The Hateful eight, la recensione in anteprima

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Con The Hateful eight, il suo ottavo film, Tarantino si immerge ancora una volta nell’immaginario western, con una storia che profuma di giallo e horror.

The Hateful eight, l’ottavo film di Quentin Tarantino, uscirà nei cinema italiani giovedì 4 febbraio.

Dimenticate Django e le lunghe cavalcate in mezzo a praterie deserte o montagne innevate. Questa volta il regista italoamericano ha deciso di ambientare il fulcro del film in un set chiuso, decisamente teatrale, esaltando i dialoghi e gli attori, come accadde nel suo cult Le Iene.

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Wyoming. La guerra civile è da poco terminata e gli otto “rabbiosi” del titolo si incontrano per caso all’interno di una baita di montagna, per ripararsi da un’imminente tempesta di neve.

Chi sono? John Luth, il cacciatore di taglie, sta portando a Red Rock la sua ultima conquista, Daisy Domergue. Di lei sappiamo che ha una taglia di diecimila dollari sulla testa e una lingua velenosa.

Marquis Warren è un ex schiavo decorato per meriti in battaglia e convertito a bounty killer.

Chris Mannix, prossimo sceriffo di Red Rock e Osvaldo Mobray, di professione esecutore o se preferite, boia.

C’è Bob il messicano, rimasto a gestire la baita in assenza della titolare Minnie, John Goge, il mandriano silenzioso e Sanford Smither, ex generale confederato diretto a Red Rock per trovare il figlio.

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L’ennesima intuizione di Tarantino sta qui. Mettere sotto lo stesso tetto un gruppo di persone profondamente diverse ma accomunate dalla violenza, e costringerle a convivere in una sorta di pentola a pressione virtuale, alimentata dall’odio razziale, dall’avidità o risentimento.

Gli otto rabbiosi non si conoscono, tutti potrebbero nascondere qualcosa e la diffidenza reciproca provocherà reazioni inaspettate.

Il western si tinge così di giallo con venature horror, e il riferimento al cult La cosa di Carpenter è stato citato dallo stesso regista.

Stiamo parlando di Quentin Tarantino, quindi non aspettatevi dialoghi affettati tra lord inglesi. Il turpiloquio prodotto dagli otto rabbiosi raggiunge vette di “lirismo” mai toccate prima in un film.

Allo stesso modo non pensate di assistere a duelli in punta di fioretto. Nonostante l’azione sia chiusa all’interno di una baita, il tasso di violenza è elevatissimo. Appassionati di pulp e splatter siete avvisati.

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Diviso in otto capitoli, il film è ricco di invenzioni cinematografiche, esaltate dall’utilizzo del 70 mm, un formato in voga negli anni ’50 e ’60 e usato per catturare grandi panorami e scene di massa.

ll direttore della fotografia Robert Richardson è riuscito nell’impresa di sfruttarne i pregi in un contesto insolito, dando una profondità unica al microcosmo della baita.

Per quanto riguarda il cast, Samuel L. Jackson è un gigante. Insieme a lui, Kurt Russel, Jennifer Jason Leigh e Walton Goggins (lo vedremo sempre più spesso a Hollywood, dopo anni di grandi ruoli in serie di culto).

Qualche posizione dietro gli altri, in parte penalizzati dal ruolo. Il messicano, interpretato da Demian Bichir, e Michael Madsen. Ma anche Tim Roth e Bruce Dern.

Una nota particolare per Ennio Morricone. Dopo anni di corteggiamento, Quentin Tarantino ha convinto il maestro a realizzare una colonna sonora per un suo film. E lui, 87 anni, ha prodotto uno score perfettamente adatto alla storia, mescolando il sapore epico dei western di Sergio Leone alle atmosfere claustrofobiche di un altro capolavoro che aveva musicato, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

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Insomma, se siete fan della prima ora di Tarantino, dopo aver visto The Hateful eight uscirete dal cinema (come me) entusiasti.

Dialoghi surreali, virtuosismi tecnici, esplosioni di violenza. E come sempre, quando meno te l’aspetti, risate gustose.

Guarda il trailer di The Hateful eight su Yotube

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