattere in culo?»<br />
«Tutte le volte che ho voluto stronzo: non devo certo chiedere a te il permesso. Stronzo!»<br />
«Ecco brava, sodomita del cazzo».<br />
<strong> «Ora fermati che devo pisciare».</strong><br />
«Te la tieni troia».<br />
«Col cazzo: ti piscio sul sedile!»<br />
«Fai pure… tanto ci devi stare seduta tu. Troia».</p>
<p style="text-align: justify;">La tipa lo fissa e gli accarezza la testa fucsia.</p>
<p style="text-align: justify;">«Dai Ciccio fermati, non sto scherzando… la faccio qui per davvero».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciccio la guarda dall’alto, si gratta il naso col dorso della mano, guarda fuori dal finestrino. Adiacente alla strada c’è una zona artigianale rischiarata a singhiozzo dai lampioni. Bestemmia e mette la freccia.<br />
Il furgone esce dalla statale e s’immette in quella che un tempo lontano era stata una fiorente zona artigianale, ridotta a un cumulo di macerie post apocalittiche. <strong>Dal cartello sono state grattate via alcune parole e ora suona così: ZONA       ANALE.</strong><br />
Ciccio le mostra i denti divertito. Jessica risponde di nuovo col dito medio. Il furgone accosta e si ferma di lato.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ecco piccola, qui puoi fare tutte le tue cosette con comodo».</p>
<p style="text-align: justify;">La tipa scende e sbatte la portiera.</p>
<p style="text-align: justify;">«Grazie… stronzo».<br />
«Sodomita del cazzo. Questa è la zona giusta per te e spicciati che i tosi ci aspettano al locale per suonare e&#8230; indovina chi ha gli strumenti?»</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazza si allontana tenendo il dito medio sempre ben in vista, salta una rete metallica accartocciata e si rannicchia dietro con le braghe calate. Dietro di lei la forma grigia di un deposito decrepito in disuso sovrasta la visuale. Una targa schiodata e penzolante da un lato riporta inciso sopra il nome dell’azienda. Nuova Ittica King Srl.<br />
Salta il tappo da una bottiglia di birra, il tipo ci dà una bella sorsata e chiude gli occhi posandosi sul poggiatesta. La voce di Jim Morrison sovrasta il ronzio del motore diesel. Dà un’altra sorsata alla bottiglia. Richiama l’alcool e l’erba latitanti nel corpo. <strong>Jim Morrison sapeva il fatto suo, cazzo se sapeva il fatto suo…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo d’espulsione della cassetta fa scattare dritto sul sedile Testa Fucsia. Guarda la cassetta. Sbatte un paio di volte le palpebre e si passa la lingua sulle labbra. Il sedile di fianco vuoto. Alza lo sguardo attraverso il finestrino. La targa penzolante. Il deposito raggrinzito per la lavorazione ittica. La rete metallica. Di Jessica neppure un pelo verde.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma cosa…»</p>
<p style="text-align: justify;">Riprende dal collo la bottiglia scivolata tra le gambe e scende dal furgone. Il caldo umidiccio lo assale. Odore acre di concime e barbabietole strizzate. Dà una sorsata alla bottiglia e sputa a terra.</p>
<p style="text-align: justify;">«Che posto di merda».</p>
<p style="text-align: justify;">Scavalca la rete metallica e si ferma dove Jessica s’era accucciata. Una chiazza di piscio ancora umida ne ubica la corretta posizione.<strong> Testa Fucsia studia bene la chiazza, tira giù la patta, l’uccello e ci piscia sopra. </strong>Dà un’altra sorsata alla birra e nota delle gocce che si staccano dalla chiazza per proseguire verso il deposito. Finisce, tira dentro l’uccello e segue le gocce di piscio sull’asfalto. Le segue neanche fossero briciole di pane. <strong>Come nelle favole.</strong><br />
Si ferma davanti ad una saracinesca. Forse serviva a far passare i camion carichi di pesce nelle celle frigo prima della lavorazione. Le gocce si infilano proprio lì sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma cosa&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify;">Afferra la maniglia e tira, al terzo tentativo e dopo un paio di bestemmie la saracinesca si muove stridendo dentro le orecchie. Un fascio di luce artificiale dei lampioni stradali si srotola all’interno del deposito.<br />
Dentro: silenzio, buio e il fascio di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">«Jessica… sei qui?»</p>
<p style="text-align: justify;">La voce rimbomba dentro, fredda e metallica da far gelare il sangue ad un orso polare. Il tipo indietreggia stringendo il collo della bottiglia in mano.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma cosa cazzo…»</p>
<p style="text-align: justify;">Si schioda da terra e torna al furgone. Salta la rete. Getta la bottiglia a terra che va in frantumi. Apre la portiera, infila la mano sotto il sedile, ci rovista per un po’ e ne esce fuori con una torcia elettrica. La prova. Funziona. Chiude la portiera. Apre il portellone del vano carico. Sale. Sposta un paio di chitarre, la gran cassa e da dietro un amplificatore esce fuori una mazza da baseball. Scende e richiude il portellone.<br />
