Torino Fury Road, cronache dal Salone del Libro 2015

Torino Fury Road, cronache dal Salone del Libro 2015. L’editoria italiana tra libri, feste, contratti, editori, autori, visione e scenario.

Si chiude oggi al Lingotto di Torino il Salone del Libro 2015. Appuntamento top dell’editoria italiana, il Salone è l’evento a cui non puoi mancare se hai qualcosa a che fare con l’enorme carrozzone del libro (l’unico altro evento così in Italia è la SugarCON, che te lo dico a fare…). Vediamo un po’ com’è andata quest’anno per noi di Sugarpulp…

Giovedì 14, Torino Fury Road

Io e il buon Matteo Strukul siamo sbarcati al Lingotto belli come il sole giovedì verso l’ora di pranzo. Pomeriggio passato veloce tra incontri, saluti, chiacchierate e appuntamenti professionali all’IBF che, per quanto mi riguarda, forse porteranno a qualche novità nei prossimi mesi per il catalogo LA CASE Books. E poi è arrivato Mad Max Fury Road e niente è più stato come prima. Ma di questo abbiamo già parlato da un’altra parte (e più precisamente qui).

Venerdì 15, Torino Ferox

Venerdì è sempre la giornata più impegnativa per il sottoscritto, perché si comincia molto presto e non si sa mai quando si finisce. Di solito infatti è al venerdì che si concentrano gli incontri business con agenti ed editori, e poi alla sera si tira tardi tra cene e feste. La giornata è volata tra mille parole dette e sentite, mentre Torino era sconquassata dal ciclone Ferox. La serata invece è cominciata verso le 19.30 al Barrito e si conclusa ad un’ora imprecisata alla festa di Minimum Fax. Rientro in hotel con un tassista che era un incrocio tra Sebastian Vettel e Travis Bickle (non ci facciamo mancare niente).

Risultato? Barrito batte Minimum 100 a zero, e grazie ancora a Tatiana per l’enorme regalo che ci ha fatto organizzando una serata fantastica iniziata con la presentazione Sabot/Age dei libri di Matteo Strukul e di Luigi Romolo Carrino, ed è finita alla grande tra musica dal vivo, birrette e chiacchiere. E visto che abbiamo fatto conoscere a quel vulcano di Tatiana la nostra barbabietola a Torino Daniele Cutali non si sa mai che all’ombra della Mole nasca una colonia Sugarpulp…

Sabato 16, It’s A Long Way To The Fiesta Latina

Sabato pomeriggio mentre Matteo Strukul era impegnato a moderare due giganti come Cory Doctorow e Bruce Sterling, io stavo partecipando ad un incontro a Book To The Future con Simone Bedetti e Nicola Cavalli. Dall’altra parte si parlava di libertà di espressione e disobbedienza informatica, noi ci siamo limitati a chiacchierare di editoria digitale, ebook, streaming, distribuzione, scenari e mercato. Chiaro che il nostro incontro è stato il main event del Salone 2015, ça va sans dire, e possiamo sintetizzarlo così: It’s A Long Way To The Top, come ha giustamente sottolineato Simone sabato tra gli applausi del pubblico impazzito sul riff dei fratelli Young.

Alla fine la truppa si riunisce, si aggiunge il nostro Fabio Chiesa e ci concediamo una birretta veloce al Salone prima di andare a cena (che poi alla fine la birretta non è stata così veloce ma va bene lo stesso…). Giusto il tempo per una sciaquatina al volo in albergo e poi via alla suntuosa festa di iFood organizzata da NetAddiction ai Docks Dora. Io e Matteo ci siamo presentati con appena 3 ore di ritardo, mossa a dir poco geniale visto che era una festa di puro pornfood. Vi lascio immaginare quanto c’era ancora da mangiare quando siamo arrivati noi… ManuelaIlaria, possiamo solo dirvi che non è stata colpa nostra. Ci faremo perdonare.

Scatta quindi il richiamo della sciccosissima festa della Scuola Holden, vero must have per il mondo dell’editoria che conta e dei wannabe della scrittura italiana. Potevamo mancare? Assolutamente no. A questo punto però avevamo un piccolo problema: dove mangiare? Per fortuna gli dei sono giunti in nostro aiuto e ci hanno fatto scoprire proprio a fianco della Scuola Holden, la tamarrissima e straripante Fiesta Latina all’interno del Cortile del Maglio. E allora vai di spiedini atomici sommersi da un Everest di patatine fritte, giusto per spugnare un attimo prima di entrare al party più chic ecc. ecc. (naturalmente eravamo in lista…. taaac!). Rientro a notte fonda con un tassista tuttologo e leggermente loquace, un vero piacere. Inutile dire che Fiesta Latina batte Scuola Holden 1.000 a zero.

Senza dubbio l’evento top di tutto il Salone (molto probabilmente perché col Salone non c’entrava una sega).

Domenica 17, bye bye Torino

Saluti, baci, abbracci, qualche acquisto tattico e poi via verso casa. Anche questo Salone del Libro è andato.

Visione e scenario, presente e futuro del Salone del Libro

Ma alla fine com’è andato questo Salone del Libro? Che aria si respirava tra gli stand? Che dicono gli editori? E gli scrittori? Per quanto mi riguarda, il Salone 2015 è andato alla grande, sia da un punto di vista umano che professionale. Devo dire che in generale invece mi è sembrato un Salone un po’ sotto-traccia, la crisi morde duro e, dopo tutti questi anni, chi non ha saputo reagire soffre molto.

Chi ha avuto il coraggio di sperimentare e di investire ora però raccoglie i frutti di quel lavoro, penso a editori come e/o, Multiplayer.it o Neo., tre realtà che a Torino scoppiavano letteralmente di positività. Tra una chiacchiera e l’altra sembra poi che gli autori italiani piacciano di più all’estero, con le acquisizioni di diritti nei paesi stranieri che crescono moderatamente. Credo che per il Lingotto sia però arrivato il momento di ripensare profondamente una fiera che oggi offre poche innovazioni, che è uguale a se stessa da troppo tempo. Sì, va bene la zona dedicata al food, va bene la zona dedicata al digitale, ma qui c’è bisogno d’altro.

Qui si parla di un lavoro da fare coinvolgendo molto di più gli editori, gli autori, i lettori e tutta la filiera del libro e della scrittura (oggi scarsamente rappresentata a Torino), bloccando la deriva baraccona del buttiamoci dentro tutto così riempiamo gli spazi, cercando piuttosto di strutturare un evento capace di spettacolarizzare davvero la galassia libro. Se il format resta quello della grande libreria dove sperare di far cassa allora non si va da nessuna parte, oggi i contenuti vanno riportati al centro per essere poi sparati fuori a mille in uno show di fuochi artificiali tipo Morte Nera che esplode.

Per farlo però bisogna programmare, investire, fare scelte precise e, soprattutto, ragionare in termini di progettualità complessa. Bisogna iniziare a pensare da qui ai prossimi 10 anni e non limitarsi a portare a casa l’edizione 2016 e poi si vedrà. Visione e scenario devono diventare fondamentali, anche se mi rendo conto benissimo di quanto sia difficile. Ma non credo esistano molte alternative.

 

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