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	<title>Sugarpulp.it &#187; sugarpulp</title>
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	<description>&#34;Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale&#34;</description>
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		<title>Mila balla con le Barbabietole</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 12:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[mafia cinese]]></category>
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		<category><![CDATA[sabot/age]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/mafia-cinese" rel="tag">mafia cinese</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sabotage" rel="tag">sabot/age</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a></p>Ciao tosi,le vostre barbabietole tossiche tornano con un aggiornamento interamente dedicato al romanzo-evento di settembre: stiamo parlando de La Ballata di Mila del "nostro" Matteo Strukul. Un vero e proprio specialone dedicato alla terribile Mila Zago aka Red Dread, la killer più gnocca e infallibile del Nord Est. Forza allora, facciamoci un giro di danza con Mila:<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/mila-balla-con-le-barbabietole' title='Mila balla con le Barbabietole'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao <em>tosi</em>,</p>
<p style="text-align: justify;">le vostre barbabietole tossiche tornano con un aggiornamento interamente dedicato al romanzo-evento di settembre: stiamo parlando de <a href="http://www.webster.it/libri-ballata_mila_strukul_matteo-9788866320166.htm?a=312017">La Ballata di Mila</a> del &#8220;nostro&#8221; Matteo Strukul. Un vero e proprio <em>specialone</em> dedicato a <strong>Mila Zago aka &#8220;Red Dread&#8221;</strong>, la killer più gnocca e terribile del Nord Est. Forza allora, facciamoci un giro di danza con Mila:</p>
<ul>
<li class="episode_menu"><strong><a href="http://sugarpulp.it/critica/la-ballata-di-mila/">La Ballata di Mila di Matteo Strukul, recensione a cura di Matteo Righetto</a></strong></li>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/critica/la-ballata-di-mila-di-matteo-strukul/"><strong>La Ballata di Mila di Matteo Strukul, videorecensione a cura di Giacomo Brunoro</strong></a></li>
<li class="episode_menu"><strong><a href="http://sugarpulp.it/racconti/la-ballata-di-mila-capitolo-i/">La Ballata di Mila di Matteo Strukul, leggi il primo capitolo in esclusiva su Sugarpulp</a></strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordiamo infine due appuntamenti per questa settimana con la banda di <strong>Sugarpulp</strong>: <strong>venerdì sera Giacomo Brunoro e Matteo Righetto</strong> presenteranno <strong>Bacchiglione Blues</strong> e il primo <a href="http://festival.sugarpulp.it/">Sugarpulp Festival</a> al <strong><a href="http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/08/31/news/revolution-festival-i-giovani-invadono-via-sarpi-4877486">Revolution Festival di Padova</a></strong>, mentre <strong>sabato alle 18:00 alla Libreria di Lova</strong>t per la prima presentazione ufficiale de <strong>La Ballata di Mila</strong> di <strong>Matteo Strukul</strong> che per l&#8217;occasione sarà accompagnato da <strong>Massimo Carlotto</strong> <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=255325707833447">(qui trovate la pagina facebook dell&#8217;evento)</a>: vi aspettiamo!</p>
<p style="text-align: justify;">[firma_crew]</p>
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		<title>Così si muore a God&#8217;s Pocket</title>
		<link>http://sugarpulp.it/critica/cosi-si-muore-a-gods-pocket</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 07:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Morera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/philadelphia" rel="tag">Philadelphia</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Per quanto riguarda la parte thriller o criminale del racconto, non aspettatevi qualcosa di classico come una linea o anche una sottotraccia unica da seguire, perché l’evento della morte del giovane non sarà altro che la deflagrazione che si diramerà in ogni direzione, facendo esplodere la struttura stessa del noir, perché di noir in questo romanzo c’è soltanto una cosa, ed è l’esistenza degli esseri umani e il loro animo!<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/cosi-si-muore-a-gods-pocket' title='Così si muore a God's Pocket'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://img3.webster.it/BIT/625/9788806176259g.jpg" alt="" width="200" height="315" />Autore di un paio di capolavori assoluti quali <a href="http://www.webster.it/libri-affare_famiglia_dexter_pete_einaudi-9788806175290.htm?a=312017">“Un Affare di famiglia &#8211; (The Paperboy)”</a> e <a href="http://www.webster.it/libri-cuore_nero_paris_trout_dexter-9788806175283.htm?a=312017">“Il Cuore nero di Paris Trout”</a>, è stato da poco pubblicato uno dei primi romanzi di Pete Dexter, <a href="http://www.webster.it/libri-cosi_si_muore_god_pocket-9788806176259.htm?a=312017">“Così si muore a God’s Pocket”</a>: <strong>un romanzo ambientato in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Filadelfia, dove un giorno in un cantiere muore un giovane apprendista manovale, Leon Hubbard.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Leon era conosciutissimo nel quartiere, come tutti d’altronde, come era conosciuta la sua mania di utilizzare sempre il rasoio per qualsiasi cosa, dal tagliarsi le unghie al minacciare le persone. Si, perché Leon era una testa calda, come ben sapeva anche il compagno di sua madre, Mickey, un uomo che lavorando con le forniture di carne per i ristoranti ha inevitabilmente dei contatti con la mafia. <strong>Ma Leon, secondo i colleghi di lavoro e anche secondo la polizia, è morto per un incidente, quindi la mafia non c’entra nulla.</strong> Solo sua madre non si vuole rassegnare a una morte accidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Pete Dexter, anche attraverso l’ausilio della figura del cronista old school Shellburn, ostile a tutto quel che sa di ‘new journalism’, arricchisce ancor più il romanzo riesumando, mostrandoli al lettore, i propri fantasmi personali, esorcizzandoli attraverso la parola scritta, come capita sempre nelle sue opere. <strong>Ovviamente God’s Pocket non è un quartiere come tutti gli altri, è un quartiere unico, una specie di comunità chiusa, dove tutti sono una grande famiglia</strong>, così lo descrive Dexter, avendo però la capacità di trasformare qualcosa di tipico, di unico in <strong>una metafora universale di ogni quartiere, città o paese in cui ogni lettore possa vivere</strong>, una capacità che appartiene solamente ai grandi romanzieri che hanno fatto la Storia della letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la parte thriller o criminale del racconto, non aspettatevi qualcosa di classico come una linea o anche una sottotraccia unica da seguire, perché l’evento della morte del giovane non sarà altro che la deflagrazione che si diramerà in ogni direzione, <strong>facendo esplodere la struttura stessa del noir, perché di noir in questo romanzo c’è soltanto una cosa, ed è l’esistenza degli esseri umani e il loro animo!</strong></p>
<ul>
<ul>
<li>Titolo: <a href="http://www.webster.it/libri-cosi_si_muore_god_pocket-9788806176259.htm?a=312017">Così si muore a God&#8217;s Pocket</a></li>
<li>Autore: <a href="http://www.webster.it/vai_libri-author_Dexter+Pete-shelf_BIT-Dexter+Pete-p_1.html?a=312017">Pete Dexter</a></li>
<li>Numero di pagine: 354</li>
<li>Editore: Einaudi Stile Libero Big</li>
<li>Prezzo: Euro 18.00</li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-cosi_si_muore_god_pocket-9788806176259.htm?a=312017">Acquista il libro su Webster.it</a></li>
</ul>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La luce del commissario Elio Gamba</title>
		<link>http://sugarpulp.it/sugartales/la-luce-del-commissario-elio-gamba</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 13:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Vanin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/carso" rel="tag">carso</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/deejay" rel="tag">deejay</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/friuli" rel="tag">friuli</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Tracklist consigliata: DJ Tiesto &#8211; Adagio for strings Procol Harum &#8211; A whiter shade of pale Mathew Jonson &#8211; Symphony for the apocalypse “One pill makes you larger, and one pill makes you small And the ones that mother gives you, don&#8217;t do anything at all.” “Una pillola ti rende più grande, una ti rende [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/la-luce-del-commissario-elio-gamba' title='La luce del commissario Elio Gamba'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tracklist consigliata:</p>
<ul>
<li> <em><a href="http://itunes.apple.com/it/album/suburban-train-ep/id300412216">DJ Tiesto &#8211; Adagio for strings</a></em></li>