Con una palla di luce davanti a se e la mazza penzoloni di fianco, Testa Fucsia si infila nella fessura della saracinesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gocce di piscio sulle piastrelle grigie a terra. Nonostante gli anni d’abbandono, dentro si percepisce ancora l’odore stantio di pesce. Pianali, vasche in acciaio e tubi di gomma rinsecchiti come serpenti mummificati. La torcia illumina le pareti. Piastrelle ingrigite e strane scritte fatte di recente. Vernici rosse e geroglifici indecifrabili. Disegni stilizzati, forme geometriche insensate. Ideogrammi forse, cinesi probabilmente. Prosegue bestemmiando.</p>
<p style="text-align: justify;">Il deposito s’incunea finendo addosso ad un telone annerito e foracchiato largo quanto la parete. Sala per lo stoccaggio. Le gocce vanno da quella parte, prosegue. Si ferma. Tende le orecchie. Un brusio di voci. Voci sovrastate tra di loro. Testa Fucsia si volta e illumina dietro a se con la torcia. Poi ai lati. Silenzio. Riprende a camminare illuminando le gocce a terre. Si ferma di nuovo. Voci indistinte, tante voci, forse distanti ma probabilmente vicine.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma cosa…»</p>
<p style="text-align: justify;">Stringe la mazza nella mano e la solleva davanti a se ad altezza d’uomo. Illumina ancora dietro e ai lati. Niente. <strong>Silenzio.</strong> Prosegue e arriva al telone. Trova l’apertura e s’infila dentro cercando di controllare il respiro e il cuore che pulsa forte nelle orecchie.<br />
Il telone si chiude dietro di lui. La palla di luce illumina a tratti l’ampio magazzino di stoccaggio. Cassette in polistirolo, plastica nera, bilance elettroniche e meccaniche, bancali di legno ammassati ai lati. Al centro un tavolo con pianale in acciaio e persone attorno che lavorano completamente al buio. <span style="font-size: 13.3333px;"><strong>Almeno, quelle che dovrebbero essere delle persone</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il fascio di luce colpisce gli esseri che si voltano di scatto verso l’intruso. Occhi gialli e deformi come gatti. Pelle violacea e vischiosa come colla di pesce. Dimensioni e <strong><span style="font-weight: normal;">proporzioni umane.<br />
Ma di umano hanno ben poco.</span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli esseri riprendono il loro lavoro senza badare al’intruso, lavorano al corpo di Jessica. </strong>Una di quelle cose ha dei lembi di pelle del viso della ragazza tesi tra le mani. Un altro maneggia un arnese simile ad un bisturi, ma la distanza non permette di decifrare bene. Altre entità intorno osservano in silenzio. Poi di nuovo quelle voci. Sono dappertutto. Sembrano a migliaia. Il giovane illumina intorno a sé ma non vede nulla. Agita la mazza menando colpi all’aria. La rabbia sale e quando decide di muoversi in direzione di Jessica sente le caviglie bloccarsi. Illumina a terra. <strong>Il pavimento si muove.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quelle cose strisciano attorcigliandosi tra di loro sul pavimento come pesci stipati nelle vasche. Il fascio di luce illumina le pareti, il soffitto. <strong>Tutto si muove. </strong>Corpi lividi appiccicati dappertutto,  ammassati gli uni sugli altri.  Lo afferrano per le gambe per tirarlo giù. Mena colpi a vuoto, ma qualcuno va a segno. Schizzi di sangue. Materia organica che salta. Poi le creature lo afferrano per le braccia, per la testa e lo trascinano giù con il loro bisbiglio di tante voci sovrastate l’une sulle altre, distanti, vicine. Si sente soffocare, urla…</p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo d’espulsione della cassetta fa scattare dritto sul sedile Testa Fucsia. Guarda la cassetta. Sbatte un paio di volte le palpebre e si passa la lingua sulle labbra. Il sedile di fianco vuoto. Alza lo sguardo attraverso il finestrino. La targa penzolante. Il deposito raggrinzito per la lavorazione ittica. La rete metallica. Jessica si tira su sistemandosi le mutande.<br />
Infila la mano sotto il sedile. La torcia. Prova ad azionarla, funziona. La ripone al suo posto e si passa una mano tra i capelli. Appoggia la fronte sul volante e respira profondamente.<br />
La portiera si apre e Jessica entra.</p>
<p style="text-align: justify;">«Scusa Ciccio, ma ci ho messo un po’ più di tempo… cose da femminucce».<br />
«Ho fatto un sogno del cazzo…»<br />
«Un sogno?»<br />
«Sì cazzo… mi sono addormentato come un bimbo mentre ti aspettavo…»</p>
<p style="text-align: justify;">Jessica si sistema la cintura e la maglietta.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa hai sognato?»<br />
«Ma cosa cazzo ne so… alieni, mostri appiccicosi, che cazzo ne so… erano tantissimi e stavano…»</p>
<p style="text-align: justify;">Lei tira giù l’aletta parasole e si sistema i capelli guardandosi allo specchietto.</p>
<p style="text-align: justify;">«Stavano?»<br />
«Niente… stronzate. Schiodiamoci da qui che i tosi ci aspettano al locale&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify;">Il furgone fa un’inversione a U e si rimette sulla Statale. I Doors riattaccano di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sai, hai ragione, non era affatto male questo tizio…»<br />
