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The Revenant, la recensione in anteprima

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The Revenant (Redivivo), il nuovo film di Alejandro Inarritu con Leonardo di Caprio, è il racconto epico della lotta di un uomo contro una natura ostile e l’avidità umana. Brutale e avvincente.

The Revenant (Redivivo) è il titolo del nuovo film di Alejandro Gonzales Inarritu con Leonardo Di Caprio e Tom Hardy che uscirà nei cinema italiani sabato 16 gennaio.

Dopo l’Oscar per Birdman, pellicola affascinante e sperimentale, Inarritu ha deciso di cambiare ancora una volta rotta per buttarsi a capofitto in una vera e propria avventura produttiva.

Nei mesi scorsi sono circolate molte leggende sulle difficoltà incontrate sul set, dovute tra le altre cose alle avverse condizioni atmosferiche e la scelta di girare solo con la luce naturale.

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Revenant, il film

Ambientato a metà dell’800 nel mondo dei cacciatori di pellicce, il film racconta la vera storia dell’esploratore Hugh Glass, interpretato da Leonardo Di Caprio.

Nel corso di una spedizione nelle terre vergini del west, Glass viene tradito dai compagni e si trova da solo a lottare per la sopravvivenza animato da una profonda sete di vendetta. Dovrà affrontare animali selvaggi, elementi naturali incontrollabili e tanto altro.

Definire The Revenant solo un revenge movie sarebbe riduttivo. Siamo di fronte a un’opera universale in cui convivono perfettamente riflessione e azione. La storia è tratta dall’omonimo libro di Michael Punk, un successo negli Stati Uniti edito in Italia da Einaudi.

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Cosa rende immenso un film che, come detto, ha un nucleo narrativo tutto sommato semplice? Ingredienti di altissima qualità perfettamente amalgamati.

A partire dal cast. Sulle prove di coraggio affrontate sul set da Leonardo Di Caprio si è letto molto. Avrebbe mangiato fegato crudo di bisonte selvaggio e dormito all’interno di una carcassa di animale morto. Al di là delle leggende, lo vedrete affrontare prove inimmaginabili in maniera credibile, con il serio rischio di immedesimazione nel personaggio. Chapeau.

Tutto il cast è assolutamente in parte, soprattutto Tom Hardy, un gigante assoluto nei panni del personaggio più cattivo e subdolo del film. E Domhnall Gleeson, visto in Ex Machina e Star Wars Episodio VII. Insomma uno da tenere d’occhio.

Fuoriclasse sul campo ma anche dietro la macchina. La regia di Inarritu è avvolgente, gioca sulle contrapposizioni alternando lenti movimenti di macchina nel cuore della natura a scatti repentini nel vivo delle battaglie.

Lo spettatore entra in un mondo sanguinolento dai colori vividi, grazie al sapiente uso delle luci del direttore della fotografia Emmanuel Lubeski, che aveva già affiancato Inarritu nel precedente Birdman. Gli scorci offerti dalle location canadesi e argentine tolgono il fiato.

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Cast e regia garantiscono un livello di coinvolgimento senza eguali nel cinema moderno, con buona pace del 3D e tutte le tecnologie moderne.

Inarritu entra di diritto nell’olimpo dei grandi registi, accanto a Michael Cimino e Terrence Malick, per citare due pesi massimi che hanno affinità con la poetica del messicano

Quanto a Di Caprio/Glass, dopo anni di delusioni, spero che arrivi a consumare la sua “vendetta” anche agli Oscar.

 

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Made with love by Andrea Andreetta

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