<li><em> <a href="http://itunes.apple.com/it/album/a-whiter-shade-of-pale-live/id258109594?i=258109612">Procol Harum &#8211; A whiter shade of pale</a></em></li>
<li><em> <a href="http://itunes.apple.com/it/album/symphony-for-the-apocalypse/id403511925">Mathew Jonson &#8211; Symphony for the apocalypse</a></em></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: right;"><em>“One pill makes you larger, and one pill makes you small</em><br />
<em> And the ones that mother gives you, don&#8217;t do anything at all.”<br />
“Una pillola ti rende più grande, una ti rende più piccolo<br />
E quelle che ti ha dato tua madre non fanno proprio nulla.”</em><br />
(Da “White rabbit”, Jefferson Airplane, 1967)</p>
<p style="text-align: right;"><em>Drug kills slowly</em><br />
<em> But we aren’t in hurry<br />
La droga uccide lentamente<br />
Ma noi non abbiamo fretta<br />
</em>(Letto su una maglietta, novembre 2006)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>ANDATA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ora</em><br />
Erano i figli di un mondo nuovo, tutti lì, avvolti dai colori di un arcobaleno acido, fasciati di pelle e cuoio, appiccicosi di gel, lacche e sudore, perforati da chiodi d’argento e tatuati coi simboli di una religione perduta, forse lontana dal nostro tempo, forse mai esistita.<br />
<strong>Erano i padri e le madri di un futuro molto prossimo, i figli di un nulla formato famiglia, messi al mondo in una landa desolata di fabbriche, nebbie e venti impietosi.</strong><br />
Erano tutti lì, in un luogo dove una volta alcuni dei loro padri e madri avevano lavorato a ticchettanti telai meccanici, ogni secondo desiderosi che quel giorno avesse termine e che la buia notte zittisse il demoniaco gorgheggio meccanico.<br />
Ma, ed è cosa risaputa, il tempo cambia le cose e spesso ci ficca un bel meno davanti e le cambia di segno. Ora i figli dei padri e madri vittime del frastuono meccanico, erano lì al solo scopo di adorarlo, per adorare il freddo e tribale grido delle macchine, generato da onde sinusoidali bypassate non da valvole bollenti ma da silicio e transistor di ghiaccio, amplificato da sarcofaghi di plastica con membrane in tensione continua, trasformato nella musica della moltitudine, nell’inno delirante di coloro i cui cuori battevano in sintonia col rullo fremente e continuo delle casse.<br />
Nel circo compatto e psichedelico che creava la folla in delirio solo due persone spiccavano ma solo una sarebbe stata visibile ai vostri occhi, se aveste avuto occhi in quel luogo.<br />
<strong>La prima era Dio.</strong> In un lucente sudario da festa muoveva le sue molte braccia sui mille generatori di suoni che lampeggiavano davanti a lui, svirgolando vinili, inserendo dischi compatti, ruotando manopole, alzando leve, premendo bottoni.<br />
<strong>La seconda era il Demonio. </strong>Confuso nel nulla in un angolo miracolosamente non intaccato dalle strobo fliccheranti o dai laser freddi, protetto da una provvidenziale nuvola di fumo, osservava il dionisiaco ruotare di corpi senza pensare a nulla.<br />
<strong>Per chi crede nei nomi dirò che il nome di Dio era Dj Zeus e il nome del secondo era Elio Gamba, anche se nessuno pronuncia più il suo nome senza anteporvi il titolo terreno di commissario.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una settimana prima</em><br />
Perché il procuratore Italo Todeschi stesse piangendo nel suo ufficio molti avrebbero potuto capirlo. Sua figlia Marzia era scomparsa da quasi un anno, anzi, da un anno giusto il prossimo sedici febbraio, fra una settimana quindi. Ma certo, se questo era il motivo principale, ve n’erano innumerevoli altri.<br />
Il dolore per la perdita Marzia era simile a una masso pesante, scagliato dalla mano del caso in un pozzo oscuro che, nella sua corsa cieca, si avvolgeva a mille ragnatele grigie. Così, quando il dolore raggiungeva il suo culmine e toccava il fondo del cuore di Italo, era avvinto dal sudario di mille altre piccole tragedie.<br />
Mentre una bava di vento penetrava dal finestrone semiaperto e faceva garrire pigramente il tricolore sbiadito, voltando curioso le pagine dei quotidiani sparsi sulla scrivania, il procuratore sedeva affranto su una morbida poltrona signorile, versando lacrime per il paese per cui suo padre aveva dato la vita sui monti del Carso.<br />
Il commissario Elio Gamba era seduto di fronte a lui, all’altro lato del pesante tavolo di mogano. Fissava il padre della donna che aveva amato senza la forza di provare nulla. La sua anima era un batiscafo privo di controllo ormai affondato in una fossa profonda e la pressione claustrofobica che spingeva sulle pareti leggere minacciava di farlo implodere ad ogni istante.<br />
Il procuratore si asciugò le lacrime e fissò il commissario con l’orgoglio e la forza degli uomini giusti. Incrociò le mani strettamente, fino a rendersi le nocche esangui.<br />
“Scusami.” Sussurrò. “Ogni giorno è peggio. Tu puoi capirmi.”<br />
Elio mugugnò una specie d’assenso. Estrasse da un pacchetto stropicciato una sigaretta e se la ficcò in bocca. La accese e aspirò una lunga boccata.<strong> I divieti non valevano per lui.</strong><br />
Italo fissò il nuoro con aria desolata. No, Elio non capiva, Elio non c’era più, Elio era morto come Marzia. Ora, davanti a lui, c’era una spoglia senza memoria avvolta in un sudario marrone. Uno zombie risvegliato da un rito profano.<br />
“Senti Elio… non ti ho chiamato per farti vedere un vecchio che piange.”<br />
“No.” Rispose il commissario. La sua voce, pur bassa e violenta, proveniva da un luogo lontano.<br />
“Io rifiuto le tue dimissioni.” Dicendo questo prese la lettera che gli era stata recapitata un giorno prima e la strappò teatralmente, frustrato dal fatto di non produrre alcun risultato evidente su Elio.<br />
“Mi servi per una cosa.” Continuò. “Mi servi per ammazzare un bastardo.” Fissò ancora per un attimo il nuoro ma non vide il minimo accenno di un’emozione. Sospirò, distolse gli occhi e poi chiese: “Lo capisci, lo capisci cosa ti sto chiedendo?”<br />
Come per rispondere Elio estrasse la sua Beretta e la gettò sulla scrivania. Poi aprì una falda del suo trench e lasciò intravedere al suocero un luccichio metallico.<br />
<strong>Il gesto di Elio, per Italo valeva un discorso di mille parole.</strong> Mille parole orribili. Ma era un cenno d’assenso e questo gli bastava. Anche lui era cambiato dopo la scomparsa della figlia: aveva smesso le vesti sacre del giusto e aveva preferito alle armi d’ordinanza, cioè i codici della legge, le armi cattive. Elio Gamba era la sua pistola segreta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La pistola cattiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un sorriso spaccò la faccia del commissario in due, un tetro sorriso a mezzaluna. Italo notò che il commissario aveva perso un incisivo ma non osò chiedersi in quale modo. Forse perché stava letteralmente cadendo a pezzi.<br />
Il procuratore aprì un cassetto, ne estrasse una foto di grandi dimensioni e la gettò sulla scrivania, scoprendosi tremante anche in quel semplice gesto che voleva sembrare deciso. La foto ritraeva un individuo sui trent’anni, di bell’aspetto, abbronzato e dai capelli viola irti come spilli. Non sembrava una foto uscita da un archivio segnaletico ma piuttosto dal book di un modello.<br />
“Ti posso dire il suo nome e il suo cognome, ma so che a te non interesserebbe. Per trovarlo di basta conoscere il suo pseudomino. Il suo pseudonimo voglio dire.”<br />
Elio prese la foto e la guardò, poi la gettò di nuovo sul tavolo.<br />
Scannerizzata, archiviata, salva file con nome “bastardo”.<br />
“Si fa chiamare Dj Zeus. E’ uno dei più famosi Disk Jokey in Slovenia, ma lui non viene da là… viene più da est, dall’est più est che c’è in Europa. Il suo cognome finisce con ich, per intenderci.”<br />
Elio riprese in mano la foto quasi automaticamente e le chiese con espressione ingenua: “Ma cosa hai combinato signor Ich?”<br />
In un’altra occasione il gesto di Elio sarebbe potuto sembrare comico ma ad Italo fece venire i brividi. Pur di non rivolgersi direttamente a lui il commissario parlava con una fotografia. Assurdamente si chiese se Elio non avesse obliterato tutto ciò che riguardava Marzia, compreso il padre, lui stesso.<br />
“Leggi qui.” Disse Italo ad Elio porgendogli la pagina di un giornale. Altrettanto assurdamente evitò di chiedergli: “Sai ancora leggere, vero?”<br />
Un articolo cerchiato frettolosamente trattava dell’ennesimo caso di morte per abuso di stupefacenti in quei mesi. Elio Gamba probabilmente non ne era a conoscenza ma di articoli come quelli da gennaio ne erano apparsi circa venti, tutti riguardanti il Veneto. La procura aveva avuto il suo bel da fare a convincere i giornalisti che le cause delle morti non erano assolutamente legate. Che si trattava di una semplice casualità.<br />
Inutile dire che prima o poi qualcuno avrebbe mangiato la foglia, in fondo vivevano in uno stato dove la giustizia agiva prima sui giornali e sulle televisioni e poi nelle aule giudiziarie, uno stato in cui piuttosto di rivolgersi alle autorità si pensava bene di interpellare un grosso pupazzone rosso.<br />
