The Counselor – Il procutatore

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Con The Counselor Ridley Scott fa (ancora) cilecca: un thriller soporifero, verboso e pretenzioso. La conferma di una preoccupante fase calante che non sembra interrompersi per il regista inglese

Ad Hollywood esiste una tacita regola secondo la quale, se hai firmato un paio di capolavori, ti viene concessa (e perdonata) qualsiasi boiata. Lo sa bene Ridley Scott, che dopo il controverso (a voler essere generosi) Prometheus commette un nuovo fragoroso scivolone, trascinando con sé un cast da urlo e niente-poco-di-meno-che il grande Cormac McCarthy, autore della sceneggiatura.

The Counselor - Il procutatore

The Counselor è un pasticciaccio davvero brutto, capace di mettere a durissima prova anche i fan più sfegatati del regista britannico. E non venite a raccontarmi che è un thriller d’autore per palati fini o stronzate del genere. Se l’avesse girato uno sconosciuto sarebbe stato bellamente sottoposto al pubblico ludibrio e preso a pedate da qualsiasi critico .

La vicenda narrata è ambientata tra Messico e Stati Uniti e ruota intorno ad una carico di droga misteriosamente scomparso. Al centro dell’intreccio c’è lui, il procuratore (lo spaesato Michael Fassbender), un uomo tanto ambizioso quanto sprovveduto, che tenta la fortuna mettendosi in affari con alcuni bizzarri malviventi locali, finendo stritolato da un meccanismo mortale.

Attorno a Fassbender si muove una serie di discutibili co-protagonisti, che troppo spesso sfiorano la caricatura. Il ricco e stralunato Reiner (Javier Bardem), l’impettito Westray (Brad Pitt) cowboy-filosofo nonché dispensatore di massime da bar , la svampita Laura (Penelope Cruz) e la macchiavellica Malkina (Cameron Diaz).

La storia potrebbe anche essere intrigante se solo fosse raccontata con minimo di ritmo e non si perdesse, invece, in dialoghi tanto elaborati quanto vacui e nell’esasperata ricerca di un estetica perfetta, che finisce per risultare troppo patinata e di conseguenza falsa.

The Counselor - Il procutatore

Questa pretenziosa ricercatezza culmina in una scena scult di prima categoria, una chicca d’antologia: Cameron Diaz che fa sesso con una Ferrari…E con questo ho detto (quasi) tutto.

Si sa, la letteratura e l’immaginario di Cormac McCarthy sono da sempre permeati da un alone di ineluttabilità. L’uomo è solo, il destino è crudele, implacabile e non ci si può fare proprio un cazzo. Ridley Scott, però, è lontano anni luce dal lirismo drammatico dei Coen di “Non è un paese per vecchi” e, pur avvalendosi della prima sceneggiatura originale dell’immenso scrittore americano, riesce a firmare uno dei film più soporiferi della stagione.

Viene da chiedersi che cosa sarebbe stato se lo stesso script fosse finito tra le mani del fratello di Ridley, il compianto Tony Scott, al quale la pellicola è dedicata. Forse non avremmo cercato chissà quale profondo significato, ma, sicuramente, ci saremmo divertiti di più.

The Counselor - Il procutatore

In conclusione, anche questa volta mi sono fatto fregare dal trailer: l’acconciatura di Bardem, che pare partorita da un Jean Louis David in acido, non vale il prezzo del biglietto.

Guarda il trailer ufficiale su Youtube

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  • Matteo Strukul

    Fabio come sempre concordo con la tua rece circa il valore (inesistente) di questo film con l’unica differenza stavolta che, a mio modesto parere, la sceneggiatura è imbarazzante, una storia che non c’è, i dialoghi orribili e McCarthy secondo me ha scritto una vera porcata. Del resto a fronte di romanzi splendidi come “Non è un paese per vecchi”, “La strada” e “Meridiano di sangue” ha firmato anche cose del tutto illeggibili come “Il guardiano del frutteto”. Insomma il problema secondo me è chi scrive e non chi gira in questo caso. Fra l’altro il fatto che McCarthy abbia scritto grandi romanzi non è di per sé garanzia di grandi sceneggiature…

  • Fabio Chiesa

    Sicuramente McCarthy ha grandi responsabilità e le sceneggiature non sono il suo pane. Sinceramente credo che Scott abbia accettato (scelto?) di girare questa storia solo per sfoggiare il suo nome a scopo promozionale, a prescindere dal valore dell’opera . E questo per me è inacettabile, specie da uno come lui, che come dicevo può anche proporre il filmino delle sue vacanze e la gente va a vederlo.

  • Fulvio Luna Romero

    Ciao a tutti.
    comincio con un piccolo outing: durante la visione non mi è dispiaciuto. Togliamo la scena del cavo tirato lungo la strada meno trafficata del pianeta, e quella da te citata in cui la Diaz fa ‘wooooooooooop’ sul vetro della Ferrari, il film anche correva.
    Però poi ho capito, a mente fredda: è un film che esagera. esagera in tutto. dal cast, ai dialoghi stile Tarantino, al sangue, ai colori. vuole stupire. e, purtroppo, ci riesce solo in parte.
    Uniche cose davvero di valore, a mio avviso: la fotografia, con degli esterni molto molto belli, e il concetto espresso dal narcos a Fassbender: fino a quando vivi nel tuo mondo con le tue regole, sei in una comfort zone. ma le tue regole valgono solo lì. quando ne esci, devi accettare le altre.
    Detto questo: è il secondo film che vedo con la Diaz e la Cruz, dopo Vanilla Sky. Il risultato è il medesimo: finisco con l’ormone a mille, ma con la sensazione di un ‘tutto qui????’

  • Cristiano Idini

    Concordo in toto con la recensione. Il problema a mio avviso sta proprio nella sceneggiatura, più che nella regia. Al di là della trama complessa, che di per sè è un elemento neutro, certe scene e soprattutto certi dialoghi sono imbarazzanti. Vogliamo ricordare la telefonata tra Fassbender e il criminale che lo rende edotto del destino di Penelope? Con quei toni da filosofo hegeliano? Parla così la gente comune?

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