«Jim Morrison non era un tizio. Era più vicino ad essere un dio che ad essere un tizio&#8230; e comunque brava Jessica, cominci a ragionare, stare con me ti migliora, piccola» e le mostra i denti soddisfatto.<br />
«E sai un’altra cosa… vedere quella zona disastrata e abbandonata mi ha fatto pensare a…»<br />
«A cosa? Forse a quanti cazzi di pescatori e operai ti saresti fatta se fosse ancora in attività?»<br />
«No stronzo… alla crisi, cazzo. Alla crisi».<br />
«La crisi?»<br />
<strong>«Sì, cazzo… la crisi non è un fattore da sottovalutare».<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lui la guarda aggrottando le sopracciglia, afferra la bottiglia di birra tra le gambe e gliela allunga.</p>
<p style="text-align: justify;">«Bevi Jessica, bevi prima di sparare altre cazzate…»</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazza dai capelli verde acido dà una sorsata alla birra e si guarda di nuovo dentro lo specchietto. La maschera tiene, con la mano libera preme forte sulle guance assicurandosi che la pelle aderisca bene al volto. Piega di lato la testa e si sorride attraverso lo specchietto. Richiude l’aletta parasole e dà un’altra sorsata alla bottiglia.<br />
L’aria entra calda dal finestrino. Fuori distese di terra e buio illuminato qua e là da deboli lumi distanti e isolati. Ha voglia di urlare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«Andiamo cazzo, che il pubblico ci acclama…».</strong></p>
<p><!-- PHP 5.x --></p>
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		<title>I Reality fanno male</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilù Oliva</dc:creator>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconto" rel="tag">racconto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Tracklist consigliata: Jesus and Mary Chain &#8211; Just Like Honey Sonic Youth &#8211; Silver Rocket Depeche Mode &#8211; Personal Jesus «Vai a fare film porno!» le grida Il Falco, placidamente seduto su uno sgabello. Vanessa lo guarda con occhi che &#8230; <a href="http://sugarpulp.it/sugartales/i-reality-fanno-male">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/i-reality-fanno-male' title='I Reality fanno male'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tracklist consigliata:</em></p>
<ul>
<li><em>Jesus and Mary Chain &#8211; Just Like Honey</em></li>
<li><em>Sonic Youth &#8211; Silver Rocket</em></li>
<li><em>Depeche Mode &#8211; Personal Jesus</em></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: justify;">«Vai a fare film porno!» le grida Il Falco, placidamente seduto su uno sgabello.<br />
Vanessa lo guarda con occhi che schizzano rabbia.<br />
Quand’erano dentro la casa, appena una settimana prima, questo ragazzotto che ora la offende se l’era divorata di baci sotto le telecamere indefesse dal Grande Occhio. L’aveva spinta in ogni angolo buio, dentro l’armadio, sotto al tavolo, tra le coperte, per ottenere qualcosa di più di quei baci. Lei l’aveva assecondato, con quel suo sguardo un po’ trasognato e la sua bocca umida.<br />
Poi le era venuto il sospetto. Che lui avesse calcolato tutto, che usasse la loro intesa per aumentare l’audience: era finito in nomination, sbaciucchiarsi la pollastra del reality significava per lo meno suscitare curiosità. Così si era infuriata, era scoppiata una bella litigata dai toni esasperati. Lui le aveva dato uno spintone, lei aveva sbattuto contro la credenza e gli aveva gettato a mitraglia una scarica di mele lì adagiate su un vassoio. Una mela l’aveva colpito in testa. Ed ora eccoli qui, espulsi dal reality, seduti per un faccia a faccia alla trasmissione della domenica cui, come da contratto, hanno l’obbligo di partecipare. Lui col bernoccolo del colpo ricevuto, sulla parte destra della fronte, e i bicipiti esposti, lei coi lunghi capelli neri che le arrivano al sedere e una minigonna cortissima.<br />
«Tu sei un falso, un&#8230;»<br />
«E tu sei una troia, ti sei ripassata tutti i maschi della casa!»<br />
<span id="more-3497"></span> «Calma!» interviene la presentatrice. Selvaggia Orsi, cinquant’anni ma ne dimostra poco più della metà, caschetto alla maschiaccio, seduta su una poltrona con l’aria di chi sa il fatto suo. Si destreggia tra i litigi della domenica come un direttore d’orchestra all’ennesimo concerto: sguardo concentrato, espressione molto seria, allarga le braccia come se volesse mandar segnali.<br />
«Signorino, non mi piacciono queste parole nella mia trasmissione.»<br />
Lui sbuffa e la Orsi insiste:<br />
«E poi non è carino che tu ti rivolga a una donna con questi termini.»<br />
Vanessa interviene mugolando : «Non è carino neppure che mi abbia spinta contro un mobile quando eravamo nella casa! Mi ha usata!»<br />
«Non ti ho usata! Tu mi hai usato, sei tu quella che è andata con tutti, sei tu la&#8230;»<br />
Si trattiene, la presentatrice punta verso di lui la mano, un gesto magico per spingerlo a contenersi. Intanto la ragazza affonda il viso tra le mani, piagnucola alternando singhiozzi a gridolini isterici. Selvaggia Orsi le parla con voce carezzevole. Eccola premurosa, la Regina della domenica:<br />
«Cosa c’è Vanessa, perché piangi?»<br />
Lei non risponde e Il Falco riattacca:<br />
