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The Man with the Iron Fists (L’uomo con i pugni di ferro)

The Man with the Iron Fists (L’uomo con i pugni di ferro)

The Man with the Iron Fists, ovvero L’uomo con i pugni di ferro, è uno dei film più inutili e divertenti dell’ultima season cinematografica.

Tutto cominciò in Cina, nella regione del Guangdong, dove un certo Lau Kar-Fai o Liu Jia Hui o Lau Ga Fai o infine meglio conosciuto come Gordon Liu diventa una star con il film, 1978, The 36th Chamber of Shaolin. Questo nel mercato USA venne subito ribattezzato The Master Killer e mai più titolo fu più apprezzato dalla gang/band/collettivo/clan Wu-Tang Clan!. Ora non vi starò a spiegare che il mondo della musica Rap deve tutto ai Wu-Tang…

The Man with the Iron Fists (L'uomo con i pugni di ferro)

Vi starete chiedendo che cavolo c’entra tutto questo con The Man with the Iron Fists (preferisco il titolo inglese abbiate pazienza)?

Presto detto, Master Killer o Masta Killa è un resident dei Wu-Tang, pappa e ciccia con uno dei fondatori della crew, RZA! Ora che quest’ultimo sia il regista di cotanto inutile ma divertente delirio di sangue non è un caso, non è un caso neppure il fatto che adori il genere “arti marziali” e che tra i mille amici ne annoveri uno di cognome Tarantino.

Robert Digg, in arte RZA, nel 1995 produce un LP dal titolo Return to the 36 Chambers, che coincidenza! Evidentemente era destino che il kung-fu permeasse tutta la sua carriera alternativa, di regista, attore, sceneggiatore e produttore di colonne sonore. Come avete capito qui parliamo di un vero artista a tutto tondo che mette se stesso in un film alla parossistica ricerca del gore in salsa orientale.

Lo fa alla Tarantino, ne mima tutto lo stilema, coniugando la sua visione personale della Cina. In The Man with the Iron Fists parlare di collocazione temporale risulta inutile, si vede un accozzaglia di epoche condensate con la precisa logica dell’azione pura, del sangue spruzzato a canna con pressione di 100 bar. Se poi scopri che RZA ha prodotto le colonne sonore di film memorabili quali: Ghost DogKill Bill vol. 1 e 2Blade TrinityAfro SamuraiDjango Unchained tutto diventa chiaro e limpido.

The Man with the Iron Fists (L'uomo con i pugni di ferro)

La scuola di Tarantino aumenta i proseliti di successo, dopo Robert Rodríguez, diventando un sotto genere autoplagiativo per definizione. A RZA riesce bene e si dimostra divertente oltre ogni misura.

Mentre Rodríguez esplora quello che consce con i riusciti El Mariachi e Machete, il nostro afroamericano si butta nella sua mania giovanile, distorcendola in un nonsense grottesco senza ne capo e ne coda.

La stessa storia è di una banalità disarmante ma non ci fai caso, primo perché ettolitri di sangue bagnano le spettacolari evoluzioni dei combattimenti magistralmente diretti dal maestro Corey Yuen (si proprio lui! Se non sapete chi è non avete mai visto un film sulle arti marziali), secondo perché l’occhio scappa sulla fantastica casa d’appuntamenti diretta da Madame Blossom, non tanto la casa ma il contenuto.

Un cast di tutto rispetto taglia, ritaglia, sferra, sbrana, trivella e sfonda corpi con la normalità tipica dell’action movie splatter.

Snocciolo i nomi dei personaggi per iniziare: X-Blade, Blacksmith, Jack Knife, Brass Body, Lady Silk, il clan Lion (Gold Lion, Silver Lion, Bronze Lion, Copper Lion edIron Lion), Poison Dagger, Gemini Male e Female e per finire la stupenda Madame Blossom già menzionata. Nomi inverosimili ma eloquenti quanto quelli di un supereroe stelle e strisce.

The Man with the Iron Fists (L'uomo con i pugni di ferro)

Che Russell Crowe (visibilmente ingrassato), Lucy Liu (fatalona assassina alla Kill Bill), Gordon Liu (il coach), Dave Batista (il wrestler), Jamie Chung (Amber in Sucker Punch) e Rick Yune (l’atleta esperto di Taekwondo) si trovino a spaccare ossa in modi più o meno raffinati è chiaramente un piacere, per loro. Proprio la leggerezza della pellicola li porta a reinterpretare se stessi in una sorta di metacinema alla carlona, risultando eccessivi come vuole il copione.

La stessa sceneggiatura è scritta come un rap mandarino, o cantonese, a tempo di musica. Proprio la musica non solo sottolinea ma scandisce tutti i momenti dell’azione, che copre l’80% del film, creandone una sorta di balletto mortale a ogni piè sospinto.

The Man with the Iron Fists merita anche per le armi a disposizione, create dal super fabbro Blacksmith (RZA) utilizzando le migliori leghe disponibili. Artigli, asce, magli di ferro, pistole dalla lama rotante e nastri affilati come spade sono solo alcuni dei mitologici gingilli disponibili.

Se, teste mozzate, sangue che sgorga come un idrante, arti che volano lontano dai loro possessori non vi disturbano, tutto condito da belle ragazze e dal top per quanto riguarda le coreografie dei combattimenti, allora questo è il vostro film!

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