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	<title>Sugarpulp.it &#187; Venezia</title>
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	<description>&#34;Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale&#34;</description>
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		<title>Il suono del grande Babù (Pt. 03)</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 10:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Vanin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/carlo-vanin" rel="tag">carlo vanin</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/venezia" rel="tag">Venezia</a></p>Tracklist consigliata: Capricorn &#8211; 20HZ (Optimo Edit) Paul and Fritz Kalkbrenner &#8211; Sky And Sand (original mix) Laurent Garnier, The sound of the Big Baboo Future sound of London, Dead Cities (Per leggere la seconda parte clicca qui) Dopo la felicità, il buio. Non mi ricordo come siamo tornati a casa mia, non mi ricordo [...]<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/il-suono-del-grande-babu-pt-03' title='Il suono del grande Babù (Pt. 03)'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tracklist consigliata:</p>
<ul>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/20hz/id372789787?i=372790122">Capricorn &#8211; 20HZ (Optimo Edit)</a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/20hz/id372789787?i=372790122"><br />
</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/music-video/sky-and-sand/id405949775">Paul and Fritz Kalkbrenner &#8211; Sky And Sand (original mix)</a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/music-video/sky-and-sand/id405949775"><br />
</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/the-sound-of-the-big-babou/id285316234?i=285316921">Laurent Garnier, The sound of the Big Baboo</a></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/dead-cities/id378134918">Future sound of London, Dead Cities</a></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: right;"><a href="http://sugarpulp.it/racconti/il-suono-del-grande-babu-pt-01"><em>(Per leggere la seconda parte clicca qui)</em></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la felicità, il buio. Non mi ricordo come siamo tornati a casa mia, non mi ricordo di aver pagato, di aver guidato, né che siamo saliti su in casa. <strong>Però adesso siamo in camera mia e sto baciando la Vale. </strong>Le tiro via la maglietta nera, le bacio il collo, la pancia. Lei ride e poi si aggrappa a me e mi spoglia. Non so se siamo più fatti o più ubriachi.</p>
<p style="text-align: justify;">Va bene così.</p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo a baciarci e lei ride ancora, nella mia bocca. La faccio stendere sul letto, ma sarebbe meglio dire che ce la getto. Lei si slaccia la cintura, tira giù la zip e con una mossa veloce io le levo jeans e perizoma. La sua fighetta è ben curata e io mi ci affondo con tutta la bocca, la bacio, la mangio. Lei emette un grido e mi prende la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dani, devo lavarmi!” Mi dice ma non ha nessun intenzione che io smetta. Anzi si mette nuovamente a ridere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io alzo il capo e la guardo. Sembra che ci rendiamo conto ora della situazione e ci rimettiamo a ridere contemporaneamente. Lei diventa tutta rossa dalle risate e rovescia la testa indietro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Vale, fai la seria, no?” Le dico io ma mi trattengo a malapena. Lei se ne accorge e si dà in un&#8217;altra scarica di risate. Io sbuffo e appoggio la testa sulla sua vagina. “Alzati, alzati.” Fa lei. “Proviamo così.”</p>
<p style="text-align: justify;">Io eseguo. Lei si siede sul letto e comincia a slacciarmi i pantaloni. Mi tira fuori Danielino ma le sue mani sono un po’ fredde e di scatto mi ritraggo un po’. Il mio amico laggiù è un po’ stordito purtroppo ma ci sono buone speranze che si riprenda. La Vale si strofina le mani per scaldarsele e poi lo riprende e se lo caccia in bocca tutto intero. Mentre comincia a succhiarmelo mi guarda. La guardo anch’io ma fa una faccia talmente strana che stavolta tocca a me trattenermi dal ridere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei smette e dice: “Stai ridendo.”<br />
“No, non sto ridendo.”<br />
“Sì che stai ridendo!”</p>
<p style="text-align: justify;">Lei tira fuori la lingua e fa una pernacchia rumorosa a Danielino. <strong>Stavolta non mi trattengo più e le salto addosso fra le risate. Comincio a farle il solletico dappertutto mentre cerco di strapparle via il reggiseno coi denti senza troppo successo. </strong>Torniamo a baciarci. E poi, stanchi senza neppure aver fatto nulla restiamo abbracciati sul letto a guardarci.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oh, Dani.”<br />
“Eh?”<br />
“Siamo troppo fuori per scopare.”<br />
“Eh. Ma te a che ora devi tornare a casa?”<br />
“Ma posso fare anche dopo cena. Basta che mio papà mi vede.”<br />
“E allora c’è tempo. Aspettiamo che ci passi un po’ il boresso magari.”<br />
“Sai cosa sarebbe da fare?”<br />
“Eh?”<br />
“Tipo andare in un posto a fare colazione.”<br />
<strong>“Ah, pensavo volessi andare a messa.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lei ride, ma con meno energia. Siamo tutti e due parecchio stanchi. Lei prende Danielino con una mano e lo masturba un poco. Lui risponde all’appello stavolta. Io raggiungo con la mano la sua fighetta e con un dito le massaggio il clitoride. <strong>Da fuori si sente un suono sordo. Come se qualcuno stesse battendo su una lamiera.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Oh Dani.” Dice lei, il suo tono è più basso ora.<br />
“Eh?”<br />
“Ma senti, se ti dico una cosa, prometti che non ti spaventi?”<br />
“Eri un uomo?” Chiedo io.<br />
“No, fai il serio.”<br />
“Va bene.”<br />
“Metti che cominciamo a vederci.”<br />
“Eh.”<br />
Lei fa una pausa. Di nuovo, da fuori, si sente venire quel tonfo metallico.<br />
“Hai sentito?”<br />
“Cosa?”<br />
<strong>“Quel rumore fuori.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Appena lo dice subito si sente un nuovo tonfo e poi un altro. Malvolentieri mi alzo del letto e mi avvicino alle persiane. I tonfi si moltiplicano. C’è un batterista pazzo là fuori, penso, che sta sfogando la sua rabbia su una macchina. Per fortuna che ho messo il bolide in garage….<br />
No, cazzo. Quello era ieri. Stasera mi par proprio di ricordare che…<br />
<strong>No, invece, non mi ricordo un cazzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Vale, dove ho messo la macchina quando siamo tornati?”<br />
“Eh…” Fa lei. E’ pallida in volto. Ancora più pallida voglio dire e si è rimessa gli occhiali.<br />
“Guarda che mi sa che l’hai lasciata fuori sai.”</p>
<p style="text-align: justify;">Sussurro una bestemmia smozzicata e alzo le persiane. Son pallido anch’io adesso.<br />
Nel frattempo si ode il rumore di un vetro che va in frantumi. Esco sul terrazzino e guardo giù, nel parcheggio comune.<br />
<strong> Merda.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Dani, che c’è?” Mi chiede la Vale ma io non rispondo.<br />
Fuori è ancora notte. Ancora per poco, immagino. <strong>E… e c’è il vecchio Carraro.</strong><br />
<strong>C’è Carraro con una mazza da baseball laggiù. E mi sta sfasciando la Z4.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stomaco, il mio stramaledetto stomaco, mi si stringe alle dimensioni di un oliva da spritz. Quasi mi piego in due dal dolore. Poi cerco di dire qualcosa ma la voce non mi esce, come in uno di quei brutti sogni in cui vuoi urlare ma non puoi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ohi Dani…che c’è?” Mi chiede di nuovo la Vale.<br />
“Ohi piccola, meglio che non vieni qua fuori.” Le dico e dopo averlo detto scatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella mia testa c’è poco o niente. So solo che devo fermare il merdoso. </strong>In tempo zero sto armeggiando con la serratura della porta di casa. Le mani mi tremano e nella mia pancia c’è qualcosa che ribolle più di un cesso chimico ad un rave.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dani, ‘ara che sei ancora in mutande.” Mi dice la Vale. La guardo: sta indossando la mia camicia.<br />
“Non uscire! Stai qui!” La rimprovero ma cerco di dirlo in maniera dolce, anche se mi esce un cazzo di tono da bambino lamentoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Riesco ad aprire la porta e corro giù per le scale quasi rischiando di ammazzarmi. Appena esco dalla palazzina mi accorgo di essere in mutande perché fa un freddo cane. <strong>Non è il freddo, comunque, che mi fa tremare e non so neanch’io cos’è. Rabbia o paura o un misto delle due.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Carraro!” Grido. “Che cazzo fai?”</p>
<p style="text-align: justify;">Il vecchio è preso male. C’ha due borse sotto gli occhi che sembrano due canyon. La sua faccia è quella di un cane rabbioso. Respira pesantemente e stringe la sua mazza. Nella luce fredda dei lampioni sembra una specie di zombie.</p>
<p style="text-align: justify;">“Figlio di puttana.” Mi dice fra gli ansimi.<br />
“Che cazzo…?” Cerco di ripetere ma non finisco la frase perché Carraro mi carica. Oddio, non è che carica proprio, diciamo che si trascina verso di me agitando la mazza. Io arretro e do un occhio al mio bolide. Il cofano è bello che andato così come il parabrezza, un finestrino e uno specchietto retrovisore.<br />
Ho la brutta idea di dire: “Guarda che la paghi tutta te, Carraro!”</p>
<p style="text-align: justify;">Il vecchio ruggisce e di nuovo si mette ad avanzare verso di me oscillando quella mazza del cazzo. E’ logico che non mi può prendere. Anche se sono ancora mezzo ubriaco lui è proprio andato. Fisicamente e mentalmente partito.</p>
<p style="text-align: justify;">“Che cazzo vuoi che ti paghi, Vassoler?” Mi grida…ma neanche il suo grido è un grido vero. E’ una specie di rantolo roco e cattivo. “Mi hai fottuto l’ultima cosa che avevo, figlio di puttana.” Accusa.<br />
“Ohi, ma guarda che io alla Vale le voglio bene! Che cazzo pensi? Guarda che…” Dico, ma è come parlare veramente ad un bulldog incazzato e zoppo. Di nuovo non riesco a finire la frase perché lui si mette ad arrancare verso di me. A me basta fare qualche passo indietro per mantenere la distanza di sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che devo farlo ragionare in qualche modo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oh Carraro ma guarda che non è successo niente.” Gli dico.<br />
“Mi avete portato via tutto, bastardi figli di puttana!” Ruggisce e sembra che ci sia qualcosa che luccica nei suoi occhi. Passo dalla rabbia alla pena.<br />
“Che cazzo volete di più?” Oscilla ancora la mazza e dalla foga quasi cade ma si mantiene miracolosamente in piedi. Torna ad ansimare più velocemente. Tira un lungo respiro e sputa tutto d’un fiato: “Ho lavorato per tutta la mia vita e adesso mi portate via tutto. Io ti ho detto che ho tutto investito che non posso tirare fuori i soldi. <strong>Io non ce li ho più i soldi, lo vuoi capire?</strong> Qua gli ordini non arrivano più. I tedeschi vanno in Cina adesso, io cosa ci devo fare?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Carraro, meglio se ti calmi dai…ti ho coperto io coi soldi, non c’è problema.” Gli dico io, anche se capisco che non sta mica parlando dei miei quattromila euro. Cerco di avvicinarmi e allungo anche una mano come per dire che va tutto bene. Mi ha distrutto la macchina ma va bene, almeno per adesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente da fare, il vecchio torna a scacciarmi con la mazza. Fa un passo in avanti e stavolta mi sa che cade proprio ma non cade.</p>
<p style="text-align: justify;">“Che cosa volete da me?” Mi dice guardandomi, ma non guarda me in realtà. Son sicuro che sta piangendo ma senza lacrime, se è possibile. La sua voce è diventata una specie di ruggito di catrame. “Che cosa volete da me?” Ripete e torna ad avanzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Io arretro ancora e ho l’occasione di dare un’occhiata alla mia palazzina e a quelle attorno. Sembra che nessun vicino sia uscito a vedere cosa stia succedendo. Una debole luce si sta spandendo tutto attorno e purtroppo l’alba sta arrivando. Non ho proprio voglia che qualcuno mi veda in mutande mentre cerco ragionare con questo vecchio pazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non me la sono mica chiamata io questa merda.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è anche tempo di finirla perché ho freddo e la forza della balla è quasi finita e tutte quelle belle stelline luminose che mi facevano risplendere adesso mi stanno scoppiando dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerco di assumere un tono deciso e dico: “Dai, Carraro, posa quella mazza, cazzo.” Di nuovo allungo la mano verso di lui, in segno di pace. “Si parla da gente civile, ok?”<strong> Carraro sembra non aspettare altro, mi tira uno swing con la mazza e mi prende la mano, il dolore è come quando ti prendi le dita nella porta. </strong>Subito mi ritraggo portandomi la mano sotto l’ascella. Il freddo amplifica il dolore di un buon duecento percento e mi esce dalla bocca un urletto da frocio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo Carraro ma Carraro non c’è più. Ora che c’è un po’ più di luce vedo bene cos’ha preso il suo posto: una cosa fatta di rughe che indossa una tuta dell’Adidas più corta di due misure.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che bulldog, questo qui è proprio sciolto. Sembra che qualcuno gli abbia tirato via lo scheletro dal culo. In questa carcassa di uomo però ci sono due occhi di morte che hanno dentro un dolore e una rabbia che non sapevo potessero esistere. Il fiato mi si fa corto e istantanea mi sale su la para che magari il vecchio mi ammazza veramente se non sto attento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altro che ragionare: gli devo tirare un pugno e stenderlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di nuovo Carraro si muove, torna a caricarmi. Perché è più veloce, adesso? E’ perché sono più lento io o cosa? Non importa, mi metto a correre… non ha più senso evitare gli attacchi. Questo non ci sta più con niente. Dovrei quasi tornare a casa e chiudermi la porta dietro ma ho paura che Carraro me la spacchi per entrare e allora sì che i vicini si sveglierebbero. E allora sarebbero cazzi perché per quanto Carraro sia partito rimango io il drogato del cazzo e tutto quello che succede è colpa mia. Anche se un meteorite colpisse la casa sarebbe colpa mia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo devo portare lontano, penso. Ma è un pensiero stupido. Chissà quanti altri modi ci sarebbero per risolvere la cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Corro via, col mostro di Carraro dietro di me. Sembra stia gridando ma non sembra neppure un grido ‘sta cosa che sento alle mie spalle. E’ come lo stridere di ingranaggi rugginosi che cerca di imitare la voce umana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attraverso via Miranese e, merda, se ci vedesse adesso qualcuno vedrebbe un coglione coi boxer inseguito da una torta d’uomo con una mazza. </strong>Ne ho vissute tante di strane ma questa le batte tutte.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi faccio coraggio e penso che magari la cosa si risolve e fra un poco ci riderò sopra con gli amici o magari anche con la Vale. La mia povera Vale. Penso che le voglio bene. Veramente bene. Penso che mi metto a posto e la sposo. Penso dio dio oh grande Babù fammi andare le cose bene almeno questa volta. Poi ti prometto che sto buono. Vendo tutte le scrivanie che vuoi ma fammi andare bene questa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripiego in una via laterale e dopo qualche secondo non sento più il grido inumano di Carraro. E’ venuto il fiatone anche a me. Sono proprio spompato. Mi giro.</p>