«Piange perché le sto facendo fare una figura di merda davanti a tutta l’Italia.»<br />
Il pubblico fischia, Il Falco si infastidisce ancora di più. Selvaggia Orsi ride sotto i baffi, lo vede nervoso, molto nervoso, quanto piacciono questi match alla gente.<br />
Lui si alza dallo sgabello e ruota quasi a 360° rivolgendosi a tutte le scalinate che compongono la platea, indice puntato:<br />
«Voi, che cazzo fischiate? Sarò stato anche espulso, ma mi ritengo il vincitore morale del Grande Occhio 2009!»<br />
Salgono altri fischi. La ragazza stacca il viso dalle mani con violenza: occhi rossi, palpebre e occhiaie annerite dal trucco sciolto, la punta del naso sembra una ciliegia, tra le narici e il mento c’è un ammasso spalmato di muco e lei urla con voce impastata:<br />
«Vincitore morale un cazzo! Sei uno sfigato!»<br />
Selvaggia Orsi lancia un’occhiata d’intesa all’autore. Perfetto, questa impennata di aggressività terrà gli ascoltatori inchiodati allo schermo.<br />
«Io sfigato? Come ti permetti, puttanella!»<br />
Il Falco pare riempirsi d’aria, si sollevano i pettorali in un respirone.<br />
Suspense, sta per succedere qualcosa.<br />
La conduttrice ride sotto i baffi mentre segue la scena. Il ragazzo scatta dallo sgabello e si lancia contro Vanessa. La investe con una potente spallata e l’episodio salterà alle cronache della televisione.<br />
Quello che le due telecamere riprendono sarà visto e rivisto ripetutamente. Se si dovessero semplificare le cose, si direbbe che lui le si è buttato contro e lei è caduta sbattendo la testa. Ma sui monitor di televisioni, giornali e tribunali circoleranno sempre le stesse inquadrature in moviola: la spalla di lui, in primo piano, con il suo nome tatuato, Il Falco e, sotto, l’immagine di un volatile ad ali spiegate con un serpente nel becco. La spalla in primo piano. La spalla che si lancia. La spalla che colpisce lei nello sterno. La spalla che si ritrae. La ragazza che casca all’indietro, il suo viso stupito, ancora moccoloso per il pianto, la caduta a ralenty. Vanessa stramazzata a terra, gambe aperte e minigonna ascellare che scompare nel capitombolo.<br />
La ragazza pare tramortita, non si alza, mentre arriva un “uhhh!” inquieto dal pubblico.<br />
Selvaggia Orsi si alza, braccia in posa papale, sguardo così serio che spacca il video:<br />
«Fermi, fermi tutti! Dammi la camera!» ordina perentoria al cameraman. Nelle televisioni degli italiani appare il suo primo piano indignato: «Io, come persona e soprattutto come donna, mi dichiaro fermamente contraria a questi episodi di violenza. Chiedo al medico della trasmissione di intervenire subito!»<br />
Mormorio in studio televisivo.<br />
Il Falco assume il broncio mentre il medico si avvicina e cerca di rianimare la ragazza.<br />
Niente.<br />
Selvaggia Orsi ha un’espressione tesa mentre si rivolge al Falco:<br />
«Hai compiuto un gesto terribile. Vergognati.» poi richiede l’attenzione al cameraman, ed eccola di nuovo in primo piano, mentre chiude e riapre gli occhi: «Ora la porteremo dietro le quinte per farla rinvenire. Intanto mandiamo la pubblicità, non lasciateci, mi raccomando.» Schiocca un bacio sul palmo della mano e lo soffia verso la telecamera mentre la sua immagine viene tagliata dalla reclame.</p>
<p>Appena staccano la diretta diversi addetti ai lavori e qualche curioso del pubblico si affollano attorno al corpo di Vanessa. Si sentono voci, “Respira! Respira!”, Il Falco si attacca al cellulare. La presentatrice caccia un urlo per richiamarli all’ordine: «Via, sciò! La ragazza è svenuta, ora io e il dottore la portiamo nel mio camerino, gli altri stiano lontani, peggiorano le cose se si ammassano!»<br />
Il dottore obbedisce zelante, prende sotto le ascelle l’ex concorrente del Grande Occhio e la trascina via mentre la Orsi fa cenno al cameraman di seguirli e taccheggia verso i camerini.</p>
<p>Il silenzio è tombale, nella stanza. Vanessa è stesa sul letto, il tecnico riprende il medico mentre spiega alla presentatrice che la caduta ha causato una lesione all’osso del collo.<br />
La Orsi stende la mano verso il cameraman, palmo aperto, altezza mento, la abbassa lentamente, significa: «Spegni la telecamera.», poi spalanca gli occhi al dottore: «Ma è morta?»<br />
Quello continua a tastare il collo della ragazza «Non è morta, il collo non si è spezzato. Ma probabilmente resterà paralizzata.»<br />
«Oddio. Ma se si fosse spezzato il collo?»<br />
Il medico annuisce: «Allora sì, sarebbe stato un bel guaio.»<br />
«Ma siamo sicuri che non se lo sia spezzato?»<br />
«Signora, in medicina non esistono certezze.»<br />
La Regina della domenica ringrazia il dottore e lo invita a uscire per chiamare l’ambulanza. Con un colpo d’occhi indica la porta al cameraman: lui capisce che gli viene ordinato di chiuderla e obbedisce.<br />
La Orsi si dirige verso la ragazza esanime, le accarezza la guancia sussurrando un «Poverina&#8230;» e le impugna la testa come se volesse baciarla in fronte. Invece indugia, poi, con uno scatto repentino, sterza la testa all’indietro. Un crack osseo scorta il suo movimento.<br />
