The Equalizer – Il vendicatore la recensione di Fabio Chiesa

Con The Equalizer Denzel Washington porta sul grande schermo un nuovo giustiziere. Sadico e spietato al punto giusto in un thriller metropolitano cupo e violento.

Complimenti vivissimi ad Antoine Fuqua. È riuscito a fare un film in cui i russi fanno la parte dei cattivi ed il loro capo si chiama, guarda un po’, Vladimir Puskin. Solo per questo, meriterebbe un premio. Ironia a parte il suo The equalizer, da noi maldestramente tradotto come Il vendicatore, è un buon thriller metropolitano, che in alcuni passaggi può ricordare certe atmosfere care al grande Michael Mann.

D’accordo, siamo su due pianeti diversi. La galassia, però, è la stessa. Fuqua gioca con gli stilemi del genere rielaborandoli con una discreta personalità, in una pellicola indubbiamente politica e reazionaria. Ma tant’è. La storia regge, i personaggi sono ben delineati, i dialoghi più che accettabili e la regia vale il prezzo del biglietto. Almeno per il pubblico di riferimento.

The Equalizer - Il vendicatore la recensione di Fabio Chiesa

Denzel Washington è, fondamentalmente, la ragione d’essere del film. La sua interpretazione è del tutto convincente e conferisce alla pellicola una credibilità inaspettata. Fuqua punta tutto sul carisma dello stesso attore che l’aveva reso grande, quasi quindici anni fa, con Training day (era il 2001 e Washington vinse l’Oscar come miglior attore protagonista), che lo ripaga con una prova senza alcuna sbavatura.

Il plot di The Equalizer si può riassumere in un paio di righe. Il solito tizio ex “arma letale” (in questo caso agente CIA) vorrebbe tanto starsene tranquillo ma, incredibilmente, qualcosa lo spinge a tornare in pista. A fare scattare la molla, questa volta, è una giovane prostituta sfruttata e vessata da una potente organizzazione russa.

Il sangue scorre a fiumi e la violenza sfocia in un sadismo che il protagonista, una volta risvegliata la sua parte peggiore, fatica a tenere a bada. Ogni danno subito viene prontamente restituito (riequilibrato) con gli interessi in un continuo occhio per occhio, sino alla resa finale dei conti.

The Equalizer - Il vendicatore la recensione di Fabio Chiesa

Il regista afroamericano, che si dimostra un fuoriclasse nelle scene d’azione, ci regala alcuni passaggi notevoli, là dove la presenza scenica di Washington viene sapientemente sfruttata in chiave drammatica. Mi riferisco, in particolare, all’incontro nel ristorante con l’inquietante capoccia russo Teddy (interpretato da un ottimo Marton Csokas), preludio all’inevitabile finale granguignolesco.

Paradossalmente, i momenti più interessanti arrivano quando Fuqua si ferma a rifiatare. La sua autorialità emerge improvvisa tra un gioco di sguardi e qualche inaspettata citazione letteraria, ad elevare il suo The Equalizer sopra la media di tante pellicole similari.

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