<p style="text-align: justify;">Carraro è laggiù, in mezzo a via Miranese. Ha mollato la mazza e si sta tenendo il braccio sinistro con la mano. Gli sta pigliando veramente l’infarto, cazzo. Questo mi muore qui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi sta ancora guardando e anche se son distante quasi una decina di metri riesco a sentire tutto l’odio che prova quasi con la pelle. Carraro irradia odio. E dolore.</strong> Mi riavvicino a lui, che altro posso fare? Almeno ha mollato la mazza.</p>
<p style="text-align: justify;">“Carraro, non morirmi qua!” Gli dico. E poi esco con la cosa più stupida che abbia mai detto: “Dai che andiamo a fare colazione insie…”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi tutto bianco. Una cosa grande bianca prende il posto di Carraro.</strong><strong> E Carraro non c’è più. </strong>Ma adesso non è un modo di dire. Adesso al posto di Carraro c’è una roba bianca e rettangolare con sotto delle ruote. E mi sa proprio che quella roba è un camion perché sento lo stridio di una frenata tardiva che mi penetra nelle orecchie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hanno preso sotto il vecchio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E l’alba arriva, cazzo. Sta arrivando. Quasi l’aria è più calda ma non è l’aria: sono io. Il mio corpo non sa neppure più cosa sentire. Caldo, freddo, dolore, rabbia, paura, odio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio intestino lo sa benissimo invece perché mi butta fuori dal culo tutto quello che ho sparato dentro lo stomaco la notte prima. Sento dei rivoli freddi che mi corrono lungo le gambe ma neanche me ne accorgo. <strong>Hanno preso sotto il vecchio. Il papà della Vale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sento un grido disumano e dei colpi. Provengono dall’autista del camion, immagino. Dall’assassino. No, magari non è detto che sia un assassino. Magari non l’ha preso proprio così in pieno. Magari ho visto male. Magari sono ancora a letto con la Vale e questo è solo un sogno da ubriaco che mi dimenticherò al risveglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Cammino lentamente verso via Miranese. Non voglio vedere ma devo. Mica posso rimanere qui. Mi muovo piano, un passo alla volta, con la merda fredda che mi scende lungo le gambe e tutto che comincia a illuminarsi. La mia faccia manda vampate di calore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Vedo tutti i particolari come se fossi sotto acido.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Là c’è la cabina dell’enel. Qui la cancellata verde di una casa. Le inferriate fanno un disegno strano e sembrano una figa. C’è un banano oltre la cancellata e una cuccia con un cane che dorme, un vecchio cane nero. Delle crepe da cui escono ciuffi d’erba corrono sull’asfalto ai miei piedi. Lì c’è una grossa lumaca che sta entrando in un tombino. Un uccello si mette a fare uh-uuuh.</p>
<p style="text-align: justify;">Sento che qualcuno sta ripetendo: “No, no, no, no…” Mancano pochissimi passi.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo all’angolo con via Miranese e vedo l’autista. E’ lui che sta ripetendo no, come se questo gli bastasse a cancellare tutto. Penso che oggi è domenica e lui non dovrebbe essere in giro. E’ un tipo smilzo con un cappellino da baseball rosso. Neanche mi vede e meno male: immagino di non essere una visione tanto confortante.</p>
<p style="text-align: justify;">Sta guardando qualcosa di fronte al suo camion e tiene le mani premute contro le guance come quel quadro che adesso non mi ricordo. Dice no no no. <strong>Sta guardando quello che è rimasto di Carraro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io non riesco a vedere il vecchio dalla mia posizione ma scorgo degli schizzi di sangue sull’asfalto. Un altro grido. Questa volta da più lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">La Vale, dall’altro lato della strada. <strong>Ha la mia camicia addosso, proprio quella di D&amp;G.</strong> Lei sì che può vedere suo papà, purtroppo per lei. La vedo che si appoggia ad un cancello, ma no, non si appoggia, si accascia e dalla sua bocca esce un getto giallastro.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Proprio sulla mia camicia… ma che pensiero stupido. Cosa me ne frega della camicia adesso?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì ma è costata un bel po’ di soldi. L’ho presa a Venezia. La commessa era proprio carina. No Dani, no. Non puoi scappare. Non hai voluto questa merda ma te la devi mangiare tu. Devi entrare qui dentro. Entraci.</p>
<p style="text-align: justify;">Sento che qualcosa si spacca ed è una sensazione spiacevole, come quando ti ficchi il cotton fioc troppo a fondo nell’orecchio. Male, rottura, pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensieri brutti che mi vengono tutti d’un tratto. Il poliziotto che mi dice ‘semplice controllo’. Il cane con una zecca grossa come una moneta sulla testa che ho visto da bambino. Il mio compagno di cella che aveva una macchia bianca nell’occhio. L’odore di frutta marcia quel giorno che mi ero perso al mare. Lo sguardo di mio padre e dell’avvocato. La Natasha che piange perché non voleva prenderlo lì. Le mattine che mi sono svegliato con la faccia nel mio vomito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi mi viene in mente un altro giorno brutto, un giorno che non mi veniva più in mente da tanto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi ricordo di me e mio fratello, di quando abitavamo ancora nell’appartamentino a Spinea. <strong>Stiamo giocando coi Masters e lui è He-Man e io Skeletor. A me tocca sempre prendere Skeletor.</strong> Mio fratello è cattivo, prende il mio Skeletor in mano e cerca di staccargli una gamba. Io corro da mio papà che è in cucina ma lui non mi caga perché sta guardando delle carte. Gli chiedo quando sarebbe tornata la mamma dall’America. Mio papà mi guarda, non risponde e fa una faccia strana. Quando torno in salotto mio fratello mi fa una specie di sorriso.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> “Guarda che la mamma non torna più.” Dice. “E’ morta.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E allora vedo mio papà che arriva veloce da dietro di me e tira uno schiaffo a mio fratello. <strong>Io resto fermo e vedo che le cose cominciano come a sfasarsi. Il divano arancione. I masters.</strong> Mio fratello che piange, mio papà che lo strattona.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel giorno ho perso una cosa. Una cosa che avevo dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora guardo il camionista che piange, il sangue di Carraro, la Vale semisvenuta e la chiazza di vomito sulla mia camicia e sento che qualcuno mi ha rimesso quella cosa che avevo perso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E non è un bell’affare proprio. No.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perché quella è una cosa che ti fa stare male.</p>
<p style="text-align: justify;">Stai qui Dani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì ma qui non c’è il suono. Non c’è il martellare delle casse e il grido del synth. Non ci sono rullate e ripartenze. C’è solo il silenzio di una mattina di fine settembre che si è accorta all’improvviso che è arrivato l’autunno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il suono del grande Babù è sparito. </strong>Il suono che mi ha accompagnato per tutti questi anni non si sente più da nessuna parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è solo silenzio adesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Poi appare una cosa rossa rossa nel cielo oltre i palazzoni, laggiù, verso San Giuliano. Spero che sia la testa del grande Babù venuto a rimettere a posto le cose ma no: è il sole. Il sole che comincia a guardare questo angolo di mondo anonimo tra Padova e Venezia in cui un tizio con le mutande smerdate sta fermo accanto ad un camion che ha preso sotto un vecchio in tuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il camionista è fermo anche lui, ancora con le mani premute sulle guance. Poco lontano, la figlia dell’uomo morto è accasciata su una cancellata. Non ha nemmeno la forza di piangere e la sua camicia, che in realtà è la camicia dell’uomo con le mutande smerdate, ha una macchia di vomito giallastro.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ strano ma vedo tutte queste cose dall’alto e, grazie alla luce improvvisa di quel globo rosso, vedo anche qualcos’altro oltre a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedo loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono usciti lentamente dalle loro case. Indossano vestaglie, canottiere  e pigiami. Hanno dei cellulari in mano. Si affacciano lungo i vialetti. Si allungano dai terrazzini. Alcuni parlottano ma per la maggior parte stanno in silenzio. <strong>Hanno occhi morti come quelli dei pesci nella rete.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“C’è bisogno di aiuto?” Mi chiede uno di loro. E’ affacciato da un terrazzino che dà su via Miranese. Ha una faccia che non capisco e sta coi gomiti poggiati sul parapetto della terrazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fa niente e mi guarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Io taccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una lacrima solitaria mi scende dall’occhio destro.</p>
<p><strong>Più tardi, quando il sole è alto nel cielo, questa storia non esiste più.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Fine</em><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Il suono del grande Babù (Pt. 01)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 11:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Vanin</dc:creator>
				<category><![CDATA[SugarTales]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/music-video/sky-and-sand/id405949775">Paul and Fritz Kalkbrenner &#8211; Sky And Sand (original mix)</a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/music-video/sky-and-sand/id405949775"><br />