Ora sì che il collo si è spezzato. Ora sì che si potrà dare ai telespettatori ingordi una notizia intera, precisa, scioccante.<br />
Lei punta lo sguardo al cameraman: siglano una nuova, tacita alleanza, lui la conosce bene, hanno già stretto patti d’omertà in questi anni. Nessuno parlerà. L’audience salirà. Lei tornerà di là e annuncerà con sguardo contrito la brutta notizia, Il Falco verrà incolpato e il pubblico gongolerà in questo spezzatino morboso di baci, rabbia e morte. Ecco il giusto epilogo. E proprio in virtù della loro complicità, mentre lei si avvia all’uscio per tornare sul palco, il cameraman osa una richiesta:<br />
«Signora Selvaggia&#8230; posso&#8230;»<br />
Lei si ferma sulla soglia, è in trepidazione, i suoi occhi piccoli e freddi sono già pronti per gli applausi. Lui è un insicuro, ma non resiste a un tale bocconcino, ha gli occhi lascivi e un po’ di bava che prontamente deglutisce:<br />
«&#8230;posso approfittarne? L’ho seguita dall’inizio, Vanessa, mi piace&#8230;è ancora calda&#8230;»<br />
La presentatrice sorride, l’arco che disegna la mano è un invito: «Accomodati.»<br />
In due secondi lui si slaccia i pantaloni e si avventa sulla ragazza senza vita, mentre la Regina della domenica si incammina sculettando e lanciandogli, da lontano, le ultime parole: «Ma fa’ presto, the show must go on!»<!-- PHP 5.x --></p>
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		<title>Killing Gabibbo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Vanin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tracklist consigliata:</em></p>
<ul>
<li><em>Bjork &amp; PJ Harvey &#8211; Satisfaction (live @ Brit Awards &#8217;94)<br />
</em></li>
<li><em>Letfield &#8211; Open Up<br />
</em></li>
<li><em>Aphex Twin &#8211; Funny Little Man</em></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Bé, vediamo se riesco a farvi capire bene come sono andate le cose. Ho sempre smanettato coi computer fin da piccolo e ho anche sempre cercato di guadagnarci sopra qualcosa. Mi sa che ho avuto il primo masterizzatore del veneto. Bé, magari no. Ma sicuramente uno dei primi della zona. Mi era costato un botto al tempo ma l’ho ammortizzato in breve. D<strong>opo un mese c’avevo già un archivio di cd masterizzati da far invidia ai napoletani.</strong> E li vendevo bene, anche. Tipo 10 mila lire a cd, 14 con la copertina scannerizzata o scannata o come si dice. C’avevo un catalogo aggiornato che neanche il Ventitre su a Padova.<br />
Bé, ma questo non c’entra neanche tanto ma è per farvi capire che ho sempre avuto una testa per queste robe qui. <strong>Insomma, bisogna fare soldi in sta vita, altrimenti come fai con le fighe?</strong><br />
<span id="more-3458"></span>Ecco, quando ormai il masterizzatore ce l’avevano tutti il mio piccolo mercato è andato dove vorrei andare più spesso io. Ho trovato un piccolo ripiego: al tempo mio papà mi aveva regalato la macchina, una Uno decrepita, e io andavo su e giù dalla Slovenia a prendere le sigarette, avevo anche trovato un punto dove si poteva passare la frontiera per i boschi ma il rischio e la fatica non valevano la pena.<strong> Cioè, cominciava a sembrare un lavoro vero e io non ho mai avuto voglia di far fatica, perché ho sempre pensato che quando hai testa è inutile usare le mani.</strong><br />
E’ stato pressappoco in quel periodo che è arrivata <strong>internet</strong>. Come col masterizzatore io son stato il primo ad avere un modem in zona. Non so se vi ricordate com’era internet una volta. Un cesso. Connessioni lente e siti di merda. <strong>56k è sinonimo di morte, zio cane.</strong> Eh, adesso c’abbiamo la banda larga, Facebook, lo streaming e tutte quelle menate lì. Al tempo eravamo contenti se riuscivamo a scaricare un filmatino porno da un mega. Un mega, cazzo. Cioè, non fa neppure in tempo a venirti duro. Bisognava stare una giornata a scaricare abbastanza roba per farti una sega.<br />
Lasciamo stare. Ora, io al tempo c’avevo un amico che aveva la passione per Dragonball. Cioè, ce l’ho ancora l’amico. Si chiama Ricky ed è sempre stato uno sfigato. Ma era un amico, insomma. Mi cagava e mi aiutava, anche quando andavamo in Slovenia era lui che si faceva i boschi per portare le stecche dalle nostre parti. I soldi me li tenevo quasi tutti io e a lui andava bene così.<br />
Ricky sapeva vita morte e miracoli di Dragonball e compagnia. A me non fregava tanto di quella roba perché comunque sapevo che era un argomento scacciafighe. E poi, sinceramente, se volevo vedere gente che urla e si mena mi bastava guardare i miei. E’ stato con la “supervisione” di Ricky che ho tirato su il mio primo e ultimo sito: www.dragonclopedia.com. (Non andateci adesso, mi raccomando che vi prendete un virus.) Al tempo non avevamo mica i template, il flash e tutta questa roba che avete adesso. Nottate e nottate passate a spaccarmi la testa sull’html ho dovuto passare!<br />
Vi sembrerà un controsenso, magari, sapere che ho lavorato così tanto per una roba così stupida ma aspettate. La mia idea era mettere nel sito un casino di pubblicità. Vedete come al tempo già avevo anticipato cosa sarebbe diventata internet? Bé, fatto sta che la cosa ha funzionato ma non tanto come volevo. Cioè, la gente cliccava sì sui banner pubblicitari ma non prendevo tantissimo a clic e non potevo tappezzare tutto il sito di banner, sennò la gente non ci sarebbe venuta più.<br />
