Intervista a Lin Anderson

LinAnderson

Lin Anderson appartiene a buon diritto a quella schiera di autori di genere che difendono i colori della Scozia e che, non a caso, hanno preso il nome di Tartan Noir. Qui a Sugarpulp avevamo già intervistato in passato un altro nome importante di questa corrente che, in fin dei conti, lavora proprio sulle cifre portanti di quello che è anche il disegno di Sugarpulp: sviluppare una narrativa di genere che si abbeveri alle proprie radici culturali e alla natura ancora selvaggia e vibrante del territorio. Il nome a cui facciamo riferimento è, ovviamente quello di Allan Guthrie. Una nazione, la Scozia, che ha dimostrato con scrittori come Stuart McBride, Christopher Brookmyre, Ian Rankin e naturalmente Lin Anderson di essere un passo avanti a molti altri Paesi per quel che riguarda quel pulp – noir che per noi Barbabietole insanguinate è come la vitamina C.
L’occasione di intervistare Lin era dunque imperdibile per poter avere uno sguardo femminile sulla realtà sociale e sull’attuale letteratura scotch nera e, ovviamente, per saperne di più sul suo nuovo romanzo “La bambina che giocava con il fuoco”, uscito recentemente in italia per i colori di Newton Compton.
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La spaccatura

La Scozia ha una straordinaria tradizione di grandi scrittori. Recentemente, dopo Irvine Welsh, un’intera generazione di autori ha saputo addirittura portare alla luce una vera e propria scuola. Il Tartan Noir.

Sono nomi di riferimento per la letteratura pulp, nera, imbevuta d’ironia amara e sfregiata di violenza: Christopher Brookmyre, Ian Rankin e Allan Guthrie, appunto. Continue reading