“Gira un nuovo tipo di pasticche. Hanno un fulmine sopra… ed è il fulmine di Zeus.”<br />
Nello sguardo di Elio Gamba non si accese nessuna scintilla di comprensione ma Italo continuò.<br />
“Il fatto è che questa roba è terribile… Elio, fa rimpiangere le pasticche di una volta.”<br />
Ancora il vuoto opaco di uno sguardo da zombie negli occhi del commissario.<br />
<strong>“I ragazzi… i ragazzi che le hanno prese… i patologi hanno detto che il cuore gli è esploso nella cassa toracica. Le tagliano con una roba che estraggono dalle ghiandole dei maiali.”</strong><br />
“Colpo di fulmine.” Sussurrò Elio. Italo annuì.<br />
Poi successe qualcosa, Elio sembrò scuotersi, tremò e sgranò gli occhi. Sembrò la vittima di un torturatore che si riprende con gli strumenti del dolore ficcati nella carne.<br />
“Trieste.” Bofonchiò Elio. Ma era come un singhiozzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cinque anni prima</em><br />
<strong>Certo ci sono cose che non si dimenticano, che si caricano ad ogni riavvio.</strong> Ci sono posti in cui le cose sono giuste e i fili che le nostre vite tendono si aggrovigliano strettamente in un gomitolo rosso fuoco. Ci sono istanti in cui i nostri passi smettono il loro vagare cieco e il sentiero della vita appare evidente e luminoso. Allora ci si dice: non poteva andare che così e ecco perché ho vissuto e anche ora sono felice, ora sono veramente felice.<br />
E c’è un ispettore che ha risolto un caso importante, una brutta storia di contrabbando di droga. E’ un uomo colto, bello e silenzioso… perché la giustizia tace sempre e non si vanta mai. Un uomo che sorride pensando a una cosa letta anni prima, libero dagli obblighi professionali.<br />
E la città attorno è una sola luce, quella dell’alba che incendia il golfo. Tutto è rosso e arancio e la vita comincia, comincia qui.<br />
Guardate.<br />
Vestita di quell’azzurro che hanno i cieli in montagna, quando l’aria è tersa e sembra che allungando una mano si possano toccare i ghiacciai, leggera come chi non proviene da questo mondo ma lo possiede, viva come la città che la avvolge.<br />
E a volte sono pensieri stupidi, ma Dio mio com’è bella e se adesso lo guardasse ne morirebbe e a volte i miracoli accadono e lei lo guarda. Il cappello di lui vola via, un cappello da ispettore un po’ pretenzioso, un po’ retorico, il cappello scivola, teso dallo stesso filo che muove quest’uomo e questa donna l’uno verso l’altro, in una città di questo mondo, e scivola, si tuffa nelle mani di lei come un gatto che ordina le sue coccole quotidiane.<br />
E poi l’uomo e la donna ridono.<br />
Ed è lo stesso momento in cui nel loro cuore comprendono di non essere più soli.<br />
Un caffè poco lontano dal centro. Un posto tranquillo, silenzioso, abitato da gesti gentili e profumi dolci e forti. Luci soffuse e sedie di legno.<br />
“Il nome originale di questa città era Trst.”<br />
“Mamma mia, ce la fa a dirlo di nuovo?”<br />
“Trst. Guardi che non è difficile. La erre in questo caso fa da vocale e sostiene la sillaba… ma mi scusi, così l’annoio.”<br />
“Difficile.”<br />
Lei sorride. Sensazionale come in lei tutto sembra familiare e straniero al tempo stesso. E’ come se sia stata dentro di lui per tutta la vita, ma si sia nascosta dietro una piega della sua anima o dietro una porta. Eppure… non è la sua voce che gli ha chiesto ad essere giusto? Non è per la bellezza di questa donna di nome Marzia che ha combattuto finora? Perché ciò che è bello dev’essere per forza giusto…e anche il contrario.<br />
Adesso, certo, il commissario non sa che il tempo è un armigero impazzito che brandendo una lancia arrugginita riesce a trasformare le cose nel loro esatto contrario.<br />
“Sa, lei non è uno che parla tanto.”<br />
“Sta nello stereotipo, non credi?”<br />
Lei ride e si copre la bocca con una mano. Lui non capisce il perché sulle prime, poi si rende conto della sua piccola gaffe. Ride a sua volta ma non chiede scusa: anzi la guarda e dentro i suoi occhi c’è qualcosa di grande che si muove. Forse un sogno, un sogno dove c’è posto per lei.<br />
Forse solo per lei.<br />
Nelle notti che avrebbero passato abbracciati nei prossimi cinque anni lei gli avrebbe sempre detto che quello sguardo, quel primo contatto di anime era stato il momento esatto in cui si era innamorata di lui.<br />
“Va bene se ti do del tu? Mi sembra…” Di conoscerti, ma non finisce la frase, vittima di uno strano imbarazzo.<br />
“Certo Elio.”<br />
“Certo Marzia.”<br />
Ridono ancora e lui vede che a Marzia ridono anche gli occhi a mezzaluna.<br />
Fuori la bora si alza, qualcun altro perde il cappello e la vita scorre.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>RITORNO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un anno prima</em><br />
Certo ci sono cose che non si dimenticano, che riappaiono ad ogni riavvio. Ci sono posti in cui la gente è attaccata a fili e senza quei fili non potrebbe vivere. Ci sono posti in cui le coperte sono dure e bianche e ci si dice: dio ti prego, fammi andare via e perché proprio a me, perché proprio a me o anche darei la mia vita per lei.<br />
E lui è un marito che vede sua moglie morire, vede i suoi occhi che sorridevano a mezzaluna circondati da occhiaie buie, vede i capelli biondi che conosceva setosi divenuti rigidi come steli secchi. Vede le gocce cadere nella boccetta che le porta il cibo attraverso un tubo.<br />
E sente che Trieste si rompe, sente che le vocali cadono e che resta solo una consonante a fare un lavoro che non le appartiene. Sente che il sole tramonta e la vita si ferma.<br />
In un calmo delirio pensa che lei gli diceva spesso che sua madre gli aveva dato quel nome probabilmente perché fin da piccolo era bello come il sole, e pensa che tra sole e solo non ci passa una così grande differenza…ma è una cosa che non tollera.<br />
Perché non succedono cose brutte agli uomini giusti.<br />
Perché senza Marzia sa che impazzirà.<br />
E la goccia fa plic, plic, le macchine bip, bip, i passi delle infermiere tac, tac…<br />
E il suo cuore tace. E’ fermo.<br />
“Elio.”<br />
Si sveglia per un attimo. La sua mano, in quella del marito, ha una contrazione.<br />
“Non piangere Elio. Non piangere per me. Non piangere mai.”<br />
Elio guarda la moglie.<br />
“Perché dovrei?”<br />
“Non lo so…”<br />
“Riposati, sei stanca. Riposati.”<br />
“E’ di là il mio babbo?” Babbo, mai papà.<br />
“E’ appena andato a mangiare qualcosa.”<br />
“Io invece sono appena alla colazione…” Cerca di ridere ma anche quel semplice gesto le fa male ed Elio ne soffre il doppio.<br />
“Mi canti una canzone?”<br />
“…”<br />
“Non mi hai mai cantato una canzone.”<br />
“Riposati, amore.”<br />
“Mi canti una canzone Elio?” Ora sembra una bambina spaventata a cui è successo qualcosa di molto brutto.<br />
Ed Elio cerca di cantare una canzone che gli piaceva molto, che parla di un tizio che vuole buttare il suo cuore fra le stelle…ma arrivato alla prima strofa già il commissario Elio Gamba non c’è più.<br />
“Elio. Elio dove sei? Senti, puoi dire che accendano le luci? Non ti vedo, Elio…”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una settimana prima</em><br />
Italo ora era in piedi, aveva aperto la finestra quasi del tutto. Faceva stranamente caldo per quella stagione anche se un vento freddo e umido minacciava l’arrivo di un acquazzone. Forse sarebbe arrivata anche la neve.<br />
“Abbiamo mobilitato tutti. Seguito ogni pista, spremuto anche il più miserabile pusher. L’inchiesta è stata facile. Certi spacciatori non tollerano che la loro roba uccida in quel modo gli… ehm… gli acquirenti. <strong>Capisci che è molto più conveniente che la droga uccida lentamente</strong>.”<br />
Elio era arrivato alla terza sigaretta. Le parole del suocero che entravano nella sua testa venivano scremate da un qualche filtro che sceglieva solo quelle importanti. Per ora le uniche rimaste erano bastardo e uccidere.<br />
“Gente dell’interpol è arrivata al nostro amico.” Italo pronunciò amico in una specie di roco ruggito, battendo il dito sulla foto di Dj Zeus. “Hanno infiltrato un tizio. Un ragazzo prestato dall’MI5 che aveva già avuto a che fare con operazioni di questo tipo. Lo hanno trovato aperto in due vicino a Fiume.” Italo tossì. Si chiese se era il caso di mostrare a Elio la foto del cadavere dell’agente ma non avrebbe fatto alcuna differenza.<br />
Forse stava usando troppe parole per giustificare il crimine di cui si stava macchiando… ma dopotutto era un pivello in quel genere di operazioni. Decise di arrivare al nocciolo della questione al più presto possibile. Il silenzio di Elio Gamba cominciava a dargli i brividi.<br />
Ricordò il giorno in cui Marzia era morta, gli tornò alla mente il volto del commissario accanto al capezzale della moglie, ancora con la mano nella mano che non aveva smesso di stringere in tutti gli anni del loro matrimonio. La macchina di Marzia gorgheggiava un monotono bip senza fine ed Elio era lì, immobile come ora. Le infermiere e i barellieri più forti non erano riusciti a smuoverlo.<br />
