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Terminator Genisys, recensione

Terminator Genisys distrugge definitivamente una saga con l’acqua alla gola. Un’occasione sprecata per rilanciare un franchise che ha fatto epoca.

Su Terminator Genisys si è detto tutto ed il contrario di tutto: lo apprezzeranno solo i vecchi fan, piacerà solo alle nuove generazioni, sarà il punto di partenza di una nuova trilogia.

Tanto fiato sprecato per un film che definire brutto è limitante. Questo progetto, al di là di una sceneggiatura imbarazzante, effetti speciali posticci e attori non all’altezza è, infatti, qualcosa di diametralmente opposto al Terminator concepito trent’anni fa da James Cameron.

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Certo, la saga era già stata sputtanata a dovere con il mediocre Terminator 3 – Le macchini ribelli e l’inguardabile Terminator Salvation. Ora, nonostante la presenza di Schwarzenegger ci avesse illuso su un possibile ritorno ai fasti del passato, la sua partecipazione si è rivelata un mero specchietto per le allodole.

La sceneggiatura, come dicevo, ha più buchi di un emmental svizzero, tra viaggi nel tempo, presunte linee temporali che si incrociano, John Connor soggiogato da Skynet, il T-800 che si trasforma in padre affettuoso.

Alla fine della fiera non si capisce neanche bene se Terminator Genisys sia un prequel, un sequel, un remake o un reboot…

Il cast, Schwarzy a parte, non fa nulla per compensare le lacune dello script ed il paragone tra la Sarah Connor di Daenerys Targaryen e quella di Linda Hamilton è a dir poco impietoso.

Il peccato mortale è però un altro, ossia quello di aver trasformato un grande franchise fantascientifico serio, anzi serissimo, in una specie di entertainment a prova di famiglie, neanche fosse Jurassic World o un film supereroistico.

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Insomma, il tenore della pellicola è quello del peggior buddy movie, pieno di battutacce imbarazzanti ed ironia totalmente fuori luogo. Per di più ripetuta. Della serie, si abbozza un sorriso la prima volta e si bestemmia le altre cinquanta.

Tematiche fondamentali quali il rapporto tra umanità e tecnologia e l’ibridazione tra uomo e macchina, punti cardine dell’idea iniziale di Cameron, vengono rilegati in secondo piano a favore di un’innocua serie di sparatorie, inseguimenti ed esplosioni del tutto fini a se stessi.

Senza dimenticare il grande paradosso: la storia è zeppa di riferimenti ai primi due film per cui chi non li conosce (i presunti nuovi adepti che la produzione avrebbe voluto conquistare) non ci capirà una fava. I vecchi fan, come il sottoscritto, si limiteranno a versare lacrime amare per il terribile scempio compiuto.

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L’unico momento degno di nota è lo scontro tra lo Schwarzenegger del passato riesumato digitalmente e quello odierno, scena che peraltro si intravede nel trailer accalappia allocchi.

Tutto il resto rappresenta la pietra tombale di una saga che possiamo considerare – è proprio il caso di dirlo – TERMINATA.

Nato a Torino nella torrida estate del mundial spagnolo, è da sempre appassionato di letteratura e cinema. Laureato in Comunicazione interculturale resiste alla drammatica condizione di responsabile commerciale con velleità letterarie. Giornalista pubblicista, collabora da oltre dieci anni con settimanali e riviste locali. Vive e lavora a Montà (CN), al confine tra le provincie di Torino, Cuneo ed Asti.

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