The Vampire Diaries

The Vampire Diaries

Una serie teen ben scritta, una storia fanta horror, attori figaccioni e intrecci nella miglior tradizione Californiana? Se vi piace così, The Vampire Diaries è la vostra serie!

Se Aaron Spelling avesse messo in bocca a Brandon Walsh i canini da vampiro…

Dico, sarebbe bastata anche una dentiera di plastica, tipo gadget da sacchetto di patatine, per anticipare di vent’anni l’invasione vampiresca nelle highschool.

La mia generazione sarebbe così cresciuta con un “Diari del Vampiro 90210”. Ma le cose sono andate diversamente e il boom dei morti zannuti è esploso in faccia ai teenager (e non) dell’ultima decade, più emo/dark e meno fashionisti, evidentemente.

The Vampire Diaries cavalca quest’onda d’urto, propinando tuttavia le stesse dinamiche che facevano rotolare i fighetti californiani: amore, amicizia, tradimento, invidia, rabbia e via discorrendo.

The Vampire Diaries

Il tutto è solo servito con più cattiveria e sangue e meno buonismo e creme solari.
Come da manuale, e senza fare paragoni con altri fortunati casi, ci troviamo davanti alla trasposizione dell’omonima serie di libri, scritta da tale Lisa J. Smith, che supervisiona la sceneggiatura.

Siamo a Mystic Falls (un nome un programma), cittadina della Virginia fondata da famiglie che, si scoprirà, la sanno lunga sui vampiri. Qui la vita di Eléna Gilbert (interpretata da una fresca Nina Dobrev) prosegue lineare finché non entra in scena Stefan Salvatore (suprise! il maschio di origini italiane…).

Il giovane, reso da Paul Wesley con un repertorio di espressioni da bambacione e un guardaroba di canottiere, arruffa l’esistenza della protagonista non tanto perché è belloccio e innamorato, quanto perché in realtà ha centocinquanta anni e i canini a serramanico.

Ma non c’è timore, Stefan è un vampiro a modino: ha deciso di frenare il suo istinto killer nutrendosi di solo sangue animale e zittisce gli ormoni scrivendo nei diari da cui il titolo della saga.

The Vampire Diaries

Problema: la nostra Bridget- Nosferatu-Jones ha un fratello. Damon, il figo e cattivo con l’occhio di ghiaccio, interpretato da un certo Ian Sommerhalder, già appezzato in un’altra “seriuccia” che parlava di un incidente aereo, di sopravvissuti su un’isola che vedevano “altri”, di una sequenza numerica misteriosa… forse qualcuno di voi sa di cosa sto parlando.

I due fratelli si contendono l’amore di Eléna; perché per “la bella Elena” si fanno guerre mitiche, è noto!

La giovane è anche casualmente la dopplegänger (ossia la gemella buona con qualche secolo di meno) di Katherine, il vampiro che a suo tempo li ha trasformati e che, vi stupirò, entrambi amavano.

I Salvatore si picchiano, mordicchiano e carognate varie, ma fanno squadra quando c’è da proteggere la ragazza, soprattutto dal clan degli Originali, ossia i vampiri da cui discendono tutti quelli esistenti.

Si scopre infatti che Elena è – e qui attenti, che si complica – la copia sputata anche di un altro vampiro, uno ancora più storico, chiave di incantesimi e fonte di potere.

Onore alla Dobrev, che per questa interpretazione si fa letteralmente in tre, tentando di dare ad ogni “versione di Eléna” una luce diversa negli occhi.

Gli Originali, capeggiati dal bel bocconcino Klaus, condiscono la vita di tutti i ragazzi di Mystic Falls con azione, passione, doppi giochi e tensioni.

Il coro degli affetti di Eléna partecipa attivamente. C’è il fratello, Jeremy, prima fragile e drogato, si farà forte e guerrieri. C’è l’amica del cuore, Bonnie, che si scopre strega e quindi un vero “coltellino svizzero di poteri”. C’è Caroline, la cheerleader immancabilmente bionda, che all’inizio – come da copione – ama il quarterback, Matt, perenne nemico/amico del ragazzaccio di buona famiglia, Tyler, figlio del sindaco; quest’ultimo diventa licantropo e soffia la bionda al quarterback, ma solo dopo che questa viene fatta vampiro.

E dovreste vedere come azzanna, una volta buttati via i pon pon! La bionda riesce ad ammaliare perfino Klaus che, per essere un Originale, qui cade nello scontato.

Eh, l’amore ai temi delle creature soprannaturali! E poi ci sono professori con doppie vite, parenti che sanno ma non dicono, ex redivivi, cacciatori di vampiri tatuati, insomma è la festa del cast in continuo movimento.

Un po’ com’era per le storie 90210esche, ma con qualche distinzione.

The Vampire Diaries

Lì c’erano adolescenti alle prese coi drammi della crescita, qui ci sono adolescenti messi davanti al dramma della crescita in un corpo che o ha sete di sangue, o vi fa una fattura, o si ricopre di peli al plenilunio. L’importanza dell’identità e dell’appartenenza al gruppo è comunque un tema ancora forte, ma quando ci si arrabbia non si spazzano legami, ma piuttosto le noci del capocollo, come rametti.

Per il resto, tutto uguale!

Regia egregia, sceneggiatura scritta da chi sa i trucchi del mestiere e ha il compito di farvi aspettare l’episodio successivo. E ci riesce.

Gli attori sono bravi il giusto, intensi il giusto, e sicuramente appoggiati da effetti speciali che fanno il loro dovere.

Nel complesso, questa furba serie TV è per me un tipico esempio di “metti il cervello a massa”: il biscottino fuori pasto che chiama “Eat me, Alice”. E Alice ritorna un pochino adolescente, senza troppo senso di colpa.

Insomma, con una trama che ben zigzaga e un intreccio che ben s’intreccia, se non affrontate la visione con occhio eccessivamente puntiglioso (non ne avrebbe alcun senso) magari vi sorprenderete ad aspettare la nuova stagione. Così com’era vent’anni fa, quando c’era Brandon Walsh sullo schermo.

Perché se Aaron Spelling gli avesse messo i denti da vampiro…

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