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Il teschio di Baphomet, la recensione

Il teschio di Baphomet, secondo attesissimo romanzo di Joe Lake, è un libro che mescola fantasy e leggenda, con un uomo straordinario, quasi un supereroe dei nostri giorni.

Il teschio di Baphomet la recensioneTitolo: Il teschio di Baphomet
Autore: Joe Lake
Editore: Edizioni Del Faro
PP: 418
Prezzo: 20.50 euro

I Teschi del Destino, in mostra a Palazzo Ducale, sono avvolti da sensori in grado di rilevare minime variazioni di temperatura e umidità in tempo reale, non lasciano passare radiazioni termiche, sono iperprotetti, con un corpo di polizia scelto a presidiarli.

In un deposito sotterraneo poco distante, una ragazza, Tania Bartley, viene sgozzata con una jambiya, una corta lama ricurva in uso nei paesi arabi: fluisce il sangue alla trachea, impedendole di respirare e prosciugandole il corpo che rimane senza vita.

Il rigagnolo serve ad alimentare un manufatto, il teschio di Baphomet, sul quale si vociferano profezie che attribuiscono immensi poteri a chi è in grado di usarlo, secondo le parole del testo di Eliphas Levi, trafugato da un insolito monaco.

Il mistero s’infittisce, l’ispettore Amadeus Falco, appena uscito da un complicato rapporto coniugale, è alle prese con un uomo-elefante, il fantomatico Mama, che avrebbe sventato una rapina in un supermercato cinese senza lasciare altro che il vivido ricordo di una maschera con la proboscide e piccole tracce esotiche come gli agogô, campanelle usate per ingraziarsi le Orixás, divinità che sono un misto tra l’africano e la religione cattolica.

Nel frattempo, nella Grotta dei Templari alle porte di Padova, l’antropologo forense Isaac Tutuola, sopravvissuto a una terribile traversata, viene nominato cavaliere templare dal Gran Maestro in persona, una donna.

A indirizzarlo verso questa strada è il professor Alberti Hartcourt, suo mentore: Isaac vede con i suoi occhi gli atti bollati come eretici dalla Chiesa ma in realtà non conosce ancora il famoso segreto templare, conteso dall’Opus Dei e dagli Illuminati, sette potenti.

Con Il teschio di Baphomet Jessica Rampazzo, in arte Joe Lake, dimostra di sapersi muovere con efficacia tra più livelli, aiutando il lettore a ricomporre i tasselli del puzzle un poco alla volta, fino all’ultima sconvolgente scoperta: anche se, grazie ai richiami sparsi per il testo, il percorso si snoda non senza ironia grazie ai continui richiami a Il codice da Vinci di Dan Brown che lo stesso ispettore Falco avrebbe visto al cinema con la moglie.

Hassan-i-Sabbah degli Assassini sembra il cattivo della situazione, lui con la sua scimitarra, in cerca di potere e vendetta, ma poi ci accorgiamo che in realtà è una vittima, come tanti altri.

È il teschio di Bafometto il vero fulcro della storia, amplificato nel suo operato dagli altri dodici Teschi del Destino: il passaggio finale che vede l’Orto Botanico nelle sue strutture templari sancisce una via inedita, aperta ai pochi fortunati, i Saggi di Sion. Avvincente, una lettura consigliata.

Leggi l’intervista di Camilla Bottin a Joe Black s Padovando.

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