The Killing

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Chi ha ucciso Laura Palmer Rosie Larsen?

Si apre così il battage pubblicitario di The Killing, con una strizzata d’occhio a uno dei capostipiti del rinnovo telefilmico globale. Spacciato per il nuovo Twin Peaks, in realtà The Killing e la blasonata serie di Lynch hanno ben poco in comune, se non ottomila puntate di indagini in attesa di conoscere l’identità dell’assassino.

Ma andiamo con ordine.

The Killing è il remake americano di Forbrydelsen, serie danese che vanta il premio di miglior serie internazionale ai BAFTA 2011. Gli autori hanno comunque cambiato l’ambientazione e il colpevole: pertanto mi chiedo il senso di fare un remake di una serie danese ambientandola a Seattle e cambiando anche l’identità dell’assassino. Non avendo visto la serie originale  (il mio danese è un po’ arrugginito) passiamo subito a parlare del remake.

The Killing

Due cose colpiscono molto di questa storia: i maglioni della protagonista, l’agente Linden, che nemmeno nei peggiori negozi di montagna si trovano, e i pianti ininterrotti della famiglia Larsen, che a Mariomerola ci fanno un baffo.

Ora, riuscendo a superare tutto questo e il fatto che a Seattle piove più che in India nella stagione dei monsoni, la serie presenta alcuni spunti interessanti.

A me piace la serialità: ogni puntata dura un giorno, si parte dalla scoperta del corpo e poi via via a esplorare la vita della piccola Larsen che ovviamente non sarà una sedicenne innamorata di Zac Efron, ma non posso svelare troppo del telefilm. Le altre trame che s’intrecciano riguardano le elezioni del nuovo sindaco e la storia di Holder, poliziotto un po’ fattone che risulta essere l’unico personaggio ben riuscito alla fine. La protagonista, la detective Linden, invece risulta intrappolata in un bivio classico: scegliere fra la vita e le indagini. La risposta è scontata e ci mette troppo tempo ad arrivare.

The Killing

The Killing, insomma, sfrutta quello che è il meccanismo della volpe e del Piccolo Principe: l’attesa. Andare avanti ore per capire chi è il colpevole. Ovviamente la prima serie finisce con un colpo di scena, ma senza svelare chi ha ucciso Rosie, a differenza dell’originale che concludeva le indagini. La seconda serie è iniziata da una settimana e devo dire che sembra aver fatto tesoro dei problemi della prima: basta coi tira e molla, basta con i pianti a dirotto, ma dentro con una sceneggiatura più solida e calibrata. Basta tormentoni, adesso si fa sul serio. Sperando che rimanga su questi livelli.

Tirando le somme: è una serie da vedere o no? Boh… Se non avete altro da recuperare o da vedere, se vi piace il genere e volete entrare in questa storia cupa, superato lo scoglio iniziale della lentezza esasperante e delle false piste, poi la serie migliora.

Se invece già alla prima puntata mostrate segni di cedimento, allora meglio mollare.

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