“C’è un tecnico, qui in procura, uno che sa tutto di computer.” Italo assunse un tono più casuale. “Mi dice che i virus più gravi infettano i file del computer che non si possono cancellare… a meno di non cancellare tutto.”<br />
Elio piegò la testa di lato, quasi che la divagazione informatica del suocero avesse mosso il suo interesse.<br />
<strong>“Sembra che Dj Zeus sia uno di quei file. Un file che non si può cancellare… perché altrimenti bisognerebbe cancellare tutto. E io non ho quel potere, mai lo vorrei avere.”</strong><br />
Oppure sì, oppure sì. Oppure sarebbe bello avere un’arma potente, definitiva, una bomba al neutrone che distruggesse tutto il male in una singola esplosione di luce. Oppure sarebbe bello avere il potere di un Dio e decidere cosa sia giusto, e decidere che nessuno aveva il diritto di vendere ai figli di quell’epoca qualcosa che facesse esplodere il loro cuore.<br />
Oppure… Elio era quell’arma?<br />
Come per rispondere ai pensieri del suocero il commissario Elio Gamba estrasse da sotto il trench l’oggetto che poco prima aveva mandato quel luccicore sinistro. Era un’arma. Una seconda pistola che poco aveva d’ordinanza. Era enorme e lucida, un cobra di metallo gonfio di un mortale veleno al piombo.<br />
“Revolver 460 XVR.” Dichiarò Elio, rispondendo a una domanda che non gli era mai stata posta. “Il più potente revolver calibro 45 del mondo.”<br />
Un brivido corse lungo la schiena del procuratore. Era così il male, il delitto? Così bello e lucente? Era così la distruzione? Carica di un fascino segreto e corrosivo?<br />
“Va bene.” Sussurrò. “Va bene.”<br />
Finora aveva solo sciorinato un rosario di dati che certo per il commissario non significavano nulla. Era solo per evitare di dire quello che doveva dire.<br />
“Fra una settimana ci sarà una festa. Un festa in una discoteca in Slovenia, a una ventina di chilometri da Trieste. E da lì che passa tutta la cacca.” Si sentì stupido a usare quell’ultimo termine edulcorato…non aveva per niente la stoffa del criminale.<br />
“La discoteca si chiama Embassy e alla festa suonerà Dj Zeus, che tra l’altro ne è proprietario.”<br />
<strong>“Andrò alla festa. E’ da tanto che non vado a una festa.” Dichiarò Elio, riponendo la pistola.</strong><br />
“Sai che niente di quanto hai sentito qui è mai stato detto?”<br />
<strong>“Io non ho sentito nulla.”</strong> E, in effetti, in quell’affermazione c’era non poca verità.<br />
“Sai che se vai lì sei solo?”<br />
Elio rise e Italo lo guardò con terrore. Solo. Sole. Elio. Un poliziotto in gamba. Lo stomaco del procuratore protestò furiosamente, si contorse. Ci volle un grande sforzo per non rigettare il pur magro pranzo di poche ore prima, mai digerito.<br />
“Sai che non… che non c’è…” Non riuscì a trovare le parole. Voleva spiegargli quanto di quello che stavano architettando fosse contro ogni principio, contro le regole della giustizia, contro le sue regole. Voleva spiegargli che il buio che la scomparsa di Marzia aveva portato era lo stesso buio in cui era precipitato il suo amato paese, per cui suo padre e tanti altri padri erano morti. Nelle trincee, nelle fabbriche, sulle strade, in terre straniere.<br />
Ma c’era mai stata luce? A parte lo scintillare dell’arma di Elio, Italo Todeschi, procuratore della Repubblica Italiana, non riusciva a ricordare un’altra luce. Neppure quella degli occhi di sua figlia.<br />
“Sì, sono contento che sia finita.” Dichiarò ad alta voce, parlando da solo, riferendosi a nulla in particolare. Voltò le spalle ad Elio, scrutando la tempesta che si avvicinava con occhi stanchi.<br />
Il commissario estrasse da sotto il trench un altro oggetto lucente, una gavetta stavolta, il cui contenuto gli scivolò in gola dopo poco, sotto forma del più dolce veleno: quello che distrugge i ricordi.<br />
<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ora</em>.<br />
Erano i figli dell’uomo, parlavano lingue diverse, provenivano da nazioni diverse, erano i padri e le madri del futuro. Erano vivi, terribilmente vivi nella musica, uniti da un ritmo più veloce della luce, schiavi di un ebbrezza artificiale. Erano fatti fin sopra ai capelli, calati. Stringevano bottigliette d’acqua costosissime a cui ricorrevano quando le caramelle della musica cominciavano a bruciare troppo in fretta i liquidi che li mantenevano in vita. Erano pazzi.<br />
Pazzi come Dj Zeus, che pure era lucido nel corpo e nella mente, magnifico direttore d’orchestra supersonico. Lui poteva farli muovere. Schiacciava un tasto e le loro mani si alzavano, abbassava una leva e i loro movimenti rallentavano, spostava una puntina e tutti gridavano. Loro erano i suoi pupazzi: portavano soldi alle sue discoteche, mangiavano le sue pastiglie, gli davano tutto,persino la vita.<br />
Loro erano il suo raccolto e lui mieteva, mieteva, mieteva. Non si risparmiava di prendere nulla… a parte il loro cervello. Quello era da buttare.<br />
Ed erano pazzi come Elio Gamba, ombra fra le ombre in festa. Per le prime ore della serata all’Embassy non si era mosso di un millimetro: non l’aveva notato nessuno, fatta eccezione per una ragazza dalle labbra rosse gonfiate da anelli di metallo. Gli aveva rivolto una parola in un duro sloveno muovendo le dita a V davanti alla bocca. Elio non aveva capito e le aveva passato la sua gavetta lucente. La ragazza aveva avuto un moto di schifo ed era andata via.<br />
Verso le cinque della notte, quando la festa cominciava a raggiungere il suo culmine e la pista era gremita come un camion di maiali diretto al mattatoio, Elio si mosse.<br />
Nessuno dei presenti lo vide allungare la mano dentro la cinta dei pantaloni e nessuno vide cosa ne estrasse. Seppure qualcuno fu abbagliato da un lampo di luce riflessa dall’oggetto, nessuno lo identificò.<br />
Evidentemente Dj Zeus, nel suo ruolo di file del sistema impossibile da cancellare si sentiva abbastanza sicuro da non mettere metal detector nella discoteca di sua proprietà. Altrettanto evidentemente i gorilla della sua security non ritenevano strano che un uomo di mezz’età alto quasi due metri, con uno strano sorriso e una maglietta nera si mischiasse alla fiumana di giovani per ascoltare la musica del futuro prossimo.<br />
Nessuno dei satiri e delle baccanti nell’amplesso della danza bloccò il passo lungo del commissario. La sua strada era davanti a sé, come lo era sempre stata, poco importa se fosse un viale illuminato da due occhi a mezzaluna o un tratturo ignobile e oscuro, Elio la percorse con la stessa sicurezza di un raggio di luce che erompe dalla fucina scintillante del sole per raggiungere un certo pianeta azzurro.<br />
<strong>E d’un tratto, alle cinque della mattina del sedici febbraio di quest’anno, Elio si trovò di fronte a Dj Zeus, suo inconsapevole antagonista e prossima vittima.</strong> Questi era intento in un mix particolarmente veloce, in cui un crescendo martellante si accoppiava ad un suono basso, distorto ed immensamente bello e potente. Lasciandosi trascinare dalla musica Elio cominciò ad alzare la sua arma.<br />
Anch’essa crebbe, si gonfiò, pronta a colpire.<br />
Ci fu un secondo, un istante breve in cui il mondo si fermò attorno ad Elio e le sue dita si contrassero attorno all’impugnatura della pistola. In quell’attimo gli occhi di Elio e di Dj Zeus si incrociarono e quest’ultimo forse comprese qualcosa ma non se ne curò: aveva un lavoro da fare. Anche la sua strada era dritta e chiara.<br />
Poi quel momento singolare si spezzò, la rullata infinita si trasformò in una partitura sincopata e complessa, la gente urlò e qualcuno degli strafatti rovinò contro Elio. Una ragazza rise, poco distante ed Elio riconobbe un accento conosciuto in quella risata straniera. Fissò la ragazza e si trovò a scrutare in due occhi ridenti a mezzaluna.<br />
Anche la sconosciuta lo guardò. Era bella e serena e aveva un vestito azzurro.<br />
Poi tutto si fece confuso e la musica continuò.<br />
Nessun cuore scoppiò quella sera.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SUPPLEMENTO DI VIAGGIO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ora o poco dopo</em><br />
Il porto era ventoso, l’unico suono era lo sciabordare ipnotico delle onde. Il sole era lontano ma c’era, sarebbe salito, si sarebbe issato lungo la fune del giorno e avrebbe illuminato ogni cosa.<br />
C’era un uomo, seduto al termine di un lungo molo di cemento del porto di Trieste. Quest’uomo aveva una gavetta vuota, una luminosa pistola vergine e una canzone fra le labbra.<br />
<strong>Per la prima volta da cinque anni il commissario Elio Gamba formulò un pensiero vagamente coerente.</strong><br />
Italo capirà. E’ meglio per lui. Non è un assassino. Io lo sono ma lui no. E’ il papà di…<br />
Il padre di chi?<br />
C’era stata una donna una volta, in una città come questa, ventosa e piena di luce. C’era stato un cappello che scivolava via come un gatto curioso. C’erano stati l’amore e un poliziotto buono.<br />
