Non aprite la porta accanto: intervista a Jack Ketchum.

Dallas Mayr ha scelto lo pseudonimo di Jack Ketchum per firmare i suoi libri. Un nome che suona duro, d’impatto come i fatti che narra. Nelle sue molteplici vite – è un ex figlio dei fiori che ha svolto diverse professioni tra cui quella di operaio stagionale, attore, cantante, insegnante, agente letterario e barista, commesso in un negozio di mobili vecchi – ha probabilmente incontrato umanità disparate e disperate anche se, lui racconta, l’idea di scrivere horror gli venne dopo una brutta azione di cui si macchiò in prima persona. Un giorno di pioggia, una di quelle giornate terribili in cui va tutto storto, tentava di trovare disperatamente un taxi. Quando gliene si accostò uno, lui vide un’anziana signora dall’altra parte del veicolo che stava tentando di salire. Neanche un secondo per pensarci, il gesto fu repentino: cacciò indietro la vecchia con una spinta e salì ma, arrivato a casa, ebbe dei ripensamenti, si chiese che persona fosse mai diventata e da questi dubbi scaturirono le prime pagine di Ketchum scrittore.
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Nella casa del diavolo

"Nella casa del diavolo" di Alec Covin

Salutato in patria come “l’erede di Stephen King”, Alec Covin è, a dispetto della giovane età, uno dei più quotati nuovi talenti del thriller francese.

“Nella Casa del Diavolo”, che segue  “la Setta dei Lupi Sanguinari” per quanto concerne le traduzioni in italiano, è un continuo intrecciarsi di situazioni al limite del paranormale, follia, paranoia ed un opprimente senso di angoscia così vivo da colpirvi tremendamente allo stomaco, quasi si trattasse di immagini vivide, cinematografiche. Continue reading



Mi chiamavano Speed Queen

"Mi chiamavano Speed Queen" di Stewart O'Nan

Chiamatela operazione nostalgia ma “Mi chiamavano Speed Queen” di Stewart O’Nan è uno dei capolavori di quel genere che qui a Sugarpulp va per la maggiore. Meglio non dilungarsi in definizioni quindi e andiamo subito al sodo.

Il romanzo parte con un bell’escamotage commerciale. C’è una donna, Marjorie Staniford, detenuta nel braccio della morte di un penitenziario dell’Oklahoma, in attesa dell’imminente esecuzione. Perché? Ha commesso una strage. Ma è stata lei oppure no? Per saperlo Stephen King decide di scriverci un libro e invia a Marjorie centoquattordici domande Continue reading