Allora ho fatto due più due. Chi guardava Dragonball era uno sfigato e probabilmente non avrebbe mai visto la figa se non a pagarla. Il porno ha sempre tirato (mi ha sempre fatto ridere questa frase) da che mondo e mondo e io conoscevo un bel po’ di siti del genere da contattare.<br />
Dal pensiero all’azione non c’è voluto molto. Ho tolto tutti i banner puritani e ho linkato tutto a siti porno. Naturalmente i banner erano ben, com’è la parola? Dissimulati? Bé, nascosti insomma.<br />
Ce n’era uno tipo gif animato per esempio con una tipa russa con due tette così che strizzava l’occhio. Sotto c’era scritto “vieni a conoscermi” con la parola vieni evidenziata in rosso. Bé, adesso che ci penso, i banner non erano poi così tanto nascosti in ma vabbé.<strong> In un mese di banner porno avevo guadagnato il doppio di quanto avevo preso fino a quel momento coi banner normali. </strong>C’era anche una bella storia poi: alcuni siti linkati avevano quei programmini, dialer si chiamavano, che se tu volevi entrare nel sito dovevi per forza installarli. Il bello è che quei dialer ti facevano fare un numero che ti costava dieci volte di più di una connessione normale. E ovviamente quei soldi finivano tutti in tasca al sito e una parte anche a me.<br />
Mi sentivo veramente arrivato al tempo. Mi ero comprato una camicia da un casino di soldi e anche un paio di jeans di angeli e demoni. Il progetto finale era mettermi via abbastanza soldi da prendermi una macchina decente, una bmw usata o una cosa così pensavo. Dovevo prendermela io perché visto che avevo fatto un anno in più al liceo e che avevo fatto sì e no due esami a Economia, mio papà non era proprio propenso a sganciare. Insomma, sembrava andasse tutto bene, finché una brutta sera, mi ricordo che stavo lavorando ai banner nuovi, suona il campanello di casa mia e sono quelli di Striscia la Notizia.<br />
In testa mia ho subito capito che ero nella merda quando mio papà è entrato in camera e mi ha chiesto: <strong>“Ci sono quelli di Striscia la Notizia, che cazzo hai fatto?”</strong><br />
“Io? Niente.”<br />
Niente un cazzo. Avevo un sito di Dragonball linkato a metà dei siti porno esistenti al tempo. Sono andato in soggiorno, cercando di mantenere la faccia più da culo che potevo. E’ stato allora che l’ho visto. Cioè, l’avevo visto anche prima, in televisione…ma dal vero faceva tutto un altro effetto.<strong> Il Gabibbo. Quella brutta merda di pupazzo rosso e se esiste un dio lo stramaledica in eterno.</strong> Il Gabibbo non parlava, stava dietro a tutti e ondeggiava, oscillava. C’era un altro tizio che parlava per lui e gli faceva la voce. Senza neanche chiederci il permesso quelli di Striscia si erano messi a riprendere tutto e appena ‘sto tizio che parlava al posto del Gabibbo mi ha visto mi ha fatto un sacco di domande.<br />
“Sei tu che hai fatto il sito www.dragonclopedia.com?”<br />
“Sai che ci sono link a siti non proprio legali?”<br />
Figuriamoci i miei. Mia mamma era sbiancata e non è svenuta solo per il suo solito senso del decoro. Mio papà mi guardava come se avesse voluto ammazzarmi. Io me la stavo facendo sotto, che a ventidue anni non è il massimo. Il brutto è che non riuscivo neppure a dire niente a mia discolpa. Cavolo, con le telecamere sono arrivati fin dentro camera mia e hanno ripreso il pc con il mio lavoro di quella sera. Poi facevano delle scene in cui il Gabibbo apriva la bocca e il tizio che parlava per lui mi faceva delle domande. Io non sapevo neppure cosa dire e mi veniva da rispondere al tizio che mi faceva le domande, non al pupazzo rosso. <strong>“Guarda il Gabibbo quando rispondi!” </strong>Mi sgridava un altro tizio che era una specie di regista ed era della terronia.<br />
A pensare a quella sera mi viene ancora una furia che non avete idea. <strong>Zio cane, viviamo in un posto dove i ministri vanno con le troie e si drogano e mi vengono a sgamare a me? A me neppure me ne frega niente di fare politica o robe così. Voglio solo una bella macchina, bei vestiti e qualche bella figa. Perché hanno dovuto rompermi il cazzo?</strong> E’ andata a finire che ho dovuto chiudere tutto e che mi hanno fatto firmare una liberatoria a me e ai miei per far andare il servizio in tv. Il bello è che ci hanno pagato per farci firmare. Quasi cinque milioni di lire, se mi ricordo bene. Però hanno detto anche una cosa strana a mio papà, ed è stato proprio il regista terrone a dirla.<br />
“Bé, meglio noi che la finanza, no?”<br />
A ripensarci oggi, ‘sta frase mi sembra tanto una minaccia ma no so. Avevo la testa incasinata quella sera. Volevo solo che quella merda di pupazzo se ne andasse via e mi lasciasse in pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Da lì in poi la mia vita è andata dove vorrei andare più spesso io. Mio papà mi ha costretto ad andare a lavorare nella fabbrica di un suo amico. Ho cercato di andare avanti con l’università ma non ce l’ho mica fatta. <strong>Non so se sapete cos’è la fabbrica. Ti porta via tutto, peggio del carcere.</strong><br />