</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/the-sound-of-the-big-babou/id285316234?i=285316921">Laurent Garnier, The sound of the Big Baboo</a></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/dead-cities/id378134918">Future sound of London, Dead Cities</a></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Stamattina mio papà e mio fratello mi hanno fatto una testa così per la storia di Carraro.E hanno anche ragione, in fondo l&#8217;affare l&#8217;ho trattato io: è stata la mia prima commessa di una certa importanza. Ben tremila euro in scrivanie Gray Shark, quelle coi tubolari dietro per i cavi dei computer e in sedie anatomiche con le rotelline. Altri mille euro in boiate di cancelleria: penne, matite, gomme, fogli, toner e tutto il resto. Carraro mi ha svuotato il magazzino ed era talmente rompiballe con la consegna che sono andato io di persona a scaricare il camion assieme ai ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cazzo, sono il padrone io, ho appena cominciato è vero, ma non dovrei fare &#8216;ste cose. </strong>Solo che mancava uno in magazzino e ci sono andato lo stesso. Mio papà mi ha fatto i complimenti quel giorno: ha detto che è così che si lavora, che nella ditta bisogna fare tutto, anche pulire i cessi se c&#8217;è bisogno perché siamo in crisi e bisogna lavorare il doppio tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto bene, insomma. Il problema è che Carraro mi ha versato un acconto di seicento euro e poi non si  è più fatto sentire. E son passate già tre settimane e sù in amministrazione stanno per chiudere il mese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Adesso sono qui nel mio appartamento a Chirignago, nel mio scannatoio voglio dire, e la testa mi fa un male cane. Sono appena tornato ieri notte dalla fiera a Milano e c&#8217;era un tizio lì, un rappresentante di Dalmine che mi ha dato della bamba fantastica. Poi siamo andati in giro tutta la notte con due standiste. <strong>Andare per fiere è una figata ma ti lascia dei postumi da paura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ripenso a Carraro, alla sua faccia da culo e alle manate sulle spalle che mi dava, come se mi conoscesse da sempre. “Vassoler, tu sì che sei bravo, guarda qui: un paron che fa il lavoro di un magazziniere: eh, ma guarda che anch&#8217;io faccio come te, se manca qualcuno vado alle macchine io. So farle funzionare meglio di un operaio, cosa credi! Come sta tuo papà? E gli affari? Sai che la prima sedia economica me l&#8217;ha venduta lui?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sedia economica, ha detto proprio così. Non ergonomica. Per poco non gli ridevo in faccia ma son stato buono. Buon cliente mi dicevo, tanti soldi, buon cliente, scarica e stai buono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buon cliente una sega. Mi ha anche fatto tirare via duecento euro e adesso non paga. E sono cazzi miei adesso perché sono io che ho gestito l&#8217;affare.</strong> Se lo sapevo che trovavo ‘sto casino al mio ritorno me ne stavo in fiera con la Barby e quella di colore, magari si riusciva anche a far venire fuori una cosa a tre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cazzo di Carraro.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vado in bagno e non riesco a fare niente. C&#8217;è qualcosa che mi stringe il buco del culo e sudo un po&#8217;. E&#8217; stata un&#8217;estate calda e ‘sto settembre qua lo è ancora. Il condizionatore mi ha mollato a metà agosto e i tecnici devono ancora passare. <strong>Non che ci viva tanto qui. Tra Ibiza e Santo Domingo quest&#8217;agosto non ho visto ‘sto cazzo di posto maledetto per un bel po&#8217; di tempo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Carraro. Carraro e le sue rughe da bulldog. Una faccia sciolta e una voce che sembra quella di uno che si è fumato una stecca di marlboro in dieci minuti. La puzza è anche la stessa. Mi ritrovo in soggiorno (o in quello che dovrebbe essere il soggiorno visto che, a parte il divano, i mobili li devo ancora comprare) con l&#8217;Iphone in mano e il numero di Carraro sotto il mio indice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sospiro. Fatti forza Dani, mi dico, vuoi dimostrare a tuo papà che non sei solo uno che ciuccia i soldi? Ti vuoi guadagnare quella Z4 che hai in garage? Chiama ‘sto Carraro, fatti dare i soldi. Tira fuori le palle. O ce le hai solo quando tiri di bamba?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, per Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiamo Carraro. Per tutto il cazzo di pomeriggio provo a chiamarlo. Una volta non mi risponde nessuno, una volta è in riunione, una volta è in magazzino, una volta è in catena, una volta non si trova. Una volta mi richiama lui ma non mi chiama più. Dico sempre che va bene e cerco di rimanere tranquillo ma dentro lo stomaco e nei polmoni sento che mi sta crescendo sù una specie di fumo nero come quello di Lost.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, verso le sette di sera, quando già stavo pensando di doverlo andare a sgamare di persona, mi risponde. La sua voce è peggiorata, sembra che abbia il palato foderato di carta vetrata. E&#8217; una di quelle classiche voci che ti fa immaginare tutto il catarro che c&#8217;ha in gola. Capirlo al telefono è un lavoro da interprete.</p>
<p>“Vassoler. Ho sentito che mi cercavi”.<br />
“Eh, buongiorno Carraro, sì guardi la stavo cercando perché qua stiamo per chiudere il mese e lei deve ancora saldare l&#8217;ordine di tre settimane fa, sa le scrivanie, le sedie&#8230;”<br />
“E certo che mi ricordo Vassoler, non sono mica rincoglionito”.<br />
“E allora cosa vuole fare? Bonifico, assegno, quello che vuole”.<br />
“No, senti Vassoler, guarda che io i soldi per le tue robe non li ho adesso”.<br />
“Cosa? Come non li ha?”<br />
“Certo che li ho i soldi. Ma non li ho da darteli a te. Ma sai che cosa sto gestendo qui? Sai che ditta c&#8217;ho?”<br />
“Guardi che questo tipo di atteggiamento non è che ti porta tanto lontano Carraro. Te hai comprato&#8230;”<br />
“Io ho comprato delle robe da voi. Vi ho dato fiducia da commerciante a commerciante. Ma sai che se mi piace la tua roba io ti faccio pubblicità? Sai che se viene qua il tedesco gli dico guarda questa sedia, me l&#8217;ha data la LineaUfficio di Vassoler? Il minimo che puoi fare è aspettare qualche mese per quella cazzata di migliaia di euro”.<br />
“Se son pochi non capisco perché non me li vuoi dare”.<br />
“Vassoler, come ti chiami te, Daniele?”<br />
“Sì, Daniele”.<br />
“Daniele, te sei appena arrivato nel mondo del commercio e ancora ti devi fare le ossa. Te non sai che cosa sto portando avanti io qui, io c&#8217;ho tutto investito in macchine e conti. Adesso non ti posso tirare fuori niente altrimenti mi sputtano. Aspetta due o tre mesi e i tuoi soldi vedrai che te li do e ti mando anche un pacco di natale a te e alla tua famiglia”.<br />
“No, ascolta Carraro, bisogna che qua mi vieni incontro perché così fra due o tre mesi non va proprio bene. Guarda: te hai detto bene, io sono appena entrato nel commercio ma mio papà lo conosci. Se tu parli con me si sta sul dialogo, se parli con lui devi andare per avvocati”.<br />
“Si vede proprio che sei un ragazzino, Daniele. Guarda che tuo papà lo sa meglio di me che se si va per avvocati i soldi li vede fra dieci anni se siete fortunati. Anche perché guarda le scrivanie che mi hai portato hanno tutte degli strisci sulle gambe&#8230;”<br />
“Ma cosa stai dicendo?”<br />
“Eh, portandole su le hai strisciate sul muro. Ci son ancora tutti i segni.”<br />
“Senti Carraro, guarda, adesso metto giù perché mi stai facendo arrabbiare, la prossima volta parli direttamente con l&#8217;avvocato!”<br />
<strong>“Certo, certo! Mandami pure l&#8217;avvocato! Lo aspetto in ditta e gli offro anche un caffè!”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non metto giù il telefono, lo butto giù, lo tiro per terra. Poi lo riprendo e guardo che non si sia rotto niente. No. Però la telefonata è ancora aperta. Sento la voce catramosa di Carraro dall&#8217;altra parte che dice a qualcuno: “Era Vassoler, sai, il Vassoler bocia, il mezzo drogato&#8230;voleva i soldi!”</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sento come se qualcuno mi avesse appoggiato un ferro da stiro sulla faccia. Prendo l&#8217;Iphone, urlo una bestemmia con tutti i polmoni a Carraro e gli dico che sarei andato a fargli il culo. Poi metto giù sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">Mezzo drogato. Ancora con quella storia. A Santa Maria Maggiore mi sono fatto solo una settimana comunque e quella di vendere le chicche non era neppure stata un’idea mia. Vaffanculo. <strong>Son passati quasi dieci anni e la gente ancora se lo ricorda.</strong> Vado a sdraiarmi a letto. Fuori è ancora chiaro. Apro la finestra della camera da letto per fare un po&#8217; di corrente. Fa un caldo del cazzo e mi dovrei fare una doccia. Accendo lo radio e metto su M2O. Trasmettono sempre le solite cagate minimal o pseudo trance. La vecchia techno di una volta se la sono proprio dimenticata. Brutta cosa quando devi andare ad un remember per ascoltare la musica che ti piace.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni cosa che penso mi fa solo incazzare di più. </strong>Mi seccherei tre alprazolam di fila ma è droga anche quella alla fine. Dovevo rimanere in fiera. No, anzi: dovevo rimanere a Santo Domingo con la Jasmine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E invece sono qui e me la sono presa nel culo da un vecchio catarroso del cazzo.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più normale da fare sarebbe andare dal papà e spiegargli la storia della telefonata, compresa anche quella cazzata delle scrivanie strisciate. Ma poi so che viene fuori che in qualche modo è colpa mia. Sì perché sono io il drogato ciucciasoldi, sono io che devo dimostrare che ho le palle per il commercio. Me la devo vedere io da solo con Carraro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio primo pensiero è di mettere i soldi di tasca mia. Ho diecimila euro in conto e me li stavo tenendo per prendermi un cinque metri usato o una cosa così ma quello può anche aspettare, anche perché l&#8217;estate ormai è passata e non c&#8217;ho mica voglia di studiare per la patente nautica. Poi tanto magari Carraro paga veramente, magari fra due o tre mesi, i soldi li prendo io e siamo contenti tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Madonna se mi va di tirarmi un po&#8217; di quella roba del tizio di Dalmine. Me ne ha data un sacchetto pieno. Ce l&#8217;ho di là ma volevo tenerla per le grandi occasioni, non per togliermi le pare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che poi so come va a finire: tiro da solo, poi vado al Dolce, trovo i ragazzi e va a finire che mi ritrovo ubriaco marcio in qualche disco con lo stomaco vuoto. E&#8217; così che fanno i drogati e io sono così.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, cazzo. Non sono mica così e gliela faccio vedere io a Carraro. Altro che mettere i soldi di tasca mia. I soldi Carraro me li dà tutti e me li dà entro fine mese, col cazzo che mi lascio fregare così. Tra l&#8217;altro mi sta anche venendo una mezza idea, pensando al Dolce.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi ricordo quando sono andato a portare le Grey Shark sù in ditta da Carraro. Sudato marcio, aiutato da un interinale ciccione e tonto mi son fermato un attimo ad un boccione d&#8217;acqua per farmi una bevuta. E lì ho conosciuto la figlia di Carraro, la Vale. Cioè, è lei che ha conosciuto me. Lì per lì non c&#8217;ho fatto neanche tanto caso, tanto ero stufo e incasinato.</p>
<p>“Ciao, scusa, ma io non ti ho visto al Dolce qualche volta?”<br />
“Eh, può essere. Ci vado spesso”.<br />
“Vai via con Ricky, il Rosso e la Jessi, no?”<br />
“Sì, ogni tanto. Perchè li conosci?”<br />
“No, mia sorella era assieme a Ricky una volta. Ci sono uscita due tre volte”.<br />
“Ah, sì. La Sami, da un pezzo che non la vedo. Come sta?”<br />
“Ah bene bene. Si sta per sposare con un tizio che gioca in serie a di basket. Un negro, pensa”.<br />
“Bé, se a lei piace va bene”.<br />
“Eh ma mio papà sta dando di matto”.<br />
“Vorrei vedere!”<br />
“Mi chiamo Valentina comunque”.<br />
“Daniele”.<br />
“Così te lavori per Vassoler?”<br />
“No, io sono Vassoler. Son qui solo per dare una mano perché manca un ragazzo”.<br />
“Ah, che bravo”.<br />
“Eh bisogna darsi da fare no?”<br />
“Eh sì. Ascolta, casomai un giorno ci vediamo al Dolce, ok?”<br />
“Ok, certo”.<br />
“Sai che te assomigli tanto a quel cantante, come si chiama?”<br />
“Ah Mario Biondi”.<br />
“Eh&#8230;”<br />
“Sì, me lo dicono tutti. Ma io son rasato, lui è pelato veramente sai?”</p>
<p style="text-align: justify;">La Vale, adesso che mi ricordo, era una tizia abbastanza tranquilla. Occhiali, capelli raccolti. Forse un po’ bassa e un po’ troppo piatta per i miei gusti ma carina di viso. A parte il fatto che credo che abbia dieci anni meno di meno me. Allora non c&#8217;ho dato troppo peso, ci siamo salutati e io ho ricominciato a scaricare il merdoso materiale per Carraro, l&#8217;avessi mai fatto. Poi forse l&#8217;ho rivista una o due volte al Dolce, l&#8217;ho anche salutata ma non l&#8217;ho cagata più di tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Stasera, che è sabato, quasi quasi la cago però. Perché sì, c&#8217;è una cosa che mi sta nascendo dentro la testa. Una specie di piano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io conoscevo la Sami, la morosa di Ricky, quella che adesso sta col negro. Una troia di prima categoria. </strong>Mi ricordo una volta, parecchio tempo fa, che abbiamo fatto quel festino a casa di Ricky a Jesolo e ce la siamo scopata in due, uno davanti e uno dietro. Eravamo fatti fino alle scarpe e non mi ricordo tanto di quella sera ma poi non se n&#8217;è mica più parlato, e ci credo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Comunque se la Vale è come la Sami, se il sangue Carraro ama troieggiare, allora magari ho qualche possibilità di portare la piccola qua nel mio scannatoio. E se metto una bella telecamerina là fra il libri finti, riprendo tutto e minaccio di mettere tutto sui siti porno di mezzo mondo allora Carraro dovrà per forza cacciare fuori i soldi.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si dice un piano del cazzo&#8230; ma gliel&#8217;avrei fatta vedere a Carraro cosa sa fare questo mezzo drogato. E forse sarei riuscito anche a scucirgli qualche migliaio di euro in più per la barca, ma senza esagerare. Mica sono un delinquente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> E poi sta cosa l&#8217;ha cominciata lui, mica io.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">E così vado in bagno, mi raso ben bene la testa <strong>(se le piace Biondi, Biondi avrà)</strong>, mi regolo il pizzo  e i peli dell&#8217;uccello, mi verso una mezza boccetta di Bulgari addosso e mi metto la camicia D&amp;G che ho preso a Venezia qualche mese fa spendendo un capitale. Recupero dal mio nascondiglio il magico sacchettino con la polvere dell&#8217;allegria di Pollon e una mezza blu per sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure mezz&#8217;ora dopo sono al Dolcevita coi ragazzi al terzo spritz Campari.</p>
<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è una qualche specie di dio dei venditori di arredi per ufficio, allora stasera tanto per cambiare mi sta dando una mano. La Vale è lì e guardate, mi sembra molto più figa di come me la ricordavo. Ha un look un po&#8217; dark che a me fa parecchio arrapare: occhi cerchiati di nero, labbra rosse, carnagione pallida. Ha sempre gli occhiali e tiene i capelli raccolti ma questi particolari ora mi ricordano più una pornosegretaria che una brava ragazza. Danielino, fra le mie gambe, sembra gradire il tutto tanto quanto lo gradisco io. <strong>L&#8217;approccio è il più facile di tutta la mia vita, parlando di venete ovviamente.</strong></p>