C’erano state le cose belle di una vita giusta.<br />
Ora c’è solo quest’uomo solo… e io vi prego di guardarlo, non di più. Una volta era bello e conosceva i nomi degli Dei Greci e di tutte le formazioni della Juventus. Una volta era felice.<br />
Trieste fremette.<br />
Poi, mentre la luce del sole esplodeva, il commissario Elio Gamba scomparve.<br />
E non so dire chi si rizzò in piedi sul molo di cemento, non posso dire chi estrasse un revolver lucente da sotto un trench marrone e non voglio dire chi esplose un colpo mortale diretto al sole, nel tentativo folle di oscurare tutta quella cazzo di luce.</p>
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		<title>La prospettiva estetica</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 13:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Treu</dc:creator>
				<category><![CDATA[SugarTales]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>
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		<category><![CDATA[Udine]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/nord-est" rel="tag">Nord Est</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/parco-del-cormor" rel="tag">parco del cormor</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconto" rel="tag">racconto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/udine" rel="tag">Udine</a></p>Quella notte una donna moriva dissanguata mentre un ragazzo abusava del suo corpo. Da dietro un cespuglio il prof guardava e bisbigliava.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/la-prospettiva-estetica' title='La prospettiva estetica'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>«</em><em></em><em>Nicolas Poussin, Lamento di Venere su Adone. Adone si abbandona al sonno della morte come un attore che lascia la scena, mentre la dea ne segue il decorso con dignità e compostezza. La natura è sublime, immersa nel tepore del tramonto. Fino all’ultimo respiro esalato dall’eroe, il senso si conserva. Osservate questo volto. Il suo pallore emana una scintilla crepuscolare, poco prima di spegnersi. Vita e morte non sono altro che espressioni estetiche. È tutto. A domani»</em>.<br />
Sgattaiolò dall’aula. Uno straccio. Le tempie pulsavano come onde elettromagnetiche. La bocca impastata, la schiena una scarica di brividi freddi. Fuori, brandelli di sole sbucavano dalla matassa di nuvole nere. Una fitta coltre di umidità ricopriva la stessa Udine di sempre. Raggiunse l’auto e si buttò dentro a peso morto. Il cellulare gli bruciava tra le mani.</p>
<p><em>«Mandi».</em><br />
<em> «Mandi».</em><br />
<em> «Male?»</em><br />
<em> «Malissimo».</em><br />
<em> «Da me alle otto».</em><br />
<em> «Ti voglio bene».</em><br />
<em> «Maman».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dante faceva l’erborista, ma aveva una storia di lunga data con l’acido lisergico. Negli anni Settanta contribuì a divulgare la psichedelia nella bassa friulana.</strong> I mal di testa del professore li curava lui, con il nettare del retrobottega, il suo metodo naturale. Quando il prof andava a trovarlo, tirava fuori il meglio dalla teca delle meraviglie. Spesso consumavano insieme, fino a tarda notte, e si prendevano la &#8220;febbre del pellegrino&#8221;. Sotto l’effetto delle sostanze, la realtà era un globo compatto e indistinto, il regno di ciò che appare per come è, la traccia lasciata dal pennello sulla tela.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seduto a gambe penzoloni sul tavolo della cucina, il prof sgranocchiava una barbabietola al buio. Aveva appena assunto la sua prima dose serale di emozioni. </strong>Sulla superficie della teiera di metallo c’era un riflesso opaco, il profilo di sua madre a braccia conserte che diceva puar frut, povero bambino. La teiera aveva la guance rosse e grinzose della mamma. Ebbe un sussulto, ruttò. Poi iniziò a elencare a memoria nomi di artisti con la E. Ensor, El Greco, Elmes. Elacroix. No, Elacroix no. Ripeté la lista come una filastrocca finché alla fine si accasciò e fu buio, buio pesto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nudo sul letto prese a sfogliare <a href="http://sugarpulp.it/racconti/lo-strabismo-di-ivano/">Lo strabismo di Ivano</a>, ma contò le lettere invece di leggerle.</strong> Scattò giù e sentì che i suoi arti rispondevano puntuali. Si lavò, si vestì e uscì di casa diretto al parco del Cormor, un luogo che la notte regala pace, silenzio e sospensione. La cornice perfetta per ripassare la lezione e godersi i nuovi effetti dell’acido ancora in circolo. Fuori era un deserto. Ronzava la luce ocra dei lampioni ed il camion della nettezza urbana mandava il suo pigro cigolio di ferraglia. Saltò in macchina e guidò senza accorgersene fino al parco, dove l’aroma pungente dei pini gli regalò lo stordimento. Macerie di pensieri vagavano in cerca della strada maestra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bagliore lontano andava e veniva ad intermittenza. Se ne era accorto, il prof, e aveva allungato il passo. Pensava a La morte di Seneca mentre l’erba danzava al passaggio del vento.<br />
<em>«Seneca abbandona il regno degli uomini, il suo è il congedo di un santo. Osservate come accompagna un corpo placido, le membra distese, al rassegnato oblio. È sereno. Fa pace col mondo».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il lampo di luce divampò più forte, saettò da un punto ad un altro. Come riemerso dall’apnea, si lanciò su quella scia. Percorse in lungo e in largo il parco, sopportando il peso delle visioni: le guance della madre; la campanella che suona; la forma della barbabietola; il mercato del pesce di piazza san Giacomo; un libro mai pubblicato; una moglie in fuga. Gettò le braccia in aria e tentò di abbracciarsi, la luce si faceva più vicina, rivelando due figure. Si inginocchiò e stette in silenzio, adorante.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla sua prospettiva vide una donna. Era giovane, di media statura, la bocca spalancata in una smorfia di terrore. Correva verso di lui, un’ombra la inseguiva. Man mano che la donna si avvicinava, il professore scopriva nuovi dettagli: una camicetta strappata che mostrava i seni nudi coperti di sangue. Sangue sulla faccia, intorno al naso, e sui denti, e lungo il collo. Un occhio gonfio e viola come una melanzana. L’altra ombra era quella di un uomo che stava guadagnando terreno. Stringeva una pistola dalla parte del calcio. Barba incolta, sorriso sprezzante, avrà avuto sì e no vent’anni.<strong> Quando fu raggiunta, a pochi passi dal nascondiglio del prof, la donna prese a strillare come un maiale e a divincolarsi, mentre l’altro la prendeva per i capelli e la scaraventava a terra con un pugno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ora ti strapperò gli occhi».</em><br />
Un urlo stridulo da cinghiale.<br />
<em>«Sono così belli che mi appartengono».</em><br />
La donna graffiò e si dimenò.<br />
<em>«Brillano come zaffiri sotto le mie dita».</em><br />
L’uomo affondò le dita nella sua faccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il parco del Cormor si estende per una lunghezza di quasi trenta ettari nell’immediata periferia di Udine. È frequentato tutti i giorni dagli amanti del verde. Lo si percorre attraversando o costeggiando a piedi il grande prato centrale. L’acqua della fontana è potabile. Con la bella stagione iniziano i festival.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella notte una donna moriva dissanguata mentre un ragazzo abusava del suo corpo. Da dietro un cespuglio il prof guardava e bisbigliava.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Osservate, ragazzi, gli accostamenti di colori. Niente è messo lì a caso. Osservate. Ora il pittore mescola il rosa con il rosso. È un rosso acceso, duro, scarlatto, il rosso del sangue. Con quel rosso disegnerà il cielo che si apre al tramonto. Il rosa servirà a dare forma all’esile figura di Venere che piange Adone morente».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il killer sigillò in una busta di plastica gli occhi della donna, rimise in tasca la pistola e si alzò. Sudava, era provato dalla fatica. Stette un po’ a guardare il corpo buttato a terra come un sacco di patate. Dai fori oculari secchi non usciva più liquido.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento si accorse di essere spiato. Si mosse lentamente verso il cespuglio.<br />
<em>«Bisogna vedere le cose dal loro lato estetico, perché se noi le vediamo dal lato estetico esse avranno sempre un aspetto familiare».</em><br />
Seguì la voce.<br />
<em>«Il mio amico Dante non crede nel male. È stato lui ad illuminarmi. Un giorno lo inviterò in classe».</em><br />
Ora distava solo qualche passo.<br />
<em>«Che cos’è il male di fronte alle passioni?».</em><br />
Estrasse la pistola e la puntò verso quella voce.<br />
<em>«E di fronte alla bellezza?».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sparo generò una lunga eco che si propagò nell’aria, rimbalzò su pini e aiuole, svegliò i grilli. Infine dileguò, sotto il suono del vento, nel fruscio del cespuglio.</p>