Ho trovato una tizia, la Alessia. Non proprio una di quelle fighe che avevo in testa io. Un po’ cicciotta, insomma. Fatto sta che una notte che ero parecchio lanciato sono scivolato e tak, la Alessia è rimasta piena. Aborto neanche a pensarci perché i suoi sono di chiesa e meglio non farli incazzare visto che ci stanno aiutando per la casa e tutto.<strong> Io non voglio questa vita di merda, non la voglio proprio. Lavoro come un coglione ad assemblare macchine prezzatrici e a fare etichette, poi torno a casa e mi trovo un cessone con la pancia che scorreggia quando dorme.</strong> Ricky è ancora mio amico ed è anche l’unico che ho. Adesso lavora alla cartoleria del padre: rimane sempre uno sfigato con un quoziente d’intelligenza da pianta ma almeno non mi rompe le palle ed è sempre d’accordo con quello che gli dico, non come quella rompicazzi di mia moglie. Ma torniamo ai fatti, che se comincio a lamentarmi non è più finita.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia moglie ha un’amica, la Sara, grande gnocca. ‘Sta Sara fa la truccatrice e l’hanno chiamata a mediaset di recente perché i loro truccatori sono andati in sciopero o una cosa così, a me non frega tanto di guardare i tg quando torno dalla fabbrica perché appena accendo la tv mi vien voglia di ammazzare tutti. Insomma, la Sara una volta è venuta a bere il caffè qua da noi ed era tutta contenta di questo nuovo lavoro. Ha detto che anche se è una roba a tempo determinato le serve per il curriculum. A guardarla e a sentirla parlare non so se avevo più voglia di tirarle un calcione in faccia o palparle le tette.<br />
“Ah: mi ha detto una collega che c’è una troupe di Striscia che sta venendo qui dalle nostre parti.”<br />
Ha detto ad un certo punto e questo ha attirato la mia attenzione. La Alessia sa che parlare di Striscia in casa mia è, come si dice, taboo. La Sara però non lo sapeva e l’ho lasciata parlare, anche per non fare figure con mia moglie che poi è sempre pronta a rompere.<br />
“Avete presente quel caseggiato che c’è in via dei Mille? Quello che hanno costruito e buttato giù tre volte?”<br />
Certo che ce l’avevo presente, era a qualche isolato da casa mia. Qui in città conoscevamo tutti la storia e lasciavamo che le cose andassero avanti così. Tanto siamo in Italia, qui: non si può fare un cazzo contro quelli che hanno i soldi.<br />
<strong>“Viene il Gabibbo a farci un servizio.”</strong> Ha detto poi la Sara e, d’istante, quando ho sentito quella brutta parola mi è venuta voglia di uscire e gridare ma sono stato ancora buono a bere il mio caffè. Mi sono acceso una Fortuna e ho pensato, come non pensavo ormai da anni. Mia moglie è un cesso, ho pensato. Il lavoro è una merda. Il mio unico amico è un mezzo ritardato. La mia vita è andata giù per la cloaca da quella sera che è arrivato il Gabibbo di merda a casa mia. Tutto ballonzolante e rosso come il diavolo, il maledetto mi ha fottuto del tutto. E’ giusto allora che mi vendichi, che gliela faccia pagare.</p>
<p style="text-align: justify;">Così adesso sono qui, in via dei Mille. Sono tipo le tre di pomeriggio. Ho preso una feria per motivi familiari e il capo me l’ha data anche di malavoglia. Sto nella Lancia Y rossa di mia moglie, l’unica macchina che possiedo dopo che la uno è morta dalla fatica lo scorso inverno, altro che Bmw… Guardo la strada e fumo Fortuna.<br />
Con la mano destra ogni tanto stringo il pezzo di legno che mi son portato dietro. Ci ho impiantato un chiodo dentro, per sicurezza. Aspetto. Davanti a me c’è la palazzina Fiordaliso, quella che continuano a costruire e demolire. La strada è vuota. Sono tutti al lavoro: qui ci vengono solo per dormire, cenare e al limite scopare. Ma proprio al limite, m’immagino.<br />
La mia città è un dormitorio del cazzo.<br />
<strong> E’ stato quel pupazzo di merda a fare in modo che io debba vivere come tutti questi idioti che lavorano e dormono come tanti robot. Io non ero fatto per ‘sta vita. Avevo le idee vincenti, io. </strong>Ma gliel’avrei fatta pagare quanto è vero Dio.<br />
Del resto poco me ne frega. So che c’è un tizio dentro al Gabibbo che lo fa muovere e so che se lo ammazzo finisco dentro. Bé, mi dispiace per lui: <strong>se qualcuno ha pensato che aprire un sito per fare un po’ di soldi fosse un problema per questa società, io penso che qualcuno che si veste da pupazzo e vada a fottere le vite della gente sia un problema per questo paese. </strong>Questo gli dico al giudice quando mi farò beccare.<br />
Zio cane, l’Italia è un paese fondato sulla truffa e quelli mi vengono a fare la morale a me. Ma che morale! Tanto è solo per il loro indice di ascolti. Mica vanno a inculare i ministri che rubano, quelli. Vengono da noi poveracci. <strong>Ma oggi gli insegnerò che non si deve scherzare coi poveracci perché se si incazza un poveraccio non si sa poi come va a finire.</strong><br />
