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Tecnologia dell’orgasmo. Isteria, vibratori e soddisfazione sessuale delle donne

Tecnologia dell’orgasmo. Isteria, vibratori e soddisfazione sessuale delle donne, un libro divertente, istruttivo e che crea dipendenza da letteratura pseudo-femminista!

Tecnologia dell’orgasmo Isteria, vibratori e soddisfazione sessuale delle donneTitolo: Tecnologia dell’orgasmo. Isteria, vibratori e soddisfazione sessuale delle donne
Autore: Rachel P. Maines
Editore: Marsilio Editore
PP: 192
Prezzo: 17.00 euro

È buffo, dopo anni che frequento la biblioteca, entrare nella sezione di psicologia e trovare… lui. No, non l’uomo della mia vita, sto parlando di un libro: Tecnologia dell’orgasmo, con tanto di sottotitolo Isteria, vibratori e soddisfazione sessuale delle donne.

Inutile dire che ero curiosa. L’ho preso. L’ho letto. Mi è piaciuto.

Nel 2011 è uscito nei cinema Hysteria, un film diretto da Tanya Wexler sull’invenzione del vibratore: mi era sembrata una scelta curiosa e fuori dal comune, ma, a quanto pare, c’è un’intera storia che si nasconde dietro la magia degli orgasmi femminili.


Tanto per dirne una, fino al XIXesimo secolo di parlava di androcentrismo nella sessualità, ossia dell’indiscusso assunto che il rapporto sessuale fosse finalizzato al piacere penetrativo maschile, e qualunque donna che dimostrasse un comportamento sessuale attivo, felice, partecipe, desideroso, veniva messa in cura da un medico.

Vigeva il divieto di masturbazione femminile, ma era ben accetta quella maschile, perché ritenuta una pratica nociva alla salute, e in più, le donne che non raggiungevano regolarmente l’orgasmo nell’ambito di una sessualità di tipo androcentrico venivano considerate malate.

Anche queste, com’era ovvio che fosse, venivano affidate alle cure di un medico. Ironia della medicina, la cura consisteva nell’indurre l’orgasmo manualmente nelle donne da parte del medico o di uno dei suoi assistenti: infatti il lavoro di curatore di queste patologie era un lavoro che davvero nessuno voleva fare e il medico era ben entusiasta di sbolognarlo a un assistente.

Inutile dire che, quando si capì che si potevano usare altri mezzi, e non le dita, per far arrivare alla crisi parossistica le donne, tutti i luminari della medicina vi si buttarono a pesce.

Quello di cui erano beatamente ignari gli uomini (o di cui fingevano di essere all’oscuro causa l-ignoranza-fa-comodo) che si stupivano del non riuscire a procurare piacere alle donne durante il coito è che più del 70% delle donne non ha orgasmi esclusivamente penetrativi, come provato da Kinsey e Hite.

Poco importava all’epoca: il pene era simbolo dell’affermazione della superiorità maschile e non poteva non procurare piacere.

Come Rifelli spiega, la menomazione culturalmente determinata che ha proposto la donna come essere privo di genitali è una delle ragioni che ha consentito di menomarla anche del piacere sessuale. L’investimento libidico è senz’altro facilitato dall’accentuazione della importanza di avercelo(1) e le donne, prive di pene, erano considerate prive di sessualità.

Come la Pinker testimonia ne Il Paradosso dei sessi(2), l’uomo era considerato il prototipo e la donna era… cos’era? Un non-uomo.

Ma, a quanto pare, l’astinenza della donna aveva i suoi effetti, fino al punto da far nascere un dibattito infinito sull’isteria, che altro non era che sessualità repressa, e portare gli uomini ad inventare il vibratore.

Ma il bello deve ancora venire… un libro ricco di storia, psicologia, indignazione (e vorrei vedere!) e teorie interessanti. Davvero pollici in alto.



Avvertenza: crea dipendenza da letteratura pseudo-femminista.

 

(1) Rifelli Giorgio, Psicologia e psicopatologia della sessualità, Il Mulino, Bologna, 1998 (p. 36)

(2) Pinker Susan, Il paradosso dei sessi. Uomini, donne e il vero scarto tra i generi, Einaudi, Torino, 2009

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