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Tresette col morto

Tresette col morto

Tresette col morto, un racconto inedito di Massimo Zammataro per Sugarpulp

Uno “stallo alla messicana”, ecco qual’era la situazione, in quel momento, nella saletta sul retro del Bar “da Gigi” in località Campetti di Loreggiola, alta padovana. Attilio Zorzin, nella sua incolpevole ignoranza cinematografica, ovviamente non sapeva cosa fosse uno stallo alla messicana, tuttavia avrebbe definito la circostanza come “il merdone che aveva pestato”.

Adesso, con il sudore che dall’ampia stempiatura gocciolava lungo il volto segnato dalle rughe fin sulla camicia vistosamente di marca, Zorzin cercava il modo di levarsi la merda dalle pacchianissime scarpe bianche a punta, senza nemmeno avere un bastoncino per grattarla via.

Erano in tre, nella saletta sul retro del Bar “da Gigi”, il cui titolare, Gigi appunto, benché ignaro di quanto stesse accadendo, vigilava dal bancone nella sala principale affinchè nessuno, tranne gli autorizzati, si avvicinasse al divisorio a soffietto che separava i due locali.

Solitamente infatti, nel “privè” si tenevano partite clandestine di tresette a soldi, ed i frequentatori usavano darsi appuntamento al circolo del bridge, codice che, peraltro, non avrebbe ingannato nessuno, in quanto a Loreggiola l’unico circolo era la rotonda all’incrocio con la Strada Provinciale 97, ed il bridge nemmeno sapevano dove stesse di casa.

Fatto sta che, mentre nei più blasonati ritrovi si servivano tè e pasticcini, da Gigi le partite si accompagnavano con più veraci spuncioni e fette di soppressa all’aglio spesse come il battistrada di una ruota di camion.

E mentre ai giocatori di bridge, se infastiditi da un eventuale errore di gioco del loro partner, poteva al massimo sfuggire una smorfia di disappunto, invece i tresettisti che si riunivano da Gigi, spesso e volentieri si lasciavano andare ad espressioni che definire colorite sarebbe stato un eufemismo, le quali spaziavano dalle affermazioni di fatto sulla grandezza del deretano e l’integrità del relativo orifizio anale, alle capacità intellettive che ricordavano l’organo riproduttivo maschile o femminile, fino a toccare, nei casi più gravi, le mogli, le sorelle e addirittura le auguste genitrici.

La mente di quell’ happening ad alta tensione era stato Zorzin, il quale aveva pensato di riuscire a spillare quattrini dagli altri due con un piano che a lui era sembrato infallibile.

Invece, quella sera qualcosa andò storto. Qualcosa che Zorzin non avrebbe potuto prevedere.

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