<p>“Ciao”.<br />
“Ciao, allora ci rivediamo!”<br />
“Con chi sei?”<br />
“Sono con delle amiche che sono qui in giro”.<br />
“Bevi qualcosa?”<br />
“Ho già ordinato un americano”.<br />
“Cosa fate di bello stasera?”<br />
“Mah, si pensava Showroom&#8230;”<br />
“E&#8217; già aperto?”<br />
“Oggi è l&#8217;apertura? Non lo sapevi?”<br />
“No, son tornato da poco da una fiera a Milano. Ma sono un po&#8217; indietro con le news della vita notturna qua in giro. Quest&#8217;estate sono stato sempre in giro&#8230;”<br />
“Ah, e dove di bello?”<br />
“Ibiza&#8230;”<br />
“Ibiza? Non ci sono mai stata, com&#8217;è?”<br />
“Non andarci. Una colata di cemento piena di gente. Sembra piazza Ferretto quando ci fanno i mercatini, solo coi drogati al posto dei vecchi”.<br />
“Ha ha ha&#8230;”<br />
“Chi suona allo Showroom?”<br />
“Mah, penso i soliti. Ma viene anche giù uno famoso non so da dove”.<br />
“Ben. Lo propongo ai ragazzi, così magari ci vediamo dentro”.<br />
“Magari”.<br />
“Però se ci vediamo, aspetta prima di bere che ti offro io”.<br />
“Eh, farò questo sforzo&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;">Mi allontano sorridendo ma poco prima di voltarmi verso i ragazzi, vedo che una delle amiche della Vale le si avvicina e le parla. <strong>Leggo il labiale: “Chi è quel figo?” O così mi pare. Dentro di me tiro un porcone.</strong> Se non ci fosse la storia di Carraro di mezzo questa potrebbe anche essere una bella serata. Non mi va mica di sputtanare una ragazzina per colpa di quella testa di cazzo di suo papà. Uff&#8230; Dani e i suoi sensi di colpa. No. Devo andare avanti.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Devo riaverli quei soldi.</strong></p>
<p>***</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Showroom è la solita ressa invivibile, come quasi tutte le disco dei dintorni. Fortuna che mi fanno parcheggiare la Z4 proprio davanti all’ingresso e che uno dei buttafuori è un mio vecchio fornitore di chicche ai tempi d&#8217;oro di Jesolo. In meno di cinque minuti sono già dentro con la mia bella Vip Card e due consumazioni omaggio. I ragazzi, manco a dirlo, son tutti contenti e si sparano subito al bar.</p>
<p style="text-align: justify;">Io mi guardo in giro con fare casuale e cerco la Vale.</p>
<p style="text-align: justify;">Individuo una delle sue amiche, una cavallona bionda alta quasi come me. Un po&#8217; più in basso c&#8217;è il mio obiettivo: la Carrarina. <strong>Bene.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aspetta, mi dico. Aspetta un&#8217;oretta. Magari falle venire su la balla che sicuramente si è presa. Poi colpisci. Veloce, indolore. Non proprio indolore. Neppure veloce si spera. E così faccio. Sto un po&#8217; coi ragazzi, imbarco una tipa per Ezio che da solo proprio non ce la fa neanche con tutta la bamba del mondo, incontro una mia ex che mi tira su una menata sul suo capo  di cui francamente, tra la musica e tutto, non capisco una sega.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Poi mi dico: vai Dani. Vai e fallo bene.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Recuperare la posizione della Vale è più difficile stavolta. La disco si è riempita ancora di più, se possibile e siamo tutti stretti come merde. Fortuna che la mia povera mamma mi ha fatto alto e con le spalle larghe e tra sgomitate e scusa e permesso rivedo la cavallona, lassù, in zona fumatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E dove c&#8217;è la cavallona c&#8217;è anche la Vale perché non è proprio possibile che le fighe girino da sole. </strong>Non entro nella sala fumatori perché una volta ci sono stato e ci ho lasciato giù tre quarti di polmone. Come fa la gente a starci dentro&#8230; questo non l’ho mai capito. Io manco fumo più poi, almeno quel vizio me lo sono tolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con <em>nonchalance</em> o come si dice l’aspetto fra la calca che cerca di scendere dalla camera a gas e quella che cerca di salire. Un ragazzino targato Bikkembergs mi saluta e mi dà il cinque. Devo averlo già visto da qualche parte a qualche festa ma non riesco mica a ricordarmi dove. Avvicina la bocca al mio orecchio e urla di essere proprio fuori. A giudicare dal suo alito sembra che abbia già consumato più di metà della sua drink card. <strong>Bé, dopo la metà comunque è tutta discesa.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scorgo la Vale e la sua amica che scendono, io cerco gli occhi della Vale e mi faccio vedere. Con il pollice mi indico la bocca. Vedo che i suoi occhi si illuminano, annuisce, dice qualcosa alla sua amica e mi si avvicina. Il ragazzino la vede arrivare e anche se inzuppato di havana cola fino alle ossa capisce che è di troppo e si allontana.</p>
<p style="text-align: justify;">“Però sempre belle fighe che hai te” mi dice. <strong>Mica è fortuna, coglione, penso io.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo al bar con la Vale. Lei mi dice qualcosa all’orecchio, io mi devo proprio abbassare di un bel po’ per sentirla e poi manco sento cosa dice. Annuisco lo stesso. Penso che ci potrebbe essere un problema se dobbiamo fare il 69 e rido.</p>
<p style="text-align: justify;">Al bancone del bar l’ambiente è ancora meno vivibile del resto. Una folla di corpi sudati si accalca e a me viene in mente che una volta non era così. Sconvolti ne ho sempre visti, lo sono anche stato io ovviamente. Ma qui ce ne sono veramente troppi. Che poi questi non sono neanche sconvolti originali. Sono solo tanto bevuti. La metà ha tirato, è quasi logico da quegli occhi da assassini che hanno, ma chissà cosa. <strong>Ecco cosa sono: imitazioni. Hanno la roba, i vestiti e magari le macchine. Ma quello vero sono io qui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco perché trovo la Strada.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Strada la conosce bene chi ha quasi trent’anni di disco nelle gambe e nel fegato. Non sei tu a trovarla nella calca: è la gente che automaticamente, senza vederti, te la crea. <strong>Perché questi cloni mezzo rincoglioniti mi sentono. Sentono quando c’è uno come me che arriva. E la Strada, qualsiasi percorso tu faccia in mezzo alla disco alla fine ti porta solo in un posto: davanti al bancone del bar.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E infatti sono qui, adesso. Con la Vale davanti a me. Il mio corpo la protegge dalla folla accalcata. So che ha sentito la pressione che il cavallo dei miei pantaloni le fa sulla schiena. Alla fine non c’è voluta nessuna Blu. E’ bastato bere meno del solito.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuovo colpo di culo: il barista è uno che ho già visto. Il nome proprio non me lo ricordo ma mi sa che abbiamo passato qualche estate insieme. A vedermi gli scatta un sorrisone. Il tizio è uno di quelli giusti, se ne incontrano ogni tanto dietro ai banconi dei bar delle disco. Non fanno tanti discorsi né giochetti con le bottiglie e resto. Ti danno quello che vuoi e senza troppo ghiaccio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Uè Dani, allora come va con il bolide?” mi chiede subito. La sua è una voce da disco, una di quelle che si sente anche se stanno suonando Capricorn a tutto volume.<br />
“Eh, l’altro giorno mi è arrivata una bella foto che mi ha fatto la polizia. Mi facevano i complimenti!”</p>
<p style="text-align: justify;">Lui ride. Io rido. Ride anche la Vale, sotto di me. <strong>E’ fatta mi dico</strong>. Si va giù di gin lemon. Prendere qualcosa tipo Long Island mi sembrerebbe un rischio dato che magari c’ho del lavoro da fare. Danielino è sensibile a questo tipo di cose.<br />
Si torna in pista e a ballare un po’. La Vale non sembra neppure così fuori ed è bella. Neppure il dj è proprio così una merda come mi aspettavo. Di questi tempi sei abituato a vedere gente che mixa col Mac, invece questo c’ha i vecchi vinili. Lo vedo lassù che s’impegna e il risultato non è male. Sempre minimal del cazzo, ma coi passaggi ci siamo e qualche bella rullata la becca anche. Non mi struscio subito. Lascio che la Vale si diverta. Gliela faccio venire sù. Ad un certo punto lei mi tira e mi chiede se c’ho qualcosa da darle per stare un po’ su che si sente un po’ stanca.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certo che ce l’ho ma deve venire in macchina che qua non mi fido. Hai capito la Vale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo neanche cinque minuti siamo sul mio mezzo a provare la ricetta per il raffreddore del tizio di Dalmine. Lei non sembra ancora così fuori. Tiene bene botta e questo è un bel merito. Non è una come tanti, come quei replicanti aggrappati al bancone del bar. Lei fa le stelle quando si muove, come uno di quei cartoni giapponesi. Forse sono io ad essere fuori. <strong>Fatto sta che si mette a parlare e mi dimentico del mio piano di vendetta. Non può fregarmene di meno di Carraro, di mio papà e mio fratello, delle scrivanie, dei soldi. Mi interessa quello che sta dicendo la Vale e cosa strana, a lei interessa quello che le dico io. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Lei mi parla del suo sogno che è fare la stilista. Mi dice che con una sua amica hanno tirato su un piccolo laboratorio di moda. Fanno jeans strani e roba per i giovani. Camicie, magliette. Han detto che forse se le cose vanno bene aprono un negozio ma che adesso le cose non vanno tanto bene. Lo so, lo so le dico. Non è un momento bello questo. Mi parla di suo papà, che è incazzato per la storia di sua sorella e del negro. Dice che la vuole mandare via dalla famiglia ma tanto è sua mamma che comanda: è lei che c’aveva i soldi all’inizio, suo papà le idee.<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Poi, d’un tratto, mi chiede: “C’hai mica una cosa dolce…tipo un chupa chupa?”<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io la guardo negli occhi. Occhi neri che mi fanno venire in mente cose belle a cui non pensavo più da tanto. Il mio primo pensiero è che stia alludendo a qualcosa che riguarda Danielino ma non è così. La Vale non è così. <strong>E anche ‘sta serata non è come le altre. Perché… perché magari non c’è un dio per i venditori d’arredi d’ufficio, ma forse c’è qualcuno che mi sta veramente dando una mano, indicandomi una strada. </strong>Forse le cose della vita sono come una folla di gente al bancone del bar di una discoteca. A volte, quando sentono che arriva qualcosa di grande, di importante, si aprono e ti fanno vedere la Strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché io i chupa chupa ce li ho. Dietro, nel bagagliaio. Non mi ricordo neanche perché li ho lì, io non vado proprio matto per le cose dolci. Fatto sta che è da un po’ che sono lì. Dico alla Vale di aspettare due secondi, scendo e apro il baule. I chupa chups sono in una confezione trasparente a cilindro che giuro mi occupa quasi un quarto dello spazio. Dovevo essere proprio fuori la volta che li ho presi. Spero che non si siano sciolti, col caldo che ha fatto ‘sta estate.</p>
<p style="text-align: justify;">Porto alla Vale tutto il cilindrone e lei si mette a ridere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Eh, di quello che c’è non manca niente!” </strong>le dico io. E’ una delle frasi tipiche di mio padre. Dopo un po’ siamo tutti e due a ridere come degli allucinati. Io attacco l’autoradio fra le risate e istantaneamente parte un martello di cassa dritta a chissà quanti decibel.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cazzo, ma sono arrivato con questo volume?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>La Vale fa un gridolino e io abbasso.<br />
“Che cos’è?” Mi chiede, indicando le casse.<br />
“La musica?”<br />
“Sì.”<br />
“E’ un dj dei miei tempi. Ti piace?”<br />
“Sì.”<br />
“Senti questa.”<br />
Metto la numero cinque. Un pezzo che mi è sempre piaciuto che si chiama <strong>Il suono del grande Babù.</strong> Una cosa delirante già ai miei tempi con quel sinth lungo e distorto che sembra quasi l’urlo di un mostro e la cassa che non ti molla mai. Techno vera, non suonini stronzi e casse spompate. La Vale sembra apprezzare: scarta il suo chupa chups e se lo mette in bocca. Per un secondo i nostri occhi si incontrano. So cosa vede dentro i miei perché sorride.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma senti, chi è che hai detto che è questo dj?”<br />
“Si chiama Laurent Garnier. E’ un francese. Sabato prossimo suona all’Area.”<br />
“Bello!”<br />
“Ti va di venire?”<br />
Lei fa di sì con la testa mentre chupa il suo chups. Poi indica la disco con la testa e chiede: “Andiamo? Che sennò la mia amica…”<br />
“Andiamo.” Dico io. Sono un po’ frastornato. Non so se è per colpa dell’alcool, della bamba o della Vale. Spengo l’autoradio, porto il cilindrone di chupa chups in baule, aiuto la Vale a scendere. <strong>Sono in uno di quei momenti che credo abbiano solo gli uomini, in cui non si pensa a niente e si agisce e basta. </strong>Appena chiudo la macchina e mi giro verso la Vale lei mi tira giù e mi da un bacio che sa di fragola e gin. Poi fa una cosa strana: mi abbraccia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io non so se ho mai abbracciato una donna da vestito.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Sì che mi va di venire.” Ripete lei quasi sussurrando. Non mi ricordo neanche a quale domanda sta rispondendo talmente sono fuori.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi mi prende la mano e mi riporta dentro, a ballare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://sugarpulp.it/racconti/il-suono-del-grande-babu-pt-02"><strong><em>continua&#8230;</em></strong></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La gioiosa anarchia dei Pitura Freska</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 10:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Brunoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[dialetto]]></category>
