Campi di morte

campi di morte

E’ l’ultima avventura del Professionista, anche se cronologicamente si situa prima di “Pietrafredda”. Il romanzo scorre liscio, scivola pagina dopo pagina, scritto con la maestria e la perizia a cui Stefano Di Marino ci ha da lungo tempo abituato.

Non ho intenzione di fare spoiler, per cui non racconterò nulla della trama, articolata e suggestiva, svolta in maniera eccellente tra flashback e tempo reale. I riferimenti presenti nel testo sono come sempre in numero molto elevato, da quelli più espliciti, ad altri molto più nascosti. Herzog, Chatwin, i templari, le dottrine esoteriche europee e orientali, la cinematografia di genere e molto altro.

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Pietrafredda

pietrafredda

Stefano Di Marino è fra i pochi autori italiani, insieme a Sergio aka “Alan D.” Altieri e Valerio Evangelisti, a proporre un’efficace esplorazione del romanzo d’avventura, e poi anche del noir, dell’action thriller, rileggendoli evidentemente in chiave moderna.

C’è nei suoi libri un attento lavoro sul ritmo e l’intreccio, un’attenzione a trama e ordito della storia che marca di pari passo un altrettanto efficace dosaggio di pause e impennate, rallentamenti e accelerazioni narrative che rappresentano un’originale proposta per il lettore.

Il quale beneficia così, nel frullare delle pagine, d’un montaggio di sequenze a dir poco trascinante.

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