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The last Sharknado – It’s about Time!

In anteprima nazionale a Lucca Comics & Games 2018 il nuovo ed ultimo capitolo della delirante saga Asylum.

Lucca Comics & Games non è solo fumetti e giochi, ma anche televisione e cinema e tanto altro che fa cultura pop. Quindi anche Sharknado, che – oltre ogni aspettativa iniziale – è de facto entrato nell’immaginario collettivo nella categoria Incredibili Vaccate.

Va da sé che non poteva sfuggirmi (anche quest’anno) l’occasione di vedere Fin & Co. Combattere l’ennesima e definitiva battaglia contro i pescioloni volanti. Con ancora in bocca il sapore di lampredotto e l’acquolina che ci aveva lasciato il cliff-hanger dell’episodio precedente, mi faccio largo fendendo la folla con il mio pass come la pinna caudale di un pescecane fende le onde, e mi preparo alla visione.

Dove eravamo rimasti? Dopo la distruzione del pianeta Terra, Fin – unico sopravvissuto – vaga nelle terre desolate recando seco la testa della di lui moglie robotica April. All’improvviso, dal nulla appare un mezzo militare guidato niente meno che da suo figlio (scomparso in un worm-hole spazio-temporale) ormai adulto e interpretato da Dolph Lundgren (!). Il mondo si può salvare, gli dice, ed anche la nostra famiglia ed i nostri amici. Basta tornare indietro nel tempo e distruggere il primo sharknado. Ecco quindi che padre e figlio partono sul jeeppone del tempo (la De Lorean che il budget permette) e…

… arriviamo nel Cretaceo, dove tutto ebbe inizio. Ed è anche l’inizio del più eufemisticamente brutto capitolo del franchise di Sharknado.

Dispiace dirlo: The Last Sharknado non solo mette in scena folli salti temporali, ma compie esso stesso un balzo indietro di 5 anni quanto a realizzazione, dopo che nel corso degli episodi la fattura – per quanto povera e rozza – aveva fatto salti da gigante e reso guardabili quei film.

In una pellicola in cui gli effetti speciali (con tutti i limiti imposti dal tipico super-low-budget) dovrebbero contare più della trama, in The Last Sharknado la CGI veramente da accatto e un composite fatto da un dilettante alle prime armi con photoshop, fanno addirittura rimpiangere gli FX del primo Sharknado fatti col Commodore 64: al confronto, Starcrash di Luigi Cozzi del 1978 (imitazione italiana di Star Wars) è un kolossal da far tremare i polsi (che poi, a conti fatti e inserito nel giusto contesto, un kolossal lo era, n.d.r.).

La trama è quella che è, ovviamente, ma tutto sommato è simpaticamente delirante e la corsa attraverso le epoche ha una sua (ma tutta sua) logica. D’altro canto, il canovaccio è il medesimo di Ritorno al Futuro (spesso citato), quindi nulla di particolarmente devastante. Non ve la racconto, perché sarebbe lungo.

La sceneggiatura, che era il punto di forza della serie, subisce, invece, un palpabile calo di verve: pochissime citazioni e battute pressoché inesistenti. Nemmeno si salvano le singole messe in scena delle varie epoche, probabilmente girate in qualche posto tipo Gardaland.
Insomma, la povertà -quasi ostentata- si respira ad ogni fotogramma.

Quindi, cosa resta dell’Ultimo Sharknado? Nulla, o quasi: un mega sharknado cresciuto negli anni che, squalesco Icaro, arrivato troppo vicino alla gloria esplode miseramente come una fragorosa scoreggia di cui in breve si dissolverà anche l’ultima puzza.

E allora mai tag-line fu più azzeccata: It’s about time! Era ora!

Sic transit gloria Sharknadi…

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