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Collettivo DUMMY: Tiziano Angri

Tiziano Angri si è occupato dell’ultimo capitolo de “Le 5 Fasi”, quello dell’Accettazione, e cioè la fase risolutiva con cui si conclude tutto il processo di elaborazione del lutto. Anche in questo episodio la qualità delle tavole è altissima e devo dire che, personalmente, non appena ho concluso la lettura ho sentito il bisogno di metabolizzare il tutto per poi poter ricominciare di nuovo dalla prima pagina.

Per cquanto riguarda la tecnica utilizzata ecco cos’ha detto lo stesso Angri: «per le 5 fasi ho usato china, pennello e qualche analgesico per il mal di capa. Scansione, pulitura, e lettering delle tavole sono opera di Elena Grigoli». Prima di iniziare l’intervista vera e propria vi segnalo le precedenti puntate di questo nostro viaggio alla scoperta del Collettivo DUMMY e de “Le 5 Fasi”: Alberto Ponticelli, Officina Infernale, Squaz, AkaB)

Ciao Tiziano grazie per la disponibilità. Allora, ad un anno dall’uscita che ne dici di provare a fare un bilancio di quest’esperienza editoriale?

«Sul piano umano e creativo è stata un’esperienza d’arricchimento, spesso emozionante, sia fra noi che nel rapporto con il pubblico».

Da cosa nasce l’idea di dare vita ad un progetto come “Le 5 Fasi”?

«Nasce da una ovvia necessità di raccontare. Le modalità, la forma e le tematiche del progetto sono geneticamente e culturalmente parte di chi lo ha messo in piedi».

Sei soddisfatto del risultato finale del tuo lavoro o cambieresti qualcosa?

«Mai soddisfatto».

Cosa ti ha colpito di più nel lavoro dei tuoi “compagni di viaggio” in questa avventura?

«La compattezza, nonostante le avversità e l’eterogeneità che ci distingue. Personalmente sono molto riconoscente agli altri Dummys. Mi hanno tirato fuori dalla prosaica merda nel momento del bisogno».

“Le 5 Fasi” potrebbero avere un seguito? Per lo meno dal punto di vista di un progetto editoriale così particolare e complesso.

«Esiste già un seguito. Scritto, disegnato, impaginato e pronto per le stampe. La scarsità di editori disponibili lo costringe (per il momento) chiuso in un cassetto».

Cosa ti fa arrabbiare nel mondo del fumetto di oggi?

«Le corporazioni mentali, ma soprattutto l’identificazione degli autori nelle aziende o negli editori di riferimento. Questo non mi fa arrabbiare, semmai ridere. Tantissimo».

Cosa ti piace nel mondo del fumetto di oggi?

«La capacità di sfruttare le potenzialità espressive del medium senza autocompiacimenti o limitazioni imposte».

Fumetti e digitale: che ne pensi?

«Sul piano editoriale detesto tablet e affini. I fumetti li preferisco su carta, come la letteratura del resto. La carta può essere un valore aggiunto. Sottrarre il tatto dall’esperienza della lettura significa sottrarre uno dei nostri sensi. E’ una cosa da non sottovalutare».

Muore Moebius e per un giorno tutti si scoprono grandi appassionati o esperti di fumetti (soprattutto in Italia), poi silenzio totale… Come ti spieghi una cosa del genere?

«Per spiegarlo dovremmo parlare di facebook e dei suoi meccanismi compulsivi. Questo non è interessante. Moebius è interessante».

Oggi in Italia tutti si riempiono la bocca con la parola “graphic novel” nel tentativo di dare spessore culturale al fumetto (come se ce ne fosse bisogno). Personalmente credo che esistano fumetti belli, fumetti brutti e fumetti così così, e questo a prescindere dal fatto che si parli di comics, di graphic novel, di fumetti seriali o di “giornaletti”. Che ne pensi di questa moda delle graphic novel?

«Detesto questo dibattito. La questione spesso si risolve in un’eterna masturbazione con vasectomia».

L’ultimo bel fumetto che ti è capitato di leggere è stato…

«”Sweet Salgari” di Bacilieri e “Come un guanto di velluto forgiato nell’acciaio” di Daniel Clowes. Quest’ultimo è un delirio talmente insopportabile da apparire più reale della realtà».

Grazie mille Tiziano!

 

Il viaggio alla scoperta de “Le 5 Fasi” e del Collettivo DUMMY
termina il 28 maggio con l’intervista a Ausonia

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