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		<title>Roba Grossa Sugarpulp!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 11:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/horror" rel="tag">Horror</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matino" rel="tag">matino</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/melini" rel="tag">melini</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/recensioni" rel="tag">recensioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/vaccari" rel="tag">vaccari</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a></p>Cari ultras della Barbabietola, la gang di Sugarpulp è tornata anche questa settimana: l&#8217;estate è alle porte e quindi è il caso di fare scorte di libri da leggere sotto l&#8217;ombrellone (e se andate in montagna è uguale: piantate un bell&#8217;ombrellone in malga e via a leggere!). Ecco quindi un paio di consigli di lettura [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/roba-grossa-sugarpulp' title='Roba Grossa Sugarpulp!'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari <em>ultras</em> della Barbabietola,</p>
<p style="text-align: justify;">la gang di Sugarpulp è tornata anche questa settimana: l&#8217;estate è alle porte e quindi è il caso di fare scorte di libri da leggere sotto l&#8217;ombrellone (e se andate in montagna è uguale: piantate un bell&#8217;ombrellone in malga e via a leggere!). Ecco quindi un paio di consigli di lettura molto interessanti firmati da <strong>Marco Busatta</strong> e da <strong>Francesco Pasquale</strong>, a cui si aggiunge una chicca horror del nostro <strong>Adamo Dagradi</strong>. Roba grossa insomma, come sempre del resto.</p>
<ul>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/critica/lonnipotente/"><strong>L&#8217;onnipotente di Michele Vaccari</strong>, recensione a cura di Marco Busatta</a></li>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/critica/lultima-anguana/"><strong>L&#8217;ultima Anguàna di Umberto Matino</strong>, recensione di Francesco Pasquale</a></li>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/critica/i-corti-horror-di-davide-melini/"><strong>I corti horror di Davide Melini</strong>, articolo di Adamo Dagradi</a></li>
</ul>
<p><strong></strong>Prima di tuffarvi nella lettura vi ricordiamo che<a href="http://www.cortedeileoni.it/torna-lo-sugarspritz"> questo venerdì alla Corte dei Leoni</a> torna alla grandissima l&#8217;appuntamento con lo <strong><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=172479319477889">Sugarspritz</a></strong>. Noi ci siamo tutti, e voi?</p>
<p>[firma_crew]</p>
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		<title>I corti horror di Davide Melini</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adamo Dagradi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarmovies" title="View all posts in SugarMovies" rel="category tag">SugarMovies</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/cine-horror" rel="tag">cine horror</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/horror" rel="tag">Horror</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/italia" rel="tag">italia</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/recensione" rel="tag">recensione</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/spagna" rel="tag">spagna</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>L’Italia riscopre l’horror? La verità è che a dimenticarlo sono stati solo i produttori cinematografici, caduti tra le gambe della commedia e delle saghe familiari, unici due generi offerti al pubblico da vent’anni a questa parte. In mezzo a questa desolazione centinaia di giovani hanno provato a dimostrare che la grande tradizione del brivido poteva [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/i-corti-horror-di-davide-melini' title='I corti horror di Davide Melini'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright" src="http://26qmbq.bay.livefilestore.com/y1ph-hD_yz_sU9KSytXvljrIm9JX6HuRRrBTRm_FiVYDqTRcCANX5ZZWL5GMWaPWcKlAeKALpBFaUJg1eyBZ3luOXpN6Ph6RAWy/the-puzzle-locandina.jpg" alt="" width="150" height="263" />L’Italia riscopre l’horror?</strong> La verità è che a dimenticarlo sono stati solo i produttori cinematografici, caduti tra le gambe della commedia e delle saghe familiari, unici due generi offerti al pubblico da vent’anni a questa parte. In mezzo a questa desolazione centinaia di giovani hanno provato a dimostrare che la grande tradizione del brivido poteva sopravvivere. I loro appelli, però, cadono nel vuoto. Al cinema ci arriva Zampaglione, in virtù della sua stella musicale, col pessimo e ultra derivativo Shadow. Ci arrivano a singhiozzo i deliri senili di Dario Argento. Ha fatto capolino Imago Mortis di Stefano Bessoni, che però è fuggito in Spagna per le riprese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La penisola iberica è la nuova capitale dell’horror</strong>, lì ha trovato albergo un altro giovane cineasta italiano: <strong>Davide Melini</strong>, i cui ultimi due cortometraggi, <strong>The Puzzle e La dolce mano della rosa bianca</strong>, stanno riscuotendo un notevole successo nei circuiti festivalieri. Melini, trentadue anni, è stato assistente alla regia per la splendida serie tv della HBO Roma e per La terza madre di Argento. In Spagna ha lavorato come primo aiuto regista in numerosi corti. È un ragazzo gentile, che non se la tira, ben conscio di aver scelto una strada tutta in salita. <strong>Oltre a dirigere è anche sceneggiatore: questo gli permette di essere “autore” a tutto tondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">The Puzzle, girato nel 2008, attinge a piene mani al periodo d’oro dei Bava e di Argento, senza dimenticare l’irrinunciabile lezione di Hitchcock o le moderne spinte sopranaturali di Shyamalan. Mesi di pre-produzione; una notte di riprese nell’appartamento del regista; un’attrice (l’espressiva <strong>Cachito Noguera</strong>), per raccontare l’incubo di una donna che nega l’ennesimo prestito al figlio, si trova sola in casa, spaventata da rumori sinistri, poi assediata. <strong>La risposta alla domanda: “sopravviverò?” è nel puzzle che da giorni costituisce il suo unico, solitario, passatempo.</strong> Magicamente terminato ora ritrae il futuro; un futuro vicino pochi battiti di cuore, inevitabile. <strong>Melini condensa in pochi minuti le suggestioni di un episodio di Twilight Zone, dimostrando un senso naturale per l’inquadratura, capace di dare ritmo incalzante nonostante gli spazi angusti e la mancanza di fondi. </strong>Lo aiuta il montaggio di <strong>Biktor Kero</strong>, fluido al punto da non aver nulla da invidiare ai lungometraggi che vediamo ogni settimana al cinema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-7215" href="http://sugarpulp.it/critica/i-corti-horror-di-davide-melini/attachment/images-7/"><img class="alignleft size-full wp-image-7215" title="La dolce mano della rosa bianca" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2011/06/images.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>La dolce mano della rosa bianca</strong> s’inserisce in un contesto più classicamente horror: un giovane guida alticcio e distratto. Investe una bimba. Prega per lei al cimitero ma viene sorpreso dal buio. Un fantasma biancovestito lo insegue tra le lapidi: ha in serbo per lui una rivelazione catartica e sconvolgente. Siamo in zona <strong>The Others</strong> (forse il film di genere più bello regalatoci dalla Spagna, assieme a The Orphanage): il corto supera i 15 minuti senza un’incertezza o un secondo di noia, un risultato per nulla scontato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il montaggio alternato che porta i protagonisti verso l’incidente lascia col fiato sospeso, nascondendo i particolari senza nuocere alle emozioni. La fotografia di <strong>José Antonio Crespillo</strong> fa il massimo per rievocare le atmosfere di molti cult nostrani anni ’60: un’eredità importante che forse dovremmo imparare a superare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci auguriamo che Davide possa presto misurarsi col lungometraggio e, soprattutto, che abbia l’occasione di lavorare in Italia: abbiamo bisogno di lui, di spaventi, di pulp, di azione, di gioventù. <strong>Altrimenti saremo costretto a vedere e rivedere l’unico horror che non ci piace: quello profetizzato da Bellocchio, il “governo dei morti”.</strong></p>