Stringo di più la mia mazza improvvisata. Mi brucia la mano e non riesco a trattenermi. Mi accendo un’altra sigaretta. Poi arriva. E’ un camioncino bianco con la scritta “Striscia la notizia” su una fiancata. Svolta per via dei Mille e sbanda un pochino. Si ferma vicino alla palazzina Fiordaliso. Ci siamo. Controllo il respiro mentre il portellone del camioncino si apre. Ne esce qualcosa di rosso e grosso. Si muove ondeggiando. E’ goffo e quasi inciampa smontando.<br />
Io non capisco più niente. Stringo la sigaretta fra i denti fino a staccare il filtro, poi lo sputo, smonto dalla macchina e parto a razzo con il mio pezzo di legno.<br />
“EHHH!” Urlo. I tizi di Striscia si girano e quando vedono cosa gli si sta abbattendo contro diventano pallidi e urlano a loro volta: “No no no no no!” Dice uno, sbracciandosi.<br />
Io guardo solo il mio obiettivo: il pupazzo di merda.<br />
“Sono Roberto Zanon!” Grido io e la voce mi vien fuori con uno schizzo di saliva. “E tu mi hai fottuto la vita, maledetto figlio di puttana!” Nessuno mi ferma mentre abbatto la mia mazza sulla testa del Gabibbo una, due, tre volte.<br />
<strong>Mi viene duro quando vedo il pupazzo che sanguina e…</strong><br />
Zio cane. Me ne rendo conto solo ora.<br />
Il Gabibbo è riverso a terra, ora. Non si muove più. Una macchia di sangue rosso si allarga sotto di lui. Ma non c’ha una persona dentro.<br />
Il Gabibbo è una persona.<br />
Un mostro.<br />
Mi viene su qualcosa dentro. Una paura che non ho mai avuto prima, neppure quella sera che mi hanno sgamato. Prendo la macchina e scappo via.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso sono a casa mia che raccolgo le idee, come si dice. La Alessia è uscita a fare la spesa forse, o magari a spettegolare con qualche sua amica. Io mi son versato un bicchiere di vino e mi sa che oggi finisco tutta la bottiglia. Ho finito il pacchetto di cicche e devo uscire a comprarne altre ma ho paura ad uscire.<strong> Ho paura anche a stare in casa perché so che arriveranno.</strong> Suoneranno il campanello come quella sera. Magari non saranno neppure i carabinieri o la polizia. Magari saranno proprio quelli di Striscia con le loro telecamere e le liberatorie.<br />
Torna mia moglie, mi chiede com’è andata la giornata ma mi vede un po’ strano e non si attacca con le solite menate, fortunatamente. Mi chiede solo se c’è qualcosa che non va. Io dico che non c’è mai stata una cosa che è andata e vado a letto, mi imbottisco di Serpax e spero di morire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non hanno suonato il campanello.</strong> Né il giorno in cui ho ucciso il Gabibbo né i giorni seguenti. Non è venuto nessuno ed è passato un mese. E c’è una cosa strana: hanno trasmesso il filmato, quello sulla palazzina Fiordaliso. L’hanno fatto proprio l’altro ieri, me l’ha detto mia moglie e io ho visto la replica.<br />
Sì, hanno trasmesso il servizio. Si vedeva il Gabibbo che come al solito si lamentava in quello schifo di falso genovese. Poi andava addirittura dal sindaco a chiedere chiarimenti. Tutto come al solito insomma, il mio attacco non è servito a niente. Solo oggi, pensandoci bene, ho capito.<br />
Stavo riparando una M6, una di quelle prezzatrici per fare i prezzi con 6 numeri. L’idea giusta mi è arrivata d’un tratto, come quando ero giovane e mi venivano le idee per far soldi.<strong> Non c’è un solo Gabibbo. Ce ne sono tanti</strong>. Qualcuno li fa crescere, quei cosi. Gli dà da mangiare e quelli crescono, proprio come gli umani. Magari c’è un magazzino, da qualche parte in Italia, dove qualcuno li tiene tutti.<br />
Li immagino dire “Belandi” e “Besugo” e minacciare di spaccare qualche faccia. <strong>Migliaia di mostri rossi e grossi con la bocca grande. Un esercito di Gabibbi pronto a inculare noi poveracci.</strong><br />
Fra qualche settimana nascerà mio figlio, un maschio. la Alessia vuole che lo chiamiamo Alvise, io non le ho detto niente perché quando si impunta non c’è niente da fare ma per me Alvise è un nome un po’ da frocio. E comunque non mi suona. Non importa. Non so quanto riuscirò a voler bene a quel coso.<br />
I colleghi mi dicono che i figli sono la vera rottura di scatole, peggio delle mogli o del lavoro. Quando hai i figli non scopi più, i pompini poi scordateli proprio. Quando hai i figli devi fare economia su tutto, ancora più di prima. E il bello che la Alessia finita la maternità torna a lavorare a allora via con le babysitter e l’asilo. E via soldi. Ho già deciso di scaricare il pacco ai suoceri che almeno si divertono, in fondo l’hanno voluto loro. E poi che cosa gli dovrei insegnare a ‘sto Alvise? Proprio non lo so. Mi pare di essere diventato scemo come Ricky a furia di sistemare ‘ste macchinette. Che gli devo dire? Che c’è un esercito di mostri rossi che ci fa rigare dritti? <strong>Che le fighe e le macchine grosse non esistono e te le fanno vedere solo per farti rabbia e farti star male perché non hai i soldi?</strong> Cazzo, io c’ho provato, Alvise. Davvero. Hai avuto sfiga a nascere con un papà come me, cosa ti devo dire. Spero solo che uno dei tuoi nonni schiatti presto che così tiriamo una boccata d’aria, qui sembra che tutto sia andato dove vorrei andare più spesso io, zio cane.</p>
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