		<category><![CDATA[pitura freska]]></category>
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		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/critica" title="View all posts in Critica" rel="category tag">Critica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/musica" title="View all posts in Musica" rel="category tag">Musica</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/dialetto" rel="tag">dialetto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/musica" rel="tag">Musica</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pitura-freska" rel="tag">pitura freska</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/venezia" rel="tag">Venezia</a></p>«Dedicà a tuti quei che ghe stèmo sui cojoni!»: con questa frase esplode Olive, album live del '99 che segna il canto del cigno di Pitura Freska.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/critica/la-gioiosa-anarchia-dei-pitura-freska' title='La gioiosa anarchia dei Pitura Freska'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" src="http://www.radio.rai.it/grr/archivio_storico/arca/image/foto/pitura3.gif" alt="" width="220" height="259" /><strong>«<em>Dedicà a tuti quei che ghe stèmo sui cojoni!</em>»</strong>: con questa frase esplode <em>Olive</em>, album live del &#8217;99 che segna il canto del cigno di <strong>Pitura Freska</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un frase che racchiude in poche parole tutta la gioiosa anarchia della band veneziana che è stata tra le protagoniste della scena musicale italiana per quasi un decennio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è poco da fare, prima di loro nessuno di noi aveva mai visto una band cantare in dialetto veneto anzi, <em>venessiano</em>, e raggiungere livelli di notorietà di quel genere.</strong> Nel &#8217;97 i <em>fioi</em> sbarcano addirittura sul palco dell&#8217;Ariston, <strong>ipnotizzando San Remo con il loro</strong> <strong>Papa nero </strong>e con un&#8217;interpretazione che sprigiona una vitalità incontenibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4022"></span>I Pitura Freska hanno smontato tanti luoghi comuni su Venezia, hanno usato il codice del reggae per scardinare convenzioni e regole non scritte in maniera diretta e senza peli sulla lingua. Partiti come band demenziale <strong>i <em>Pitura</em> sono riusciti anche a raccontare Venezia e il suo hinterland in maniera schietta ed originale, portando alla luce i mille problemi di un territorio in bilico Venezia e Marghera, tra uno dei luoghi più belli e ricchi d&#8217;arte della terra e una delle periferie industriali più alienanti e delocalizzanti d&#8217;Italia.</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zlbmAihk2gM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/zlbmAihk2gM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle canzoni dei <em>Pitura</em> il dialetto veneziano si sposa a meraviglia con il reggae e dà una valenza ancora più forte alla denuncia sociale, al racconto del malcostume politico, all&#8217;amore per un territorio devastato e massacrato dal menefreghismo e dal dio denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella dei Pitura Freska è stata una globalizzazione ante litteram che ha anticipato alla grande quello che sarebbe arrivato nel decennio successivo un meticciato cultural-regionale che testimonia quanto viva e multiculturale fosse la provincia veneziana già a partire dai primi anni &#8217;90.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi la poesia inconsapevole di alcuni passaggi velati di  malinconia che fanno capire quanta vita ci sia dietro ai riff in levare della <em>bruta banda</em></strong>: penso a canzoni come <em>Cartoni animati</em>, <em>Bea Fìa</em> o<em> Crudele</em>, che ti spiazzano raccontando verità ed esperienze comuni a tutti in maniera semplice e diretta.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/kC_cvtqh0KE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/kC_cvtqh0KE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Senza dimenticare tutta la vena sboccata, anarchica e visionaria del resto del repertorio dei <em>Pitura</em> e che incarana alla grande la vena folle del Veneto, terra che negli ultimi cinquant&#8217;anni è riuscita ad esprimere contraddizioni e fenomeni unici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E infine tutta la meraviglia di quel dialetto cantato, il d<em>iaèto scieto</em> usato come seconda lingua che ti permette di dire tutto, anche quello che con l&#8217;italiano non puoi o non vuoi dire. </strong>Un dialetto usato in maniera naturale e sincera senza secondi fini o  stupide strumentalizzazioni politiche, come putroppo siamo abitauti a vedere ultimamente.</p>
<p style="text-align: justify;">E infatti la politica che tanto ama il dialetto ha &#8220;dimenticato&#8221; presto il fenomeno Pitura Freska: troppo scomodi, troppo disallineati, troppo diversi. <strong>Ma alla fine chi se ne sbatte, a noi restano una manciata di album e di canzoni, teniamocele strette.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il Signore delle Mosche</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 09:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Callegari</dc:creator>
				<category><![CDATA[SugarTales]]></category>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/sugartales" title="View all posts in SugarTales" rel="category tag">SugarTales</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/agna" rel="tag">agna</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/carlo-callegari" rel="tag">Carlo Callegari</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/ecomafia" rel="tag">ecomafia</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/merda" rel="tag">merda</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/padova" rel="tag">Padova</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/romeo" rel="tag">Romeo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/rovigo" rel="tag">rovigo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/venezia" rel="tag">Venezia</a></p>Visto l’articolo 449, l’articolo 2621 e l’articolo 2622 del codice penale, questa corte dichiara l’imputato Mosole Mosè colpevole di disastro ambientale colposo, crimine ambientale, falso in bilancio, frode all’erario e falsificazione di registri legali.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugartales/il-signore-delle-mosche' title='Il Signore delle Mosche'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tracklist consigliata:</p>
<ul>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/cold-cold-ground/id303954722?i=303954739?i=218353209">Tom Waits- </a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/cold-cold-ground/id303954722?i=303954739?i=218353209">Cold cold ground<br />
</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/lenny-kravitz-greatest-hits/id15811550?i=218342659">Lenny Kravitz &#8211; </a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/lenny-kravitz-greatest-hits/id15811550?i=218342659">Always on the run</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/20-canciones-para-recordar/id368624747?i=15824341">Los Lobos &#8211; </a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;a=1738515&amp;g=11695726&amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/20-canciones-para-recordar/id368624747?i=15824341">La cancion del mariachi</a></em></li>
<li><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;amp;a=1738515&amp;amp;g=11695726&amp;amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/the-essential-stevie-ray-vaughan/id193063151">Lenny</a><em><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=24373&amp;amp;a=1738515&amp;amp;g=11695726&amp;amp;url=http://itunes.apple.com/it/album/the-essential-stevie-ray-vaughan/id193063151"> &#8211; Stevie Ray Vaughan</a><br />
</em></li>
</ul>
<hr />
<p style="text-align: justify;">“Visto l’articolo 449, l’articolo 2621 e l’articolo 2622 del codice penale, questa corte dichiara l’imputato Mosole Mosè colpevole di disastro ambientale colposo, crimine ambientale, falso in bilancio, frode all’erario e falsificazione di registri legali.<br />
Considerate le attenuanti generiche ed il fatto che il Mosole risultasse in precedenza incensurato, questa corte condanna l’imputato ad una pena di anni cinque, da scontare presso la casa di detenzione “Due palazzi” di Padova ed un’ammenda di euro 75,000.<br />
Visto l’articolo 449 del codice penale e l’articolo 186 del codice della strada, questa corte dichiara l’imputato Lazzarato Romeo colpevole di disastro ambientale colposo, crimine ambientale e guida in stato di ebbrezza.<br />
Considerate le attenuanti generiche, il fatto che il Lazzarato risultasse in precedenza incensurato e la semi infermità mentale accordata, questa corte condanna l’imputato ad una pena di anni tre, da scontare  presso la casa di detenzione “due palazzi” di Padova ed un’ammenda di euro 25,000.<br />
La corte si ritira”</p>
<p style="text-align: justify;">«Che Dio te possa fulminare, Romeo. Che fulmini te, i to morti cani, il Fernet, e quella testa piena di merda che ti ritrovi! Cinque anni di galera per colpa tua, brutto ebete».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3909"></span> Il Lazzarato tenne la testa bassa e gli occhi incollati al pavimento del cellulare blu, che proprio in quel momento li stava trasportando verso il carcere. Così seduto, sembrava il pupazzo di peluche del WWF.</p>
<p style="text-align: justify;">«A me hanno dato l’infermità mentale» mormorò tenendo sempre lo sguardo basso.<br />
«Cosa hai detto? L’infermità mentale? E hanno fatto bene, perché sei un deficiente completo. Guarda Romeo, lasciamo stare, perché adesso non è momento. Sono troppo nervoso. Ad ogni modo mi sei debitore ed io ho già un incarico da affidarti per quando sarai fuori».</p>
<p style="text-align: justify;">Romeo alzò la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">«Tutto quello che vuole signor Mosole. Se posso rimediare…»<br />
«Certo che puoi, anzi devi. Dovete rimediare un po’ tutti, casso. <strong>Tu devi rimediare, quell’ubriacona di mia moglie deve rimediare, mio figlio con le sue puttane e la coca deve rimediare, mia figlia che si fa mettere a quattro zampe sulla mia scrivania ed il figlio del fornaio che la incula deve rimediare. </strong>Rimedierete tutti ed i Mosole torneranno ed essere quelli di un tempo, casso!»<br />
«Sarò a sua completa disposizione. Ha già un’idea?»<br />
«Certo che ho un’idea e tu ne fai parte. Ho l’incarico che fa giusto al caso tuo».</p>
<p style="text-align: justify;">Mosè gli sorrise, poi il sorriso si trasformò in un ghigno. Il Lazzarato gonfiò il petto.</p>
<p style="text-align: justify;">«E di cosa si tratta?»<br />
«Non preoccuparti, quando sarà il momento ti spiegherò tutto. Comunque è una posizione ritagliata proprio per le tue capacità. <strong>Lavorerai nel ramo della merda. </strong>Tanta merda da esserne praticamente  sommerso».</p>
<p style="text-align: justify;">Romeo sgranò gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Due anni più tardi…<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Romeo Lazzarato fu rilasciato alle ore 14.00 dell&#8217;undici agosto 2008. Uscì dal carcere Due Palazzi sotto ad un sole che sembrava volesse bruciare l&#8217;intera città di Padova e rimase in attesa di Suellen, la figlia di Mosè, per più di un&#8217;ora.<br />
Quando la vecchia Fiat Panda della ragazza arrivò nel piazzale di fronte al carcere, il Lazzarato era ormai prossimo al collasso. Entrò in macchina barcollando e zuppo di sudore. Il suo amore nascosto per la figlia del Mosole, che durante gli anni di galera era rimasto ancora vivo, fu l&#8217;unico motivo che gli impedì di bestemmiare tutti i santi del paradiso una volta salito su quella specie di barattolo con quattro ruote.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ti vedo bene» disse la giovane grattando la prima e partendo a saltelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Romeo la osservò per un lungo momento, non riuscendo a capire se lo stesse prendendo per il culo o cosa. Due Giorni più tardi, dalle gloriose ceneri della Freccia Padana, nacque dinanzi ad un notaio della repubblica italiana, la ditta denominata “Il signore delle Mosche”. Socio unico Mosole Suellen ed unico dipendente Lazzarato Romeo.<br />
<strong> Settore operativo dell’azienda, spurgo pozzi neri…<br />
</strong>Mosè non scherzava, due anni prima nel cellulare della polizia penitenziaria. Sarebbe stato veramente un lavoro di merda.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inizio attività avvenne ufficialmente il mese successivo, quando il Lazzarato si recò presso una carrozzeria del basso Polesine, per ritirare una vecchia autobotte dismessa ma riverniciata a nuovo e recante le scritte oro su sfondo nero della nuova società.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sembra un carro funebre pieno di merda» pensò Romeo, che in segno scaramantico, si diede per prudenza una bella toccata alle palle.<br />
«Un maledetto carro funebre formato famiglia. Potremmo tirare su merda durante la settimana e fare funerali il sabato e la domenica».</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine, dopo l&#8217;ennesima toccata ai gingilli, si convinse a salire e partì con destinazione Agna. Recuperato anche il camion, adesso toccava alla parte commerciale ed a questo punto entrò in gioco Mosè, direttamente dalla sua cella due per due e, per l&#8217;occasione, trasformata in ufficio. Preparò una lettera che consegnò alla figlia, la quale, in gran segreto la consegnò ad un assessore di un comune vicino. La stessa cosa fece una settimana più tardi con il sindaco di un paese del Polesine. Perfino un prete ricevette in gran segreto la lettera del Mosole.<br />