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		<title>L&#8217;ultima Anguàna</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pasquale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/giallo" rel="tag">giallo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matino" rel="tag">matino</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/schio" rel="tag">schio</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/vicenza" rel="tag">vicenza</a></p>È già uscito da qualche mese, e sta andando a ruba nelle librerie. L&#8217;ultima Anguàna di Umberto Matino sembra destinata a diventare un nuovo cult della letteratura valleogrina. Anno 1956. Posina. Comune montano tra i più estesi e contemporaneamente meno popolosi della provincia di Vicenza. Tre bambini passano la loro estate in contrada, ospitati da [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/lultima-anguana' title='L'ultima Anguàna'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://img2.webster.it/BIT/013/9788866010135g.jpg" alt="" width="200" height="301" />È già uscito da qualche mese, e sta andando a ruba nelle librerie. <strong>L&#8217;ultima Anguàna di Umberto Matino sembra destinata a diventare un nuovo cult della letteratura valleogrina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anno 1956. Posina. Comune montano tra i più estesi e contemporaneamente meno popolosi della provincia di Vicenza. Tre bambini passano la loro estate in contrada, ospitati da una nativa del luogo. Pian piano, i tre, vengono a conoscenza dei più affascinanti e inquietanti segreti del territorio. Folletti, streghe e un dialetto dal gusto arcaico convivono con la vita degli abitanti del paese. In particolare, i bambini sono spaventati e allo stesso modo incuriositi dai racconti sulle <strong>anguàne</strong>: misteriose ninfe acquatiche, buone di giorno e malvagie di notte. Queste antiche leggende sembreranno improvvisamente prender vita, riservando ai giovani ospiti un triste destino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il commissario Baldelli, a causa di strani rinvenimenti, tornerà dodici anni dopo in questa strana valle, trovandosi faccia a faccia con ferite mai rimarginate e inconfessabili segreti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo secondo libro, Matino batte nuovamente il sentiero percorso dal suo romanzo d&#8217;esordio, La valle dell&#8217;Orco. <strong>Ancora una volta, infatti, le leggende, la storia e la mitologia popolare tornano ad essere protagoniste di quello che potremmo definire un “giallo storico”, dove la ricerca letteraria e archeologica respira assieme alla trama investigativa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambiente grigio e misterioso delle piovose contrade montane torna ancora una volta ad essere lo scenario di terribili omicidi. Nulla manca a quello che a tutti gli effetti può essere definito un thriller. Tuttavia la magia delle leggende popolari, pian piano va ad intrecciarsi con la realtà. <strong>Il dialetto veneto parlato dai valligiani assume il valore di lingua dell&#8217;arcano. </strong>La pratica del filò e i racconti delle contrade risvegliano e fanno rivivere la tradizione che ancora si cela nella memoria della gente. Tutto in un&#8217;unica storia, dove l&#8217;uno necessità dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista stilistico, inoltre, non c&#8217;è dubbio che Matino stia compiendo un percorso di maturazione. A differenza del suo romanzo d&#8217;esordio, infatti, le descrizioni sono più vivide e dettagliate, i personaggi più caratterizzati e la trama la si può riassumere con maggior chiarezza. <strong>Da notare, a mio avviso, l&#8217;epilogo del romanzo: veramente ben scritto, dove la vecchia Schio del vino e delle osterie torna a vivere tra una riga e l&#8217;altra del racconto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un gioiellino nostrano, dunque, che non lascerà a bocca asciutta chi ha amato La valle dell&#8217;Orco, dove un tempo a noi così distante, ma nello stesso tempo così vicino, riprende vita facendoci viaggiare tra fantasia e realtà.</p>
<hr />
<ul><strong>&nbsp;</p>
<li>Titolo: <a href="http://www.webster.it/libri-ultima_anguana_matino_umberto_foschi-9788866010135.htm?a=312017&quot;">L&#8217;ultima Anguàna</a></li>
<li>Autore: <a href="http://www.webster.it/libri-ultima_anguana_matino_umberto_foschi-9788866010135.htm?a=312017">Umberto Matino</a></li>
<li>Numero di pagine: 228</li>
<li>Editore: Foschi</li>
<li>Prezzo: Euro 16.00</li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-ultima_anguana_matino_umberto_foschi-9788866010135.htm?a=312017">Acquista  il libro su Webster.it</a></li>
<p></strong><strong> </strong><strong> </strong></ul>
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		<title>L&#8217;onnipotente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Busatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[SugarBooks]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/politica" rel="tag">Politica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/potere" rel="tag">potere</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/romanzi" rel="tag">romanzi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/vaccari" rel="tag">vaccari</a></p>Vaccari è tornato in libreria con il suo romanzo “L’onnipotente”. Una discesa senza censure fin nell’essenza della corruzione umana, il tutto in pieno stile Vaccari. La trama del romanzo narra dell’ascesa di Santo Bustarelli (nomen NON est nomen, perché il protagonista di santo non ha proprio nulla) all’interno della Santa Romana Chiesa, un’ascesa basata sulla [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/lonnipotente' title='L'onnipotente'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://img2.webster.it/BIT/903/9788896999035g.jpg" alt="" width="200" height="313" />Vaccari è tornato in libreria con il suo romanzo <strong>“L’onnipotente”</strong>. Una discesa senza censure fin nell’essenza della corruzione umana, il tutto in pieno stile Vaccari.</p>
<p style="text-align: justify;">La trama del romanzo narra dell’ascesa  di Santo Bustarelli (<em><strong>nomen NON est nomen</strong></em>, perché il protagonista di santo non ha proprio nulla) all’interno della Santa Romana Chiesa, un’ascesa basata sulla prevaricazione, che fa leva sui vizzi e paure altrui, una scalata fatta in nome e per il Potere. Un  potere che si insinua nelle ipocrisie umane e, come l’acqua infiltrandosi nella pietra una volta che si congela la spacca, così questo corrompe e devasta tutto e tutti quanti si mettono sulla strada tra Bustarelli e la sua onnipotenza. <strong>Bustarelli gli scrupoli non sa cosa siano e non rispetta nulla che non sia il suo proprio appetito. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come qualsiasi criminale organizzato il Bustarelli J.r ha due scagnozzi di fiducia: <strong>Lupo</strong> e <strong>Acne</strong>, che non sono solo quello che sembrano… serve raccontare  altro? Raccontiamolo lo stesso:  <strong>Un colpo di scena nella narrazione farà comparire anche dei neo-dolciniani della Val Sesia decisi ad osteggiare l’ascesa del diabolico Bustarelli…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vaccari mette in scena un’Umanità allucinata dove l’estremizzazione assoluta in nome dell’ Io è l’unico solco possibile da seguire, e quanti non si rendono competitivi in questo senso rimangono a far da tappeto di scarafaggi posticci sullo sfondo: calpestati con orrore. Il rispetto della Persona Umana non è nemmeno considerato come possibile, neanche nei più violenti viaggi onirici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche in questo romanzo l’Autore impiega lo stile narrativo a cui ci ha abituati in “italian fiction” e “Giovani, nazzisti e disoccupati”, uno stile teso a rendere la narrazione liquida ed originale, qualcosa che raggiunga i lettore con l’epifania dell’efficace originalità. </strong>Bisogna dire però che, forse per la caratterizzazione dei personaggi o per lo scenario di ambientazione (quello Cattolico-clericale) scelto per la trama, lo stile utilizzato se non porta chi legge, ad incepparsi nella lettura, quanto meno fa si che la presa esercitata dalla storia su di esso si ammorbidisca leggermente… ma non temete: è questione di poche righe al massimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Il romanzo “L’onnipotente” non può non far riflettere su una serie di argomenti e tematiche che cominciano con il potenziale distruttivo del Potere quando viene designato come fine e non come mezzo…</strong> e su molti altri aspetti di cui non ritengo opportuno trattare qui, per il semplice fatto che su Sugarpulp si consigliano buone letture, quello che ci fate con ciò che leggete sono cazzacci vostri! Fingete che qui ci sia uno smile.</p>
<p style="text-align: justify;">Complimenti a Vaccari e a Laurana editore per aver pubblicato un pacchetto narrativo a tinte forti che quando lambisce il truce strappa più di qualche sorriso amaro al lettore: leggete comprate, leggete!</p>
<hr />
<ul><strong>&nbsp;</p>
<li>Titolo: <a href="http://www.webster.it/libri-onnipotente_vaccari_michele_laurana_editore-9788896999035.htm?a=312017&quot;">L&#8217;onnipotente</a></li>
<li>Autore: <a href="http://www.webster.it/libri-onnipotente_vaccari_michele_laurana_editore-9788896999035.htm?a=312017">Michele Vaccari</a></li>
<li>Numero di pagine: 221</li>
<li>Editore: Laurana Editore</li>
<li>Prezzo: Euro 15.50</li>
<li><a href="http://www.webster.it/libri-onnipotente_vaccari_michele_laurana_editore-9788896999035.htm?a=312017">Acquista  il libro su Webster.it</a></li>
