The Leftovers la recensione di Andrea Andreetta

Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata. Vangelo di Matteo capitolo 24, ecco The Leftovers.

Nel capitolo 24 del Vangelo di Matteo è scritta la scintilla che generò il romanzo The Leftovers (2011), uscito in Italia per Edizioni e/o nel 2012 con il titolo Svaniti nel nulla, di Tom Perrotta. Un bestseller internazionale che ha avuto poca fortuna nell’italico paese, massacrato da una critica immotivata per un romanzo di genere.

The Leftovers la recensione

Tornando alla nostra “dipartitica” fiction, tutta mistero e poco arrosto per ora, possiamo dire che se vi approccerete alla visione DOVRETE vederla tutta. Si tutta, perché a parte il dolore della famiglia Garvey, la storyline principale rimane un mistero in stile Lost.

Ma se di Lost possiamo perire, a lungo andare, di The Leftovers per ora siamo ancora in fase interlocutoria. Luci ed ombre, e non parlo solo del direttore della fotografia all’altezza del compito, colpiscono vari episodi impoverendone di fatto l’effetto cliffanger. Forse l’aggettivo giusto è disomogenea.

The Leftovers la recensione

Come avrete capito, se mai avete letto i miei post, l’aspetto “sceneggiatura/dialoghi” per il sottoscritto sono fondamentali e propedeutici alla corretta riuscita di una qualsiasi opera video. Mi aspettavo molto di più da uno sceneggiatore del calibro di Damon Lindelof, guarda caso il co-creatore/sceneggiatore/produttore di Lost. Vista l’età (del 73), la capacità manageriale come sceneggiatore e autore hollywoodiano (suoi Word War Z, Into Darkness – Star Trek, Prometheus, Cowboys & Aliens) e l’affiancamento di Perrotta ne sarebbe dovuto uscire lo script più solido dell’anno, purtroppo si scade troppo spesso nel “già sentito”. Certo il pubblico americano esige semplicità e ripetitività stoiche ma questa non è la storia giusta, a mio parere.

Insomma un prodotto seriale come The Leftovers, voluto dal canale HBO icona qualitativa indiscussa con i suoi True Detective, Game of Thrones e Boardwalk Empire solo per citarne alcuni, non dovrebbe essere solo al di sopra della media ma decisamente sopra.

The Leftovers la recensione

Ma la trama? Scompare il 2% della popolazione mondiale il 14 ottobre. Per il resto solo dei gran colpi di genio come il mondo delle sette, più o meno religiose, nel quale i protagonisti si muovono. Sarò sincero i “Colpevoli Sopravvissuti” mi hanno letteralmente stregato molto più del “Santo Wayne”, sarà che uno dei precetti è fumare sigarette senza un apparente senso. Ma non dimentichiamo i cani impazziti, le visioni da disturbo bipolare e i gemelli “inutili”. Tutti ingredienti che promettono ma, per ora, non mantengono la promessa di serie evento 2014.

Dimenticavo, oltre al belloccio Justin Theroux (NDR Paul Theroux è suo zio) guarda caso il compagno della donna più pagata di Hollywood (Jennifer Aniston), The Leftovers segna il grande ritorno della Tylerona (Liv Tyler) il Giudice Amy (Amy Brenneman) e la nona rigenerazione del Doctor Who (Christopher Eccleston).

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  • Roberta

    E’ tutto uno scopiazzamento di Lost, la storia principale si perde in misteri messi apposta per far tornare la nostalgia di Lost appunto; ci sono cose praticamente identiche: sempre i problemi tra padre e figlio, distinzione fra bianco e nero, animali che appaiono e scompaiono, contrapposizione fra realtà e fede…Wayne doveva essere il nuovo Jacob? Vista una volta sta roba può anche bastare… sono tutti elementi piazzati lì a caso. Inoltre non se ne può più di vedere figlie che trattano i genitori come zerbini e questi che le lasciano fare… per di più un poliziotto! Noia su noia insomma, non so come farà ad esserci un’altra stagione ma io di certo la lascio perdere.

  • Davide

    poi..la compagna del padre di colore, che alla domanda “ma è bianco il bambinello scomparso'” rsponde..”di che colore vuoi che sia?” “ahaha!”…………-‘

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