Ad ogni modo la cosa servì, visto che nel giro di quindici giorni si era aggiudicato la merda delle scuole di due comuni e pure quella di un&#8217;intera parrocchia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mosè, per via che era stupido, aveva usato parte degli introiti illeciti della Freccia Padana, per foraggiare sottobanco la campagna elettorale del sindaco e dell&#8217;assessore. Per quanto riguardava il prete se l&#8217;era cavata sponsorizzando la squadra di calcio dei pulcini della parrocchia.</strong><br />
Romeo, dopo aver fatto pratica con le pompe dell&#8217;autobotte nel letamaio di un amico,  cominciò ad evadere le prime richieste di lavoro.<br />
Il mese successivo i schei cominciarono ad entrare in cassa e Suellen si recò in visita al Due Palazzi per riferire al padre.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quindicimila, papi, questo mese».<br />
«Bene, casso, bene. E in black? Quanti?»<br />
«Tremila, del prete».<br />
«Ottimo. La settimana prossima il mio amico Selmin dovrebbe portarti delle fatture furbe per altri cinquemila euro. Figureranno come pagamento, quindi togli i cinquemila testoni dalla cassa e mettili assieme a quelli del prete sul tuo conto privato. Adesso dimmi, come sta Romeo?»</p>
<p style="text-align: justify;">Suellen sorrise.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«E’ immerso nella merda da mattina a sera. Con la scusa che abbiamo un solo camion lavora quindici ore al giorno e puzza come una carogna».</strong><br />
«Ottimo, così non ha tempo di andare in bar e scolarsi tutto il banco dei liquori. Tienilo d’occhio ed ogni tanto ricordati di fargli gli occhi dolci».<br />
«Ma papi!»<br />
«Non ti ho mica chiesto di fargli una sega! E poi non venirmi a fare la morale proprio te. Non farmi nemmeno ricordare cosa ti ho visto fare sulla mia scrivania. Ad ogni modo ho convinto Romeo a mettere i soldi per comprare il camion con la promessa che glieli avrei restituiti un po’ alla volta. Quindi più farai la cretina con lui e meno ci romperà i coglioni. Sto provando a ridare una casso di vita dignitosa a tutti noi, quindi devi darmi una mano, o usare la tua mano con Romeo, se fosse necessario».<br />
«Uffa&#8230; va bene. Ci penso io».<br />
«Brava filia mia. Stai prendendo tutto dal tuo papi. <strong>E ricordati sempre che la merda fa schei</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito di quel positivo colloquio, Mosè decise che era arrivato il momento di cominciare la seconda parte del suo piano. A questo punto gli tornarono utili un paio di vecchie e dubbie amicizie.<br />
Silvano Martin, proprietario di una grossa officina in quel di Deserto d&#8217;Este, che si era reso più volte disponibile a fare affari sotto banco con Mosè e Melchiorre Testa, imprenditore <em>fai da te</em> e <em>paronsin</em> di una micro azienda specializzata nel confezionamento e vendita di pallets.<br />
Romeo Lazzarato avrebbe fatto da <em>train d&#8217;union</em> fra queste due realtà, con la funerea autobotte del Signore delle Mosche.<br />
Secondo i piani di Mosè ci sarebbero stati grassi guadagni per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Martin avrebbe risparmiato il cinquanta percento  sullo smaltimento degli oli esausti, caricandoli ogni sabato mattina nel camion di Romeo. Testa sarebbe stato pagato per miscelare l&#8217;olio con i pellets e Mosè, pagato Testa, si sarebbe tenuto in tasca la metà dei soldi incassati da Martin. <strong>Tutti felici come pasque ed ovviamente tutto in black, come si dice da queste parti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare ogni sospetto, Mosè, dal suo ufficio blindato, incaricò la figlia di spiegare a tutti il piano.<br />
Il “si” all&#8217;unanimità  arrivò durante una cena di pesce in un noto ristorante del conselvano, dove Suellen Mosole si presentò con una vertiginosa minigonna bianca, tacchi da quindici e trucco da battona anni settanta.<br />
Il tutto venne suggellato da una bottiglia di grappa e da varie palpate al culo della giovane.<br />
Un mese più tardi la ragazza tornò a riferire al padre.</p>
<p style="text-align: justify;">«Venticinquemila, questo mese».<br />
«E in black?» fece Mosè strofinandosi le mani.<br />
«Diecimila. Cinque del prete e cinque per la storia dell&#8217;olio».<br />
«Vacca boia. I parrocchiani hanno aumentato la loro produzione questo mese. Ma cosa ci mette Don Guglielmo nelle particole? Un lassativo forse?»</p>
<p style="text-align: justify;">Suellen sorrise maliziosa.</p>
<p style="text-align: justify;">«No, mi sono permessa io di aumentare la tariffa, tanto per fare conto tondo. Comunque ho promesso al prete che da qui al prossimo anno non ci saranno ulteriori aumenti».<br />
«E Selmin? &#8211; la incalzò lui  &#8211; Continua a farti le fatture furbe?»<br />
«Certo, settemila anche questo mese. Così, in totale, ho depositato altri diciassettemila nel mio conto privato».<br />
«Casso, che ben&#8230; che ben! Nessun problema insomma!»<br />
«Romeo mi ha chiesto quando cominciamo a saldare l&#8217;acquisto del camion».<br />
«E tu cosa gli hai risposto?»<br />
«L&#8217;ho invitato a cena questa sera».<br />
«Brava, vacca boia, brava! Tienilo buono fino a quando non sarò uscito da questa fogna, dopodiché, a lui, ci penserò io».<br />
«Va bene Papi. Poi volevo parlarti di Rossano&#8230;»<br />
«Rossano chi? Sarà mica il figlio del fornaio? L&#8217;inculatore?»<br />
«Si papi&#8230;»<br />
«No, ti prego, non mi dire niente. <strong>Non rovinarmi questa giornata di gioia. A meno che non abbia inculato anche tua madre, non voglio più sentire il suo nome per un bel po&#8217; di tempo. </strong>Adesso vai, che è finito l&#8217;orario delle visite».<br />
«Ma&#8230;»<br />
«Vai, ti ho detto. Mi dirai la prossima volta».</p>
<p style="text-align: justify;">Venne sera ed arrivò, puntuale come la morte, anche il momento della cena fissata con Romeo. L&#8217;uomo si presentò all&#8217;appuntamento con un completo grigio chiaro di almeno due taglie più piccolo, una sottile cravatta in pelle nera e mocassini bianchi.<br />
I pantaloni ad acqua alta, lasciavano in bella mostra un paio di calzini in spugna bianca griffati “Sergio Tacchini”.<br />
La minigonna della giovane, invece, sembrava rubata ad una ragazza nana. Le calze a rete ad una mignotta e la camicetta scollata in raso bianco ad una delle alle anzianotte che frequentano i numerosi locali di <em>liscio</em> del Polesine. Romeo quando la vide rimase senza fiato.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Te si beìssima</em>» le disse già imperlato di sudore.<br />
«Anche tu sei molto elegante» rispose lei trattenendo a stento una risata.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme, facevano la coppia più  disadattata di tutto il ristorante. Romeo, colto da un attacco di galanteria, spostò la sedia di Suellen e la indicò con la mano.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Prego madàm, sentè vù</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo quella penosa frase in franco-polesano, azzardò anche un mezzo inchino. A metà della piega, i pantaloni, già messi a dura prova dal grasso dell&#8217;uomo, cedettero di schianto strappandosi proprio al centro del culo. Ci fu un craack ed una pesante bestemmia mal soffocata. La sua compagna, viola in volto, fece finta di nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">«Che galante che sei. Dai, siediti anche tu».</p>
<p style="text-align: justify;">Così, con un lembo di camicia bianca che usciva dallo squarcio dei pantaloni, Romeo prese finalmente posto a tavola. Conversarono tranquillamente tutta sera, fino a quando, davanti ad un caffè e ad un Fernet, Romeo arrivò a trattare l&#8217;argomento del rimborso dell&#8217;autobotte.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sai» disse «avevo solo quei soldi in banca e lo stipendio non mi basta per pagare tutte le spese che ho. Pensa che sto ancora pagando l&#8217;avvocato. Ad ogni modo se il signor Mosole potesse anticiparmi almeno duemila euro&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify;">Non riuscì a finire la frase che le parole gli morirono in gola con un gorgoglio. Il piede di Suellen, dopo essersi infilato in mezzo alle sue gambe, si mosse lentamente ad accarezzare la patta dei pantaloni.<br />
Romeo, in evidente imbarazzo, allargò  la cravatta e sbottonò il colletto della camicia. Stava sudando come un maiale.</p>
<p style="text-align: justify;">«E se ne parlassimo un&#8217;altra volta?» fece lei passandosi languidamente la lingua fra le labbra.<br />
«Io&#8230; io&#8230; va bene&#8230; si&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify;">Il piede della giovane si spinse talmente in fondo, da riuscire ad entrare attraverso lo squarcio dei pantaloni del povero Romeo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Paghiamo?» Disse ammiccando. «Ho voglia di fare un giro in macchina».</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, in viaggio ormai verso Sodoma, ci mise qualche istante a realizzare le parole della ragazza. Schioccò le dita per chiamare il cameriere.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Garson, la quenta per favor!</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">Tornò poi a guardare Suellen.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ovviamente sei ospite mia&#8230;» balbettò con la lingua ormai ingarbugliata.</p>
<p style="text-align: justify;">Come da tradizione, assieme al conto, venne portata anche una bottiglia di limoncello. Dopo averne scolata più di metà, Romeo provò ad alzarsi. Lei, ritraendo il piede ormai entrato del tutto dentro ai pantaloni, contribuì non poco ad allargare lo squarcio che ormai partiva da appena sotto la cerniera per finire all&#8217;altezza del passante posteriore della cintura.<br />
Dopo un breve giro in auto, Suellen riaccompagnò a casa Romeo e, davanti al cancello dell&#8217;uomo, decise che era arrivato il momento di dare quella famosa mano al padre. <strong>In realtà gliene diede due, quando scoprì che il Lazzarato nelle parti bassi era più simile ad un toro che ad un umano.</strong><br />
Scese dall&#8217;auto considerando che infondo non le sarebbe poi dispiaciuto più di tanto conoscere quello che aveva già ribattezzato <em>il fratello duro di Romeo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Beh, magari la prossima volta. Per il momento anche questo problema è risolto».</p>
<p style="text-align: justify;">E così, fra false fatture, appalti truccati, pallets impregnati di olio venduti in mezzo Polesine e lavoretti di mano (ma ne gli ultimi tempi anche qualcuno di bocca) al buon Romeo, passarono i mesi. <strong>Per la precisione undici mesi, ricchi di entrate occulte e di soddisfazioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quella tranquilla routine venne interrotta la mattina del dieci luglio 2009, quando Mosè Mosole, leggendo il Mattino di Padova, per poco non perdette i sensi. In prima pagine campeggiava un articolo che suonava come una marcia funebre.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Sette famiglie intossicate dalle stufe a pallets. Dalle prime analisi sembra che i pallets usati come combustibile, fossero gravemente contaminati da oli esausti. Le forze dell&#8217;ordine indagano</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ostrega. Stavolta a ghemo in culo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mai parole furono così azzeccate.</strong> Bastarono infatti solo due giorni di indagini per scoprire l&#8217;ingegnoso piano del Mosole, dopodiché, scattarono le perquisizioni, il congelamento dei beni ed infine gli arresti.<br />
Tutti i personaggi, nel tentativo di discolparsi, finirono per accusarsi l&#8217;un l&#8217;altro, facendo così  il gioco degli investigatori ed aggravando di non poco le loro già  precarie posizioni. Alla fine della fiera, la popolazione carceraria del Due Palazzi, aumentò di tre unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Romeo fu come tornare a casa. Per Suellen, additata da tutti come la diabolica mente del piano, si spalancarono invece le porte del carcere femminile di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mosè pensò che alla fine, nonostante l&#8217;ennesima disfatta, gli rimanevano più di centomila euro nel conto della figlia e solo undici mesi di carcere da scontare. Tutto sommato aveva di che essere felice.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Due giorni più tardi ricevette una lettera di Suellen.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Caro papà, l&#8217;avvocato dice che ci sono buone possibilità che mi concedano i domiciliari entro breve tempo. Ci conto molto, perché questo posto è veramente brutto.<br />
Oltre a questa notizia c&#8217;è  un&#8217;altra cosa che devi sapere.<br />
Ti ricordi di Rossano? Il figlio del fornaio? Bene, durante questi tuoi mesi di assenza noi siamo stati sempre assieme, praticamente fidanzati. Non ho mai avuto il coraggio di dirtelo ed infondo, tu mai voglia di ascoltarmi. Ad ogni modo avevamo preso la decisione di raccontarti tutto,<br />
non appena tu fossi tornato a casa dalla galera. Il punto è proprio questo.<br />
Il giorno in cui i carabinieri si sono presentati dal signor Testa ho avuto paura e, sapendo che sarebbero arrivati anche a me ed al mio conto privato, ho chiesto a Rossano se potevo momentaneamente trasferire tutto sul suo. Lui ha acconsentito con vero entusiasmo, dopodiché abbiamo fatto l&#8217;operazione</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Mosè cominciò a sudare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Da quel momento è sparito. La mamma è andata a cercarlo a casa sua, ma il padre dice che è partito senza lasciare detto nulla. Mi dispiace tanto papi, spero potrai perdonarmi. In totale erano più  di centotrentamila euro.<br />
Tua figlia Suellen</em>».<br />