<p></strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong></ul>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Barbabietole a raffica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 11:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/comics" rel="tag">comics</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/racconti-inediti" rel="tag">racconti inediti</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/recensioni" rel="tag">recensioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/romanzi" rel="tag">romanzi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarcomics" rel="tag">SugarComics</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a></p>Ciao ragazzi, tra una pioggia monsonica e l&#8217;altra le vostre barbabietole preferite sono sempre online a sfornare contenuti per voi. Questa settimana torniamo con tre post freschi e zuccherini in pieno sugarpulp style. Leggere per credere: Il paziente zero di Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini, recensione a cura di Pierluigi Porazzi Hulk Rosso spacca (e [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/7191' title='Barbabietole a raffica'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao ragazzi,</p>
<p style="text-align: justify;">tra una pioggia monsonica e l&#8217;altra le vostre barbabietole preferite sono sempre online a sfornare contenuti per voi. Questa settimana torniamo con tre post freschi e zuccherini in pieno<em> sugarpulp style.</em> Leggere per credere:</p>
<ul>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/critica/il-paziente-zero/"><strong>Il paziente zero di Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini</strong>, recensione a cura di Pierluigi Porazzi</a></li>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/critica/hulk-rosso-spacca-e-di-brutto-anche/"><strong>Hulk Rosso spacca (e di brutto anche!)</strong>, articolo di Giacomo Brunoro</a></li>
<li class="episode_menu"><a href="http://sugarpulp.it/racconti/il-trentunesimo-giorno/"><strong>Il trentunesimo giorno</strong>, racconto inedito di Thomas Tono</a></li>
</ul>
<p><strong></strong>Tre stilettate Sugarpulp per cominciare al meglio la settimana: buona lettura e buon divertimento!</p>
<p>[firma_crew]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hulk Rosso spacca (e di brutto anche!)</title>
		<link>http://sugarpulp.it/critica/hulk-rosso-spacca-e-di-brutto-anche</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 11:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Brunoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
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		<category><![CDATA[generale ross]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarcomics" title="View all posts in SugarComics" rel="category tag">SugarComics</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/generale-ross" rel="tag">generale ross</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/hulk" rel="tag">hulk</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marvel" rel="tag">Marvel</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarcomics" rel="tag">SugarComics</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a></p>Se siete degli intenditori di fumetti d'autore interrompete qui la lettura. Se adorate leggere i graphic novel (a me verrebbe da dire le graphic novel ma quelli bravi usano il maschile) chiudete questa pagina. Fanculo le graphic novel, qui si parla di giornaletti.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/hulk-rosso-spacca-e-di-brutto-anche' title='Hulk Rosso spacca (e di brutto anche!)'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7182" title="rhulk_2" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2011/06/rhulk_2.png" alt="Hulk rosso" width="212" height="343" />Se siete degli intenditori di fumetti d&#8217;autore interrompete qui la lettura. Se adorate leggere i graphic novel (a me verrebbe da dire <em>le</em> graphic novel ma quelli bravi usano il maschile) chiudete questa pagina. Sapete che vi dico?<strong> Fanculo le graphic novel. Qui si parla di <em>giornaletti</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si è chiusa da poco la saga dell&#8217;<strong>Hulk Rosso</strong>, uno dei cicli narrativi marvel più <strong>divertenti</strong> che mi sia passato tra le mani in questi ultimi anni. <strong>Rhulk</strong>, com&#8217;è subito stata ribattezzata questa variante cattiva e spietata di Hulk, è comparso per la prima volta nel gennaio del 2008 e per un paio d&#8217;anni ha letteralmente sconquassato il Marvel Universe a suon di <em>brentoni</em> sui denti a tutti conditi da humor nero a chili.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti <em>critici</em> hanno storto il naso di fronte ad una saga che proponeva più o meno &#8220;soltanto&#8221; bestioni ipertrofici causa muscolature inverosimili, storie veloci a base di cartoni sul muso a tutti (indimenticabile la <em>tega</em> che ha rimediato l&#8217;Osservatore, uno dei personaggi più pallosi della storia Marvel) e <em>villains</em> strampalati e dai tratti oscenamente retrò in puro stile anni &#8217;70. <strong>Sarà, per me è stata una goduria allo stato puro!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-7183 alignleft" title="rhulk_1" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2011/06/rhulk_1.jpg" alt="Hulk smaaaash!" width="279" height="216" />Questo ciclo di storie sempre e comunque sopra le righe infatti è stata una vera e propria boccata d&#8217;ossigeno nel mondo Marvel, riportando in primo piano la dimensione ludica e spensierata in un mondo oppresso dal bisogno a tutti i costi di firme d&#8217;autore, di spessore psicologico, di storie impegnate, di tavole dai segni rivoluzionari che ti devono sorprendere a tutti i costi. E questo soprattutto in una serie come Hulk che da anni è colpita da quella che io chiamo <strong>la maledizione di Peter David, </strong>ovvero: come si fa a mettere mano ad un personaggio che per anni è stato scritto in maniera assolutamente geniale da uno dei più grandi autori viventi della storia dei comics? E&#8217; un po&#8217; come andare ad allenare l&#8217;Inter dopo che l&#8217;ha allenata Mourinho per capirci, con la differenza che Peter David è un genio e Mourinho un gradasso da osteria (perdonate questa divagazione calcistica a un vecchio tifoso sempre più disilluso&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La saga di Rhulk comunque è stata puro divertimento al 100%:</strong> i disegni erano quelli che ti aspettavi per un ciclo del genere, vale a dire muscoli sproporzionati oltre ogni misura, dinamismo che attraversa le pagine e spacca ogni singola tavola riuscendo però a mantenersi sempre su schemi &#8220;tradizionali&#8221;. E poi la storia, una storia fatta seguendo logiche e meccanismi molto semplici ma sempre funzionali, che sono riusciti in pieno ad avvincere e divertire proprio per la loro mancanza di pretese. <strong>It&#8217;s enterteinment baby</strong>, non c&#8217;è che dire, fatto nel migliore dei modi e reso ancora più coinvolgente da una sana dose di cattiveria che ha contraddistinto da subito il <em>terribile</em> Red Hulk.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-7188 alignright" title="rhulk_5" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2011/06/rhulk_5.png" alt="Hulk rosso" width="292" height="223" />Splendidi poi i ripescaggi di alcuni cattivi decisamente minori e bizzari dell&#8217;Universo Marvel, naturalmente riuniti nella società segreta di turno che vuole conquistare il mondo come in ogni <em>giornaletto</em> degno di questo nome. <strong>Una serie di storie che profumava maledettamente di sixties, abbiamo detto, e che ripescato i lati pacchiani dei tanti personaggi nati in quell&#8217;epoca spensierata in cui su un giornaletto potevi leggere davvero di tutto</strong>.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qeulla dell&#8217;Hulk rosso come dicevo è stata una saga lunga, che si è trasformata <em></em>in <em>Fall of the Hulks</em> prima e in <em>World War Hulks </em>poi, che si è incrociata con i tanti fili aperti nelle precedenti gestioni di Hulk e che ha creato nuovi spin off e nuovi personaggi. Una saga che non è ancora finita dato che tanti scenari sono rimasti aperti, come sempre in casa Marvel.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c&#8217;è chi legge i graphic novel, i fumetti d&#8217;autore e i romanzi a fumetti. Tutta roba molto bella, per carità. Sicuramente sono io che non sono abbastanza colto. <strong>Io mi accontento di un classico <em>Hulk spacca!</em></strong> Si perché va bene l&#8217;Hulk Rosso che mena tutti a destra e a sinistra, ma alle fine le prende pure lui. E fisse anche. Provate un po&#8217; ad indovinare da chi? Ecco qualche indizio: è un gigante con la pelle verde e i pantaloncini viola.<strong> Perché per chi non l&#8217;avesse ancora capito <em>Hulk è il più forte che c&#8217;è</em>. Tutto il resto ve lo lascio volentieri.</strong></p>
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