Mosè rimase impietrito.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilesse la lettera due, tre, quattro volte, senza che il testo però cambiasse di una sola virgola.<br />
<strong>Alla fine, bestemmiando e piangendo, distrusse la cella.</strong> I secondini, per fermare la sua furia, furono costretti prima a pestarlo e poi a portarlo in infermeria. Lì, il dottore del carcere, gli iniettò una dose di Valium in grado di stendere persino King Kong.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, con le membra che si rilassano ed il sonno comincia a cullarlo, Mosè ha il tempo per un ultimo pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«</strong><strong>Maledetto <em>filio</em> del fornaro! Questa è già la seconda inculata&#8230; e decisamente brucia più della prima!»</strong></p>
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		<title>Carnevale Sugarpulp!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sugarpulp Crew</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/news" title="View all posts in News" rel="category tag">News</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/carnevale" rel="tag">carnevale</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/elisa-contato" rel="tag">Elisa Contato</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/gaia-conventi" rel="tag">Gaia Conventi</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/marilu-oliva" rel="tag">Marilù Oliva</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/matteo-strukul" rel="tag">Matteo Strukul</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/noir" rel="tag">noir</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/pulp" rel="tag">pulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/recensioni" rel="tag">recensioni</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarbooks" rel="tag">SugarBooks</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugarpulp" rel="tag">sugarpulp</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sugartales" rel="tag">SugarTales</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/veneto" rel="tag">veneto</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/venezia" rel="tag">Venezia</a></p>Care mascherine, domani si inaugura ufficialmente il Carnevale di Venezia, una festa che alla cricca di Sugarpulp piace di brutto: per noi Carnevale vuol dire Venezia, baccari, canali, feste, ombre, calli, spunciotti, tramezzini gordi, frittelle e galani, Paradiso Perduto, batéi, maschere, grappini, coriandoli, scherzi, divertimento e tutto quello che più vi aggrada.<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/news/carnevale-sugapulp' title='Carnevale Sugarpulp!'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Care mascherine,</p>
<p style="text-align: justify;">domani si inaugura ufficialmente il <strong>Carnevale di Venezia</strong>, una festa che alla cricca di Sugarpulp piace di brutto: per noi Carnevale vuol dire Venezia, baccari, canali, feste, ombre, calli, spunciotti, tramezzini gordi, frittelle e <em>galani</em>, Paradiso Perduto, <em>batéi</em>, maschere, grappini, coriandoli, scherzi, divertimento e tutto quello che più vi aggrada. Prima di illustrarvi gli aggiornamenti di questa settimana quindi ci permettiamo di darvi un consiglio per il Carnevale: <strong>quest&#8217;anno la maschera da barbabietola va un casino.</strong> Meglio se barbabietola carnivora. E adesso veniamo a noi: quest&#8217;anno il Carnevale si inaugura in anticipo su Sugarpulp con tre pezzi da leggere e rileggere a volontà. Si parte con <a href="http://sugarpulp.it/racconti/i-reality-fanno-male">I reality fanno male</a> di <strong>Marilù Oliva</strong>, un racconto a tutto pulp dal ghigno sadico. Vi serviamo poi due recensioni: l&#8217;instancabile <strong>Matteo </strong><strong>Strukul</strong> ci porta dentro al mondo del nuovo astro nascente  <strong>Sebastian Fitzek</strong> raccontandoci <a href="http://sugarpulp.it/critica/il-ladro-di-anime-e-il-bambino-di-sebastian-fitzek">&#8220;Il ladro di anime&#8221; e &#8220;Il bambino&#8221;</a>, mentre la new-entry <strong>Elisa Contato</strong> ha letto e commentato per noi <a href="http://sugarpulp.it/critica/la-morte-in-pentola-di-gaia-conventi">La morte in pentola</a>, il nuovo e divertentissimo giallo di <strong>Gaia Conventi.</strong> Non ci resta che salutarvi ricordandovi che anche a Carnevale <em>semper licet Sugarpulp</em>!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.sebastianfitzek.com/images/sebastian%20fitzek-047967.jpg" alt="" width="647" height="431" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="noframe aligncenter" title="Matteo Righetto e Matteo Strukul" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2008/12/firme.jpg" alt="Matteo Righetto e Matteo Strukul" width="472" height="55" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
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		<title>Intervista a Francesco Ferracin</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 13:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Strukul</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<table cellpadding='10'><tr><td valign='top' align='left'><p>Categories: <a href="http://sugarpulp.it/category/interviste/autori" title="View all posts in Autori" rel="category tag">Autori</a>, <a href="http://sugarpulp.it/category/sugarbooks" title="View all posts in SugarBooks" rel="category tag">SugarBooks</a></p><p>Tags: <a href="http://sugarpulp.it/tag/estremo-oriente" rel="tag">Estremo Oriente</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/francesco-ferracin" rel="tag">Francesco Ferracin</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/frozen-land" rel="tag">Frozen Land</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/germania" rel="tag">Germania</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/hong-kong" rel="tag">Hong Kong</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/john-milius" rel="tag">John Milius</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/mestre" rel="tag">Mestre</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/metal-giapponese" rel="tag">metal giapponese</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/shanghai" rel="tag">Shanghai</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/sigh" rel="tag">Sigh</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/takeshi-kitano" rel="tag">Takeshi Kitano</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/una-vasca-di-troppo" rel="tag">Una vasca di troppo</a>, <a href="http://sugarpulp.it/tag/venezia" rel="tag">Venezia</a></p>Francesco Ferracin ha debuttato sul mercato italiano con “Una vasca di troppo”, un ottimo romanzo - recensito qualche tempo fa da Sugarpulp - edito da Fanucci, che sta giusto a metà fra noir e action thriller, fermo restando che poi queste classificazioni lasciano il tempo che trovano. Quello che più conta, per noi di Sugarpulp almeno, è che Francesco sembra essere stato fra i primi a capire, almeno per quel che riguarda le lande venete, quanto interessante possa essere miscelare il territorio del Nordest con atmosfere cupe, sequenze da sparatutto in soggettiva, ritmo al cardiopalma e un intreccio narrativo sviluppato in modo coerente e in grado di avvincere...<table width='100%'><tr><td align=right><p><b>(<a href='http://sugarpulp.it/sugarbooks/intervista-a-francesco-ferracin' title='Intervista a Francesco Ferracin'>Read more...</a>)</b></p></td></tr></table></td></tr></table>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/04/francesco-ferracin.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1457" title="Francesco Ferracin" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/04/francesco-ferracin-160x120.jpg" alt="Francesco Ferracin" width="200" height="150" /></a>Francesco Ferracin ha debuttato sul mercato italiano con “Una vasca di troppo”, un ottimo romanzo &#8211; recensito qualche tempo fa da Sugarpulp &#8211; edito da Fanucci, che sta giusto a metà fra noir e action thriller, fermo restando che poi queste classificazioni lasciano il tempo che trovano. Quello che più conta, per noi di Sugarpulp almeno, è che Francesco sembra essere stato fra i primi a capire, almeno per quel che riguarda le lande venete, quanto interessante possa essere miscelare il territorio del Nordest con atmosfere cupe, sequenze da sparatutto in soggettiva, ritmo al cardiopalma e un intreccio narrativo sviluppato in modo coerente e in grado di avvincere.<span id="more-1254"></span><br />
Scambiare due chiacchiere con lui è stato davvero molto interressante, anche perché, lungi dal trincerarsi dietro frasi di circostanza, Ferracin dice tutto quello che pensa anche quando magari le sue parole non sono esattamente in linea con il pensiero dominante. Insomma non è uno che cerca di mettere per forza d’accordo critica, pubblico e mercato editoriale. E meno male. Da vero indipendente guarda con grinta e disincanto alla letteratura italiana, fortuna che Fanucci – da sempre casa editrice attenta non solo agli stranieri di qualità ma anche agli italiani – ha pensato bene di pubblicare il suo fulminante romanzo d’esordio.<br />
Perciò, mai come questa volta, vi auguriamo buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’INTERVISTA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partiamo dal titolo. Perché hai scelto “Una vasca di troppo”, mi piace ma non credo di averlo capito fino in fondo. O è solo un’immagine?<br />
</strong><br />
Le vicende drammatiche della mia  storia sono originate da una vasca in piazza Ferretto. Una vasca notturna che Nicolò non avrebbe dovuto fare… Oltre a ciò, a parer mio, il “rito della vasca” si presta molto bene a descrivere la società italiana in genere e quella mestrina in particolare. La nostra è una delle società più conformiste e snob che mi sia capitato di incontrare. In Italia se non sei catalogabile, sei una specie di paria. Questo vale un po’ per tutto, dalla letteratura alla musica… Di arte poi è meglio non parlarne.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mestre, Marburg, la cultura asiatica, tutti temi che attraversano il romanzo e si intrecciano e che però sono presenti anche nella tua vita. Mi parli delle tue radici, dei tuoi studi e di come sei arrivato a scrivere questo primo libro?<br />
</strong><br />
Io sono figlio di un veneziano e di una mestrina, quindi mi sono trovato a vivere sulla mia pelle quella specie di schizofrenia di cui parlo. Una cosa è sicura, fin da bambino volevo essere uno scrittore. Anzi, per la precisione, prima di tutto sarei voluto diventare un musicista. Quando però mi sono accorto di non possedere alcuna forma di costanza e disciplina, ho dirottato tutte le mie ambizioni creative verso la scrittura. Forse per questo ho fatto “Lettere”, una scelta che ora non consiglierei neppure al mio peggior nemico. Se si amano la letteratura, l’arte ecc. non bisogna studiarle. Basta leggere, guardare, ascoltare… Ma io non faccio testo, visto che sono stato uno studente disordinato, sempre alla ricerca del luogo di studio ideale, dell’argomento di ricerca ideale, del seminario ideale e soprattutto del Caffè ideale, in cui fosse possibile vivere quello ci veniva insegnato, come Tolkien, C.S. Lewis e i loro allievi avevano vissuto il loro circolo di Inklinks.<br />
Ho avuto occasione di studiare in Germania, per tre anni, e in Svezia per alcuni mesi, solo per rendermi conto che il mondo che stavo cercando non esisteva più da un pezzo e, forse, non era mai esistito.<br />
Questa presa di coscienza mi fece capire che non sarei potuto più veramente tornare a vivere a Mestre.<br />
Probabilmente è stata la mia passione per il romanticismo nero ad aprirmi gli occhi.<br />
E la scoperta del senso profondo della Wanderung romantica.<br />
Il viaggio era ormai iniziato… E una volta cominciato esso non può che finire in un solo posto che per motivi scaramantici non nomino.<br />
Ma la Wanderung è soprattutto una condizione spirituale, non solo fisica. Non è stato quindi un caso che io sia approdato in estremo oriente, visto che in me è sempre esistito un oriente “inconscio”. Chissà, forse a causa della mia metà “veneziana”…<br />
Ora però mi fermo altrimenti sembra che nutra velleità filosofiche.<br />
A questo libro sono arrivato dopo anni intensi passati fra Londra e Berlino alla ricerca di storie da raccontare, vivacchiando come collaboratore di alcune note riviste di moda e con la speranza di vendere una sceneggiatura a Hollywood e diventare miliardario. Fra un club e l’altro, in quella apparenza di vita che si chiama show biz, ho pensato che alcune risposte le dovevo cercare nel luogo delle mie origini. E se erano storie quello di cui avevo bisogno, a Mestre ne avrei trovate a sufficienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come lo hai preparato? Hai fatto ricerche? La ricostruzione del sottobosco criminale mestrino è frutto di letture, giornali, fantasie…che altro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ tutto questo. Alcuni personaggi e situazioni sono stati ispirati da eventi di cui sono stato testimone. Altri da fonti molto attendibili. Ovviamente c’è una forte dose di fantasia – per fortuna &#8211; , ma ho sempre cercato di rendere gli eventi nel modo più verosimile possibile, per quanto questo possa sembrare inverosimile. Non svelerò quali, ma alcuni dei fatti più irreali della Vasca sono in realtà accaduti.<br />
Da un punto di vista metodologico sono tuttavia piuttosto all’antica.<br />
Una volta stesa la trama, ho fatto ricerche sia sui giornali che “dal vivo”, facendomi spiegare da degli agenti di polizia la geografia criminale nostrana ed esplorando alcuni dei luoghi di cui parlo (anche su questo però preferirei non entrare nello specifico&#8230;)<br />
Alla luce di tutto ciò posso onestamente dire che conosco piuttosto bene quello di cui parlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il romanzo costruisce le vicende dei tre personaggi principali – Giorgio, Alessandro, Nicolò – in parallelo per poi intrecciarle progressivamente come in un film di Altman. Quali sono state le difficoltà da affrontare nel creare una simile architettura narrativa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi fa molto piacere che tu abbia citato Altman. Non posso negare il fatto che il suo modo di raccontare mi abbia ispirato più che qualsiasi opera letteraria.<br />
Dal punto di vista della scrittura ho sicuramente avuto alcune difficoltà, specialmente in fase di montaggio, visto che una volta preparata la struttura, il romanzo non è stato scritto per così dire dall’inizio alla fine. Sono state necessarie alcune ri-scritture e numerose autocensure. Volevo renderlo il più scarno e rapido possibile. Qualcosa che si potesse leggere velocemente e digerire con calma… Anzi… Meglio se poi fosse rimasto sullo stomaco.<br />
Sono poi fermamente convinto che sia la storia che vogliamo raccontare a dettarci il modo in cui questa deve essere raccontata. In un certo senso sono stati Ale, Giorgio e in seguito Nicolò ad impormi il linguaggio del romanzo. Specialmente Ale, che tende ad essere un tipo invadente…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Raccontaci in poche righe la storia…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perdonami, ma non sono molto bravo a riassumermi… Rischierei di presentare quello che vorrei che il romanzo fosse, piuttosto che quello che è. Forse è per questo che la quarta di copertina la scrive l’editore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti i personaggi del libro hanno una loro interessante complessità. Ciascuno cela contraddizioni e problemi di modo che nessuno è univocamente cattivo o buono, vittima o carnefice. Come sei riuscito a catturare un così efficace realismo?</strong><a href="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/01/cover_vasca.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-274" title="&quot;Una vasca di troppo&quot; di Francesco Ferracin" src="http://sugarpulp.it/wp-content/uploads/2009/01/cover_vasca-190x300.jpg" alt="&quot;Una vasca di troppo&quot; di Francesco Ferracin" width="135" height="214" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Osservando le persone… Leggendo gli articoli di cronaca. Cercando di non farmi distrarre dalle apparenze. Ci tenevo molto che nel mio romanzo non ci fossero buoni e cattivi. Che non fosse tutto o bianco o nero. Io credo nelle diverse gradazioni di grigio. Chissà, sarà perché vivo a Berlino, un luogo in cui il grigio prevale su tutto.<br />
Il bene assoluto ovviamente esiste, anche se non è riuscito a trovare posto nella mia storia.<br />
Nel male assoluto nell’uomo credo un po’ di meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlami della tua avventura in Estremo Oriente, come ci sei arrivato? E cosa pensi della scena pulp-noir giapponese mi vengono in mente registi geniali come Takeshi Kitano e Ryuhey Kitamura e Kenzo Kitakata per la letteratura? Hai qualche consiglio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho messo piede in Estremo Oriente per la prima volta nel 2002, in circostanze alquanto bizzarre, come membro di una delegazione di scrittori tedeschi invitati a Shanghai per scrivere un reportage su quella città nell’ambito di uno scambio culturale fra Amburgo e Shanghai. Un’esperienza surreale, durante la quale sono entrato in diretto contatto con i due volti contraddittori della Cina contemporanea.<br />
Ovviamente fu il volto più oscuro e notturno quello a sedurmi… Grazie alla sapiente guida della scrittrice Mianmian (un suo libro è tradotto in Italiano da Einaudi) ho scoperto che nell’underground di Shanghai (e della Cina in genere) c’è un incredibile fermento creativo. Va poi aggiunto che durante quel viaggio conobbi Malin la mia futura moglie, nonché madre di mio figlio e scrittrice di grande talento.<br />
E’ tuttavia il Giappone il paese più affine alla mia visione, sia estetica che poetica… Spero che i cinesi non me ne vogliano.<br />
Ammetto con rammarico di non conoscere la scena letteraria noir giapponese, anche se mi riprometto di esplorarla al più presto.<br />
Ho sempre nutrito una grande passione per la letteratura giapponese moderna (Mishima, Tanizaki, Kawabata) e per il cinema giapponese in genere, specialmente per i grandissimi Takeshi Kitano e Takashi Miike …<br />
Inoltre la mia generazione è cresciuta con i cartoni animati giapponesi, una cosa che non è possibile ignorare.<br />
Quello che però mi ha maggiormente influenzato nella stesura di questo romanzo è stato il metal giapponese, nella fattispecie quello di band come MUCC, Sigh e Girugamesh.<br />
Consiglio a tutti di fare un giro nel mondo della musica rock/metal giapponese. C’è da rimanere sorpresi.<br />
Dal punto di vista letterario, oltre agli autori già citati, consiglio tutti i libri di Takeshi Kitano, un genio veramente poliedrico.<br />
Nel cinema invece i film di Yoji Yamada…<br />
Una chicca poi è il film “Gohatto” (con il magnifico Tadanobu Asano e la musica di Sakamoto).<br />
C’è poi il cinema di Hong Kong, su cui mi potrei dilungare per ore… Ma forse non è il caso. Uno su tutti: Johnnie To.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i tuoi maestri, gli autori che ti hanno ispirato e ti hanno aiutato a forgiare il tuo stile?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eheheh. Maestri… Buona domanda. Di maestri non credo di averne mai avuti, seppure li abbia cercati per molto tempo.<br />
Intendo maestri in carne e ossa.<br />
Credo che il mio stile si sia forgiato soprattutto scrivendo tanto e leggendo poco i contemporanei.<br />
I “modelli narrativi” li ho sempre cercati nel passato, e in altre forme d’arte. Specialmente nel cinema e nella musica. Per questo posso dire tranquillamente che John Milius, Takeshi Kitano e Franco Battiato hanno svolto un ruolo fondamentale nella mia “educazione”.<br />
Fra gli scrittori citerei sicuramente Maugham, Strindberg, Borges, i romantici tedeschi, Hamsun, Tolkien (in tempi non sospetti), Selma Lagerloef e i già citati giapponesi… Non vorrei sembrare un trombone, ma anche dai classici antichi c’è molto da imparare. Si pensi alle tragedie di Euripide e Seneca (a proposito di noir e hard-boiled).<br />
Leggo  raramente scrittori contemporanei perché ho sempre avuto il terrore di venirne inconsapevolmente influenzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ce ne sono di Italiani? E se sì quali sono?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Modelli italiani? Forse Landolfi e Buzzati, anche se alla fine con me c’entrano molto poco. Anche Flaiano ha scritto grandi cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è qualche autore in Italia secondo te oggi che sta provando a creare qualcosa di nuovo in letteratura specie nel genere che va dal noir al pulp passando per thriller ed hard boiled. O magari anche nel romanzo storico perché no, insomma tieniti largo. Qualcuno che velocizzi dialoghi e azione, sincopando i ritmi, frantumando i tempi e incastrando i segmenti narrativi con una visione più cinematografica? E costruendo storie interessanti?<br />
</strong><br />
Non saprei rispondere con precisione.<br />
Se c’è non lo conosco. E non mi dispiacerebbe affatto incontrarlo.<br />
Tuttavia come ho detto io tendo a non leggere contemporanei. Quei pochi che ho letto mi pare che si preoccupino soprattutto di accontentare sia pubblico che critica, un atteggiamento in parte comprensibile per quelli come noi che vivono di quello che scrivono, ma che non è molto sano, specialmente perché mi pare che in Italia sia pubblico che critica abbiano spesso un atteggiamento piuttosto senile nei confronti delle novità. Poche mi sembrano le voci che escono dal coro, in possesso di una visione veramente indipendente ed internazionale. E questo non solo in campo letterario. Basti pensare che i nostri critici cinematografici e televisivi recensiscono ancora i film doppiati… Pretendendo però di mettere voti a tutti. Sapeste come detesto i “dizionari del cinema”, anche quelli un buon esempio per spiegare un certo provincialismo della cultura italiana.<br />
L’Italia è il paese dei voti, dove gli esami non finiscono mai…<br />
Ora non vorrei passare per stronzo. Sono sempre più che disposto ad essere convinto del contrario.<br />
In un certo senso ho come il sospetto che in Italia le opere migliori facciano fatica ad essere pubblicate.<br />
Magari mi sbaglio.<br />
Certo è che se non ci fossero gli editori indipendenti saremmo messi maluccio…<br />
Romanzi storici non ne leggo anche se forse dovrei.<br />
Dopo gli studi mi ha preso una certa ignoranza di ritorno… Tipo se solo sento la parola teatro mi prende un certo prurito alle mani…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da Veneto doc quale sei cosa pensi di Sugarpulp, perché io, leggendo il tuo romanzo, ho pensato francamente che sarebbe stato perfetto per noi…del tipo: ecco uno che secondo me ha capito tutto…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie mille! Guarda, non lo dico perché mi state intervistando… ma penso che siate proprio bravi.<br />
Vi ho scoperti per caso, grazie ad un mio amico che è incappato nel vostro sito.<br />
Leggendo il vostro manifesto, che mi sento di condividere pienamente, mi sono detto: finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno.<br />
La nostra terra e la sua vera anima vanno riscoperte, nel bene e soprattutto nel male. Chissà, forse siete riusciti a creare uno di quei “Caffè” in cui in passato hanno sempre preso vita cose interessanti.<br />
Sono lieto che dalle nostre parti si sia dato inizio all’indispensabile processo di svecchiamento culturale di cui non solo la nostra regione, ma anche la nostra penisola ha bisogno.<br />
Continuate così!<br />
E mi raccomando, andateci giù pesante.<br />
A colpi di mannaia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali piani hai per il futuro? Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?<br />
</strong><br />
Molti piani… Forse troppi.<br />
Sto scrivendo il mio prossimo romanzo, anch’esso ambientato nella provincia di Venezia – con cui non ho ancora finito… -  e seminando alcune idee per il futuro… Coi tempi che corrono è sempre meglio fare la scorta.<br />
Alla mia attività di romanziere si affianca poi quella di autore per il cinema.<br />
Da qualche mese lavoro assieme a Franco Battiato alla sceneggiatura del suo prossimo film, incentrato interamente sul genio di Georg Friedrich Haendel.<br />
Inoltre ho una piccola compagnia di produzione cinematografica a Londra, per la quale sto sviluppano una serie di progetti da girare fra l’Europa e l’Estremo Oriente (Cina e Giappone). (www.silkandsteelproductions.com )<br />
Sto inoltre scrivendo due film per un ottimo regista finlandese, Aku Louhimies (per gli appassionati di cinema duro e crudo consiglio di non perdere il suo  Frozen Land): uno sarà una storia dark ambientata in Cina, a Shenzhen, ed ispirata a Medea; l’altro sarà un Western un po’ particolare…<br />
A questo aggiungerei Eight, un film che spero vedrà il mio debutto dietro la macchina da presa. Una commedia nera ambientata a Urumqi e ispirata a I Ching e le leggi della sincronicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per la stesura di una storia da cosa parti? Da un’idea? Un titolo? O uno schema narrativo studiato e preparato in ogni dettaglio? O niente di tutto questo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hmmm. Dipende. Di solito da un’idea a cui fa seguito uno schema narrativo dettagliato. Prima di scrivere ho bisogno di avere una struttura abbastanza chiara e di sapere la fine. Ho abbandonato da anni la scrittura “di getto”, che trovo molto pericolosa…<br />
Non amo molto i titoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti capita di ascoltare musica mentre scrivi? Ti aiuta? Oppure silenzio assoluto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Musica e rumore sono indispensabili. Il silenzio mi distrae. Per questo scrivo raramente a casa. Di solito passo ore nei caffè, separandomi raramente dalle mie cuffiette…<br />
La musica è una componente essenziale di tutto quello che scrivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A parte Fanucci ci sono altre case editrici italiane che segui? Particolari collane?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non veramente. Vivendo in Germania sono più aggiornato sul panorama letterario tedesco…<br />
Essendo stato un convinto “giocatore di ruolo” e di conseguenza amante di fantasy e fantascienza, Fanucci mi è sempre piaciuta.<br />
Con loro mi sono trovato benissimo, soprattutto perché quello che li guida è una pura passione. E una chiara e fondamentale integrità. Merci rare ai nostri tempi. Condivido poi completamente l’idea di Sergio Fanucci che citando David Cronenberg dice ”la letteratura non è divisibile in generi o mainstream, esistono solo romanzi belli o brutti e io la vivo come un grande oceano dove non resta che tuffarmici dentro.” Certo noir si presta molto bene a rompere le barriere fra i generi allargando le prospettive e permettendo all’autore di osare qualcosa di più. Una cosa che spesso non è vista molto di buon occhio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oltre alla scrittura quali altre arti/professioni coltivi? E come interagiscono con la prima?<br />
</strong><br />
Forse la cucina, che però non interagisce molto con la scrittura.<br />
A dir la verità la scrittura è più una “necessità” che una passione. Se proprio potessi scegliere come professione farei il “tea taster” come diceva un tempo Robert Wagner nella pubblicità del Tè Ati (mi pare… O era il Tè Star?).<br />
Le mie vere passioni penso che siano il tè, il caffè (in ogni sua forma) e l’alta pasticceria (anche quella bassa, a patto che sia genuina…)<br />
Tutto il resto è teatro.<br />
E come ho detto prima, quando sento parlare di teatro&#8230;</p>
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